PRECARI: NO ALLA “DOMANDA DI DEPORTAZIONE”!

APPELLO AI PRECARI: NON COLLABORIAMO!

26 luglio 2015 alle ore 11.17

In uno dei sistemi procedurali del Diritto Romano, quello cosiddetto “formulare”, il convenuto in giudizio, cioè il “denunciato” doveva attivamente collaborare al processo. Senza la sua cooperazione, cioè senza l’assenso da lui dato alla definizione dei termini della lite, non si sarebbe potuto pervenire alla sentenza. Se lui non accettava la “formula di giudizio”, non c’era niente da fare: il processo non andava avanti.

C’è chi dice che il Diritto Romano è morto e chi invece sostiene che i nostri codici ne siano tributari per infiniti aspetti e fattispecie, ma a me non interessa, in questo momento storico, porre la questione della permanenza del “classico”.

Mi interessa la pratica di resistenza del convenuto in giudizio; mi interessa lo spunto che mi offre per dire che sarebbe ora che noi tutti negassimo collaborazione, sul piano dei presunti adempimenti cui saremmo ancora e ancora tenuti, a un potere che sta sentenziando la nostra morte professionale, e lo sta facendo umiliandoci, disperdendoci, lacerandoci, deportandoci, sfinendoci.

Dopo l’ennesimo anno da cani, un anno di resistenza attiva, di faticacce, di assemblee tese ed estenuanti, di facchinaggio, di trasferte a Roma, di collassi sotto al sole, di comizi urlati, di volantini, banner, slogan, presidi, comunicati, trasmissioni, scioperi della fame, liti coi giornalisti, controinformazione, proteste, Mimmi sulle gru bruciati dal sole, mazzate, delusioni, insulti feroci, lezioncine indecenti, voltagabbana del Pd gongolanti di vendetta tardiva nel vedere gli odiati professori finalmente stravolti, con gli occhi di fuori e l’anima disseccata, scioperi e scioperoni, audizioni-farsa, emendamenti, affossamenti, votazioni blindate e scippate, speranze ammazzate o suicide, palpiti da “oxi”, condanne a morire di debito e, infine, un presidente che, ignorando le suppliche e le argomentazioni di milioni di italiani, ha firmato con incredibile nonchalance l’atto di morte della Costituzione e della Scuola, così, come si tira il colpo di grazia a un cavallo azzoppato, ancora non siamo stanchi di subire, ancora non siamo sazi di vomito e di schifo, ancora ci angosciamo e tremiamo, ancora scriviamo letterine piene di sdegno al servo tonto della Trojka, ancora ci facciamo venire la tachicardia, piangiamo, abbracciamo i figli col terrore di doverli abbandonare per chissà quanto, per andare da Palermo a Pordenone o da Cuneo a Catanzaro, dopo una media di 15 anni di precariato, nonostante la sentenza UE, a tappare buchi e a cercare di sopravvivere per e con 1000 euro al mese, pur avendo 2000 punti in graduatoria; ancora non siamo furiosi per il furto di vita continuo, per un’istruzione rabberciata, ai minimi termini, per il caos inverecondo, per le direttive tardive e ambigue, per le sentenze ignorate, per i lobbisti che rubano cattedre agognate, trasformandole in un miraggio per i “fessi” che c’erano quasi arrivati, per lo squallore infinito dei sindacati gialli, che gettano i dadi sulle nostre vite, sbavano al pensiero della valanga prossima di ricorsi su cui ingrassare, mettono toppe, predicano rassegnazione e inducono a pazientare, a mettere in borsa qualche libro e qualche cordiale contro l’infarto e a partire, a 40/45 anni, per andare anche in culo al mondo, perché non basta lo sbattimento fatto finora, perché il ruolo bisogna pagarlo e scontarlo con il sangue, con il sacrificio estremo, con l’alienazione, financo con la vita dei figli! E ancora, ancora replichiamo, dalle tastierine a chi ci dice di ringraziare Iddio, ché c’è chi il lavoro non ce l’ha, di ringraziare Iddio che la patria, con questa crisi, dia ancora lavoro a delle femmine, a dei corpi stupra-e-getta che s’ostinano a non tornare ai fornelli e ai bordelli, a non levare il disturbo, a non liberare posti destinati ai maschi veramente produttivi come Faraone!

Ci chiediamo, ancora, se si debba o no fare la “DOMANDA“: Ma che domanda? … Che domanda, colleghi? Perché? A chi?

Noi siamo in graduatorie statali e abbiamo titolo all’assunzione, dopo anni e anni di sfruttamento! Non siamo aspiranti pivelli che mandano il curriculum a un privato!

La richiesta di inoltrare una domanda su tutto il territorio nazionale per essere assunti solo per tre anni in non si sa quale ruolo è un vigliacco e incivile abuso, una vessazione sadica, una tortura psicologica, una chiara violazione dell’art. 3 della Costituzione, una violenza e una prepotenza fatta soprattutto alle precarie, cui si chiede surrettiziamente di rinunciare a un lavoro amato e svolto fino ad oggi in condizioni di estremo disagio logistico, economico e professionale!

NON PENSIAMO A DENUNCIARE EX POST O A RIVALERCI: E’ ANCORA IN NOSTRO POTERE NON SUBIRE, NON ESEGUIRE, NON INVIARE NIENTE!

Ci stanno chiedendo qualcosa di più che un altro decennio di sacrifici: ci stanno chiedendo di riconoscere la loro onnipotenza sulle nostre vite; ci stanno chiedendo di baciare la mano che ci schiaffeggia; ci stanno imponendo quella proscinesi che il delirio dei tiranni più folli arrivò a pretendere da cittadini ridotti a sudditi! Vogliono qualcosa di più della nostra sofferenza: vogliono che scriviamo di nostro pugno la nostra condanna, che invochiamo il calcio che ci spezzi i denti, che ci proclamiamo paghi e pronti a barattare il loro nulla, un lavoro degradato, servile e per sempre precario, con il trauma del nostro sradicamento e con l’abbandono delle nostre terre e dei nostri figli!

COLLEGHI: NESSUNO, NESSUNA INVII QUESTA MALEDETTA DOMANDA DI SCHIAVITU’ VOLONTARIA! NON NE DEVE ARRIVARE MANCO UNA!

DEVONO RESTARE BASITI, ATTONITI; DEVONO FINALMENTE OBBEDIRE LORO A NOI, PERCHE’ LA LEGGE SIAMO NOI, ORA CHE NON C’E’ PIU’ LEGGE RICONOSCIUTA; DEVONO DARCI QUEL CHE CI SPETTA E QUEL CHE AVANZIAMO PER LE SOFFERENZE PASSATE! OGNI DOMANDA CHE ARRIVERA’ SARA’ PER LORO UNA CONFERMA DELLA NOSTRA AVVENUTA ADDOMESTICAZIONE, DELLA NOSTRA DISPONIBILITA’ AD ESSERE MASSACRATI!

Ora è il momento di essere COERENTI. LA LOTTA SI FA CON L’AZIONE, NON SOLO NELLE PIAZZE. Abbiamo gridato in piazza “NO AL CONCORSO!” e però poi siamo andati a testa bassa a iscriverci e a farci umiliare dai quizzoni di Profumo; ebbene: cosa ne abbiamo ricavato? NIENTE! I “vincitori” sono ancora a casa, le controversie sono aumentate, le cattedre sono diminuite e i diritti non esistono più!

IMPARIAMO DAI NOSTRI ERRORI; IMPARIAMO A NON OBBEDIRE E A NON AVER PAURA!

Basta protestare a chiacchiere: non serve! BISOGNA NEGARE COLLABORAZIONE, RIFIUTARSI IN MASSA DI RICONOSCERE CHE 2+2 FA 5 PERCHE’ LO DICONO LORO PUNTANDOCI IL COLTELLO ALLA GOLA! NON POSSONO “UCCIDERCI” TUTTI!

L’imperatore Caracalla prese il trono ammazzando suo fratello Geta in braccio alla loro madre. Fatto ciò, chiese a Papiniano, il più illustre giureconsulto del suo consistorium, di recitare un discorso in cui giustificasse ed elogiasse il fratricidio. Papiniano si rifiutò; Caracalla lo fece uccidere. Era il 213 dopo Cristo.

Noi siamo intellettuali e difensori della Costituzione. Abbiamo il dovere morale di rifiutare collaborazione a chi ci chiede di pervertire e prostituire i principi che insegnamo, in cui crediamo e conformemente ai quali cresciamo le nuove generazioni… Facciamolo! Non rispondiamo alla chiamata a servitù!

Ci costerà molto meno che a Papiniano: lui, infatti, dovette opporre un rifiuto al feroce Caracalla; ricordiamoci che noi abbiamo dall’altra parte, invece, il grottesco “Devid di Maichelangel “!

Marcella Raiola

PARTIGIANI DELLA SCUOLA PUBBLICA, NON SQUADRISTI!

Documento sottoscritto, in una sola giornata, da quasi mille docenti, gruppi in lotta, accademici e lavoratori ata.

Offesa più grave non avrebbe potuto rivolgere, la Ministra Giannini, a noi docenti, e in particolare a noi docenti in lotta, che scendiamo in piazza da anni per rivendicare il rispetto degli articoli e delle prescrizioni di quella Costituzione spregiata e aggredita in modo inusitato dal governo Renzi, quella Costituzione che è nata dalla Resistenza antifascista, dal sangue di migliaia di donne e di uomini, di docenti capaci di sostanziare di storia e cultura la loro ripulsa e di studenti adolescenti, che del fascismo e dei suoi macabri, grotteschi rituali hanno invece avuto istintivo ribrezzo. Assimilare docenti e studenti giustamente e legittimamente indignati ad una torma di servi balordi ottusi, analfabeti, sessisti e razzisti quali furono gli squadristi veri, è un affronto intollerabile, mistificatorio e irricevibile, specie da una glottologa, che di abusi semantici e di interessati riusi terminologici dovrebbe essere esperta. Noi siamo i partigiani della Scuola e della Democrazia, non gli squadristi. La Democrazia è un bene preziosissimo, e va difeso con le unghie, con i denti, con le pentole e con le urla.

