Bussetti delude le scuole private paritarie: il costo standard non è all’ordine del giorno

Nella scorsa legislatura sono stati introdotti strumenti per potenziare la libertà di scelta dei genitori in campo educativo. Segnali importanti anche se ancora decisamente insufficienti per garantire davvero questa libertà. Come intende muoversi? Quali strumenti pensa di mettere in campo?
La libertà educativa è un valore da preservare. Io garantisco il mio impegno nella difesa di questo diritto di scelta. All’ordine del giorno non ci sono interventi o modifiche sulla questione delle scuole paritarie.

[Bugiardino. Salvo sorprese o ripensamenti, il costo standard non è all’ordine del giorno del nuovo ministro;]

L'immagine può contenere: 3 persone, persone sedute, tabella e spazio al chiuso

——-

Scuola. Bussetti: cambi, non rivoluzioni. Più autonomia e docenti valorizzati

di Enrico Lenzi – mercoledì 4 luglio 2018
Il nuovo titolare dell’Istruzione indica le linee guida che intende percorrere. Attenzione alle realtà locali, potenziamento dell’offerta formativa e recupero del ruolo centrale dell’insegnate
Il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti. Il ministro Marco Bussetti è nato a Varese il 28 maggio 1962. È laureato in Scienze e Tecniche delle attività motorie presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il suo percorso professionale è strettamente legato al mondo dell’istruzione e della formazione. Dal 2014 ha ricoperto il ruolo di dirigente dell’Ufficio scolastico regionale per la Lombardia nell’ambito territoriale di Milano, come si chiama oggi il vecchio provveditorato agli studi. È stato anche reggente per quello di Monza. Dal 2008 al 2014, sempre in Lombardia, ha svolto la funzione di dirigente tecnico. È stato dirigente reggente presso l’Ufficio V dell’Ufficio scolastico lombardo, occupandosi della gestione delle scuole paritarie. Ha ricoperto incarichi di docenza presso alcuni atenei, fra cui l’Università Cattolica di Milano, l’Università degli Studi di Milano e l’Università degli Studi di Pavia. Nel 2010 ha fatto parte della commissione ministeriale che si è occupata dell’elaborazione delle Indicazioni nazionali per i percorsi liceali.Il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti.

Il ministro Marco Bussetti è nato a Varese il 28 maggio 1962. È laureato in Scienze e Tecniche delle attività motorie presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il suo percorso professionale è strettamente legato al mondo dell’istruzione e della formazione. Dal 2014 ha ricoperto il ruolo di dirigente dell’Ufficio scolastico regionale per la Lombardia nell’ambito territoriale di Milano, come si chiama oggi il vecchio provveditorato agli studi. È stato anche reggente per quello di Monza. Dal 2008 al 2014, sempre in Lombardia, ha svolto la funzione di dirigente tecnico. È stato dirigente reggente presso l’Ufficio V dell’Ufficio scolastico lombardo, occupandosi della gestione delle scuole paritarie. Ha ricoperto incarichi di docenza presso alcuni atenei, fra cui l’Università Cattolica di Milano, l’Università degli Studi di Milano e l’Università degli Studi di Pavia. Nel 2010 ha fatto parte della commissione ministeriale che si è occupata dell’elaborazione delle Indicazioni nazionali per i percorsi liceali.

Nessuna rivoluzione in vista per la scuola italiana con il cambio di governo, ma «qualche cambiamento» è in programma. Usa parole rassicuranti Marco Bussetti, che da poco più di un mese è il ministro dell’Istruzione nel governo Conte. Classe 1962, nato a Varese, docente e dirigente scolastico, Bussetti da anni ricopre ruoli dirigenziali nella macchina amministrativa scolastica. Al momento della nomina a ministro era a capo di uno dei più grandi provveditorati italiani, quello di Milano. E ora deve guidare il ministero più grande: quello dell’Istruzione. Con lui parliamo di cosa la scuola italiana si deve aspettare con il nuovo governo.

Il suo arrivo al dicastero, signor ministro, è coinciso proprio con la fase finale dell’anno scolastico. Messo quasi in archivio l’anno 2017/18 all’orizzonte si profila quello 2018/2019. Che anno dobbiamo aspettarci? L’ennesimo con cambiamenti e rivoluzioni?
Cambiamenti sì, rivoluzioni no. La scuola italiana ha già pagato un prezzo troppo alto per gli stravolgimenti che si sono susseguiti negli ultimi anni a causa del mancato accompagnamento in fase attuativa delle riforme introdotte. Le novità hanno creato difficoltà al sistema per i troppi strappi che ci sono stati. Penso che ci vogliano interventi mirati per risolvere nel concreto i problemi e le criticità e anche per portare avanti percorsi necessari come quello dell’innovazione didattica su cui lavoreremo molto. Fare una grande riforma per lasciare una firma non ha senso. Meglio procedere per gradi.

