Adelson e Salvini, un primo leggiadro Bellini per la ripresa del Teatro Massimo di Catania

Quale migliore commemorazione del 183° anniversario della morte di Bellini della sua opera prima, quell’Adelson e Salvini nel quale si intravedono in nuce tutte le future potenzialità del musicista maturo?

E’ stata una scelta azzeccata davvero quella del Teatro Massimo Bellini, rivolgersi a un’opera non particolarmente rappresentata del Cigno catanese, addirittura andata in scena nel 1825 al teatrino del Conservatorio di San Sebastiano, a Napoli. Una sorta di conclusione degli studi del giovanissimo musicista che ha divertito e incantato il pubblico della prima di domenica 23 settembre, grazie anche alla messa in scena della prima versione dell’opera, caratterizzata dai dialoghi parlati e impreziosita da una vera e propria chicca, lo splendido personaggio di Bonifacio, caratterizzato da un simpaticissimo dialetto napoletano del tempo.

Convincente l’allestimento catanese sia dal punto di vista della regia di Roberto Recchia che da quello della scenografia di Benito Leonori, affidata a dei sobri quadri che si muovono incessantemente, inneggianti all’artista Salvini.

Fabrizio Maria Carminati ha diretto l’orchestra con una dosata leggerezza, imprimendo all’orchestra la giusta cadenza e le giuste sonorità; bravo anche il coro guidato da Luigi Petrozziello, aereo e leggero quanto basta e in linea con l’impianto complessivo di un’opera semiseria alla francese, leziosa e dominata da gradevoli refrain.

I cantanti hanno fatto il loro dovere senza sbavature: brava Josè Maria Lo Monaco nel ruolo di Nelly, che si è distinta per una voce pastosa  e dolce;  convincenti Oliver Pürckhauer ( Geronio) e Giuseppe De Luca (Struley)  Kamelia Kader  ( Madama Rivers)  e Lorena Scarlata (Fanny).

Carmelo Corrado Caruso si è fatto apprezzare nel ruolo di Lord Adelson, mentre Francesco Castoro ha ben figurato nel ruolo di Salvini, anche se qualche acuto è risultato un po’ sopra le righe.

Un plauso va infine al più scintillante personaggio, il buffo Clemente Antonio Daliotti, che ha dato vita a una recitazione e un canto davvero adeguati al repertorio comico, con una voce spiegata al punto giusto e a suo agio nella parlata napoletana, che ha molto divertito gli ascoltatori.

Scelta coraggiosa questo primo Bellini, dunque, per la ripresa autunnale della stagione lirica del Teatro Bellini, ricompensata da lunghi e convinti applausi finali. Il Cigno, anche se immaturo, ha mostrato le bianche piume degli splendori futuri…

Silvana La Porta

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.