Non siamo certo contenti che la relazione tra la Scuola e il governo attuale sia tale da dar luogo a episodi come quello di Bologna; troviamo tuttavia significativo e “istruttivo” che la ministra abbia potuto per una volta sperimentare il senso di impotenza e di frustrazione che i docenti italiani, illusi, messi alla porta, diffamati, derisi, umiliati umanamente e professionalmente, provano da anni, e che fa affiorare naturalmente alle labbra e alla mente il riferimento al fascismo. Non a caso, infatti, noi docenti ne abbiamo di frequente evocato lo spettro pauroso, nei nostri documenti polemici e negli slogan con cui abbiamo scandito i nostri innumerevoli cortei, per stigmatizzare riforme liberticide come quella che il governo vorrebbe imporci, a tappe forzate e con atto d’imperio, dopo una consultazione fasulla e audizioni mortificanti, in cui nessuna delle nostre voci critiche è stata ascoltata e nessuna delle nostre proposte alternative, tra cui una legge di iniziativa popolare sottoscritta da 100.000 cittadini, è stata recepita.
Rimandiamo al mittente l’odioso termine “squadrista”, dunque, che a nostro parere si addice e si attaglia maggiormente a chi manganella studenti minorenni che protestano democraticamente; a chi manda i poliziotti in assetto antisommossa a presidiare il ministero perché il dissenso resti alla porta, come accaduto lo scorso 14 novembre, quando il MIUR si è rifiutato di accogliere docenti che recavano più di duecento mozioni contro “La Buona Scuola“; a chi cambia casacca politica per interesse personale, dando prova di incoerenza; a chi emana decreti nel cuore della notte, come avvenuto il 23 maggio scorso, a poche ore dalle elezioni europee, per cambiare le regole del gioco e calpestare chi vi avesse fatto affidamento; a chi trasforma una sentenza europea che obbliga ad assumere in un presupposto di esclusione dal lavoro, con vergognosa e ritorsiva torsione di diritti e Diritto; a chi sostituisce manu militari i membri di una Commissione al lavoro per redigere una nuova legge elettorale perché “disobbedienti” al diktat del “padrone”; a chi non tiene in nessun conto la Costituzione, la Legalità (di cui, pure, si riempie la bocca) e la Democrazia, che ha procedure e regole da tempo vilipese o inapplicate; a chi vuole un corpo docente ideologicamente controllato, asservito e in ginocchio; a chi vuole una didattica asfittica, sterilizzata dai quizzetti Invalsi, rigettati da chi li ha inventati e imposti, qui, da Confindustria; a chi, infine, vuole istituzionalizzare e riaffermare il pensiero unico (questo, sì, fascista pleno iure!) diffamando, affamando e ricattando i docenti, e facendo loro la guerra, anziché supportarli nel loro delicatissimo compito…
I docenti e i lavoratori della Scuola in lotta mandano a dire, dunque, alla ministra Giannini, che la “squadrista”, a rigore, sarebbe lei, insieme ai suoi collaboratori e agli altri membri di questo esecutivo dichiaratamente incostituzionale.
Sono loro quelli che vogliono darci la purga, spacciandola per nettare. Ma proprio perché conosciamo l’orribile sapore delle purghe, noi non ci caschiamo.

