La stagione sinfonica del Teatro Massimo Bellini continua all’insegna di percorsi suggestivi con la musica di tre compositori diversi, in un ideale viaggio dall’Illuminismo al Realismo socialista senza concessioni  al Romanticismo. Haydn con la sua Sinfonia n. 1 in re maggiore, Prokof’ev con la sua Sinfonia n.1 in re maggiore op.25 e Šostakovič con la sua sinfonia n.12 in re minore op.112 dedicata alla memoria di Lenin hanno piacevolmente intrattenuto venerdì 20 aprile (con replica sabato 21) un pubblico convinto dall’energica bacchetta del maestro Eckerard Stier…

Ed è stato un viaggio iniziato da Haydn, padre della Sinfonia, con un’opera brevissima, che dura poco più di un’Ouverture operistica italiana, strumentata per un piccolo gruppo di archi con due oboi e due corni, che Stier ha diretto con molta grazia, soprattutto nel secondo movimento, suonato con estrema dolcezza dagli archi; poi è stata la volta della Sinfonia, a cui lo stesso Prokof’ev diede il titolo di Classica, tra i lavori più amati e noti del compositore russo. Scritta per un’orchestra che si rifà all’organico del periodo classico (2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani e archi), la Sinfonia, in perfetta linea con i dettami della nuova estetica neoclassica, si ispira alla grande tradizione della sinfonia haydniana.

Non a caso il musicista così la presenta nella sua Autobiografia: “Trascorsi l’estate del 1917 nella piú completa solitudine vicino a Pietroburgo; leggevo Kant e lavoravo molto. Il pianoforte l’avevo lasciato di proposito in città. Avevo l’intenzione di comporre un’opera sinfonica senza l’aiuto del pianoforte. In un’opera siffatta i timbri orchestrali avrebbero dovuto essere piú puri. Nacque cosí l’idea di una Sinfonia nello stile di Haydn, poiché la tecnica di Haydn mi era divenuta piú familiare in seguito agli studi compiuti nella classe di Cerepnin… Credo che se Haydn fosse vissuto fino ad oggi avrebbe mantenuto la sua scrittura arricchendola però di alcune novità: volevo dunque comporre una Sinfonia di questo genere, una Sinfonia in stile classico. Quando cominciò a prendere forma concreta la battezzai col nome di Sinfonia classica».

Proprio questo è stato il momento più suggestivo del concerto, una vera e propria ricreazione musicale di forme antiche con spirito e mezzi moderni, sottolineata dal direttore e dall’orchestra nell’attenzione a certi scarti armonici che, pur senza stravolgerlo, hanno arricchito il discorso musicale, abbinati alla fantasia e ricchezza della strumentazione, con inaspettate soluzioni timbriche.

Quindici minuti di musica bellissima cui ha fatto seguito la Sinfonia di Šostakovič dedicata alla memoria di Lenin, con qualche spunto felice e frequenti sonorità enfatiche e magniloquenti: un’opera non esente da retorica, ma che fotografa un periodo e un’atmosfera ben precisi, e ha costituito quindi un esempio di musica civile, non priva di accenti poetici, soprattutto nel grandioso Finale.

Bel mix, dunque, di sonorità varie per un concerto all’insegna della Dea Ragione. Attendiamo il ritorno a breve di note più passionali…

Silvana La Porta