Serata di grande musica, giovedì 7 dicembre al Teatro Sangiorgi, per l’ennesimo appuntamento della stagione di Catania Jazz. Ada Montellanico alla voce, Giovanni Falzone alla tromba, il giovane Filippo Vignato al trombone, Matteo Bortone al contrabbasso, Ermanno Baron  alle percussioni hanno dato vita a un sentito tributo a Abbey Lincoln, una delle cantanti jazz «divas» insieme a Nina Simone, Shirley Horn, Betty Carter ed Helen Merrill…

Una figura che, come ha raccontato la Montellanico con dovizia di particolari e grande capacità affabulatoria, ha rappresentato una delle voci più originali e militanti del jazz e a cui ha dedicato con il suo quartetto il disco “Abbey’s road”.

Con sottile potenza evocativa e interpretativa, in continuo crescendo via via che la voce si riscaldava, Ada Montellanico ha raccontato in forma canora la storia di una donna che ha fatto del canto una lotta per i diritti delle donne e degli afroamericani, sostenuta da musicisti straordinari per capacità interpretative e d’improvvisazione, che hanno stupito il pubblico con assoli travolgenti in un klimax ascendente di ritmi e sonorità.

Giovanni Falzone alla tromba ha dimostrato di essere un musicista nonché un arrangiatore poliedrico, sempre pronto all’innovazione e capace di abbracciare con coraggio il progetto della Montellanico: lavorare senza strumento armonico per dare un’idea di maggiore libertà e spazio e dare prevalenza all’elemento ritmico, collocando basso e batteria al centro dell’esecuzione.

Bravi tutti, ognuno nel suo ruolo. Grande tecnica, ma anche forza ed energia per Matteo Bortone al contrabbasso, energia pura alle percussioni con il tocco di Ermanno Baron;  e un plauso al giovane trombonista Filippo Vignato, scoperto dalla cantante e che si conferma un astro emergente di grande rilievo.

Un progetto dunque perfettamente riuscito: cantare ancora e sempre la militante Abbey Lincoln con grinta e gioia. Affinchè sia davvero never loose…

Silvana La Porta