ADESIONI AL DOCUMENTO

  1. Precari Scuola Campania
  2. Comitato Precari ATA Roma
  3. Partito Nazionale Precari
  4. Coordinamento ITP Sicilia
  5. Gruppo “Docenti per la Scuola pubblica Statale”
  6. Gruppo “Insegnanti calabresi”
  7. Gruppo “Forum Insegnanti- pagina di resistenza”
  8. Coordinamento Precari Scuola Napoli
  9. Gruppo “Precari Uniti contro i Tagli”
  10. Gruppo “Un PASso per l’abilitazione. Precari uniti per la richiesta di un nuovo PAS)
  11. Gruppo Fb “La Scuola non si tocca”
  12. Gruppo Facebook “Classe di Concorso A052” (1.321 membri)
  13. Coordinamento Provinciale Docenti Utilizzati Sassari (Copdus)
  14. Associazione Napoli-Scuole “Zona Franca” – Napoli
  15. Gruppo Precari in lotta di Modena
  16. Lea Facenna
  17. Danilo Araimo
  18. Maria Rosaria Perrelli
  19. Lorella Gallo
  20. Flavia Pierro
  21. Francesco Paolo Magno
  22. Gino Ciccone
  23. Adriana Flauto
  24. Daniela Costabile
  25. Nina Effemele
  26. Enza Sirianni
  27. Rosario Oliviero
  28. Francesca Lombardo
  29. Alessandra Casadio
  30. Lucia Maria Aresu
  31. Maurizio Tirassa
  32. Maria Pia Gemelli
  33. Ferdinando Goglia
  34. Monica Fontanelli
  35. Flavia Talone
  36. Maria Manto
  37. Elena Bernaudo
  38. Antonia Guerra
  39. Giuliana Albarella
  40. Daniela Placenti
  41. Alessio Calabrese
  42. Maria Grazia Fazzino
  43. Alessia Tsagris
  44. ANtonello Nave
  45. Anna Maria Pizzo
  46. Ippolita Di Lecce
  47. Silvia Ferri
  48. Mariarosaria De Lucia
  49. Marialuisa Scillia
  50. Luca Ricciotti
  51. Chiara Avallone
  52. Fioretta Menta
  53. Virginia Taranto
  54. Simona Albarano
  55. Pina Mulas
  56. Francesca Palumbo
  57. Silvia Luchi
  58. Katia Punzo
  59. Giuditta Nisi
  60. Antonella Marini
  61. Ciro Cascone
  62. Rosanna Attanasio
  63. Maria Grazia Del Bene
  64. Flavia Clari
  65. Teresa Cannavale
  66. Arianna Romano
  67. Chiara De Pietro
  68. Caterina Conidi
  69. Rosalba Lanza
  70. Monica Capo
  71. Maria Teresa Borra
  72. Carmen Urciuoli
  73. Marzia Bolognini
  74. Carmine Cortile
  75. Mafalda Broccoli
  76. Graziella Rapisarda
  77. Marcelli Fiorenza
  78. Arianna Ussi
  79. Maurizio Balsamo
  80. Daniela Sarti
  81. Marialetizia Molla
  82. Paola Gargarella
  83. Patrizia Cimino
  84. Patrizia Mazzù
  85. Annalisa Tortoriello
  86. Stefano Ulliana
  87. Massimiliano De Tora
  88. Irene Scarpelli
  89. Flavia Pierro
  90. Francesca Papi
  91. Linda Russo
  92. Ivana Cascone
  93. Stefania Azzollini
  94. Maria Scalaprice
  95. Anna Maria Attore
  96. Sandra Zingaretti
  97. Laura Corvaglia
  98. Giovanni Di Gennaro
  99. Alessandra Capoccia
  100. Alberto Orengo
  101. Anna Morrone
  102. Mariella Melito
  103. Ada Musì
  104. Maddalena Donadio (presente a Bologna, alla contestazione alla Giannini!)
  105. Paolo Luciani
  106. Dino Bruno
  107. Sandra Rignanese
  108. Daniela Rolfi
  109. Valentina Petillo
  110. Maria Grazia Chetta
  111. Elena Di Bartolomeo
  112. Rosella Cerra
  113. Maurizio Braggion
  114. Giorgia Tarallo
  115. Grazia Franca Milella
  116. Flavia Clari
  117. Barbara Gentili
  118. Giovanna Consonni
  119. Licia De Luca
  120. Salvo Iocca
  121. Anna Carta
  122. Paola Ciccarese
  123. Antonio G. Condorelli
  124. Claudia Grippo
  125. Francesca Tedeschi
  126. Annachiara Piffari
  127. Simona Selene Scatizzi
  128. Ivana Cascone
  129. Laura Corvaglia
  130. Gennaro Ascione
  131. Francesco D’Angelo
  132. Alessandra di Spilimbergo
  133. Maria Rosaria Perrelli
  134. Chiara Avallone
  135. Giuseppe Briguglio
  136. Maria Elena Pisani
  137. Martina Scarpa
  138. Italia Baldiotto
  139. Pietro L. Aquino
  140. Carmine Sanarico
  141. Ornella Discanno
  142. Maurizio Mussolino
  143. Antonia Mele
  144. Paola Antignano
  145. Valentina Bosio
  146. Pietro Pezzella
  147. Ada Magno
  148. Laura Mazzotti
  149. Tiziana Boncoraglio
  150. Angela Mingione
  151. Donatella Ruiu
  152. Carla Marotta
  153. Sofia Martino
  154. Maria Valenti
  155. Antonia Giammatteo
  156. Loredana Cozzolino
  157. Mariano La Marra
  158. Paola Silveri
  159. Franca Musu
  160. Gabriella Mazza
  161. Elena Cuoco
  162. Maria Elena Pisani
  163. Maria Valenti
  164. Gianna Veltri
  165. Pasquale Menduni
  166. Paola Morichelli
  167. Valeria Pinotti
  168. Raffaella D’Aniello
  169. Gianfranca Pisani
  170. Grazia Cerulli
  171. Katia La Forgia
  172. Donata Niccolai
  173. Susanna Cappellini
  174. Carla Petrucci
  175. Stefania Zampi
  176. Maya Nodari
  177. Margherita Lonardo
  178. Agnese Bifulco
  179. Francesco Guerra
  180. Maria Giovanna Anania
  181. Daria Flaviana Lepore
  182. Guido Guerini
  183. Barbara Gentili
  184. Olga Graziano
  185. Anna D’Ambrosio
  186. Maria Vittoria Sanna
  187. Carla Verdecchia
  188. Simona Paglia
  189. Teresa Casillo
  190. Lidia Marzella
  191. Rosa Baccaro
  192. Emanuela Arcaleni
  193. Rosanna Candido
  194. Antima Santagata
  195. Loredana Bianchi
  196. Giusy Chiarelli
  197. Tiziana Romano
  198. Marcello Egitto
  199. Giuditta Faina
  200. Antonia Mele
  201. Valerio palma
  202. Loredana Bianchi
  203. Grazia Ardillo
  204. Cristina Prioriello
  205. Sana Fisichella
  206. Arianna Ugolini
  207. Maria Rosaria De Marco
  208. Luca Falorni
  209. Alessandro Armata
  210. Liana Cammarata
  211. Paola Comand
  212. Erika Giacometti
  213. Angelica De Gennaro
  214. Maria Rosaria Vaiano
  215. Saveria Strati
  216. Fedora Principe
  217. Rosa Iovene
  218. Paola Bavuso
  219. Rosalba Testamento
  220. Mariapia Fierro
  221. Margherita Scotto Di Perta
  222. Antonella Fusco
  223. Erika Giacometti
  224. Concetta De Leo
  225. Colomba Cavaliere
  226. Maria Cozzolino
  227. Lorella Masseria
  228. Andrea Romanazzi
  229. Carmelo Boncaldo
  230. Riziero Agostinelli
  231. Mariangela De Rienzo
  232. Tiziana Ilaria
  233. Sonia Sciuto
  234. Silvia Morelli
  235. Antonietta Toraldo
  236. Angela De Cicco
  237. Piera Carboni
  238. Loredana Paparone
  239. Loredana Saulle
  240. Sandra Zingaretti
  241. Paola Rosati
  242. Giorgio Jorio
  243. Orsola Parmegiani
  244. Giusy Monteleone
  245. Tiziana Olivieri
  246. Marcello Nobili
  247. Eliana Pecere
  248. Lara Romano
  249. Rosa Fragalà
  250. Stefania Gabellini
  251. Irene Scarpelli
  252. Roberto Carbonara
  253. Sabina Bracaccini
  254. Antonella Mariano
  255. Francesco Simone
  256. Luisa Muscillo
  257. Amanda Garau
  258. Piera Virgili
  259. Ludovico Chianese
  260. Rosa Alba
  261. Silvia Alberti
  262. Marilia Barbato
  263. Debora Miano
  264. Maria Rosa Coscia
  265. Francesca Giurgevietzsch
  266. Anna Raffio
  267. Tonino Incipini
  268. Annalisa Raffone
  269. Daniela Flaccomio
  270. Mariangela Priarolo
  271. Giusy Galioto
  272. Luisella Salve
  273. Carla Verdecchia
  274. Addunta Rita Belfiore
  275. Patrizia Mazzù
  276. Patrizia Compagnucci
  277. Maria Palumbo
  278. Salvatore Lucchese
  279. Roberta Tarquini
  280. Biagio Piro
  281. Anna Neglia
  282. Aniello Cavezza
  283. Gianpaola Di Caprio
  284. Cristiano Tedesco
  285. Patrizia Turchi
  286. Abele Rizzello
  287. Angela Moschetti
  288. Rossella Ian
  289. Antonella Canti
  290. Anna Errichiello
  291. Silvia Nicolini
  292. Maria Clara Bottoni
  293. Maria Francesca Crea
  294. Ilaria Ferrara
  295. Mariella Papa Maria
  296. Floranna Greco
  297. Elvira Francomano
  298. Claudio Vassallo
  299. Stefania Stassi
  300. Rosanna Basso
  301. Daniela Gabrielli
  302. Irene Zanot
  303. Ada Capone
  304. Maria Filardi
  305. Gianfranco Cavallaro
  306. Maria Rosaria De Marco
  307. Alessandra Andreozzi
  308. Mercedes Turco
  309. Giovanna Salerno
  310. Ermete Ascione
  311. Paola Raspa
  312. Daniela Fazio
  313. Patrizia D’Angelo
  314. Clelia Della Ragione
  315. Valentina La Pera
  316. Luisa Giuffrida
  317. Maria Mayo
  318. Elda Piacentini
  319. Angela Sara Catoni
  320. Anna Paola Savarese
  321. Mariarosaria De Marco
  322. Antonio Aprigliano
  323. Valentina Sanna
  324. Anna Zocco
  325. Maria Fabiani
  326. Margherita Graziani
  327. Alessia Musati
  328. Anna Maria
  329. Mariacristina Paglino
  330. Nicoletta Aresu
  331. Monica De Luca
  332. Marta Mongelli
  333. Elvira Morgana
  334. Liana Cammarata
  335. Santina Bua
  336. Maria Sole
  337. Valeria Di Marco
  338. Ornella Broccoli
  339. Rossella Carducci
  340. Anna Giannetto
  341. Giovanna Filomena Palumbo
  342. Barbara Visicchio
  343. Daniela Bindi
  344. Salvatore La Marca
  345. Maria Chiara Grauso
  346. Raffaele Di Pasquale
  347. Carmela Rotondo
  348. Aristide Donadio
  349. Serena De Maria
  350. Maria Grazia Colicchio
  351. Maurizio Giacomantonio
  352. Erika Picariello
  353. Vincenzo Crupi
  354. Valeria Giordano
  355. Licia Cataldi
  356. Marina Boscaino
  357. Tiziana Liliana D’Aniello
  358. Filomena Barretta
  359. Maria Vollono
  360. Maria Anna D’Aniello
  361. Luisa Veneruso
  362. Sonia Passannanti
  363. Francesca Lupo
  364. Letizia Bosco
  365. Nilde Sarmiento
  366. Teresa Palermo
  367. Simona Selene Scatizzi
  368. Stefania Pirozzi
  369. Chiara D’Amato
  370. Antonia Messineo
  371. Giuseppe Lomuscio
  372. Diana Capparella
  373. Alessandra Pirozzi
  374. Maria Fumarola
  375. Barbara Acero
  376. Claudia Fanti
  377. Alessandra Gruppioni
  378. Bruna Siciliano
  379. Dario Parisi
  380. Daniela Franco
  381. Vincenza Cavaleri
  382. Luisella Salve
  383. Vincenzina Pace
  384. Claudio Cugia
  385. Domenico Rignanese
  386. Domenico Ligorio
  387. Maria Rosa Porru
  388. Giovanna Fusari
  389. Elisabetta Galeotti
  390. Maria Giuliano
  391. Francesca Pandolfi
  392. Vincenzo Di Maro
  393. Anna Rosa Musiu
  394. Maria Grazia Paradiso
  395. Viviana Savino
  396. Mattia Pozzolese
  397. Vito Fumai
  398. Maria Compagnone
  399. Giuseppina Maggi
  400. Monica Solinas
  401. Giuseppe Vollono
  402. Giuseppe Aragno
  403. Grazia Giotta
  404. Patrizia Saporiti
  405. Giovanna Pau
  406. Michele Sarullo
  407. Marta Lenzi
  408. Nino Lucchesi
  409. Gilda D’Abramo
  410. Anna Riccardi
  411. Maria Monti
  412. Paola Colla
  413. Romina Del Carro
  414. Adriana Catalano
  415. Stefania Cavalieri
  416. Fabrizio Scontrino
  417. Maddalena Lo Fiego
  418. Rita Cardia Roberti
  419. Teresa De Feo
  420. Michele Mimmo
  421. Annarita Frattolillo
  422. Angelo Tataranni
  423. Fabiana Prata
  424. Anna Ciccullo
  425. Antonella Vinciguerra
  426. Lina Veri
  427. Mariella Romano
  428. Marilena Muto
  429. Nunzia Marchetta
  430. Mena Vigilia
  431. Loredana Trovato
  432. Maria Leonardo Notarangelo
  433. Maria Virtuani
  434. Rosanna Rizzo
  435. Caterina Buccheri
  436. Simona Quinto
  437. Valentina Prosperini
  438. Annita Carugno
  439. Luisa Mauro
  440. Tania De Filippo
  441. Sabina Mazzella
  442. Marcella Scalamandrè
  443. Luca La Fauci
  444. Gianfranca Pisani
  445. Marcella Arcidiacono
  446. Claudia Urzì
  447. Annarita Trigiante
  448. Samantha Mei
  449. Roberta Fiorelli
  450. Wanda Mira
  451. Gabriella Pesapane
  452. Filomena Cesarano
  453. Anita Solli
  454. Linda Russo
  455. Anita Cristiano
  456. Patrizio Coppola
  457. Saverio Sodano
  458. Aldo cupano
  459. Daniela Casale
  460. Fabio Capitano
  461. Luigi Piacente
  462. Giuseppe D’Avino
  463. Anna Pagani
  464. Marisa Magnifico
  465. Cristina Reinero
  466. Roberta Marchio
  467. Rossella Atzori
  468. Giovanni Gallo
  469. Elisa Macario
  470. Daniela Franco
  471. Carla Verdecchia
  472. Anna Giannattasio
  473. Vincenzo De Gennaro
  474. Michela Nardocci
  475. Pamela Mezzasalma
  476. Rosalba Carrino
  477. Stefania Gianforte
  478. Irene Coiante
  479. Paola Montesanti
  480. Raffaele De Gregorio
  481. Marco Raspanti
  482. Francesca Savino
  483. Valerio Golfieri
  484. Giuditta Nisi
  485. Claudia Fanti
  486. Italia Baldiotto
  487. Elvira Morgana
  488. Cosimo De Nitto
  489. Simona Malinconico
  490. Monica Fontanelli
  491. Sylvana Rossi
  492. Marilena Pinna
  493. Angela De Angelis
  494. Carmela Carotenuto
  495. Giuseppe Vacirca
  496. Clementina D’Amico
  497. Marta Lenzi
  498. Luisa Costalbano
  499. Maria Altieri
  500. Rosanna Verbaro
  501. Anna Rita Allocca
  502. Elisa Virone
  503. Valentina Gagliardi
  504. Mirella Fois
  505. Rita Annunziata
  506. Adriana Scrollavezza
  507. Giorgio Lonardi
  508. Maria Laura Celli
  509. Marina Piras
  510. Patrizia Petito
  511. Maurizio Balsamo
  512. Anna Maria Totaro
  513. Alberto Pisacane
  514. Anna Maria Alfè
  515. Serena Iacono
  516. Alessandra Fadda
  517. Mauro D’Ettorre
  518. Annarita Frattolillo
  519. Gabriele Tangredi
  520. Asia Semeraro
  521. Nadia Puddu
  522. Nino Polito
  523. Stefania Cavalieri
  524. Marirosaria De Lucia
  525. Kati Lipani
  526. Alessandra Armaroli
