Amarcord 2015. “Prof scomodi? Ora noi presidi abbiamo mano libera” / #iononsciopero

Una serie di slide di presentazione dell’ANP  –  relativa al Piano triennale dell’offerta formativa  –  per i propri iscritti rischia di accendere, anche a scuola chiuse, le polemiche sui presidi-sceriffi.

I primi a denunciare il pericolo di una “deriva” autoritaria all’interno delle scuole italiane sono stati quelli del Psp, i Partigiani della scuola pubblica. Ma chi sono i docenti “contrastivi”? e qual è l’opposto del docente “contrastivo” secondo l’Anp, quello collaborativo? E come possono procedere i capi d’istituto nei confronti di tali insegnanti?

“E’ aberrante  –  secondo il Psp  –  l’ostilità che si vuole creare fra le parti interessate: corpo docente e dirigenza. La frase riportata riferita ‘all’organico del personale’ mette in luce il disegno arrogante e antidemocratico di chi ha costruito questa riforma e di chi sta formando i dirigenti scolastici”.

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“Prof scomodi? Ora noi presidi abbiamo mano libera”

Una serie di slide della Associazione presidi per i propri iscritti, una frase sulle possibilità punitive che aprirebbe la legge sulla Buona Scuola rispetto ai “docenti contrastivi”. Ed è polemica

di Cinzia Gubbini e Salvo Intravaia – 22 dicembre 2015

La Buona scuola consente ai dirigenti scolastici di “non “avere le mani legate rispetto a docenti contrastivi”. E scoppia il putiferio. Una serie di slide di presentazione dell’Associazione nazionale presidi  –  relativa al Piano triennale dell’offerta formativa  –  per i propri iscritti rischia di accendere, anche a scuola chiuse, le polemiche sui presidi-sceriffi. I primi a denunciare il pericolo di una “deriva” autoritaria all’interno delle scuole italiane sono stati quelli del Psp, i Partigiani della scuola pubblica. Ma chi sono i docenti “contrastivi”? e qual è l’opposto del docente “contrastivo” secondo l’Anp, quello collaborativo? E come possono procedere i capi d’istituto nei confronti di tali insegnanti?

“E’ aberrante  –  secondo il Psp  –  l’ostilità che si vuole creare fra le parti interessate: corpo docente e dirigenza. La frase riportata riferita ‘all’organico del personale’ mette in luce il disegno arrogante e antidemocratico di chi ha costruito questa riforma e di chi sta formando i dirigenti scolastici. Esprimiamo tutta la nostra indignazione e preoccupazione per le sorti della Scuola Pubblica, che si vuole programmata alla creazione di individui seriali, acritici, ‘utili’ al sistema. Per fare questo serviranno educatori seriali e acritici e che non ‘contrastino’ le volontà di presidi e governo. Ciò rappresenta la conferma che questa legge calpesta diritti costituzionali quali la libertà di insegnamento e la libertà di pensiero”.

Nelle stesse slide dell’Associazione dei Presidi c’è un altro ‘consiglio’ che non piace al sindacato Uil Scuola. Si legge infatti che nella preparazione del piano dell’offerta triennale vale – tra le altre cose – “il principio dei Marines: don’t ask don’t tell (non chiedere, non dire)”. È’ il motto con cui negli Stati Uniti è stata indicata la politica di esclusione degli omosessuali dell’esercito: i gay potevano arruolarsi a patto di non farsi ‘riconoscere’. Un riferimento infelice che per Pino Turi, segretario della Uil scuola, però non è casuale: “È un linguaggio da caserma che illustra benissimo i pericoli di questa riforma: ci hanno accusato di fare il processo alle intenzioni, ma questi sono fatti. Stiamo attenti, perché se non si dà peso a queste chiare intenzioni dei dirigenti la scuola non svolgerà più la sua funzione sociale ”

In effetti, stando alle prime testimonianze degli insegnanti alle prese con la Buona scuola, l’atteggiamento autoritario di tanti dirigenti scolastici, dopo l’entrata in vigore della legge 107, da settembre sarebbe aumentato. Nonostante contratto degli insegnanti e organi collegiali non siano stati toccati. In altre parole, da settembre, nelle scuole si respirerebbe un’aria piuttosto pesante che demotiva i docenti.

