Aule fredde Studenti Protestano / Microclima e benessere termico / mini dossier

Dopo le lamentele degli studenti, sono stati chiamati dei tecnici a fare delle rilevazioni, le quali però sono state fatte sempre e solo dopo le 11, ossia quando ormai le aule avevano una temperatura più accettabile: non per il riscaldamento, ma per l’effetto stalla creato dal calore umano di trentine di ragazzi chiusi in una stanza. Nessuno ha pensato di misurare la temperatura dei corridoi, in cui i ragazzi trascorrono gli intervalli. Quando Pietro Ratto, professore di storia e filosofia, ha provato a chiedere ai tecnici di farlo, la risposta è stata: “Io rilevo solo dove il preside mi dice di rilevare.

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ISTANTANEE

Liceo Monti Di Chieri: In Aula A 14°, Gli Studenti Protestano

 

Questa mattina gli studenti del liceo Monti di Chieri non sono entrati in aula, per protesta.

Da circa un mese nelle aule di Chieri la temperatura è troppo bassa. In alcune aule addirittura si arriva a 14°: una situazione davvero insostenibile. Gli alunni hanno protestato una prima volta a novembre, uscendo fuori in cortile. Dopo questo primo segno di protesta l’istituto ha alzato la temperatura dei termosifoni di alcune classi, mentre in altre si è continuato a gelare. Il consueto riscaldamento non è comunque assicurato a causa dei bocchettoni dell’aria, che non possono essere attivati perché i filtri non vengono più ripuliti da troppo tempo. Nei corridoi, dove stazionano decine di collaboratori scolastici, la temperatura non sale mai sopra i 14-15 gradi. Stessa cosa in sala professori.

Il disagio dura quindi da diverso tempo e costringe classi intere a stare in aula con la giacca, la sciarpa e i guanti per combattere il freddo. La concentrazione che possono avere nel seguire le lezioni è sicuramente bassa. Dopo le lamentele degli studenti, sono stati chiamati dei tecnici a fare delle rilevazioni, le quali però sono state fatte sempre e solo dopo le 11, ossia quando ormai le aule avevano una temperatura più accettabile: non per il riscaldamento, ma per l’effetto stalla creato dal calore umano di trentine di ragazzi chiusi in una stanza. Nessuno ha pensato di misurare la temperatura dei corridoi, in cui i ragazzi trascorrono gli intervalli. Quando Pietro Ratto, professore di storia e filosofia, ha provato a chiedere ai tecnici di farlo, la risposta è stata: “Io rilevo solo dove il preside mi dice di rilevare.

Il professore che sostiene i suoi alunni

Proprio il professor Ratto ha denunciato a Ultima Voce il disagio che si sta vivendo nella scuola e ha documentato sulla sua pagina Facebook la protesta dei suoi studenti. Una protesta che non è cominciata nel migliore dei modi, visto che si è cercato di convincere i genitori a non mandare i figli a protestare, mentre gli altri docenti hanno visto di cattivo occhio il comportamento degli studenti. “In generale si cerca di far finta di niente. Tutti si lamentano sottovoce, ma se i ragazzi provano a protestare li si ricatta, minacciandoli di interrogarli. Ogni insegnante costringe i suoi alunni a restare in classe perché deve far lezione o interrogare, ostacolando di fatto quell’unica arma del dissenso che potrebbe invece risolvere la situazione nell’interesse di tutti.”

Gli studenti di Chieri fanno quel che è in loro potere per ottenere quello che è un loro diritto, ma le pressioni hanno fatto sentire il loro effetto. Il professor Ratto ha aggiornato così la sua pagina:

Ore 11.30. I ragazzi cominciano a defluire. Hanno ricevuto minacce (“i minorenni non hanno il permesso e gli altri sono stati denunciati”), hanno subito il freddo per tre ore e mezza. Hanno resistito all’intimidazione di divise di vario tipo, determinati a non lasciarsi spaventare.

Insegnanti e bidelli erano tutti dentro. Qualcuno si affacciava alle finestre, qualcuno fotografava. Tutti rigorosamente imbacuccati a osservar da dentro noi, fuori al gelo. 

Io ero li, con loro. Ho litigato col maresciallo dei carabinieri, ho ripetutamente invitato colleghi e bidelli a uscire con noi (invece che continuare a protestar sottovoce), senza però ottener null’altro che silenzi imbarazzati e sguardi persi nel vuoto. Ho sentito diversi colleghi dire cose del tipo: “peggio per loro, domani se la vedranno con me”.Senza capire che, se riusciremo mai a tornare a una temperatura accettabile, di questo sacrificio degli studenti beneficeranno tutti. Persino loro, purtroppo.