  527. Maria Savino
  528. Fedra Bucelli
  529. Ivana Calvetti
  530. Daniela Matacchiera
  531. Mariagrazia Scognamiglio
  532. Mary Lo Fiego
  533. Rossella Carducci
  534. Monica De Leo
  535. Paola Zusi De Benedictis
  536. Assunta Burro
  537. Filomena Tiano
  538. Michele Sarullo
  539. Marisa della Monica
  540. Caterina Rossi
  541. Francesca Scialpi
  542. Daniela Lo Monaco
  543. Fabio Giobbe
  544. Antonella Vaccaro
  545. Elena Petroni
  546. Italia Baldiotto
  547. Viola Di Marzio
  548. Ilenia Panicucci
  549. Fioretta Menta
  550. Marta Mongelli
  551. Dalia Collevecchio
  552. Valentina Ricciardi
  553. Rita Carella
  554. Valeria Cardilli
  555. Serena Natali
  556. Jacopo Gioli
  557. Paola Caniglia
  558. Francesca Mastrovalerio
  559. Giusy Versace
  560. Mariano Lo Faro
  561. Miriam Petruzzelli
  562. Giuditta Rezza
  563. Angela Palmieri
  564. Carlo Mercorelli
  565. Lucia Perenze
  566. Puggioni Maria Caterina
  567. Michela Malusa
  568. Annalisa Fittipaldi
  569. Luana Della Vecchia
  570. Alice Cati
  571. Filippo Maria Paladini
  572. Elisa Crosara
  573. Laura La Barbera
  574. Elisa Cennamo
  575. Giovanna Gastaldello
  576. Monica Mariani
  577. Barbara Iantorno
  578. Teresa Romito
  579. Sara Miele
  580. Maria Paola Fabiocchi
  581. Donatella Pironti
  582. Elena Bossi
  583. Gloria Benedetti
  584. Michele Guerra
  585. Susy Capuano
  586. Bianca Zarone
  587. Nuccia Nardone
  588. Marina De Curtis
  589. Elisabetta Cappucci
  590. Loredana Tancredi
  591. Daniela Basile
  592. Ornella Faticato
  593. Chiara Benedettini
  594. Giulio Garuti Simone
  595. Caterina Ieracitano
  596. Luana Manzo
  597. Alessia Tsagris
  598. Luigi Placido
  599. Franco De Felice
  600. Giovanna Consonni
  601. Angela Lucibello
  602. Antonietta Dedola
  603. Gianpaola Di Caprio
  604. Francamaria Romano
  605. Patrizia Montemurro
  606. Umberto Orsella
  607. Rosy Labriola
  608. Anna Attanasio
  609. Michele Villani
  610. Donatella Spinelli
  611. Anna Maria Ghilardi
  612. Maria Antonietta Fini
  613. Angela Mastromarco
  614. Mariteresa Cantalupo
  615. Rossella Pessina
  616. Lena Vitiello
  617. Riccardo Infantino
  618. Lucia Taccola
  619. Mariarosa Vernaleone
  620. Anna Caligiuri
  621. Rossella De Paola
  622. Lucetta Trentalance
  623. Adonella Silvetti
  624. Maria Teresa Formisano
  625. Errica Masera
  626. Pietro Li Causi
  627. Franca Lorè
  628. Salvatore Accoto
  629. Maria Giovanna Vernaleone
  630. Angelisa De Candia
  631. Paola Ciocci
  632. Elisabetta Aleotti
  633. Anna Campora
  634. Rossella Caso
  635. Franco Innamorato
  636. Pietro Atzori
  637. Lara Nocito
  638. Margherita Granaldi
  639. Patrizia Policastri
  640. Marina Aili
  641. Tosca Costanzo
  642. Giovanna Tuan
  643. Damiano Mallozzi
  644. Costantino D’Argenio
  645. Francesca Lunanova
  646. Giovanna De Simone
  647. Luana Iole Canu
  648. Bianca Polato
  649. Balzotti Concetta
  650. Barbara Spinardi
  651. Ciro Marciano
  652. Graziella Rallo
  653. Valeria D’Amico
  654. Annarella Collu
  655. Pierfrancesco D’Abramo
  656. Mariarosaria Bova
  657. Mariarita Rinna
  658. Piero Bongio
  659. Monica Valeria Brundu
  660. Dorina Bera
  661. Annalisa Del Morrone
  662. Paolo Miele
  663. Chiara Silvestri
  664. Gabriella Maiorano
  665. Martorelli Giuseppina
  666. Anna Maria Totaro
  667. Francesca Soave
  668. Manuela Asaro
  669. Caterina Maria
  670. Francesca Badalucco
  671. Daria Loreti
  672. Maria Cristina Cireddu
  673. Stefania Sicignano
  674. Tullia Blundo
  675. Anna Maria Rugiada
  676. Rosalba Rappa
  677. Renato Grassi
  678. Annetta Nina Benvenuto
  679. Maria Pugliese
  680. Patrizia Buffa
  681. Mimma Sellaro
  682. Vania Falconieri
  683. Maria Luisa Olivo
  684. Gelsomina Maglio
  685. Grazia Cerrone
  686. Aldo Biffaro
  687. Paolo Galloni
  688. Domenico Bergamo
  689. Marina Nardovino
  690. Susanna Giansanti
  691. Elena De Santis
  692. Paola Ottaviani
  693. Maria Ravì
  694. Loredana Zoino
  695. Barbara Surricchio
  696. Angelica Pirro
  697. Elena Miglietta
  698. Anna Bartolini
  699. Rossella De Paola
  700. Beatrice Damiani
  701. Silvana Rina Nespolo
  702. Maria Di Giovanni
  703. Gabriella Corsini
  704. Adriana Darconzo
  705. Maria Gaudiosi
  706. Carmen De Rosa
  707. Paola Sanges
  708. Gaia Colosimo
  709. Gemma Marrazzo
  710. Salvatore Lucchese
  711. Mena Moretto
  712. Lorenza Morini
  713. Bianca Ginesu
  714. Maria Valentina Miceli
  715. Micaela Fattorini
  716. Loredana Tancredi
  717. Bianca Grella
  718. Claudia Vella
  719. Dina La Mura
  720. Maria Mastropierro
  721. Ada Cugliandro
  722. Angelo Cataruozzolo
  723. Daniela Pia
  724. Paola Settembre
  725. Paola Cipriani
  726. Alberto Sanarica
  727. Laura Parisi
  728. Maria Rosaria Bova
  729. Valentina Guastini
  730. Costantina Puleo
  731. Luisa D’Errico
  732. Davide Fabris
  733. Annalisa Failla
  734. Giuseppina Cimmino
  735. Maria Falanga
  736. Roberta Riguzzi
  737. Piergiorgio Viti
  738. Caterina Pazienza
  739. Riccardo Poglio
  740. Claudio Moretti
  741. Antonio Pirrone
  742. Cinzia Sacco
  743. Salvatrice Raimondi
  744. Valentina Fabi
  745. Giuseppe Antonio Di Marco
  746. Maria Filo Pennetta
  747. Stefano Carrazza
  748. Emanuele Limpido
  749. Rosanna Cicala
  750. Felicetta Maisto
  751. Giorgio Gabrieli
  752. Barbara Nardi
  753. Maria Raffaella Romeo
  754. Elena Sandona
  755. Alessandro Guastella
  756. Gloria Benedetti
  757. Maria Teresa Romito
  758. Stefano Crescenzo
  759. Vincenzo Iannaccone
  760. Francesca Franco
  761. Daniela Leonti
  762. Paola Cantoni
  763. Anna Maria Pellecchia
  764. Valentina Vilardo
  765. Maria Lopedota
  766. Antonella Venneri
  767. Arianna Rallo
  768. Gina Giagnorio
  769. Sebastiano Sandri
  770. Elisabetta Farina
  771. Lucia Lo Giudice
  772. Antonello Zecca
  773. Franco Casula
  774. Georgia Conti
  775. Nicola Daniele
  776. Consolata Lapati
  777. Stefania Garzotto
  778. Spiller Errico
  779. Marisa Porzi
  780. Antonietta Picariello
  781. Maurizio Accardo Palumbo
  782. Antonello Falcone
  783. Manuela Pattaro
  784. Enrica Gentile
  785. Giuseppina Toretti
  786. Paola Frascone
  787. Rosa Tavano
  788. Elisa Macario
  789. Silvia Giuntini
  790. Sabrina Terrazzano
  791. Bianca Pastena
  792. Francesca Caldarelli
  793. Silvia Sais
  794. Marzia Martino
  795. Pierina Careddu
  796. Stefania Garzotto
  797. Cristina Tortoriello
  798. Lucilla Giannone
  799. Giorgio Antonangeli
  800. Annamaria Guerra
  801. Gabriella Benevento
  802. Anna Ferrara
  803. Luigi Cozza
  804. Alberto Liberti
  805. Brunella Testi
  806. Sandra Troilo
  807. Lucrezia Genovese
  808. Miriam Andrisani
  809. Norina Ciafarone
  810. Claudia Rivoli
  811. Armando Scala
  812. Alessandra Mazzaglia
  813. Valeria Cardilli
  814. Marina Di Tommaso
  815. Anna Maria De Milito
  816. Lorenzo Desidery
  817. Giovanna D’Ascanio
  818. Enza Pontarelli
  819. Daniele Contardo
  820. Rossella Doria
  821. Gianluca Alfieri
  822. Roberta Grazia Stefani
  823. Valentina Sannolo
  824. Daniela Bracco
  825. Antonio Granatieri
  826. Antonella Albano
  827. Gabriella Pietrantoni
  828. Miranda Di Francesco
  829. Francesca Boccini
  830. Georgette Kachar
  831. Patrizia Sorace
  832. Fulvio Pappagallo
  833. Fabiana Arnaudo
  834. Mario Gianfrate
  835. Maria Sofia Scognamiglio
  836. Costanzo Pirozzi
  837. Barbara Pianta Lopis
  838. Annalisa Bonica
  839. Ferruccio Carradore
  840. Rita La Sala
  841. Carmen Aschettino
  842. Patrizia Cimino
  843. Maurizio Tirassa
  844. Bianca Polato
  845. Diego Mazzarella
  846. Simona Grimaldi
  847. Rosalia Marino
  848. Tiziana De Filippo
  849. Chiara Masciolini
  850. Marina Maran
  851. Giovanna Neri
  852. Marilina Catinella
  853. Nadia Puddu
  854. Pio Acierno
  855. Marina Pulinas
  856. Rosella De Marco
  857. Ines Politi
  858. Maurizio Balsamo
  859. Mari Chiparo
  860. Romina Tanzi
  861. Pina Russo
  862. Daniela Pretto
  863. Cipriano Ciuzza
  864. Laura Rosa
  865. Mario Di Viccaro
  866. Antonella Meccariello
  867. Lucia Taccola
  868. Michela Di Paolo
  869. Susi Esposito
  870. Adelina Tirelli
  871. Michela Sollazzo
  872. Sergio Arizzi
  873. Guido Marchesano
  874. Marisa Galiani
  875. Giuliana Calmanti
  876. Paola Colla
  877. Fulvia Colla
  878. Rivoir Lorella
  879. Luce Brogna
  880. Girolama Fuoco
  881. Roberta Cresca
  882. Franca Petralito
  883. Annalaura Cannamela
  884. Carlo De Remigis
  885. Enzo Imparato
  886. Lina Parisi
  887. Antonella Bravi
  888. Paola De Benedictis
  889. Margherita Ferraro
  890. Ivo Ciarrapica
  891. Anna Aurora
  892. Francesca Usai
  893. Maria Gabriella Corsetti
  894. Giuliana Sassari
  895. Raffaele Santo
  896. Nicoletta Federico
  897. Stefania Bronzuto
  898. Anna Tammaro
  899. Marilena Tomaselli
  900. Bianca Zeppetella
  901. Patrizia Criscuolo
  902. Pietro Campanelli
  903. Silvana Mozzo
  904. Luisa Bocciero
  905. Gabriella Cassella
  906. Giovanni Spadafora
  907. Bouchra Fali
  908. Silvia Carli
  909. Patrizia Elia
  910. Gloria Ciardiello
  911. Elisabetta Amorosi
  912. Flavia Stefanizzi
  913. Francesca Scarnà
  914. Annamaria Muzio
  915. Susanna Ferretti
  916. Dino Barberini
  917. Francesca De Maria
  918. Nadia Caselli
  919. Caterina Iannella
  920. Daniela Agostini
  921. Roberto Chimenti
  922. Ika Calaresu
  923. Mara Ricci
  924. Maria Grazia Biggiero
  925. Lucia Finocchiaro
  926. Loredana Telese
  927. Anna Giannattasio
  928. Stefania Pagano
  929. Elvira Orsini
  930. Raffaele Gigliano
  931. Maria Rosaria Catanzaro
  932. Elisa Martello
  933. Ester Paone
  934. Massimiliano Fiorillo
  935. Igor Gianoncelli
  936. Elisabetta Lefons
  937. Rachele Nardella
  938. Massimo Maria Ferranti
  939. Annalisa Crociani
  940. Ada Sciolti
  941. Antonella Riccardi
  942. Maria Stefania Thea
  943. Stefania Bencivenga
  944. Marcello Fici
  945. Rossana Tarantini
  946. Carmela Dell’Aquila
  947. Rosanna Cammarota
  948. Claudia Rasile
  949. Teodosio D’Arienzo
  950. Katia Calì
  951. Giampiero Nappi
  952. Fabio Fattorini
  953. Filomena Cat
  954. Cristina Manzone
  955. Giuseppina Atzori
  956. Maria Grazia
  957. Paola Italiani
  958. Anna Luigia Moica
  959. Veronica Siciliano
  960. Patrizia Curzi
  961. Rita Marasco
  962. Francesco D’Aquila
  963. Ombretta Pastorelli
  964. Domenico Fortugno
  965. Antonello Costagliola
  966. Giuliana Buccoliero
  967. Federica Corsetti
  968. Carlo Merovingi
  969. Isabella Silvaggi
  970. Josiane Filippi
  971. Filomena America
  972. Dino Incollingo
  973. Emanuela Ferrarello
  974. Emiliana Puddu
  975. Antonella Gigante
  976. Anna Contessi
  977. Mariapia Tartaglione
  978. Rosa Maria Mistretta
  979. Roberta Fastacchini
  980. Antonio Cerciello
  981. Cinzia Carnì
  982. Grazia Privitera
  983. Teresa Madia
  984. Anna Tammaro
  985. Laura Raiola
  986. Marcella Raiola
  987. Annarita Mastroserio
  988. Giusy Costantino
  989. Lucia La Ferrara
  990. Roberto Villari
  991. Pina Russo
  992. Elisabetta Ascolese
  993. Modesto Caruso
  994. Gelsomina Accardo
  995. Tiziana De Lorenzo
  996. Egidio Leoni
  997. Gemma Gentile
  998. Clara Tortorelli
  999. Santa Colaleo
  1000. Sabina Demarco
  1001. Carmelo Eramo
  1002. Cristina Guardasole
  1003. Beatrice Burgo
  1004. Romana Passante
  1005. Maestra Titti
  1006. Eleonora Tommasi
  1007. Vera Ramasco
  1008. Salvatore Seminaro
  1009. Damiana Petruccelli
  1010. Antonello Pizzaleo
  1011. Roul Bonfiglioli
  1012. Pina Russo
  1013. Paola Franciosi
  1014. Antonella Di Pasquale
  1015. Mirca Serravalli
  1016. Nunzia Volpe
  1017. Salvatore Tartaglione
  1018. Melanie Segal
  1019. Ena Colantoni
  1020. Maria Antonietta Marotta
  1021. Gabriele Gatto
  1022. Sonya Imbrogno
  1023. Luca Vigna
  1024. Luciana Varì
  1025. Giuseppe Giamblanco
  1026. Lorenzo Federico
  1027. Patrizia Ronca
  1028. Giovanni Arlacchi
  1029. Doriana Fava
  1030. Vittoria Antonucci
  1031. Lauretta D’Angelo
  1032. Vanda Di Pastena
  1033. Alessia Pierucci
  1034. Daniela Sbrana
  1035. Chiara Martini
  1036. Michele Teonesto
  1037. Mary Boccia
  1038. Chiara Di Pietro
  1039. Aurelia Defrassu
  1040. Manuela Marcelli
  1041. Raffaella Rotilio
  1042. Laura Giustini
  1043. Carla Sorrentino
  1044. Daniela Perrone
  1045. Erika Balsamo
  1046. Sonia Bucci
  1047. Mariella Tramontano
  1048. Annamaria Borriello
  1049. Anna Bartolini
  1050. Camilla Tirelli
  1051. Antonella Recchia
  1052. Assunta Morrone
  1053. Angela Sannino
  1054. Emanuela Amato
  1055. Patrizia Maria Morrone
  1056. Anna Maria Savoia
  1057. Rosaria Musto
  1058. Serena Cesaretti

