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PROVATE a chiedere a un preside se lui sia per la legalità. Vi risponderà sgranando gli occhi: certo che lo è. Se non lo è lui, che guida una scuola dove si pretende il rispetto del regolamento e si insegna l' importanza delle leggi, chi dovrebbe esserlo? Eppure mi torna in mente un personaggio raccontato in un magnifico articolo da Indro Montanelli: il soldato Rapisarda...(di Sebastiano Messina, da La Repubblica)
Il concorso dei presidi e la beffa della legalità
Repubblica — 28 gennaio 2010 pagina 1 sezione: PALERMO
PROVATE a chiedere a un preside se lui sia per la legalità. Vi risponderà sgranando gli occhi: certo che lo è. Se non lo è lui, che guida una scuola dove si pretende il rispetto del regolamento e si insegna l' importanza delle leggi, chi dovrebbe esserlo? Eppure mi torna in mente un personaggio raccontato in un magnifico articolo da Indro Montanelli: il soldato Rapisarda. Chi era Rapisarda? Era un appuntato siciliano, mandato a combattere sul fronte greco-albanese. Un perfetto lavativo, raccontò Montanelli, riluttante a esporsi ai pericoli della trincea, che nobilitava questa sua renitenza dicendo di non voler sparare contro i greci, che a lui non avevano fatto nulla di male. «Ma un giorno che in trincea dovette far capolino, fu colpito di striscio alla guancia da una scheggia di mortaio. Greco. Rapisarda si terse il sangue della ferita, poco più che uno sgraffio, si guardò la mano,e con aria niente affatto impaurita, ma tra stupefatta ed indignata, esclamò: "A mia!?". Da quel momento il lavativo scomparve, ed al suo posto subentrò una specie di kamikaze che dichiarò ai greci una sua guerra personale». Ecco, quando leggo di quei presidi che stanno facendo il diavolo a quattro pur di evitare di ripetere un concorso che è stato annullato dai giudici amministrativi per le evidenti irregolarità riscontrate, mi torna in mente il soldato Rapisarda. NON perché siano lavativi. Ma come Rapisarda non aveva nulla contro i greci, loro non hanno nulla contro la legalità, anzi. Eppure il giorno che la giustizia minaccia la loro carriera, gridano: «A mia?!». E cominciano a sparare contro i giudici, contro i giornalisti, contro tutti coloro che non riconoscono il loro sacrosanto diritto a mantenere il posto. Mi chiedo: come potranno spiegare domani il valore della legalità ai loro studenti, questi presidi che oggi non la rispettano? Come potranno pretendere dai ragazzi il rispetto delle regole, loro che si porteranno dietro il sospetto di aver vinto un concorso truccato? Non dovrebbero essere loro i primi a pretendere la ripetizione delle prove? Ancora più sbalorditivo è questo agitarsi di deputati, assessori e presidenti che cercano di evitare che la sentenza dei giudici venga rispettata. Dopo aver cercato di far passare una ignobile norma che avrebbe lasciato in carica i 426 vincitori del concorso annullato (fermati, per fortuna, dalla saggia mano del presidente Napolitano), sono tornati alla carica proponendo altre due leggine. Una ammetterebbe al nuovo concorso solo i vincitori e le due ricorrenti, riducendo allo 0,5 per cento il rischio di essere bocciati. Un' altra prevede la ripetizione del concorso, ma non per i vecchi vincitori, che diventerebbero di ruolo per legge. Due beffe, una peggiore dell' altra. Che metterebbero una pietra tombale - un' altra - sul rispetto della legalità in Sicilia. Ma noi, che a questo valore crediamo ancora, non vogliamo rassegnarci. Perché, per fortuna, a Roma c' è ancora un Presidente. -
SEBASTIANO MESSINA
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