A che punto è l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità? E quanto ancora può essere ritenuto valida e proficua la tanto dibattuta figura dell’insegnante di sostegno?…

C’è un libro che affronta questo tema con coraggio e lucidità e che varrebbe la pena di leggere per la tesi shock che propone: superare radicalmente la figura professionale «speciale» dell’insegnante di sostegno come è oggi, trasformandola profondamente. Può esistere una scuola più inclusiva senza gli insegnanti di sostegno, come siamo abituati a vederli, e senza tagliare organici, ma anzi investendo fortemente in inclusione?

E’ Dario Ianes, docente di Pedagogia e Didattica speciale nell’università di Bolzano, che nel suo saggio “L’evoluzione dell’insegnante di sostegno. Verso una didattica inclusiva” (edizioni Erickson) fa il punto della situazione: i 110.000 insegnanti di sostegno presenti nella scuola italiana sono stati una figura professionale importante per il contributo che hanno dato all’integrazione scolastica degli alunni con disabilità negli ultimi quasi quarant’anni. Ma oggi l’integrazione scolastica è sempre più in difficoltà, gli stessi docenti di sostegno sono spesso insoddisfatti e, con loro, molte famiglie di alunni con disabilità.

Perché, dunque, non responsabilizzare l’intero corpo docente per realizzare compiutamente i valori di equità e partecipazione che sono alla base dell’integrazione scolastica e che l’hanno ispirata?

Secondo questa teoria una scuola inclusiva ha bisogno di più docenti «normali» in compresenza, di organico funzionale e di «peer tutor», insegnanti specializzati esperti itineranti che sostengano nella partica didattica quotidiana i colleghi curricolari. In questo modo tutto il corpo docente diventerebbe il vero protagonista responsabile dell’integrazione, senza più delegarla a qualcuno.

E dalla teoria si è subito passati, in Alta Italia, ai fatti. Esiste una ricerca biennale in corso in 17 classi sperimentali (più 17 classi di riscontro), promossa dalle università di Bolzano e Trento con il coordinamento proprio di Dario Ianes (Bolzano) e Paola Venuti (Trento), che sta verificando sul campo la possibilità concreta dell’ipotesi di eliminare gli insegnanti di sostegno come figura distinta da quella degli insegnanti curricolari, anche in presenza di alunni con disabilità certificate.

Insomma gli insegnanti di sostegno dovrebbero confluire in un unico corpo docente, che si prenda carico di tutti gli alunni, disabili compresi. Niente più alunni affidati in esclusiva a un solo docente, a volte in classe, a volte, ancor peggio, fuori dalla classe, con conseguente alzata di spalle dei professori curricolari, troppo spesso desiderosi di “liberarsi” dell’alunno svantaggiato, senza soluzione didattiche appropriate.

Unificare gli organici, creando organici funzionali a livello di scuola e territorio. Far sì che la didattica inclusiva sia patrimonio di tutti indistintamente i docenti e non solo dei professori di sostegno, cominciando dalla scuola di base.

Insomma i disabili sono un problema di tutta la scuola, non del singolo insegnante. E tutti dovranno essere specializzati ad affrontare situazioni di inclusione e vera integrazione degli alunni svantaggiati.

Addio insegnante di sostegno? La via proposta dal professor Ianes è praticabile? Certo è che troppe anomalie ha registrato il sistema e spesso il bene dei disabili è diventato e diventa quotidianamente non sostanza, ma un puro accidente.

Silvana La Porta