Tra i suoi primi atti l’abolizione della chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici. Il primo segnale di smantellamento della Buona scuola così come annunciato in campagna elettorale dai partiti di maggioranza? Della legge 107/2015 – la Buona scuola, appunto, cosa intende salvare?
La chiamata diretta è stata concepita e applicata male. Da più parti se ne chiedeva la cancellazione. Lo stesso contratto di governo ne prevedeva il superamento e così è stato. Sul resto della Legge 107, si proseguirà con cautela. La pausa estiva servirà per capire cosa funziona e cosa no, dopodiché ci si muoverà di conseguenza nell’interesse dei vari attori in campo. Prima di tutto gli studenti che sono i destinatari della formazione. Nella scuola metteremo in ordine ciò che non va, come primo atto, per dare respiro al sistema stressato da mille incombenze e da troppi cambiamenti imposti e non condivisi. Ma daremo grande attenzione anche all’innovazione della didattica, alla formazione degli insegnanti, al digitale.

Parliamo dell’organico potenziato per ogni singolo istituto. La presenza di questi docenti che non sono legati a una classe, ma possono essere utilizzati per progetti ad hoc, per lei sono una potenzialità o no?
Le risorse devono essere coordinate meglio per aumentare l’offerta formativa. In generale credo molto all’autonomia scolastica come fattore di valorizzazione del corpo insegnanti.

Allora quali passi intende compiere per potenziare l’autonomia scolastica sotto i vari aspetti: organizzativo, economico, gestionale?
Ci sarà una prioritaria attenzione alle esigenze pratiche delle scuole. È necessario sostenere l’autonomia con un lavoro che la valorizzi. Il sistema non si governa solo stando a Roma.

Tema concorsi. Lei ha detto che il precariato non potrà mai sparire. Come pensa di affrontare il fatto che i posti di ruolo sono in gran numero al Nord mentre gli aspiranti docenti provengono in gran numero dal Sud?
La regola deve essere quella del docente assunto con concorso che ha una cattedra assegnata. Il precariato diffuso infatti ha contribuito in maniera determinante all’indebolimento della figura dell’insegnante.

Pensa a concorsi regionali e a obblighi di permanenza sulla cattedra vinta per un certo periodo di tempo all’inizio del servizio?
È un’ipotesi. Dobbiamo agire considerando le disponibilità di posti. Altrimenti c’è il rischio che alcuni territori restino sempre sguarniti.

Formazione dei futuri docenti e valorizzazioni di coloro che sono già in cattedra. Quali saranno i primi atti che intende compiere su questi fronti?
Sono opportune forme di incentivazione e sostegno alla formazione continua, un obbligo della società contemporanea per far fronte alle sfide continue dell’innovazione.

L’anno appena concluso è stato costellato di episodi di cronaca nera nel rapporto docente-genitori. Una vera e propria emergenza. Come ministero che passi intende compiere per ristabilire una vera alleanza educativa che veda docente, genitori e studenti parte di una comunità?
La violenza e la mancanza di rispetto nei confronti di tutto il personale che lavora nella scuola sono intollerabili. C’è un problema culturale diffuso che sfocia in azioni da condannare non solo a parole. Il Miur non lascerà da soli coloro che sono vittime di questi atti e si costituirà parte civile. Ma, come sempre, prevenire è meglio che sanzionare ex post. Per questo ci vuole un’azione di sensibilizzazione culturale e civile nei confronti dei genitori e degli studenti. Non sono ammessi scambi di ruolo. Ognuno deve stare al suo posto.

Nella scorsa legislatura sono stati introdotti strumenti per potenziare la libertà di scelta dei genitori in campo educativo. Segnali importanti anche se ancora decisamente insufficienti per garantire davvero questa libertà. Come intende muoversi? Quali strumenti pensa di mettere in campo?
La libertà educativa è un valore da preservare. Io garantisco il mio impegno nella difesa di questo diritto di scelta. All’ordine del giorno non ci sono interventi o modifiche sulla questione delle scuole paritarie.

Anche sul lato economico, con il potenziamento dei fondi o degli strumenti messi già in campo?
Faremo tutto ciò che serve per migliorare la qualità complessiva del sistema che comprende sia le scuole statali sia quelle paritarie.