E contro l’interpretazione dell’Anp scende in campo anche la Uil scuola. “Quel che temevamo come peggiore tra le ipotesi, è accaduto”, dichiara Pino Turi. “Ci domandiamo chi sono questi docenti contrastivi”, sottolinea Turi, segretario generale della Uil Scuola: “Quelli che  –  ipotizza  –  non condividono un pensiero, quelli che non condividono un metodo, quelli che non seguono le mode, quelli che non si adattano? Quelli che non vogliono capire i desideri degli alunni o dei genitori, quelli che agiscono secondo coscienza e insegnano con approccio e spirito laico, opponendo le loro tesi in antitesi con quelle delle altre, quelli che contrastano promozioni facili, quelli che ritengono che vada insegnata la teoria evolutiva della specie, piuttosto che il creazionismo, quelli che hanno credenze religiose, idee politiche o sessuali diverse?”. “La scuola è luogo di libertà e pensiero critico”.

“E i docenti di cui ha bisogno la nostra scuola sono proprio quelli che per tradizione e cultura hanno sempre adottato un metodo di insegnamento non dogmatico, comparativo, creando attraverso il dubbio spirito critico ed autonomia di pensiero. Distintivi appunto. Quelli che insegnano come pensare. Non cosa pensare”. “Lo scenario che si profila  –  conclude Turi  –  è quello delle scuole di tendenza. Si avvera il monito di Pietro Calamandrei  –  “la scuola pubblica è espressione di unità, di coesione, di uguaglianza civica. Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali” che nel ’45 prefigurava una sciagura del genere: quando la scuola diventa scuola di partito, si affossa la scuola pubblica e si apre alla scuola privata”.

http://www.repubblica.it/scuola/2015/12/22/news/_prof_scomodi_ora_noi_presidi_abbiamo_mano_libera_-130008729/
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Mi presento. Sono la tipica docente contrastiva. Una di quelle che – nel fantasioso linguaggio della Anp, Associazione Nazionale Dirigenti ed Alte Professionalità – come si evince da una slide di “formazione” del nuovo dirigente scolastico (quello a cui la legge 107/15 – la Buona Scuola – assegna il ruolo di reclutatore, valutatore ed elargitore del bonus che premia il merito, stravolgendo la ratioinclusiva e la vocazione democratica e quindi collegiale della scuola della Repubblica) crea potenzialmente problemi all’istituto e quindi deve/può essere allontanata.

Cosa vuol dire? Vuol dire che non sono docile, malleabile, indecisa, impaurita dalle gerarchie, schiacciata dal timore del potere. Perché sarebbe così che ci vorrebbero: servi, esecutori, incapaci di rivendicare la libertà di insegnamento e le proprie prerogative non solo professionali ma civili, yes wo/men di personaggi che sono per lo più stati cooptati dall’amministrazione (che li ha addestrati sul Toyota Management System, con l’avallo di Treelle e Fondazione Agnelli, per dirigere – pensate! – delle scuole) e li ha reclutati attraverso procedure concorsuali controverse, dai risvolti poco chiari, con prove a dir poco opinabili. Nonché costosi corsi di formazione, di cui la stessa Anp è organizzatrice, of course.

Sono una docente contrastiva per vocazione e temperamento. E lo sono non per partito preso, ma perché rispondo direttamente al mandato costituzionale che ho assunto nel momento in cui ho iniziato a lavorare nelle scuole: il rispetto di quei principi mi ha resa autorevole e dialettica con i miei studenti, preparata nelle mie discipline, intransigente verso un “nuovo che avanza” che di quei principi fa carne di porco. E con gli esecutori acritici – dirigenti, colleghi, genitori, studenti – di una norma, la 107/15, e di tutte le riforme approvate – Moratti, Gelmini – o rimandate al mittente – Profumo – che quei principi hanno violato ed infangato. Non verrò mai premiata, non sarò mai tra i “meritevoli”, dal momento che non blandisco, non progetto compulsivamente, non eseguo acriticamente. Vedo ancora la scuola non come un progettificio rutilante e multiforme, come una merce sul mercato da rendere appetibile con le lusinghe più varie, ma come un luogo di riflessione, relazione, studio, crescita umana, professionale ed etica (e non l’avviamento precoce al lavoro). Opero con coscienza: produco – come è mio dovere – generalmente cultura, cittadinanza critica, competenze trasversali utili a stare meglio nel mondo, rispetto e pratica della legalità. Ho scioperato e sciopererò in occasione dei test Invalsi, perché comprimere le capacità crtico analitiche degli studenti e – al tempo stesso – imporre una didattica ideologica e di regime è una direzione che rivendico poter rifiutare, contraria a tutte le mie convinzioni didattico pedagogiche e all’esercizio della libertà di insegnamento e del diritto all’apprendimento

