IL SALE SULLA CODA Esiste anche un'altra Italia, quella raccontata
da Martone e da Saviano e Fazio, che non si rassegna
di Dacia Maraini
Si cita ancora spesso Vieni via con me, il bel programma di Fazio e Saviano. Molti avrebbero voluto che continuasse. Altri si stupiscono della reazione del pubblico e si chiedono il perché di tanto successo. Non c'è dubbio che il programma ha introdotto qualcosa di nuovo in televisione. Qualcosa di poco comune sullo schermo, ovvero una sincera passione civile. E il pubblico l'ha immediatamente avvertito. Un linguaggio leggero, emozionato, leale, che attraverso l'idea geniale degli elenchi è riuscito a sfuggire a ogni retorica. Il programma richiama alla mente un altro grande successo di questi giorni: il film Noi credevamo, di Mario Martone. Anche questo boicottato dalle distribuzioni, ma amato dal pubblico. Il che sfata il luogo comune che la gente non ami le riflessioni, la memoria, l'intelligenza delle analisi storiche. Il nostro è uno strano Paese, che mostra un volto non sempre corrispondente ai suoi più profondi umori. Certamente l'italiano astuto, senza ideali, pronto a sfidare la legge con inganni e appropriazioni indebite, l'italiano nemico dello Stato e delle regole, esiste. Forse è perfino in maggioranza in questi tempi di cattivo esempio pubblico, di maleducazione politica e morale. Ma esiste anche un'altra Italia, quella raccontata da Martone e da Saviano e Fazio. Una Italia che non si rassegna alla volgarità di un pensiero servile verso il potere, una Italia che vuole pensare con la sua testa, vuole giudicare in libertà e non si vergogna di indignarsi di fronte al malaffare. Una Italia che non accetta la formula «tanto sono tutti uguali». Non chiama «buonisti» coloro che propongono progetti per la collettività anziché arroccarsi nel proprio piccolo benessere quotidiano. Una Italia che ha sete di giustizia, che chiede civiltà e coraggio. E per civiltà intende rispetto dell'altro, senso di responsabilità verso il futuro. Una Italia capace di pensare in grande e generosamente, una Italia che crede nell'onestà, ha fiducia nella giustizia, una Italia che rispetta la legge e le regole, una Italia che ha fiducia nei suoi rappresentanti, che crede nella Costituzione e nella separazione dei poteri fra Stato e Chiesa.
Questa Italia è stata raccontata da un bellissimo romanzo dimenticato: Noi credevamo di Anna Banti. So che il film ha rielaborato liberamente il libro, però il personaggio principale è quello e la tigna pure. Un uomo, Domenico Lopresti, che non si arrende mai. Un laico repubblicano che si fa anni di prigione per fedeltà alle proprie idee. Italiani così ce ne sono stati e ce ne sono ancora. L'ha raccontato Anna Banti, ricordando i suoi antenati garibaldini, lo dicono oggi gli studenti per le strade, gli operai sui tetti, le persone che fanno onestamente il proprio lavoro. Il libro per fortuna è stato ristampato. Invito a leggerlo. Gli autori del film avrebbero dovuto rammentare con piu generosità la maternità della storia. La popolarità della pellicola e del programma tv comunque sono lì a dirci che questa Italia vituperata, ridicolizzata e soffocata, resiste nonostante tutto e finirà per farsi sentire.
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