Ora la presidenza è piena zeppa di assessori, direttori, responsabili e tecnici. I rappresentanti dei ragazzi stanno presenziando alla riunione.
Qualcosa, forse, la nostra protesta ha cominciato a smuovere.

Tutti contro tutti

Se gli alunni sono costretti a fare lezione con il freddo, lo stesso vale per i docenti e il personale ATA. Ma perché allora non fanno fronte comune invece di minacciare o ignorare chi semplicemente vorrebbe delle condizioni migliori in cui studiare? Durante la mattinata il rappresentante degli studenti ha ricevuto una nota: “Alle ore 8.55 il rappresentante degli studenti entra in classe e incita gli studenti a seguirlo per protestare in relazioni alle problematiche di riscaldamento, nonostante l’insegnante abbia riferito alla classe che non poteva uscire dall’aula, dopo aver sentito il Dirigente Scolastico, la maggior parte degli studenti lo segue“. La reazione degli studenti secondo alcuni sarebbe esagerata. Così la docente di francese scrive sul registro: “La classe non si presenta a lezione per protestare contro il freddo nonostante la temperatura decisamente elevata che l’insegnante rileva già già alle ore 8 in classe. Comportamento infantile e non giustificabile che fa perdere di credibilità per possibili azione di protesta future”.

Il problema comunque non è solo del liceo di Chieri, ma interessa tante altre realtà in diverse città, ma mentre in quasi tutte le scuole si fa finta di niente e ci si lamenta in silenzio, questi ragazzi hanno avuto il coraggio di dire basta e di farsi sentire. E la scuola deve insegnare anche questo: il bagaglio culturale deve essere usato per riconoscere le ingiustizie e combatterle.

link: https://www.ultimavoce.it/chieri-aula-14-gli-studenti-protestano/

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Che temperatura deve esserci nelle classi scolastiche durante l’inverno? Abbiamo il diritto di non entrare se la temperatura minima prevista dalla legge non è garantita?

Qual è la temperatura minima in classe?

La normativa di riferimento è quella contenuta al D.P.R. 412/93 e al D. Lgsv 311/06. Il Decreto del ’93 come poi modificato dal decreto del 2006, all’articolo 3 classifica le diverse tipologie di edifici e assegna alla lettera E.7 la categoria degli edifici adibiti ad attività scolastiche. All’articolo 4 invece sono definiti i valori massimi della temperatura dell’ambiente, stabilendo dunque che ‘durante il periodo in cui è in funzione l’impianto di climatizzazione invernale, la media aritmetica delle temperature dell’aria nei diversi ambienti di ogni singola unità immobiliare…non deve superare i seguenti valori’ con le tolleranze indicate dalle lettere a) e b).

In particolare alla lettera a) indica la temperatura di 20 gradi + 2 gradiper gli edifici rientranti nelle categorie elencate dall’articolo, pertanto includendo quella degli edifici scolastici, esclusa però la categoria E.8 che non ci interessa.

Cosa fare se le temperature a scuola sono sotto la media legale?

Il primo passo è accertarsi che non si tratti di un guasto temporaneo e per tanto in corso di riparazione e successivamente chiedere un colloquio con la Presidenza per  capire le cause e le modalità di risoluzione attivate per affrontare il suddetto problema. Se doveste trovarvi nella situazione per cui non c’è alcuna collaborazione da parte della Dirigenza Scolastica,allertate l’Ufficio Scolastico provinciale o regionale competente per la vostra scuola.  Se ancora nessuno dovesse darvi ascolto sappiate che è nel vostro diritto contattare i Vigili del Fuoco per evacuare la Scuola e non entrare (giustificati) fino alla completa riparazione del guasto.

link: http://www.scuolazoo.com/diritto-scolastico/spazi-scolastici/temperatura-minima-in-classe/

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Il microclima si riferisce al complesso dei parametri ambientali temperatura, umidità relativa e velocità dell’aria, che condizionano lo scambio termico tra individuo e ambiente.
Il microclima influisce in maniera significativa, insieme all’inquinamento dell’aria indoor, sulla qualità degli ambienti in cui si vive e si lavora e quindi sul benessere delle persone. Il conseguimento del benessere termico, cioè lo stato di piena soddisfazione nei confronti dell’ambiente stesso, costituisce una condizione indispensabile e prioritaria per il conseguimento del benessere totale.
L’uomo, come tutti i mammiferi, è omeotermo: i valori di temperatura interna del corpo umano devono essere mantenuti entro un campo estremamente ristretto, compreso tra 35,8°C e 37,2°C, tale intervallo garantisce le condizioni di salute e benessere dell’individuo.
Affinché la temperatura del corpo umano possa restare costante è necessario che la quantità di calore prodotta o assunta dall’organismo, sia uguale a quella trasferita all’ambiente. In questa condizione il bilancio termico è uguale a zero e la temperatura corporea interna viene mantenuta nell’intervallo di normalità.