Questo, nel paese di Renzi e Verdini, dei conflitti di interessi e del magna magna a spese dei contribuenti, dei furbetti di tutte le parrocchie, dei trasformismi delle prime e ultime ore, dei partiti che abiurano a tutta una tradizione di principi per cui i propri (improbabili) progenitori hanno sacrificato la vita stessa,  non è parametro positivo. Per giunta parlo; e – quel che è peggio – penso. Mi oppongo, addirittura studio la legge. Non sono disponibile a chinare la testa davanti ad un dirigente che mi dica: l’esperto sono io, si fa così. Perché riconosco a me stessa la capacità di andare a leggere ed interpretare le stesse norme che troppo spesso dirigenti superficiali enunciano e interpretano in modo arbitrario, indifferenti a ogni esigenza di chiarezza e trasparenza, pronti ad eseguire gli indirizzi e le indicazioni che l’amministrazione propaganda per norme tassative.

E pensare che di docenti contrastivi c’è davvero bisogno, anche se c’è qualcuno che si ostina a non capire, a non voler capire. Da qualche tempo – grazie a berlusconismo e renzismo – il nostro Paese ha infatti cessato (nella maggioranza dei suoi rinunciatari cittadini) di considerare l’interesse generale come un valore da difendere davvero. È per questo che molte tra le battaglie sulla scuola sono state portate avanti quasi esclusivamente da coloro che ne erano (o, meglio, sembravano essere) direttamente coinvolti: così fu per la riforma Moratti (percepita quasi esclusivamente come roba da scuola primaria) o per le varie tornate di rivendicazione dei precari. Quasi che la distruzione del tempo pieno o la rottura del modello pedagogico del team di insegnanti non fosse elemento che potesse/dovesse interessare i docenti degli altri ordini; o che stabilizzazione del rapporto di lavoro, continuità didattica, precarizzazione delle esistenze non avessero ricadute generali sul sistema e quindi, sebbene indirettamente, anche su chi non si trovava in quelle condizioni. È per questo motivo, forse, per una visione personalista ed individualista persino della mobilitazione, che concetti come l’attacco ai principi costituzionali della libertà dell’insegnamento e dell’unitarietà del sistema scolastico nazionale non vengono percepiti come tragedie culturali, sociali e politiche tanto gravi da continuare a richiedere vigilanza, indignazione, mobilitazioni permanenti. Quei principi vengono drammaticamente scavalcati e dileggiati dalla legge 107, la cosiddetta Buona Scuola; ma docenti, personale  Ata, genitori e persino studenti non sembrano preoccuparsene in troppi casi, tanto che la primavera e lo sciopero del 5 maggio sembrano ora quasi un ricordo. Ma c’è una notizia che ci riporta alla dura realtà: nessuno è esente dalle conseguenze negative di questo pedestre abominio giuridico.

Come ci spiegano le solerti slides della associazione di dirigenti più potente del Paese, celebre per la sua immediata e zelante capacità di irreggimentazione rispetto alle più varie “riforme” che siano state proposte/imposte alla scuola italiana – in questo e in molto altro, insomma, per nulla “contrastiva” – la mobilità futura, la possibilità di chiedere trasferimento, sarà per i docenti, anche quelli di ruolo da decenni, anche quelli anziani, non più verso le singole scuole, ma solo verso gli ambiti territoriali. Il futuro che si prefigura è semplice ed omogeneo: tutti saranno “incaricati” sulla scuola del dirigente che li avrà pescati dall’ambito territoriale, per un periodo – rinnovabile – di tre anni. La chiosa contenuta nelle slides a questo proposito riporta alcune valutazioni, che molto fanno riflettere sul potenziale e già esistente clima in molte scuole. Un clima alimentato da una più o meno evidente irreversibile dimensione conflittuale, esasperata dai tentativi coercitivi e autoritari di molti dirigenti di piegare i collegi dei docenti (ormai limitati nelle loro prerogative e talvolta irresponsabilmente fiaccati nella loro capacità di resistenza) alla propria volontà, spesso con toni irridenti e proprietari, come si nota anche dal testo dell’Anp.