 

Il mito machista dello scaricatore e la nuova “paideia” renziana

Non so, francamente, se sia più patetica l’uscita di Poletti sulla rude fatica muscolare da infliggere ai minori come esperienza corroborante e formativa del carattere, o i giornalisti che stanno imbastendo sulla sua dichiarazione, giustamente definita “trogloditica” da Cacciari, teatrini e sondaggi palesemente volti a distrarre il popolo-pubblico dalle malefatte del governo, prima fra tutte la distruzione definitiva di quella Scuola della Costituzione deputata proprio a sottrarre i ragazzi allo sfruttamento e all’abbrutimento. 

“Sono troppi tre mesi di vacanza?” “Ha ragione il ministro Poletti?”  Un “potente”, una sua affermazione, un’arena per finti combattimenti e la richiesta di schierarsi “pro” o “contro”… Ecco: direi che dall’impostazione stessa dei programmi e dei salottini televisivi si possa evincere il livello del giornalismo italiano (e poi saremmo noi docenti a dover essere occhiutamente e severamente “valutati”!), che, tranne qualche lodevolissima eccezione, appare indistintamente asservito al potere di turno, intriso di qualunquismo, allergico ad ogni analisi propedeutica o approfondita, disposto a perpetuare luoghi comuni, a promuovere il feticismo e a martellare stereotipiche formulette liquidatorie spacciate per risolutive. 

 

A parte il fatto che i mesi di vacanza non sono tre, ma uno e mezzo, come i tanti colleghi che – vivaddio – si ostinano a ragionare hanno prontamente rimarcato, e a parte la viva repulsione che, a livello ideologico e pedagogico, suscita l’idea di un’immissione precoce dei ragazzi nel circuito di una “produttività” che dolosamente e grossolanamente ignora tutto quello che non si tocca, di mangia o si vende al mercato, nella rappresentazione fascistoide dell’adolescente-scaricatore-di-porto ci sono elementi ben più insultanti e sconcertanti.

Anzitutto, la “cancellazione” delle ragazze, delle studentesse, che pure costituiscono più della metà del corpo studentesco! Il modello della nuova “paideia” di massa governativa, l’ideale formativo del renzismo, insomma, prevede un’istruzione ridotta al minimo nelle sue componenti teoriche e teoretiche, un uso parco del cervello, l’abbandono preventivo di ogni ambizione, la rinuncia all’esplorazione delle proprie potenzialità e alla strutturazione di giudizi fondati, a vantaggio… delle cassette di frutta, appunto. Ora: è vero che la nostra lingua sussume nel maschile anche il femminile (e questo è un problema su cui bisognerebbe lavorare urgentemente), ma l’immaginario popolare provocato ad arte dal trogloministro non associa al termine “ragazzi” e al facchinaggio la figura femminile…

Quisquilie, mi si dirà, ma io ritengo che sia invece un dato rilevante per capire quanto orribilmente reazionaria sia la strategia che stanno adottando per rifeudalizzare la società e ricostituire un “ordine” in cui ciascuno resti deterministicamente e inappellabilmente vincolato alle proprie condizioni biologiche ed economiche di partenza.

Poletti ha inteso dire che i ragazzini, resi dalla Scuola troppo delicati e sognatori, avvezzi a declamare versi o a voltare pagine di libri, da “femminucce” o da “frocetti”, appunto, si facciano “uomini veri” sperimentando la fatica e dando il loro maschio contributo all’economia in crisi: un messaggio simile, oltre ad ignorare la fatica fisica pretesa dallo studio, di cui Gramsci sottolineava l’intensità e l’utilità estrema, soprattutto in vista dell’acquisizione di quelle capacità di autocontrollo e concentrazione essenziali alla sopportazione delle future fatiche e delle eventuali sconfitte, presuppone un’incredibile neutralizzazione ontologica, per così dire, della popolazione scolastica femminile.

Le ragazze, semplicemente, non ci sono. Vanno a scuola ma è come se non ci andassero, perché lo Stato non confida nelle loro capacità, non le ritiene degne né di istruzione né di reprimende; non le ritiene degne neppure di essere fatte oggetto di brutali inviti ad andare a tirar la zappa piuttosto che riempirsi la testa di fisime e teoremi. Che ci siano o non ci siano, che studino o non studino, le donne, non importa, non serve, non interessa. Nella nuova società indisponibile a garantire il welfare, è sottinteso che le donne debbano rassegnarsi al destino di “cura” e di offerta di sé per il nietzscheiano “riposo del guerriero” (o dello scaricatore).  

 

Il sessismo implicito nelle dichiarazioni di Poletti offende, dunque, preoccupa e fa male, ma offende e lascia sgomenti anche il semplicismo di una visione inarticolata e patinata della gioventù italiana in crescita, che dipinge i ragazzi e le ragazze d’Italia come parassiti troppo a lungo inerti e improduttivi, quasi fossero protagonisti della pubblicità di un qualche aperitivo, tutti benestanti, tutti proiettati verso una sinecura pagata dallo Stato o verso il posto lasciato loro, come in una “staffetta generazionale”, da un papà fortunato e danaroso… Poletti finge di non sapere che le adolescenti e gli adolescenti italiani, per la maggior parte, oltre a studiare, danno una grossa mano, in casa e fuori, ai loro genitori; non c’è bisogno di andare a cercarsi cassette di frutta da scaricare per capire che occorre dare il proprio contributo per portare avanti qualunque baracca!

I “rottamatori” oscurantisti, i corrotti moralisti che sono al governo si riempiono la bocca di famiglia e ne difendono la presunta “naturalità” negando i diritti civili a milioni di cittadini e cittadine, ma poi dimenticano che per mantenerla e mandarla avanti, questa sacrosanta famiglia, occorre l’aiuto di tutti i suoi membri, compresi i figli, gli alunni e le alunne, cioè, che ovunque, in Italia, collaborano alla gestione della vita domestica, facendo da baby-sitter ai fratelli e sorelle minori, lavando i piatti, cucinando, mettendosi alla cassa dei negozi, imparando a fornire “prestazioni”, insomma, la cui gratuità è accettabile e accettata proprio perché sono private, legate all’amore e non al guadagno, alla responsabilizzazione e non al profitto dei soliti pochi.

E’ proprio in questo tirocinio che le ragazze e i ragazzi apprendono e apprezzano la differenza tra il lavoro “strutturale” alla vita di un gruppo, la cura disinteressata, l’aiuto reciproco, e il lavoro imposto, il “posto di lavoro”, quello in cui un’attività, magari quella stessa che si svolge per amore e senso del dovere in famiglia, diventa contratto, regole, orari, contributi, rivendicazioni, limiti, straordinari, diritti, aspettative, dignità sociale.

 

Sarebbe inoltre colpevolmente omissivo non segnalare e non rinfacciare a Poletti anche le attività più che “meritorie” di quei giovani e giovanissimi, ragazze e ragazzi, che soprattutto a Napoli (e lo dico con grande orgoglio) danno ogni giorno prova di straordinaria abnegazione e determinazione, occupando luoghi di pena o complessi abbandonati come, di recente, l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario del quartiere Materdei, e lavorando come muli per riattarne i locali, recuperarne i giardini, arredarne gli interni, restituirne la fruizione a fasce di popolazione del tutto escluse dai servizi sociali, famiglie i cui bimbi non sanno cosa sia un parco, un’altalena, un campetto da calcio… A questa bella gioventù antifascista e solidale che studia e che si sobbarca all’onere di un lavoro non richiesto, non remunerato, sentito come fatto consustanziale ad una coerenza politica che deve farsi morale e corale, la frutta vogliamo portarla noi, per ringraziarli.

 

Studiare è lavoro. Crescere è una fatica immensa. Lavorare a 14-16 anni per un padrone senza remunerazione non è temprare il carattere, non è allargare gli orizzonti: è violenza. E un paese che manda a lavorare a nero i suoi minorenni è un fallito. Come tutti i violenti. 

 

“LORO”… VOGLIONO INSEGNARE!

Nel suo incontrollabile furor  rottamatorio, che ha per vittima la Democrazia, il Governo non si accontenta di accrescere la precarietà, ma, con inusitata leggerezza, espelle perfino dal girone dei precari centinaia di laureandi, relegati in un limbo che ne azzera, al momento, l’iter formativo e i sacrifici.

