La legge, in pratica, dice che dove esiste una scuola materna paritaria non può aprire una scuola materna pubblica, a meno che la prima non dia il permesso alla seconda. E mentre in molti sono a sollevare la questione dell’incostituzionalità delle legge piemontese e a chiedersi come sia potuta passare, unicum in Italia, una norma del genere che di fatto limita la libertà di scelta e il diritto allo studio, il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini oggi in un’intervista rilasciata alla Stampa dice “capisco le scuole paritarie, ma basta veti sull’istruzione”

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Scuole paritarie e veto, il giurista Nocera sul caso Piemonte: “Legge regionale incostituzionale”

La legge regionale approvata l’anno scorso dalla giunta Cota, che attribuisce diritto di veto alle scuole paritarie private circa l’apertura di una scuola comunale, “sovvertirebbe la logica costituzionale globale”. Sulla vicenda il ministro Giannini dice “basta veti” e parla di “impropria battaglia tutta italiana”
di D. Marsicano – 30 luglio 2014

ROMA – E’ concepibile che una legge regionale possa attribuire un diritto di veto alle scuole paritarie private circa l’apertura di una scuola comunale? “A me pare di no, in forza del rango costituzionale attribuito ai Comuni come enti istituzionalmente preposti alla tutela degli interessi della comunità dei propri cittadini”. Il giurista Salvatore Nocera, responsabile del settore legale dell’Osservatorio scolastico dell’Aipd, Associazione italiana persone Down, interviene sul caso – balzato sotto i riflettori in questi giorni – della legge regionale piemontese (approvata nel 2013 dalla giunta regionale retta dal leghista Cota) che consente alle scuole paritarie private il diritto di veto sull’apertura di nuove scuole pubbliche. La legge, in pratica, dice che dove esiste una scuola materna paritaria non può aprire una scuola materna pubblica, a meno che la prima non dia il permesso alla seconda. E mentre in molti sono a sollevare la questione dell’incostituzionalità delle legge piemontese e a chiedersi come sia potuta passare, unicum in Italia, una norma del genere che di fatto limita la libertà di scelta e il diritto allo studio, il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini oggi in un’intervista rilasciata alla Stampa dice “capisco le scuole paritarie, ma basta veti sull’istruzione” e pone in evidenzia quello che, a suo avviso, è il vero problema: “l’impropria battaglia, tutta e solo italiana, fra statale e non statale”, mentre la strada maestra deve essere una: “Che l’istruzione è un diritto fondamentale della persona”.

Secondo il giurista Nocera, “è corretta la denuncia di incostituzionalità della legge regionale piemontese”, non solo e non tanto perché violerebbe l’articolo 33 della Costituzione, quanto “perché sovvertirebbe la stessa logica costituzionale globale”. Spiega Nocera: “Se la Costituzione e tutta la legislazione primaria norma i Comuni come enti esponenziali, democraticamente rappresentati, come interpreti politici e decisori degli interessi della comunità dei propri abitanti, sembra inconcepibile che la valutazione degli interessi effettuata dai rappresentanti della stessa comunità generale possa essere annullata dalla decisione di un organismo privato portatore degli interessi solo dei soggetti da esso rappresentati, anche se trattasi di soggetti culturalmente qualificati”. C’è poi un problema di interpretazione della legge nazionale 62/2000 sulla parità(“Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione”).