Sistema di termoregolazione

Il sistema di termoregolazione del corpo umano, situato nella zona del cervello denominata ipotalamo, svolge la funzione di regolare gli scambi termici tra corpo umano e ambiente e mantenere costante la temperatura interna.
Quando fa troppo caldo, il sistema di termoregolazione innesca una serie di meccanismi in grado di cedere calore all’esterno, mentre quando fa troppo freddo, interviene limitando la dispersione del calore.
Il microclima può influenzare gli scambi termici tra individuo e ambiente e in alcune situazioni ostacolare i meccanismi di termoregolazione. Ad esempio elevati valori di umidità dell’aria in estate possono aumentare il disagio correlato alla sensazione di caldo: l’elevata presenza di vapore acqueo nell’aria ostacola l’evaporazione dell’acqua contenuta nel sudore, che rappresenta il processo fondamentale per il corpo umano per disperdere il calore in eccesso.
Ciò spiega come mai in presenza di afa, una situazione climatica caratterizzata da un alto valore di umidità relativa, il corpo umano tolleri di meno il disagio del caldo e la temperatura percepita sia superiore alla temperatura ambientale effettiva (misurata dal termometro).
La ragione per cui il vento può aumentare il disagio correlato alla sensazione di freddo è legata al fatto che esso aumenta la velocità con cui il corpo perde calore. La cosiddetta temperatura percepita, ossia la sensazione di “caldo” o di “freddo”, è quindi legata non solo alla temperatura effettiva ma anche alle altre condizioni ambientali.

Benessere termico

Quando il corpo umano, con minimo impegno dei meccanismi di termoregolazione, non prova sensazione di freddo o di caldo, l’individuo viene a trovarsi in uno stato di soddisfazione nei confronti dell’ambiente detto “benessere termico“. Tale condizione ottimale si verifica solo se i parametri ambientali temperatura, umidità relativa e velocità dell’aria sono opportunamente graduati. La ventilazione, può influenzare i parametri microclimatici e svolge un ruolo importante nel processo di termoregolazione del corpo umano e nel garantire situazioni di comfort ambientale.
Benessere microclimatico e comfort ambientale si riferiscono alla condizione ambientale in cui l’aria interna è percepita come ottimale dalla maggior parte degli occupanti dal punto di vista delle proprietà sia fisiche (temperatura, umidità, ventilazione)che chimiche (aria “pulita” o “fresca”).

Nella seguente tabella si riportano le condizioni microclimatiche ottimali di un ambiente, per attività fisica moderata (sedentaria), abbigliamento adeguato e in assenza di irraggiamento, in cui la maggioranza degli “occupanti”, si trova in una sensazione di benessere termico.

Condizioni microclimatiche ottimali
Stagione Temperatura dell’aria (T) Umidità Relativa(UR) Velocità dell’aria(V)
Inverno* 19-22°C 40-50% 0,01- 0,1 m/s
Estate* 24-26°C 50-60% 0,1-0,2 m/s

 

*Il  DPR 16 aprile 2013, n. 74, che fissa i criteri generali in materia di esercizio, conduzione, controllo, manutenzione e ispezione degli impianti termici per la climatizzazione invernale ed estiva, prevede per gli edifici residenziali che la media ponderata delle temperature dell’aria, misurate nei singoli ambienti di ciascuna unità immobiliare,  durante il funzionamento dell’impianto di climatizzazione invernale, non deve superare: 20°C + 2°C di tolleranza; durante il funzionamento dell’impianto di climatizzazione estiva, non deve essere minore di 26°C – 2°C di tolleranza.

Data di pubblicazione: 16 dicembre 2015, ultimo aggiornamento 16 dicembre 2015
http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=4387&area=indor&menu=vuoto
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IL MICROCLIMA E L’ILLUMINAZIONE NEGLI AMBIENTI SCOLASTICI.
file:///C:/Users/granaidinerva/Downloads/5.%20COLETTA.pdf
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