L’omessa considerazione della loro specifica condizione, infatti, rischia di tagliarli fuori da ogni prospettiva di inserimento nei meccanismi che presiedono all’abilitazione dei docenti, secondo un copione che, con curiosa inversione di effetti, si è già visto con i “Quota ’96”, insegnanti che avevano maturato i requisiti per la pensione all’agosto 2012 e che si sono visti condannati, invece, a rimanere in cattedra fino al 2018 per un errore grossolano della Fornero, che ha così sottratto ai tanti precari circa 4500 cattedre, inibendo il turn-over.

Il programma contenuto ne “La Buona Scuola” di Renzi, infatti, bocciato dagli studenti e dalle scuole, che in numero assai esiguo hanno risposto alla pseudoconsultazione virtuale lanciata dal ministero e che hanno emanato più di 200 mozioni collegiali in cui denunciavano l’irricevibilità e incostituzionalità delle proposte governative, prevede l’introduzione, dal 2016, di una laurea magistrale abilitante all’insegnamento, articolata in appena tre anni di studio delle discipline e in un biennio di corsi di didattica e pedagogia. Ciò vuol dire che, poiché nelle “more” non è prevista l’attivazione di alcun altro corso (TFA) abilitante, quanti stanno per laurearsi e intendono insegnare dovrebbero iscriversi nuovamente all’università, dopo due anni di inutile attesa, e affrontare, a rigore, un nuovo biennio di studi!

Di fronte a tale paradosso, gli studenti di LINK NAPOLI, Coordinamento Universitario hanno convocato, il giorno 12/02, presso la Facoltà di Lettere della Federico II, a Porta di Massa, una conferenza stampa, invitando anche i movimenti e i precari della Scuola in lotta, per illustrare la loro posizione e presentare un documento in cui avanzano la ragionevole richiesta di attivazione di nuovi cicli di TFA almeno fino al 2017, per gestire la “transizione” al nuovo modello di reclutamento previsto, modificando le linee-guida del sistema in modo che preveda una tassazione calibrata sul reddito, l’accesso ai benefici erogati dagli enti regionali per il diritto allo studio, la creazione di un consiglio del previsto tirocinio, che vigili sui diritti degli studenti, la gratuità delle prove d’esame, la regolamentazione del rapporto tra tutor e tirocinanti e la sigla di protocolli d’intesa per la qualità della didattica (Vedi link in calce, per aderire alla petizione).

La concreta prefigurazione dei loro destini e l’istanza ancora più concreta degli studenti hanno tuttavia costituito non tanto la presa d’atto del nuovo corso renziano, quanto una provocatoria e limpida presa di posizione di fronte a governi che, nella loro smania riformistica permanente, lasciano vuoti incredibili nelle fatiscenti architetture normative che vanno innalzando, stonate rispetto al panorama del paese e assolutamente prive di ogni funzionalità rispetto alle reali esigenze di studenti, docenti e famiglie.

I governi dei “nominati”, infatti, da 15 anni a questa parte, hanno dolosamente e irresponsabilmente attuato la strategia del “divide et impera”, attivando contemporaneamente canali differenti di abilitazione, allo scopo di fomentare lotte intestine tra aspiranti docenti parimenti “in regola” con le procedure e parimenti sfruttati e illusi.

Non solo. Il proliferare dei costosi corsi abilitanti o accreditanti, cui si vorrebbe condizionare anche la “carriera” dei nuovi docenti profilati dall’imminente decreto sulla “Buona Scuola”, è servito e servirebbe soprattutto a finanziare surrettiziamente un’università parimenti sfibrata e depauperata, in un circolo vizioso che mortifica la formazione e riduce la Cultura a merce di scambio o a mero pretesto per far circolare denaro.

La richiesta di un unico canale gratuito di reclutamento era stata già avanzata dai precari della Scuola l’11 aprile del 2014, nel corso di uno dei tanti colloqui avuti con l’allora Capo di Dipartimento Luciano Chiappetta e con la Responsabile dell’Ufficio Legale del Miur, Sabrina Bono. Nell’inclusiva piattaforma dei precari si poneva, infatti, il problema prioritario di neutralizzare la frammentazione dei docenti, prodotta da strategie ministeriali atte a spostare la conflittualità verso il basso e finalizzate all’occultamento interessato delle vere cause del precariato, cioè il taglio lineare delle cattedre, il condizionamento delle assunzioni al parere favorevole del MEF, previsto dalla L. 449/97, il rapporto docente-alunni, gravemente alterato dalla L. 133/2008 Gelmini-Tremonti, il taglio dei piani-orario e il mantenimento di un’inaccettabile quota di “organico di fatto” anche in presenza di cattedre vacanti.

L’incontro voluto dai laureandi (quasi tutti di materie umanistiche, le più penalizzate dai nuovi tagli e dall’ennesima controriforma annunciata) è stato molto proficuo soprattutto sul piano dello scambio di idee sulla formazione, sulla “insegnabilità” dell’arte (o della tecnica?) dell’insegnamento, delle sue pratiche, della sensibilità che occorre, e, infine, sul temuto sbilanciamento della formazione del docente (già denunciato anche da qualche accademico), in senso didattico e pedagogico, con pregiudizio per l’acquisizione sicura ed esaustiva dei contenuti disciplinari. Perplessità forti genera, in prospettiva, anche la prevista dicotomia tra lauree magistrali “tradizionali” (che aprirebbero le porte alla ricerca) e lauree magistrali “abilitanti” (che avrebbero come unico sbocco l’insegnamento). Molti studenti, infatti, individuano in tale separazione una concezione e percezione riduttiva e banalizzante dell’insegnamento come se si trattasse, appunto di una pratica meccanica di trasmissione di contenuti statici e non, invece, di un’attività di scoperta e ricerca costantemente in divenire. Anche in questo il governo si mostra in grave contraddizione con se stesso e le sue dichiarazioni: da un lato postula insegnanti dinamici e aperti a sperimentazioni continue e dall’altro predispone un canale di formazione rigidamente separato da quello che ha come sbocco la ricerca!

Il decreto che sta per uscire fa temere, purtroppo, una selvaggia decontrattualizzazione dei docenti e un mutamento del loro status giuridico, funzionale alla standardizzazione dei saperi e all’esercizio del totale controllo sull’istruzione da parte dei mercati. E’ importante che tutti gli interessati e tutti i cittadini che ripongono la loro fiducia in un modello di Scuola laica, paritetica, emancipante, di massa, egualitaristica e libera facciano sentire la loro voce, anche in modo propositivo, come già fanno i Comitati per la LIP, la Legge di iniziativa popolare sottoscritta da centomila cittadini, che costituisce una valida alternativa costituzionale al progetto neoliberista del governo.

Se passeranno le nuove istanze mercantilistiche, i laureandi che oggi chiedono di poter avere accesso alla professione docente non avranno più incentivo a chiedere nuovi canali di abilitazione, perché i docenti saranno trasformati in semplici addestratori-esecutori. I Precari della Scuola in lotta ritengono che sia un miracolo che ci siano ancora giovani che intendono intraprendere il mestiere dell’insegnante, screditato e svuotato da un analfabetismo indotto e assunto dai governi come presupposto del proprio agire politico: questi giovani, che i precari ringraziano per la loro disponibilità al dialogo e per il loro fervore, non devono essere disincentivati. Non è retorica: ne va veramente del futuro del paese.

 http://linkcoordinamentouniversitario.it/iovoglioinsegnare/

 

A chi studia, nell’ora della prova.

Carissima Studentessa, Carissimo Studente,

parlo con voi piuttosto che coi colleghi, in primo luogo perché, tra le vittime dello tzunami che sta per spazzare via la Scuola Pubblica italiana, sarete le più preziose, le più numerose e le più compiante, e in seconda istanza perché ho potuto constatare, mescolandomi a voi nei cortei, sedendo accanto a voi cento volte per analizzare le politiche scolastiche, scendendo nelle piazze insieme a voi per contestarle, che siete più informati, più consapevoli dell’imminente naufragio dell’istruzione e, quindi, più combattivi di quelli che stanno dall’altra parte della cattedra. Moltissimi tra voi, onesti e leali, perché tra voi moltissimi sanno ancora esserlo, potrebbero dirmi, e non direbbero il falso, che sono giunti a tale livello di consapevolezza anche grazie all’allarme lanciato da qualche docente, che ha pagato e sta pagando per questo.

Vorrei raccontarvi le storie, tante, che non si raccontano per prudenza o per malinteso pudore, storie che navigano negli occhi offesi e inquieti dei vostri professori ma che non escono dalle loro labbra: storie di minacce vigliacche e di ingerenze indebite; storie di espulsioni umilianti e inusitate da quei luoghi in cui si dovrebbe decidere cosa darvi, in che modo, in che tempi, sulla linea di che orizzonte, e che invece sono diventati luoghi in cui si decide cosa farvi e cosa farci se non obbediremo, se non daremo al potere sufficienti prove e rassicurazioni circa la nostra avvenuta e definitiva addomesticazione; storie di insultanti e antimetodiche intromissioni nell’intimità dell’aula, di forzature interessate di innocenti battute o di esempi didattici volutamente, necessariamente caricati fino al paradosso; storie di squallide e volgari strumentalizzazioni, di fraintendimenti analfabeti trasformati in accuse speciose, come quelle in cui incorrevano i primi cristiani, incriminati per incesto perché tra loro si chiamavano “fratelli” e per cannibalismo perché mangiavano “il corpo” di Cristo… Storie ridicole, surreali, inimmaginabili fino a quindici anni fa, eppure storie che si scrivono, in questo nuovo mefitico clima di caccia alle streghe; storie che fanno male, che allagano l’anima, espandendosi sotto forma di vago senso di colpa misto a sdegno impotente e a terrore per quel che sta tornando con prepotenza allucinata e allucinante, quell’imbestiante ottundimento delle coscienze che si chiama fascismo e che non abbiamo mai condannato con sufficiente perentorietà né mai, dunque, estirpato definitivamente.

Avete fantasia, voi: queste storie di professori “contro” fatti a pezzi e ridotti a una pezza per spingerli “volontariamente” fuori da scuole che stanno per trasformarsi in aziende sforna-precari finalmente produttive, cioè capaci di garantire guadagni immeritati a gente estranea alla Scuola, del tutto priva di competenze ma disonesta e spregiudicata abbastanza da millantarle tutte, ve le potete immaginare; so che, da “ultimi” di una società che vi ignora quando urlate e vi usa come alibi perfetto e retorico per piazzare ogni genere di prodotto, riforme comprese, non ve ne rallegrate.

Sapete già, del resto, e certo non vi rallegra, che l’ultima legge di “stabilità” ha destabilizzato ulteriormente le scuole, considerando più urgente e proficuo assegnare 10 milioni di euro agli impiegati dell’Invalsi, selezionati con procedure sospette e addetti a schedarci e “valutarci”, piuttosto che destinarli ai tetti che crollano, alle vite dei precari che parimenti, nel silenzio, collassano, o alla vostra carta igienica, che continuerete a portarvi da casa.