“Di recente mi sono occupato di una sentenza della Cassazione – aggiunge Nocera – che impone alle scuole paritarie l’obbligo di pagare coi propri fondi l’insegnante per il sostegno agli alunni con disabilità che la legge 62/2000 obbliga le stesse ad accettare. Avevo avuto modo di dire come la sentenza dà una rilevanza eccessiva al comma 3 dell’art 33 della Costituzione che proclama la libertà per i privati di aprire scuole purché “senza oneri per lo Stato”. In Piemonte invece il caso è opposto: il Comune ha approntato una scuola per consentire a tutti i cittadini di accedere alla scuola dell’infanzia gratuitamente; ma una recente legge regionale stabilisce che non si possono aprire scuole dell’infanzia pubbliche se queste costringono alla chiusura scuole paritarie private già operanti e comunque per l’apertura di una scuola pubblica occorre il parere favorevole dei rappresentanti delle scuole paritarie private. E così è avvenuto che, dopo la spesa comunale per la predisposizione della scuola , la Regione, a seguito del parere negativo dei rappresentanti delle scuole paritarie private, ha vietato al Comune di Bibiana l’apertura della scuola. Non si confondano quindi le due ipotesi, in quanto, a mio avviso, la decisione della Cassazione è discutibile, mentre la legge regionale del Piemonte è costituzionalmente inammissibile”. (ep)

(31 luglio 2014)

di d.marsicano

https://www.superabile.it/cs/superabile/istruzione/scuole-paritarie-e-veto-il-giurista-nocera-sul-caso-piemonte.html

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In Piemonte ci sono 160 bambini che a settembre potrebbero non avere un posto all’asilo. Meglio, se vorranno frequentare la scuola materna dovranno per forza di cose farlo in un istituto paritario, ché non hanno altra scelta visto che nel pubblico i posti sono tutti occupati (o non ci sono proprio) e resta disponibile solo il «privato».

http://www.lastampa.it/2014/07/29/cronaca/veto-delle-paritarie-su-altre-sei-scuole-a-rischio-bimbi-mFL3N4sDubbVpM4xuWfYZI/pagina.html

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A Bibiana un asilo paritario cattolico mette il veto sull’apertura di un asilo pubblico.

http://www.lastampa.it/2014/07/31/italia/capisco-le-scuole-paritarie-ma-basta-veti-sullistruzione-0ZYdTHhdG2283hgLB1fMvJ/premium.html

http://rstampa.pubblica.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=2UVWQC&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1

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Evangelii gaudium, «le scuole cattoliche, che cercano sempre di coniugare il compito educativo con l’annuncio esplicito del Vangelo, costituiscono un contributo molto valido all’evangelizzazione della cultura, anche nei Paesi e nelle città dove una situazione avversa ci stimola ad usare la creatività per trovare i percorsi adeguati»

nella scuola cattolica c’è la consapevolezza e la volontà di trasmettere insieme una cultura e un sistema di valori fondati sul Vangelo