Si legge: “ma [i docenti] non avranno la certezza di una scuola, vita natural durantecome adesso” (e qui come non notare l’ammiccamento al comune sentire e l’ aggressività verso gli insegnanti italiani – conservatori, privilegiati, fannulloni – inaugurata più di 10 anni fa da economisti-editorialisti che hanno legittimato ed alimentato i più triti luoghi comuni, accompagnando il definitivo affogamento nel neoliberismo della Scuola della Repubblica?).  E continuano le davvero illuminanti diapositive: “Vantaggi per la scuola: scelta dei docenti in funzione del Ptof; maggiore probabilità di “fare squadra”; non “avere le mani legate” rispetto a docenti contrastivi”. Oltre ai toni beceri, c’è da notare che in questa visione la scuola non coincide più con la sua teleologia costituzionale: favorire in tutti i modi il diritto all’apprendimento di tutti gli studenti, sulla base del principio di uguaglianza costituzionalmente sancito. I “vantaggi”, infatti, della precarizzazione, deprofessionalizzazione, messa all’asta dei docenti italiani, sono – ancora una volta – di natura esclusivamente economica e nel senso della limitazione di diritti e democrazia. Dove “fare squadra” deve essere inteso come accaparrarsi i docenti migliori sul mercato, qualora questa condizione possa essere oggettiva. E gli altri? E – soprattutto – le scuole e gli studenti che avranno gli altri, i non migliori? Squadre di serie A, di serie B, forse anche di Lega Pro, senza pensare che però gli studenti non sono – o non dovrebbero essere – di serie A o di serie B; senza pensare, ancora, che certamente non sono figli di serie A e B. E dove “non avere mani legate rispetto a docenti contrastivi” significa imporre alla scuola e alla società una classe docente perfettamente omogenea alla volontà del capo, in grado finalmente di sbarazzarsi di contestatori, infedeli alla linea, gufi, piantagrane. Tradotto in altri termini significa: affidare le nuove generazioni, figli e nipoti, non più al luogo della democrazia, della laicità, del pluralismo, dell’inclusione nell’interesse generale; ma alla fabbrica del Pensiero Unico.

Questo è un ringraziamento ai Partigiani della Scuola Pubblica, che hanno sollevato un caso sul quale è necessario riflettere e mobilitarsi. È però anche un appello ai docenti italiani; a studenti, genitori, cittadini: non vi sentite coinvolti? C’è in gioco la democrazia: c’è molto bisogno di contrastività.

Marina Boscaino

(18 dicembre 2015)

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/?p=19254

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2015. L’appello lanciato dai quattro dirigenti scolastici

Il presente documento è stato elaborato da: Alessandra Rucci DS IIS Savoia­Benincasa (AN) Antonio Fini ­ DS IC di Arcola/Ameglia (SP) Laura Biancato ­ DS IC di Mussolente (VI) Salvatore Giuliano ­ DS IIS Majorana (BR)

Inviato da iPhon

http://www.lastampa.it/2018/03/01/italia/lappello-lanciato-dai-quattro-dirigenti-scolastici-jpWSBQLO0bPfRi1CMFoSOK/pagina.html

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Scuola, i presidi che non scioperano: “Demagogia, riforma coraggiosa”

Salvatore Giuliano del “Majorana” di Brindisi, Laura Biancato dell’istituto comprensivo di Mussolente, Antonio Fini di Ameglia in provincia di La Spezia, Alessandra Rucci hanno lanciato l’appello #iononsciopero al quale hanno aderito più di cinquecento persone tra dirigenti e insegnanti che hanno scelto di entrare in aula: “Anche se il ddl può essere migliorato, nessuno può parlare di tagli o di precariato”

 

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Su Vincenzo Pascuzzi

Vincenzo Pascuzzi: è stato docente precario per quasi venti anni prima del ruolo. Ha insegnato Matematica, Elettrotecnica, Fisica in vari licei, istituti tecnici e professionali di Roma. Segue le vicende dei precari e della scuola. Interviene con note e articoli su vari siti, blog, ml. Partecipa al gruppo Iuas (Insiemeunaltrascuola) e al gruppo facebook Invalsicomio.

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