Appello ai candidati europei: “Salvate la scuola paritaria” / déjà vu

Difendere le scuole paritarie. È da tempo che suor Anna Monia Alfieri, religiosa delle Marcelline, esperta di politiche scolastiche, lancia un disperato appello contro quella che ritiene una situazione gravissima. Se le scuole paritarie periscono – sostiene – viene meno la libertà di scelta educativa dei genitori e si impoverisce l’offerta formativa.

[1) Al solito si omette il fatto che le scuole paritarie in questione sono strutture “private”, che non sono affatto in crisi, anche se hanno un calo di iscritti del tutto simile e paragonabile a quello della scuole pubbliche dovuto al calo delle nascite e che non si capisce perché dovrebbero essere salvate dallo Stato o tramite i candidati alle Europee. 2) Estremamente riduttivo e miope limitare le problematiche della Scuola alle sole 4 questioni* di proprio interesse e che riguardano le scuole private, paritarie e cattoliche per eludere il ben noto vincolo “senza oneri per lo Stato”; nessunissimo cenno alla questione critica attuale della regionalizzazione o “secessione dei ricchi”, alle risorse economiche insufficienti e in continua diminuzione, alla carenza di asili-nido e scuole dell’infanzia, alla dispersione scolastica e a tutto il resto. v.p.]

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Appello ai candidati europei: “Salvate la scuola paritaria”

A lanciarlo è suor Anna Monia Alfieri, rivolgendosi a quanti correranno alle Europee

di Federico Cenci – 16 maggio 2019
Difendere le scuole paritarie. È da tempo che suor Anna Monia Alfieri, religiosa delle Marcelline, esperta di politiche scolastiche, lancia un disperato appello contro quella che ritiene una situazione gravissima. Se le scuole paritarie periscono – sostiene – viene meno la libertà di scelta educativa dei genitori e si impoverisce l’offerta formativa. Coautrice del libro “Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento”, ora suor Alfieri ha lanciato un appello ai candidati al Parlamento europeo (qui si può ascoltare) affinché si facciano garanti in Europa della libertà di scelta educativa e del costo standard per le scuole paritarie. Di cosa si tratta lo spiega nell’intervista ad In Terris che segue.

In che stato versa la scuola paritaria in Italia?
“È in grave difficoltà, perché lo è la sua utenza media, cioè i figli di genitori che guadagnano stipendi normali, hanno già pagato le tasse e magari hanno anche due o più figli, con il mutuo della casa appena acceso. Premetto che la libertà di scelta educativa – ancora inesistente in Italia – necessita ovviamente di un pluralismo educativo composto da scuole pubbliche statali (attualmente frequentate da 7.682.635 studenti) e scuole pubbliche paritarie (attualmente in numero di 12.662, frequentate da 879.158 studenti), entrambe pubbliche di diritto e di fatto, secondo la legge 62/2000”.

Perché è così importante sostenere la scuola paritaria?
“L’esistenza della sola scuola pubblica statale comporterebbe un monopolio educativo e la Repubblica democratica cederebbe il passo al Regime totalitario. È evidente che la chiusura di 380 scuole paritarie all’anno costituisce allora un allarme sociale, perché, di questo passo, nel giro di sei anni ci saranno solo scuole statali e le poche paritarie sopravvissute avranno una retta dai 5mila euro in su…improponibile per il genitore povero anche se lavora. Per contro, avremo perso un patrimonio storico e culturale enorme, che ha contribuito a sanare l’Italia del dopoguerra: le piccole, sane scuole paritarie accessibili ai più, quelle cioè con retta inferiore ai tremila euro”.

Eppure da anni si assiste a campagne contro l’elargizione di soldi pubblici alle scuole private. Cosa c’è di vero?
“Nessuna elargizione, anzi! Sono le paritarie che elargiscono un risparmio di 6 miliardi di euro annui allo Stato. Al contribuente, un alunno delle scuole pubbliche paritarie costa 50,00 euro annui; uno della pubblica statale ne costa 10.000”.