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La Scuola Cattolica risorsa educativa della chiesa locale per la società
Ad oltre trent’anni dal precedente documento pastorale su La scuola cattolica, oggi, in Italia (1983) è sembrato giusto ritornare sull’argomento per aggiornare lo sguardo della comunità ecclesiale sulla presenza della scuola cattolica nel nostro Paese.In questi anni si sono succedute riforme legislative che hanno inciso anche profondamente sul volto della scuola italiana, ma soprattutto si è avuta la legislazione sulla parità scolastica (legge 10-3-2000, n. 62) che ha ridefinito la natura stessa delle scuole cattoliche, quasi tutte paritarie e dunque facenti parte dell’unico sistema nazionale di istruzione.
La legge 62 è stata senz’altro una conquista e l’attuazione di un dettato costituzionale, ma si deve riconoscere che ancora incompiuto rimane il cammino verso una parità effettiva che dia reale efficacia alla libertà di scelta educativa delle famiglie. Non solo per queste trasformazioni dello scenario legislativo, ma anche per le motivazioni più avanti esplicitate, la Commissione Episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università ha ritenuto opportuno proporre la presente Nota pastorale, che è stata approvata dal Consiglio Episcopale Permanente nella sessione del 24-26 marzo 2014. Più che un riepilogo della materia si è voluta sviluppare una riflessione su alcuni aspetti particolari che caratterizzano la vita della scuola cattolica in Italia.
Anzitutto, nel decennio 2010-2020 che la Chiesa italiana ha voluto dedicare al tema dell’educazione, era doveroso proporre alcune considerazioni su un’esperienza educativa peculiare e propria della comunità ecclesiale quale è la scuola cattolica, con la sua originale e specifica proposta culturale in cui si cerca di fare una sintesi coerente tra fede, cultura e vita. Come ci ricorda Papa Francesco nella Esortazione apostolica Evangelii gaudium, «le scuole cattoliche, che cercano sempre di coniugare il compito educativo con l’annuncio esplicito del Vangelo, costituiscono un contributo molto valido all’evangelizzazione della cultura, anche nei Paesi e nelle città dove una situazione avversa ci stimola ad usare la creatività per trovare i percorsi adeguati» (n. 134).
In secondo luogo, come dichiara anche il titolo della Nota, la scuola cattolica deve essere considerata una vera risorsa della Chiesa locale e non un fattore accessorio o una pesante incombenza gestionale. La scuola cattolica è espressione viva della comunità ecclesiale e, come si afferma proprio nel testo di questa Nota, occorre puntare a un «inserimento organico delle scuole cattoliche nella pastorale diocesana» (n. 26). Più che un generico servizio scolastico, sostitutivo di quello statale, la scuola cattolica è manifestazione peculiare di sussidiarietà e di autonoma iniziativa della comunità cristiana.
Infine, la scuola cattolica è nata per porsi al servizio di tutti, in particolare dei più poveri, e deve continuare ad esercitare il suo servizio come testimonianza dell’impegno di tutta la comunità ecclesiale nella realizzazione del quotidiano compito educativo e della costante attenzione ai più deboli. È ancora Papa Francesco a ricordarci che «la bellezza stessa del Vangelo non sempre può essere adeguatamente manifestata da noi, ma c’è un segno che non deve mai mancare: l’opzione per gli ultimi, per quelli che la società scarta e getta via» (Evangelii gaudium, 195). In tale direzione non può essere dimenticato il prezioso contributo offerto anche dalla formazione professionale di ispirazione cristiana, che fa parte a pieno titolo del settore.
Le dimensioni del sistema di scuola cattolica, che coinvolge in Italia poco meno di un milione di alunni, non possono far parlare di un’esperienza accessoria o marginale. Ma al di là degli aspetti quantitativi, è la possibilità stessa di frequentare una scuola nata per la libera iniziativa di fedeli laici o consacrati a testimoniare uno spazio di libertà che è fondamentale in ambito educativo, perché è noto che non si può educare se non nella libertà e al fine di promuovere la libertà, cioè la crescita personale, di ognuno.
Papa Francesco, nel grande incontro del 10 maggio 2014 con tutto il mondo della scuola italiana, ha ricordato che «nella scuola non solo impariamo conoscenze, contenuti, ma impariamo anche abitudini e valori. Si educa per conoscere tante cose, cioè tanti contenuti importanti, per avere certe abitudini e anche per assumere i valori». Questo è vero per qualsiasi tipo di scuola, ma nella scuola cattolica c’è la consapevolezza e la volontà di trasmettere insieme una cultura e un sistema di valori fondati sul Vangelo: «L’educazione non può essere neutra. O è positiva o è negativa; o arricchisce o impoverisce; o fa crescere la persona o la deprime, persino può corromperla». È sempre Papa Francesco ad averlo ricordato nella medesima occasione e la scuola cattolica cerca per sua natura di offrire un’educazione positiva agli alunni che le sono affidati.
È dunque nello spirito di una proposta autenticamente educativa che consegniamo alle scuole cattoliche italiane la presente Nota, affinché esse rinnovino il proprio impegno quotidiano e si rendano testimoni del Vangelo nella nostra società.
http://www.siti.chiesacattolica.it/centro_studi_scuola_cattolica___home_page/documentazione/00020215_La_Scuola_Cattolica_risorsa_educativa_della_chiesa_locale_per_la_societa.html
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