E’ stata davvero una Celeste Aida quella della seconda serata di Gala del Mythos Opera Festival dedicata al tenore siciliano Giuseppe Di Stefano  per il decimo anniversario dalla sua scomparsa, nel sempre incantevole scenario del Teatro greco di Taormina, compensando la sfortunata serata del 22 agosto, quando le condizioni atmosferiche incerte hanno lasciato come significativo ricordo solo  la splendida esecuzione di Casta Diva a cappella con Raffaella Angeletti e il Coro Lirico Siciliano.

L’Aida Concert Gala invece è giunto alla meta senza interruzioni, se non piacevoli. Dopo i primi due atti della sempre godibile opera di Verdi  in forma di concerto, infatti, si è svolta, presentata dal Maestro Gianfranco Pappalardo Fiumara,  una sentita cerimonia di premiazione con la consegna di due importanti riconoscimenti: un premio all’immenso  regista Franco Zeffirelli per i suoi meriti culturali e il suo amore verso il bello, ritirato da Luca Verdone, fratello dell’attore e regista Carlo. Non a caso Nino Strano, regista della serata e grande amico di Zeffirelli, ha sottolineato la sua affinità col Maestro, dichiarandosi amante dell’arte e del bello dopo la ormai lontana parentesi politica.

Un altro premio è stato consegnato con grande emozione al soprano Lucia Aliberti, artista siciliana di Savoca, per i quarant’anni di carriera internazionale. Simpatica, spigliata e autentica, la Aliberti ha poi voluto fare un omaggio al folto pubblico della serata, eseguendo la dolce Vissi d’arte  dalla Tosca ed il famoso brindisi della Traviata.

Così è ricominciata l’Aida, che ha visto sulla scena cantanti convincenti, la brava orchestra Filarmonica della Calabria diretta da Dian Tchanabov, che ha condotto con grande piglio e giusta passione, sempre attento al suono e alla precisione dell’intera esecuzione,  e il decisivo intervento del Coro Lirico Siciliano, diretto dal Maestro Francesco Costa, sempre all’altezza della sua fama.

Valeria Attianese nel ruolo della dolce protagonista ha manifestato un’intonazione efficace, con un fraseggio elegante e un legato curato, dove il suono è emerso sempre pulito e omogeneo, dando vita a  un personaggio tormentato, scisso tra l’amore e  patria.

Il tenore coreano Rudy Park ha mostrato di possedere sempre acuti squillanti, seppur caricando forse un po’ troppo l’interpretazione, che necessitava di maggiore eleganza vocale.

Natasha Novitskaia nel ruolo di Amneris ha manifestato una buona intonazione e una buona tecnica nei passaggi all’acuto. Alexander Anisimov è stato un Ramfis ben strutturato, che ha offerto una performance di alta qualità, imponendosi e distinguendosi per una vocalità rotonda e sapientemente controllata; Vassily Savenko è stato un Re molto efficace, dal bel timbro. L’Amonasro di Carmine Monaco ha manifestato una voce sufficientemente potente e ben calibrata.

Hanno concluso il cast le belle voci di Sergio Martinoli e del giovane soprano ungherese Edit Suta, nei rispettivi ruoli del Messaggero e della Sacerdotessa.

Significativo il contributo del corpo di ballo e di tutti i figuranti, diretti dalla coreografe danzatrice Elisa Laviano, alla buona riuscita dello spettacolo. Applausi lunghi e convinti alla fine, aspettando La Traviata del 28 agosto.

 

Silvana La Porta