Lei è al lavoro per giungere ad un accordo per il riconoscimento dell’equipollenza dei titoli di studio rilasciati dalle Pontificie Università con quelli del nostro sistema accademico. A che punto siamo del percorso?
Decine di migliaia di ragazzi studiano nelle università pontificie ottenendo titoli non riconosciuti dallo Stato Italiano. In questi anni, la questione è stata affrontata da un’apposita commissione. È ora di vedere i frutti di questo approfondimento e procedere con la ratifica di un accordo bilaterale che possa sanare questa situazione. Nel 2019, novantesimo dei Patti Lateranensi, ritengo si possa e di debba arrivare al traguardo.

Infine una domanda personale. Quali sentimenti ha provato varcando per la prima volta da ministro il portone di viale Trastevere, anche se da anni è stato chiamato a ruoli di dirigenza nella macchina amministrativa della scuola italiana?
Alla scuola ho dedicato tutta la mia vita. Sono molto orgoglioso di poter ricoprire un ruolo così importante. Le difficoltà da affrontare mi sono chiare ma conosco bene la materia. E poi so di poter contare sull’appassionato lavoro di centinaia di migliaia di uomini e donne che amano la scuola e il proprio lavoro: docenti, dirigenti, personale che si impegnano ogni giorno con passione per dare ai nostri ragazzi una formazione di qualità.

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/bussetti-cambi-non-rivoluzioni-piu-autonomia-e-docenti-valorizzati

+++++++

Scuola: Bussetti (min. Istruzione), “nessun intervento sulle paritarie”

4 luglio 2018 @ 10:30

“Sono opportune forme di incentivazione e sostegno alla formazione continua (dei docenti, ndr), un obbligo della società contemporanea per far fronte alle sfide continue dell’innovazione”. Lo dice il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, in un’intervista rilasciata ad Avvenire, oggi in edicola. Dopo la condanna degli episodi di violenza nei confronti del personale che lavora nella scuola, annuncia che “il Miur non lascerà da soli coloro che sono vittime di questi atti e si costituirà parte civile”. Ma “prevenire è meglio che sanzionare ex post”. Per questo motivo, Bussetti auspica “un’azione di sensibilizzazione culturale e civile nei confronti dei genitori e degli studenti”. Infine, l’annuncio che “all’ordine del giorno non ci sono interventi o modifiche sulla questione delle scuole paritarie”. “Faremo tutto ciò che serve per migliorare la qualità complessiva del sistema che comprende sia le scuole statali sia quelle paritarie”, aggiunge il ministro. Infine, il tema del riconoscimento da parte dello Stato italiano dei titoli rilasciati dalle Università pontificie. La volontà del governo è quella di realizzare “un accordo bilaterale che possa sanare questa situazione”.

https://agensir.it/quotidiano/2018/7/4/scuola-bussetti-min-istruzione-nessun-intervento-sulle-paritarie/

——-

Scuola: Bussetti (min. Istruzione), “no a rivoluzioni, paghiamo già gli stravolgimenti degli ultimi anni”

Scuola: Bussetti (min. Istruzione), “ipotesi concorsi regionali, agire considerando la disponibilità di posti”

+++++++

Istruzione. Frana la Buona Scuola: addio chiamata diretta

di Paolo Ferrario – mercoledì 27 giugno 2018
I presidi non sceglieranno più gli insegnanti. Plauso dai sindacati. Perplessità dai dirigenti d’istituto. Il ministro Bussetti: “Chiamata diretta, connotata da eccessiva discrezionalità”

Smantellato uno dei pilastri della Buona scuola del governo Renzi: la chiamata diretta dei docenti da parte del preside. L’istituto è stato abolito dal nuovo contratto integrativo, siglato ieri, tra il Ministero dell’Istruzione e i sindacati sull’assegnazione degli insegnanti dall’ambito territoriale alla singola scuola. «L’accordo – si legge in una nota dei segretari generali di Flc-Cgil, Cisl-Scuola e Uil Scuola, Francesco Sinopoli, Maddalena Gissi e Giuseppe Turi – prevede che le operazioni avvengano attraverso una procedura trasparente e oggettiva gestita dagli Uffici scolastici territoriali».

Con l’accordo di ieri, «si dà attuazione a una precisa previsione del contratto del governo del cambiamento – sottolinea il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti – sostituendo la chiamata diretta, connotata da eccessiva discrezionalità e da profili di inefficienza, con criteri trasparenti e obiettivi di mobilità ed assegnazione dei docenti dagli uffici territoriali agli istituti scolastici».

Mentre con la chiamata diretta il dirigente scolastico poteva scegliere il docente che, a suo giudizio, reputava migliore, attingendo dalle liste degli Ambiti territoriali, ora la procedura avverrà in due fasi: innanzitutto la copertura dei posti disponibili prioritariamente con personale che ha ottenuto la mobilità su ambito con una delle precedenze previste dal Contratto nazionale sulla mobilità. Si procederà quindi alla copertura dei posti residuati col restante personale, secondo il punteggio di mobilità.

