Il nobile palermitano Ludovico Saladino inserì nel suo testamento una disposizione: “si edificasse un monastero collaterale o vicino di quel di Santa Chiara, di donne nobili, ma che, non potendosi maritare secondo la qualità, si dovessero educare in quello lì; fatte poi monache, dovessero passare nel monastero di Santa Chiara”.

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Ardite e ribelli: la storia di quando le suore di Palermo costruirono un ponte proibito

“Che dovessero lasciar d’abitare il conservatorio per aver rotto la clausura e ritornassero al loro monasterio”: così l’Arcivescovo dell’epoca pose fine a quel “via vai”

di Santi Gnoffo Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane – 15 aprile 2019

L’antico complesso monumentale di Santa Chiara a Palermo

Le monache del convento di Santa Chiara eressero un ponte di legno per raggiungere il vicino conservatorio di educande di Saladino, così come aveva prescritto nel suo testamento il proprietario del conservatorio: la cosa non fu vista di buon occhio dalle autorità civili e religiose di Palermo.

Il nobile palermitano Ludovico Saladino inserì nel suo testamento una disposizione: “si edificasse un monastero collaterale o vicino di quel di Santa Chiara, di donne nobili, ma che, non potendosi maritare secondo la qualità, si dovessero educare in quello lì; fatte poi monache, dovessero passare nel monastero di Santa Chiara”.

Secondo il testamento, ogni cinque anni una di queste fanciulle poteva diventare monaca del monastero di Santa Chiara, portando con sé una dote di 400 once.

Le autorità del tempo non concessero che questo monastero, denominato “del Saladino”, fosse aggregato a quello di Santa Chiara. Le suore però non gradirono questo atto di prepotenza e così durante la notte del 3 ottobre 1673 costruirono ugualmente il ponte.

“Le monache del monastero di Santa Chiara in Palermo fecero un ponte di legno, posto da una finestra del loro monastero, giunto all’edificio del vicino Conservatorio dell’educande del Saladino, nella strada tra l’uno e l’altro, molto alto per essere levato; e passarono per qual ponte con non poco ardire e coraggio, non che pericolo della vita, nel detto Conservatorio del Saladino”.

Questo atto di forza scatenò il putiferio. Durante i lavori accorse l’Arcivescovo, il Pretore ed il Capitano della Città con una Compagnia d’armi e ordinarono l’interruzione dei lavori.

Il Pretore minacciò di fare abbattere le porte del Conservatorio del Saladino, anzi, di bruciarle. Il gran subbuglio fece accorrere i parenti delle educande del monastero di Santa Chiara che difesero le loro consanguinee. Quella notte tutto rimase com’era.

Si chiesero istruzioni al Vicerè che si trovava a Messina. Questi, il 13 ottobre scrisse una lettera alla Deputazione del Monte di Pietà di Palermo, depositari delle volontà di Ludovico Saladino invitandoli a consigliare alle suore di rientrare nel loro monastero ed avvertendole che se non avessero obbedito avrebbe usato le maniere forti.

Le monache non si piegarono, nonostante le lamentele dell’Arcivescovo, del Capitano di Giustizia e del Vicerè.

Non si sa per quale motivo ma alla fine le monache ottennero da Sua Eminenza (Arcivescovo) che si costruisse il ponte: le monache di Santa Chiara percorrevano così il tragitto che dal loro monastero le conduceva a quello del Saladino.

Nel 1675 il ponte fu rifatto in muratura. Oggi il ponte non esiste più.

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