E a suo avviso da cosa nasce questa idiosincrasia diffusa verso le scuole che non siano pubbliche?
“Purtroppo l’ideologia uccide il cervello. E l’ignoranza fa il resto. Anzitutto ‘pubblico’ non è sinonimo di ‘statale’. Infatti esistono servizi pubblici (cioè per tuttiche non sono gestiti dallo Stato. Il S. Raffaele, ad esempio, eroga un servizio ‘pubblico’ ma ‘non statale’ quanto alla gestione. Scuola ‘pubblica paritaria’, anche cattolica, non significa luogo dove tutta l’utenza sia di un determinato colore religioso o politico, ma ambiente qualitativamente curato, dove l’allievo è al centro, dove esiste un chiaro progetto educativo e culturale condiviso dal corpo docente, che affronta le difficoltà quotidiane in modo compatto, intelligente e professionale. Se una scuola pubblica paritaria non fosse così, andrebbe semplicemente chiusa. Se ne faccia una casa di riposo”.

Concretamente, in tal senso cosa può fare un eurodeputato?
“Il candidato italiano alle europee ha il preciso dovere di ricordare da dove viene e dove va, soprattutto sul piano dei diritti della persona. Se si candida, è per un maggior bene, sia del proprio Paese che della compagine europea. Non certo a danno dell’uno o dell’altra. È impensabile, per il candidato italiano, di qualunque colore egli sia, presentarsi in Europa con il vulnus mortale della libertà negata in educazione. Sarebbe come dire: ‘L’Italia propone il proprio modello di Istruzione Unica di Stato, cioè di Regime’. O è disposto, il candidato italiano, ad esprimersi anche per il proprio Paese a favore di questa libertà fondamentale dell’umano, radicata in Europa (ad eccezione di Italia e Grecia), o è meglio che non si faccia vivo. Faccia altro”.

Il suo è un duro appello. Ma quali azioni bisogna intraprendere?
“Non ci può essere libertà di scelta educativa se non viene garantita la libertà economica per il suo esercizio. Per questo, l’unico modo per rispettare fedelmente il dettato costituzionale è quello di assegnare una dote a ciascuno studente, pari ad un costo standard di sostenibilità da riconoscere a ciascuna scuola pubblica – statale e paritaria – sulla base di parametri certi”.

§ https://www.interris.it/sociale/appello-ai-candidati-europei–salvate-la-scuola-paritaria

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Libertà educativa, una emergenza democratica

Non è una battaglia confessionale, ma di sostegno alla libertà di scelta così come avviene già in molti Stati europei. Risposta a Anna Monia Alfieri

La pressoché totale assenza di libertà di scelta educativa in Italia è un’emergenza democratica che bisogna affrontare con forza e urgenza. La politica non può far finta di nulla di fronte a un aspetto così preoccupante, che fa del nostro Paese la pecora nera dell’Europa, insieme alla Grecia. L’invito pertanto di suor Anna Monia Alfieri rivolto ai candidati alle elezioni europee a prendere posizione sul tema della libertà di educazione è per me un richiamo straordinario.

Trovo particolarmente significativo il fatto che Anna Monia Alfieri sgomberi completamente il campo da ogni tipo di impostazione confessionale o ideologica (elemento che continua a essere il vero freno per un libero dibattito sul tema nel nostro Paese). Non si parla qui, nemmeno lontanamente, di sostegno alla scuola cattolica o di elargizioni dello Stato alla Chiesa. Tutt’altro. Si tratta, attraverso la proposta di applicazione dei costi standard, di efficienza del sistema scolastico e di risparmi per lo Stato.

Il tutto applicando una rivoluzione fiscale che dovrebbe essere attuata in tanti altri settori e non solo in quello scolastico: il cittadino libero che usa i propri soldi e decide la modalità con cui usufruire dei servizi, e non il suddito che butta il proprio danaro nel calderone della finanza pubblica senza sapere in che modo e con quale oculatezza quei soldi vengono poi utilizzati. Il calcolo dei costi standard permette di quantificare quanto oggettivamente viene a costare l’esercizio del diritto allo studio, ed è giusto, oltre che sancito dalla Costituzione, che la famiglia sia libera di decidere come utilizzare quel denaro, cioè che tipo di educazione dare ai propri figli, all’interno del ventaglio delle proposte pubbliche, statali o non statali che siano.

