Carmen, Carmina Burana, New York City Ballet: il magico connubio tra il Bellini festival e Taormina arte…di Silvana La Porta

Prima Carmen, poi Carmina Burana, poi ancora le stelle del New York City Ballet. Hanno incantato il folto pubblico, nelle sere agostane, gli eventi programmati al Teatro Antico di Taormina dalla quarta edizione del Bellini Festival, fondato e diretto nel 2009 da Enrico Castiglione.

La danza è stato il fulcro di buona parte di questi appuntamenti, che hanno puntato al connubio tra la qualità delle performances e musiche avvincenti e conosciute al grande pubblico.

Prima la versione tutta danzata di Carmen, una ormai acclamata produzione del Balletto del Sud, creato e diretto da Fredy Franzutti, ha ricreato atmosfere spagnole e sanguigne guardate dall’occhio di musicisti francesi come Bizet, il più famoso francese innamorato della Spagna, Albeniz, Chabrier e Massenet. Passo deciso e volti espressivi, i danzatori hanno disegnato sulla scena una coreografia che ha lasciato il pubblico senza fiato, dalla trascinante “farandola” agli appassionati “passi a due”, affidati ai virtuosi Elena Marzano e Carlos Montalvan.

Sabato 11 è stata poi la volta di vere rarità, mirabilmente interpretate da due pianisti ormai affermati come Gianfranco Pappalardo Fiumara e Roberto Carnevale.

Il concerto è stato aperto da un’autentica chicca, il Te Deum in do maggiore di Vincenzo Bellini, composizione sacra giovanile in cui già emerge il talento e la salda formazione musicale che avrebbe permesso al futuro autore di Norma e Sonnambula, Capuleti e Puritani, di conquistare da lì a pochi anni lo scenario musicale europeo. A seguire anche una magistrale pagina di Bach, il Concerto in Do Minore per due pianoforti BWV1060.

Ma poi è stata la volta dei tanto attesi e celeberrimi Carmina Burana,  eseguiti nella versione originale per soli, coro, due pianoforti e percussioni per la direzione di Massimo Incarbone, con il Coro Lirico Siciliano, diretto dal maestro Francesco Costa, coro che si è già distinto nella nuova produzione di Norma che il Bellini Festival ha presentato in luglio con vivo successo al Teatro Antico e in diretta via satellite nei cinema di tutto il mondo.

Buona la prova dei solisti vocali Salvo Di Salvo (baritono), Alberto M. A. Munafò (controtenore), con qualche sbavatura quella di Lina Privitera e Giovanna Collica (soprani).

Un plauso particolare per la perfetta esecuzione canora al Coro di Voci Bianche “V. Bellini” dell’Istituto “G. Parini”, al Coro di Voci Bianche “Merry Melodies” dell’Istituto “Cavour” e al Coro di Voci Bianche dell’Istituto Verga, tutte collaudate compagini delle scuole catanesi, confluite  per l’occasione in un’unica compagine, sotto la guida del maestro dei cori di voci bianche Daniela Giambra.

Musica e danza che hanno trovato la loro perfetta sintesi nella serata del 14 agosto che hanno visto come protagoniste  le straordinarie stelle del New York City Ballet, con un gala dedicato alle immortali coreografie di George Balanchine e Jerome Robbins.

Inizio classico  con “Apollon Musagète”, una delle creazioni più affascinanti di George Balanchine, andata in scena per la prima volta nel giugno del 1928 al Teatro Sara Bernadt di Parigi, considerato il primo vero successo di Balanchine, quello che lo rese noto alle platee di tutto il mondo. La coreografia esguita con toni discreti e quasi sommessi ha esaltato le qualità del ballerino Tyler Angle, e delle tre danzatrici Megan Fairchild, Megan Lecrone e Ana Sophia Scheller.

Dopo il celeberrimo “Fiamme di Parigi (pas de deux)” coreografia di Vasily Vainonen,  interpretato da Ashley Bouder e da Joaquin De Luz. Il pezzo forte dell’intera serata, la “Tarantella di George Balanchine, CON GLI ECCEZIONALI Megan Lecrone e Andrew Veyette. Perché la danza classica qui ha sconfinato nell’energia dei ritmi popolari napoletani con un avvincente passo a due composto dove tecnica e interpretazione si sono legate perfettamente sulla musica frutto di un geniale adattamento orchestrale di Hershy Kay del brano per pianoforte e orchestra di Gottschard, Balanchine

Dopo “Russian Dance (pas de deux) da IL LAGO DEI CIGNI” coreografia di Peter Martins, con i danzatori Megan Lecrone e Amar Ramasar; e “Don Chisciotte (pas de deux)” coreografia di Marius Petipa, con i danzatori Ana Sophia Scheller e Gonzalo Garcia, ci si aspettava una conclusione più scintillante da “Who Cares?” di George Balanchine su musica di Georg Gershwin. Balanchine, discepolo di Gershwin, raccolse infatti sedici sue canzoni tratte dalla produzione compresa tra il 1924 e il 1931 facendone un inno a Manhattan e alla città di New York.

Le stelle del New York City Ballet hanno comunque davvero illuminato la notte di Ferragosto. Applausi lunghi a scena aperta, in attesa di Salvatore Accardo, sempre per il Bellini festival, il 5 settembre.

Silvana La Porta