Quest’ultimo personale, nella presentazione della domanda, che avverrà a partire da oggi tramite l’apposita sezione di istanze on line, indicherà la scuola da cui partire. Nel caso di mancata indicazione sarà considerata la scuola capofila dell’ambito. Queste operazioni saranno concluse entro il 27 luglio.

Successivamente saranno effettuate le operazioni per l’assegnazione della sede per il personale neo immesso in ruolo. Anche in questo caso si seguirà il punteggio di graduatoria. I vincitori di concorso ordinario precederanno i docenti provenienti dalle graduatorie ad esaurimento. L’assegnazione della sede di incarico avverrà contestualmente all’assegnazione dell’ambito di titolarità.

«Ancora una volta – prosegue il comunicato dei sindacati – attraverso la contrattazione si pone rimedio ad alcune delle più evidenti criticità della legge 107/2015, superando una modalità inutilmente farraginosa che già per effetto dei contratti sulla mobilità era stata resa del tutto residuale».

«Viva soddisfazione» è espressa anche dalla Fgu-Gilda degli insegnanti, che ha firmato l’accordo con il coordinatore nazionale Rino Di Meglio., il quale ricorda che negli ultimi due anni la Fgu, «sola tra i sindacati rappresentativi», non ha sottoscritto i contratti sulla mobilità proprio per la contrarietà alla chiamata diretta.

Preoccupazione per la «qualità dell’insegnamento» è, invece, espressa dalle associazioni dei dirigenti. «La chiamata diretta – ricorda Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi – era nata sotto auspici positivi, ma la sua applicazione è stata criticabile e di fatto l’ha ampiamente depotenziata. Dal punto di vista pratico, quindi, non cambia molto. È invece importante che il preside abbia poteri veri per incidere sulla qualità della didattica, di cui è chiamato a rispondere».

Di «occasione persa» parla il presidente dell’associazione Disal, Ezio Delfino che ricorda come «in tutta Europa, tranne in Italia, i docenti sono assunti direttamente dai presidi».

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/frana-la-buona-scuola

+++++++

Insomma un avvio di fuoco per il ministro Bussetti, consapevole, però, che anche i passaggi più complessi, come disse in una intervista concessa ad Avvenire nel settembre 2015, «devono avere al centro i bisogni degli studenti e delle loro famiglie» e non soltanto quello della scuola. Un cambio di prospettiva, che ora approda al livello più alto del ministero dell’Istruzione. «Fare rete» è stato uno dei suoi inviti più ripetuti alla guida del provveditorato, ed è immaginabile che lo adotti anche in viale Trastevere.

http://www.agesc.it/rassegna-stampa/scuola/buona-scuola-non-sar%C3%A0-tutta-da-cestinare

+++++++

 

Related Posts

Quanto costa il Liceo Leonardo da Vinci di Milano? / Martedì 25 settembre 2018 ….

Quanto costa il Liceo Leonardo da Vinci di Milano? / Martedì 25 settembre 2018 ….

Governatore Visco e la riserva di carburante per l’istruzione

Governatore Visco e la riserva di carburante per l’istruzione

Il paragone improprio Salute/Scuola /  il modello “virtuoso” Lombardia tra voucher e truffe  / parliamone

Il paragone improprio Salute/Scuola / il modello “virtuoso” Lombardia tra voucher e truffe / parliamone

Esercito, Curia, Regione Campania: contrasto alla dispersione scolastica a costo ZERO!

Esercito, Curia, Regione Campania: contrasto alla dispersione scolastica a costo ZERO!

Casalino: “Paga alta, ma la merito”. E i prof, non la meritano?

Casalino: “Paga alta, ma la merito”. E i prof, non la meritano?

Bussetti deve sapere (o forse sa molto bene) che al Miur conterà pochissimo / no money no honey

Bussetti deve sapere (o forse sa molto bene) che al Miur conterà pochissimo / no money no honey

Su Vincenzo Pascuzzi

Vincenzo Pascuzzi: è stato docente precario per quasi venti anni prima del ruolo. Ha insegnato Matematica, Elettrotecnica, Fisica in vari licei, istituti tecnici e professionali di Roma. Segue le vicende dei precari e della scuola. Interviene con note e articoli su vari siti, blog, ml. Partecipa al gruppo Iuas (Insiemeunaltrascuola) e al gruppo facebook Invalsicomio.

Nessun commento ancora

Lascia un commento