Quello che vi voglio dire, invece, è un’altra cosa, semplice; tre parole: NON CI CASCATE.

Quelli che stanno per trasformare le vostre scuole in filiali di credito e agenzie di riciclaggio di “risorse umane” private di ogni dignità; quelli che stanno per sabotare e manomettere la vostra crescita, somministrandovi pillole di saperi anabolizzanti che vi daranno l’impressione di essere forti e vigorosi, ma che faranno dei più fortunati di voi degli “scoppiati”, vogliono comprare il vostro assenso e il vostro silenzio facendovi sedere al tavolo degli assedianti, per dividere il bottino del saccheggio della Scuola Pubblica. Abituàti a pensare la vita e le relazioni come quelle di un lager, in cui ci sono “i sommersi” destinati a crepare e “i salvati” nati per trionfare, essi estendono alla vostra coscienza il loro credo di violenza, umiliandovi con la proposta di diventare dei kapò del nuovo, miserevole campo di correzione che stanno allestendo.

E’ una strategia vecchia: sanno che non possono battervi, sicché cercano di corrompervi, immaginando che il vostro desiderio di vendetta contro i prof. sia soddisfatto dalla possibilità di “mettere il voto” a vostra volta e di scegliervi a capriccio le materie che più vi vanno a genio. Vi regalano la giostra su cui sballarvi mentre vi abbandonano al vostro destino; vi regalano “l’allegra scuola fai da te” e la pacchia del voto al prof. per nascondervi la selezione di classe che stanno per reintrodurre, l’azzeramento della mobilità sociale, l’assassinio dei vostri sogni, che richiedono gioiosa fatica da profondere, teoremi esatti da dimostrare, teorie inesatte da idolatrare e difendere, sfumature da cogliere o cancellare, sconfitte da assaggiare e rospi da ingoiare.

Vi credono cretini. Vi trattano da cretini. Vi vogliono fare complici della vostra automutilazione, spacciandovela per vittoria finale.

Vogliono togliere dal vostro cammino quelle pietre su cui solo noi sappiamo quanto è utile inciampare, perché solo cadendo si vede il colore del sangue, si scopre un anfratto dove sta crescendo ostinatamente una camomilla, si contempla un angolo di cielo verso cui non si era mai alzato lo sguardo. Vi vogliono far crescere senza dolore, cioè crudeli, scemi, sazi, bolsi, proni, faciloni. Non c’è nulla di più pericoloso che espungere il dolore dal processo della crescita: senza, raramente si arriva a restare umani.

Voi sapete quanto poco pesi il voto, in un percorso di conoscenza di Storia e di modelli, di scoperta di storie e di antimodelli; sapete quanto pesi, perciò, quel che ci diciamo in classe ogni giorno, che non sarà più “nostro”, non sarà più “vivo”. Voi sapete quanti vincoli assurdi le precedenti controriforme abbiano posto alla valutazione, e quanto insulsi. Voi sapete quanto siete vasti al di là di ogni valutazione contestuale e contingente; voi sapete quante volte il voto si attaglia più a quel che si vede in controluce che a quel che resta nascosto, momentaneamente, ad ogni luce. Voi sapete che “il nemico” non siamo noi, che di voi e per voi viviamo, ma quelli che vi stimano tanto poco da ritenervi incapaci di sottoporvi a un’autodisciplina minima, di riconoscere i vostri limiti, di sacrificarvi per allenare il cervello a compiere le imprese più grandi.

Non ci cascate. Se resisterete voi, la Scuola non capitolerà. Solo se resisterete voi, anzi, la Scuola non capitolerà.

Ditegli che non siete in saldo.

Ditegli che non siete scemi.

Ditegli che non siete deboli.

Ditegli che con il potere volete instaurare un rapporto conflittuale, non flirtare.

Ditegli che alle comode poltroncine che vogliono darvi preferite i pavimenti scheggiati delle aule autogestite in cui vi scazzate col massimo profitto.

Ditegli che con le cazzimme ve la sapete vedere da soli, nello spazio chiuso e infinito dell’aula, con le parole, coi simboli, con la lotta. A mani nude.

Cicerone deve chiedere scusa? La Buona Scuola ha fallito perché i suoi oppositori sono stati troppo bravi a smontarla!

Tra le altre astiose e viete critiche mosse da un preside “filogovernativo” a quanti hanno contribuito a rilevare, denunciare e contrastare l’inconsistenza, l’iniquità, l’inaccettabilità politica, culturale, deontologica, sindacale e costituzionale del progetto di controriforma della Scuola proposto da Renzi, ce n’è stata una che mi ha sorpreso e incuriosito assai: la “Buona Scuola”, secondo costui, avrebbe fallito il suo obiettivo di svecchiare e rilanciare una Scuola saldamente in mano a chi, come noi docenti dinosauri e detrattori del premier per partito preso, la vorrebbe squallidamente uguale per tutti e conforme al vetusto dettame di una Costituzione piena di inutili e obsoleti principi, in un paese cui servono padroni di polso e servi di paglia, perché continuare a prenderci in giro con la favola della Democrazia è antieconomico, anche per il fatto che il livello formale e sostanziale delle nostre argomentazioni è stato superiore a quello dei nostri avversari… Continua a leggere

Il “rasoio” di Ichino

Il precariato è l’altra faccia, strutturalmente inevitabile, dell’inamovibilità dei lavoratori di ruolo“. Voglio umilmente e veramente ringraziare il senatore Ichino per questa illuminante dichiarazione, che, proprio ad imitazione del celebre rasoio di Occam, emulandone, anzi, la dirimente logica onto-essenzialistica, sterilizza le proliferanti interpretazioni, dissipa le ipotesi tormentose e riduce all’univocità e all’unicità le discussioni sull’origine e la permanenza del precariato, mettendo fine all’affannosa ricerca della sua matrice ideologica e alla faticosa, speciosa denuncia della sua finalità liberticida… Continua a leggere

Richie Cunningham non va più a scuola!

Ora diranno che chi si sente cadere le braccia di fronte alla locandina della Festa romana dell’Unità del Pd, che si occuperà di Scuola il 23 luglio, avente come logo il pollice levato di Fonzie e come slogan “Happydays“, è un parruccone, un vecchio bacucco, un serioso docente-dinosauro da epurare, uno che non si aggiorna, che non sa cosa sia un selfie, che non entra in sintonia coi ragazzi, che non vuole “l’innovazione” targata Pd, incarnata da giovani come De Mita, per esempio… Continua a leggere

Intrappolati… in piazza dal governo Renzi: voci da un presidio itinerante

Mi ero già trovata di fronte ad uno schieramento di poliziotti mandati a “sedare una sommossa”. Fu quando, il 12 novembre del 2012, la Fornero e gli altri becchini dell’Austerity vennero a Napoli. Il corteo, allora, fu drammatico, e finì a pietrate e lacrimogeni… Continua a leggere

Questo governo non è “quotato”. Cronaca dell’ennesimo presidio dei quota 96

Fa male a me, docente precaria, sentire che la balcanizzazione dei docenti precari, messi scientemente l’uno contro l’altro  da governi interessati a fomentare una guerra senza quartiere tra disperati, allo scopo di gratificare col ruolo quelli disposti ad accettare le peggiori condizioni di lavoro, viene usata come paradigma negativo di risposta agli attacchi governativi, e citata per stornare dalle altre categorie il pericolo di cadere nella stessa esiziale trappola… Continua a leggere

Liberi di essere schiavi: meditazioni sui docenti a 24 ore

La nostra Marcella Raiola riflette sul subdolo progetto del governo…

 

Anticipazioni preoccupanti, ma per nulla sorprendenti, si rincorrono sul web e sulle pagine Fb dei docenti, rimandando ora la confortante impressione di una finalmente raggiunta unità di intenti e interessi tra precari e docenti di ruolo, ora la sconfortante prefigurazione di una Scuola convertita definitivamente in azienda produttrice di bracciantato deideologizzato, acritico e asservito, da precarizzare a vita.
L’algido e disumano premier Monti, “nominato” da Napolitano per eseguire i diktat della Troika, non si peritò di andare in Tv, dal compiacente Fazio, a mentire spudoratamente sulla proposta che aveva cercato di far passare, bypassando la contrattazione sindacale; in quella sede, senza vergogna e dando prova di straordinaria e inquietante fiducia nell’asservimento dei media e nella loro capacità di mistificare del tutto la realtà, accusò i docenti di essersi opposti, per “corporativismo” e difesa dei propri “privilegi” (già! privilegi sono, infatti, l’essere considerati dei fannulloni inutili, il restare precari fino a 55 anni circa, l’essere mobbizzati e l’arrivare a stento a fine mese!) ad un aumento dell’orario di lavoro di sole 2 ore, mostrando, in ciò, scarsa solidarietà verso altre categorie di lavoratori oppressi dalla crisi…

In realtà le ore aggiuntive che Monti aveva cercato di imporre e contro cui, vivaddio, i docenti avevano energicamente  protestato, erano 6, a parità di salario; non si trattava, inoltre,  di ore di attività extracurriculari, ma di ore di lezione frontale, il che avrebbe significato attribuzione di almeno un’altra classe a chi ne aveva già anche fino a 7  (docenti di matematica e lingue), drastico abbassamento della qualità della didattica e taglio “lineare” e ulteriore delle cattedre riservate ai precari! L’impudenza fu davvero imperdonabile e atroce, se si pensa che proprio per il settore Scuola è stato coniato lo stilema: “bancomat della crisi“, visto che alla Scuola sono stati sottratti 8 miliardi e 100.000 posti!

Subissato dalle critiche e dalla rabbia del popolo della Scuola, Fazio dovette imbastire di malavoglia una puntata “riparatrice” della sua trasmissione, chiamando il sublime Prof. Salvatore Settis a difendere la Scuola pubblica e a ripristinare un minimo di decenza comunicativa sul lavoro degli insegnanti, sul lavoro “intellettuale”, cioè, tanto spregiato dagli ultimi governi (non è ancora stata archiviata né dimenticata la sciocca e offensiva etichetta di “choosy” affibbiata dall’ineffabile Fornero ai giovani studenti italiani con aspirazioni ritenute “eccessive” da parte dei sacerdoti dell’onnipotente dio Mercato).

Ora, con modalità diverse e con la parvenza della “libertà di scelta”, il governo Renzi, più violento ancora di quello Monti (che, almeno, procedeva da una crisi interna ed era perciò meno illegittimo di quello attuale, privo di avallo popolare), e più subdolo, perché accreditato di volontà di “rinnovamento”, torna all’attacco con la stessa proposta, presentata come “opzione”.  Lavorare 24 ore si potrà ma non si dovrà: questo è quanto filtra dai media, che riportano indiscrezioni e dichiarazioni rese dal gruppo di lavoro che, manco a dirlo senza investitura da parte di nessuno, sta procedendo alla stesura dell’ennesima, esiziale “riforma epocale” della Scuola.
Lasciare libera scelta sull’aumento dell’orario, cui sarà ovviamente legata anche la “carriera” del docente e la percezione di un salario differenziato, significa agire d’astuzia, separare i possibilisti spregiudicati dagli idealisti sovraffaticati, sfidare apertamente la maturità deontologica, la compattezza professionale e la coerenza programmatica del corpo docente italiano. E significa pure ammettere apertamente che lo scopo precipuo della riforma non è quello di “efficientizzare” il sistema, ma quello di spaccare il corpo docente e operare una distinzione tra i “sommersi” e i “salvati”, per neutralizzare l’azione parificante della Scuola pubblica.
Se il “sistema”, infatti, avesse davvero bisogno di accrescere, al fine di incrementarne la produttività, l’orario di lavoro di una categoria “sottoutilizzata”, non lascerebbe certo al lavoratore la libertà di optare per l’orario “standard” o per quello maggiorato!