D’altronde, la libera scelta educativa garantita anche economicamente, oltre ad essere un elemento di buon senso, è anche ciò che viene attuato in tutti gli altri Paesi d’Europa. Stati laicissimi, come la Francia e l’Olanda, garantiscono alti livelli di parità scolastica, senza poter essere nemmeno lontanamente criticati per sostegno indebito alla Chiesa cattolica. Solo noi italiani siamo schiavi, grazie a decenni di indegna propaganda culturale mistificatoria da parte della sinistra, di un anacronistico pregiudizio ideologico. Un pregiudizio che, per una stravagante eterogenesi dei fini, ha portato al fatto che l’Italia sia veramente un Paese classista, dove la libertà di scelta educativa è garantita solo ai ricchi, cioè a chi se la può “comprare” pagando la retta.

Vale infine la pena ricordare che tutti i più aggiornati studi in temi di efficacia dei sistemi scolastici (basti pensare ai lavori prodotti dall’Associazione TreeLLLe) chiariscono in maniera inequivocabile che il monopolio statale è uno dei fattori più limitanti per il miglioramento del sistema di istruzione di un Paese, mentre la libera concorrenza tra istituzioni scolastiche autonome, statali e non statali, accompagnata da un adeguato sistema di valutazione, porta a un miglioramento della qualità dell’istruzione a tutto vantaggio degli studenti e delle famiglie.

Sono concetti su cui mi batto da tempo, e che sono sempre stati al centro del mio impegno politico. Per questo motivo, ripeto, accolgo con grande favore l’invito di suor Anna Monia Alfieri ed esprimo con chiarezza la volontà di proseguire nel mio impegno affinché la libertà di educazione venga garantita nel nostro Paese, in accordo con quanto avviene in Europa e seguendo anche le indicazioni che la stessa Unione Europea ha più volte rivolto all’Italia. Il tutto a tutela di un diritto costituzionale oggi non attuato, e al fine di migliorare la qualità e l’efficienza del nostro sistema scolastico.

L’autore di questo articolo è candidato per le liste di Forza Italia alle elezioni europee del 26 maggio nella circoscrizione Nord Ovest.

§ https://www.tempi.it/liberta-educativa-una-emergenza-democratica/

§ https://www.massimilianosalini.it/

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[Bugiardino. 1) Già, che fine ha fatto il tavolo sul costo standard di Fedeli e Berlinguer? tavolo che doveva validare o meno proprio il costo standard. 2) Dopo la “Lettera ai politici sulla libertà di scuola” rimasta senza risposte né riscontro, l’articolo si rivolge ora ai candidati – soli italiani? – alle Europee per questioni che sono essenzialmente nazionali. 3) Estremamente riduttivo e miope limitare le problematiche della Scuola alle sole 4 questioni di proprio interesse e che riguardano le scuole private, paritarie e cattoliche per eludere il ben noto vincolo “senza oneri per lo Stato”; nessunissimo cenno alla questione critica attuale della regionalizzazione o “secessione dei ricchi”, alle risorse economiche insufficienti e in continua diminuzione, alla carenza di asili-nido e scuole dell’infanzia, alla dispersione scolastica e a tutto il resto. v.p.]

*Scuole paritarie, quattro questioni all’attenzione dei candidati alle Europee / déjà vu

§ http://www.aetnascuola.it/scuole-paritarie-quattro-questioni-allattenzione-dei-candidati-alle-europee/
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Su Vincenzo Pascuzzi

Vincenzo Pascuzzi: è stato docente precario per quasi venti anni prima del ruolo. Ha insegnato Matematica, Elettrotecnica, Fisica in vari licei, istituti tecnici e professionali di Roma. Segue le vicende dei precari e della scuola. Interviene con note e articoli su vari siti, blog, ml. Partecipa al gruppo Iuas (Insiemeunaltrascuola) e al gruppo facebook Invalsicomio.

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