Grande e insolita inaugurazione per la stagione 2019 della Camerata Polifonica Siciliana, che ha offerto domenica 13 gennaio, al Museo diocesano, uno spettacolo nativo e spontaneo, “55:la Musica” affidato a un’ensemble dell’area partenopea, la piccola orchestra popolare C.O. Panzillo.

Una serata anche di musica d’autore, uno su tutti il magico Raffaele Viviani, che ha ripercorso tutta la tradizione napoletana classica e popolare, affidandone i toni alla grintosa voce dell’amalfitana Nuccia Paolillo. Incisiva, graffiante, con una mimica coinvolgente ha davvero trascinato il folto pubblico in ritmi e suoni evocanti notti di luna sotto il Vesuvio: tarantelle, tammurriate (accompagnate dalla splendida vena ritmica di Simone Cretella), insieme a classici intramontabili come “Te voglio bene assaje” e la dolcissima “Era de maggio” cui la cantante ha conferito una magia particolare: e una sfiziosa prerogativa tutta partenopea, l’abbinamento tra le canzoni e i numeri della smorfia, presentati dalla contagiosa simpatia di Bruno Paura, un chitarrista nonché presentatore di tutto rispetto.

Divertimento assicurato dunque, grazie anche ai musicisti dotati di una tecnica sicura e accattivante (Paolo Castellitto alla viola, Alessandra Marino ai flauti e all’ottavino, Massimiliano D’Alessandro al mandolino, Luca Di Muzio al contrabbasso) e a una scelta dei brani sapiente e non sempre scontata: alle attese di Malafemmena di Totò, i musicisti hanno risposto con una canzone meno conosciuta, ma davvero sfiziosa quella “Carmè Carmè” che recita così: “Tu sola nun ma basta, me ce ne vonno tre, Carmè Carmè, i’ songo ‘e bona pasta v’accuntento a’ tutte’ e ttre”.

Infine la ciliegina sulla torta. Da un sacchetto un’ascoltatrice ha estratto, in omaggio alla tradizione della smorfia, il numero del bis. Ne è venuta fuori la famosa Tammuriata nera, gioia finale per il pubblico, che è andato via canticchiando allegramente: “Séh! gira e vota, séh… Séh! vota e gira, séh… Ca tu ‘o chiamme Ciccio o ‘Ntuono, ca tu ‘o chiamme Peppe o Giro,chillo, o fatto, è niro, niro,niro, niro comm’a che…”

Silvana La Porta