La verità è che la politica sa benissimo di non poter chiedere di più a coloro cui ha tolto perfino la dignità; sa benissimo che i professori hanno un carico di lavoro domestico e burocratico onerosissimo, non retribuito e misconosciuto per comodo, ma sa benissimo, anche, che parte del corpo docente è suscettibile di essere corrotta dal miraggio di un guadagno più sostanzioso, e che un’altra parte, quella “destrorsa”, per così dire, è già stata sedotta dal miraggio della trasformazione della Scuola in un’ordinata caserma in cui le “teste calde” (tra i colleghi e tra gli studenti) possano essere messe in riga e sotto schiaffo.
Ecco perché getta il pomo della discordia, come suo ignobile costume, in mezzo a insegnanti dilaniati dalla precarietà, vilipesi da una diffamazione funzionale e sistematica, dequalificati dalla sottrazione progressiva di risorse, depotenziati dall’arroganza crescente di prèsidi cui da tempo è stato tacitamente consentito o espressamente richiesto di anticipare i “desiderata” ministeriali, in modo che la legge debba poi solo ratificare prassi già consolidate a colpi di provvedimenti disciplinari, urla, minacce, imposizioni, ricatti e intimidazioni.
Ed ecco perché è assolutamente necessario rispondere con la massima fermezza e puntando i piedi unitariamente, tenendo conto che accettare di lavorare di più significa:

A) ammettere che finora si è lavorato troppo poco

B) ammettere che quella dei docenti è una categoria di lavativi, avallando il pregiudizio infame che grava su di essa

C) ammettere che il lavoro del docente si esaurisce in aula e può essere inteso come una sorta di “baliaggio di secondo grado”

D) ammettere che i precari, che sarebbero certamente penalizzati da questa proposta, sono effettivamente una “piaga”, secondo l’oltraggiosa definizione della Giannini, da “sanare” con l’estromissione dalla Scuola di migliaia di docenti sfruttati da anni, e con la conseguente dissipazione delle competenze e del ricchissimo know how da essi stratificato

E) ammettere che la sola gratificazione cui i docenti mirano è quella di tipo economico, a prezzo della svendita di ogni diritto sindacale e della stessa dignità personale e di “classe”

F) ammettere che è giusto discriminare tra lavoratori che hanno condizioni familiari, ambientali e logistiche ideali, sicché potrebbero più facilmente prestare la loro opera per più ore, e lavoratori (non dimentichiamo che stiamo parlando, per lo più, di lavoratrici!) che, pur volendo, non potrebbero, avendo problemi di organizzazione familiare, congiunti cui prestare assistenza o distanze ingenti da percorrere.

Stavolta, mancando la protervia e l’antipatia del mentitore Monti, sarà più difficile smascherare i piani (identici!) del potere e resistere. I docenti, però, hanno tutte le risorse per comprendere a quale umiliazione e defunzionalizzazione la Scuola sarebbe sottoposta se passasse questa linea, che evelle collegialità e cooperazione.
Accettare l’aumento significherebbe confermare indirettamente e volontariamente i disgustosi luoghi comuni sul lavoro dei docenti; significherebbe baciare la mano che bastona!
I docenti devono trovare la forza e la determinazione per diventare l’avanguardia della riscossa sociale contro l’analfabetismo programmato a tavolino e contro il volgare riduttivismo neoliberista. Devono!

 

Continua a leggere

“Identità in-finita”: la precarietà in scena

Nel settembre del 2011, incalzando la crisi di cui non si vede la fine, e che, anzi, sempre più costituisce l’alibi politico ideale per continuare a strangolarci, gli attivisti dei movimenti “radicali” e autonomi operanti sul territorio di Napoli diedero vita ad una tre giorni straordinaria, intitolata PRECARIA… Continua a leggere

Precari: lotta all’ultimo posto

“Mettere la Scuola al centro”: una delle espressioni più ricorrenti nella propaganda dei governi che si sono ultimamente avvicendati.  A nessun precario o docente in lotta contro lo smantellamento della Scuola pubblica, iniziato ufficialmente con i tagli “lineari” della Gelmini nel 2008, può sfuggire, tuttavia, la corrispondenza significativa tra l’ambiguità istituzionale di questi avvicendamenti, che hanno fatto disinvoltamente a meno della legittimazione popolare, e l’ambiguità del proposito di mettere la Scuola al “centro”… Sì, perché se il messaggio mediatico mainstream che passa è quello di un rinnovato interesse maturato nei confronti della Scuola, per chi tra i banchi vive ogni giorno è più che chiaro che la Scuola è stata in realtà messa “al centro” di un programma di neutralizzazione interessata della sua funzione costituzionale e sociale.
Emblematica, a tal proposito, al di là del mancato ritiro dei tagli (8 miliardi di euro e 150.000 posti), del blocco del turn-over determinato dalla Riforma Fornero (in grottesco contrasto con la retorica giovanilistica del governo), che lascia in cattedra docenti settantenni, dell’imposizione dei demenziali Invalsi e dei reiterati tentativi di aziendalizzazione, è la faida tra precari alimentata artatamente e spregiudicatamente dagli ultimi ministri della pubblica istruzione. L’ultimo atto di questo dramma infinito, che vede protagonisti precari abilitati con diverse procedure, inseriti in Graduatorie “ad esaurimento” mai esaurite, e precari partecipanti all’ultimo concorso-beffa di Profumo, indetto con bando anomalo e per un numero risibile di posti, è il decreto 356, emanato alle 23,30 del 23 maggio scorso.

Il Decreto, che puzza fortemente di scambio elettorale, esibito in anteprima con un “twit” dal sottosegretario alla P.I. Fusacchia ad alcuni interessati, consta di un solo articolo, che crea dal nulla una nuova graduatoria di aventi diritto al ruolo, rettificando il maldestro bando del Concorsone di Profumo, che non abilitava e non dava adito alla formazione di altre liste di precari, ma assegnava un numero (ridicolo) di posti netto, ai soli “vincitori”. Con una “toppa” retroattiva al pasticcio del bando del 2012, sono stati dunque triplicati i posti allora messi in palio.

Questo significa che a chi, all’epoca, scelse di non fare il concorso in ragione dell’esiguità dei posti in palio, non resta, ora, che mangiarsi le mani. Non solo! Il decretino uscito un giorno prima delle elezioni europee è arrivato dopo che si erano concluse (il 17 maggio) le operazioni di aggiornamento triennale delle graduatorie. Questo significa che chi, dopo anni di inutile attesa, ha deciso di fare i bagagli e trasferirsi altrove per essere finalmente immesso in ruolo, si troverà davanti nuovi precari spuntati dal nulla, anch’essi con travagliata storia alle spalle, a togliergli l’agognato posto.
E’ vero che il Testo Unico, normativa gerarchicamente sovraordinata ai bandi, prevede che i posti siano assegnati per metà dalle Graduatorie ad esaurimento e per metà da concorso, ma il Testo Unico esisteva anche prima della redazione del bando!

Il paese è in balia di un’anomia che paradossalmente e schizofrenicamente assume la forma dell’ipercorrettismo giuridico. C’è una norma superiore che era stata disattesa… Bene! E quante volte è stata disattesa la Costituzione, in questi anni? Se non si va errati, la Costituzione dovrebbe essere la fonte normativa suprema… Come mai si continuano a far piovere soldi sulle scuole private in base a una semplice legge ordinaria, allora (la 62/2000 voluta da D’Alema!), in spregio all’art. 33 della Carta? E come mai un articoletto della Spending Review montiana, che ha imposto gli odiosi e odiati Invalsi, vale più dello stesso articolo, che garantisce libertà di insegnamento e, quindi, di valutazione?

In questo marasma, chi ha sempre lottato per il ritiro dei tagli e il rifinanziamento della Scuola pubblica, consapevole che è la penuria di posti a scatenare le guerre fratricide cui si assiste con sgomento e avvilimento crescenti, ha chiesto responsabilmente il ritiro di un decreto che sponsorizza una procedura di reclutamento contro le altre e che favorisce una categoria di precari a detrimento di altre, non meno vessate e non meno “meritevoli” e, insieme, ha chiesto per l’ennesima volta l’avvio di un processo di normalizzazione del reclutamento del personale scolastico, che oggi avviene da troppi canali, concorrenziali tra loro e devoluti, spesso, allo scopo di finanziare indirettamente le Università, che si fanno carico della formazione dei futuri docenti.

Con una petizione che in dieci giorni ha raggiunto le 1550 adesioni, i lavoratori che si riconoscono nella sigla Precari Uniti contro i Tagli, in cui confluiscono precari appartenenti a diversi Coordinamenti di precari della Scuola regionali attivi dall’èra Gelmini, si sono recati al Miur, il 17 giugno, dopo aver chiesto un incontro con il sottosegretario Reggi. Il sottosegretario non si è fatto vedere. I delegati dei precari, tra cui figurava la scrivente, hanno parlato con un funzionario le cui idealità, sulla Scuola e sul reclutamento, erano chiaramente ispirate al rampantismo “meritocratico” invalso nel linguaggio della propaganda per giustificare il risparmio sugli scatti di carriera dei docenti, per gerarchizzare il corpo docente premiando i professori-fiduciari del preside-padrone  e per instillare nella popolazione l’idea che la Scuola sia un “servizio on demand”, la cui funzionalità consiste nello sfornare giovani acritici che aspirino al massimo a contratti di sei mesi presso una qualsiasi multinazionale.
Il funzionario ha ammesso che il decreto ha creato grosso malcontento e malumore, ma ha affermato che… “cosa fatta capo ha”, sicché i poveri precari scavalcati (che secondo il funzionario Campione sono poca roba) dovranno rassegnarsi a vedersi sfilare il posto. Potranno però gioire al pensiero che, con l’imminente concorso del 2015, anche le nuove graduatorie istituite con apposito decreto decadranno, e tutti i disperati di ogni girone dell’Inferno del precariato si precipiteranno a fare un altro giro di ruota, un’altra selezione, un altro accertamento sommario e quizzettaro delle proprie capacità, attitudini, conoscenze…
Tutto questo, mentre la vita passa, o, se arriva lo sconforto, la si fa passare, come il precario 47enne Carmine Cerbera, primo firmatario della petizione per volere della vedova Ernestina, che il 2 novembre del 2012 si è tagliato la gola davanti allo specchio, umiliato da un paese che, col più grande patrimonio artistico e archeologico del mondo, ha ritenuto di dover quasi eliminare la Storia dell’Arte, la materia di Carmine, dalla formazione dei cittadini.