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Venerdì, 18 Maggio 2012


Zanzotto, il poeta che "scalfiva" la lingua
Letteratura
Postato da Salvina Torrisi   
Venerdì 11 Novembre 2011 22:27

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La scomparsa di Andrea Zanzotto, avvenuta lo scorso ottobre, è stata quella di un protagonista di primo piano della poesia italiana dell’ultimo mezzo secolo. Nato nel 1921 a Pieve di Soligo, in provincia di Treviso...(da Treccani) ,dove ha sempre vissuto insegnando nei licei, della sua provincia veneta Zanzotto ha fatto il punto di osservazione della più ampia realtà globale, senza però mai trascurare l’ancoraggio alla propria terra, a un paesaggio fisico e umano.

Oltre l’ermetismo e la neoavanguardia
Il suo libro d’esordio, Dietro il paesaggio, data al 1951. Una raccolta poetica che segnala già il suo essere oltre l’ermetismo. Dopo Vocativo (1957) e IX Ecloghe (1962), nel 1968 esce La beltà.
Si tratta di un volume che sembra risentire da vicino del clima neoavanguardistico e neosperimentale. Tuttavia – come ha scritto bene Elio Gioanola – “il lavoro zanzottiano sui significanti non ha molto a che spartire con lo sperimentalismo della nuova avanguardia, che è sostanzialmente ideologico e ludico, mentre qui siamo di fronte a un arduo e tormentato ‘ascolto del linguaggio’”. Si legga ad esempio una lirica come Al mondo, in cui il poeta afferma, attraverso la vivace originalità delle scelte espressive, la necessità di una presa di coscienza della realtà che ci circonda.
La lingua – paradossalmente per uno che fa poesia – è per Zanzotto insieme strumento di conoscenza e di mistificazione delle cose. Per questo è essenziale un accurato lavoro stilistico, che non lasci nulla al caso. “Si tratta di scalfire, scalpellare, graffiare la lingua o di sprofondarvi, più che di usarla”, affermò in un’intervista del 1979. Ma aggiungeva: “Tutto ciò non esclude la compresenza di un meticoloso atteggiamento artigianale”. Un lavoro che prosegue con grande intensità nelle raccolte successive: Pasque (1973), Filò (in dialetto trevigiano, 1976), e soprattutto la sua celebre “trilogia”, cioè i volumi Il galateo in bosco (1978), Fosfeni (1983) e Idioma (1986).

Resistere al caos del reale
Nel Galateo in bosco Zanzotto inventa l’“ipersonetto” (così si intitola una sezione della raccolta), ovvero una struttura compositiva formata da quattordici sonetti, più una “premessa” e una “postilla”. Il testo che fa da premessa è intitolato Sonetto dello schivarsi e dell’inchinarsi. Si capisce – leggendo questo particolare testo, come l’intera raccolta – che la tensione su cui il poeta mette l’accento è quella tra ordine e disordine. La poesia, con la sua struttura precisamente regolata, cerca di porre ordine al magma indistinto della realtà. E con il caos del mondo dialogano appunto i versi di Zanzotto.

Una gran parte di Idioma è invece dedicata (anche con alcune poesie in dialetto) alle figure semplici, ai personaggi del popolo, magari già scomparsi da tempo, ma dei quali il poeta conserva un tenero ricordo. In Nino negli anni Ottanta Zanzotto appunta la propria attenzione su un contadino ormai anziano, il cui mondo è stato travolto dalla modernizzazione selvaggia. Il suo attaccamento alla natura sembra però offrirgli una via di salvezza o quanto meno di resistenza. Una resistenza all’imbarbarimento e all’involgarimento della società italiana che Zanzotto ha esercitato in prima persona con gli strumenti del proprio lavoro di poeta.

Zanzotto a scuola
Spesso nell’insegnamento di letteratura italiana dell’ultimo anno di scuola secondaria superiore non si arriva ad approfondire come si dovrebbe la poesia del secondo Novecento. Sarebbe bello che quest’anno si provasse a farlo, magari proprio attraverso un omaggio a Zanzotto. È vero, i suoi testi non sono sempre facilissimi da leggere e capire da parte degli studenti. Ma questi ultimi con la guida dell’insegnante sapranno senz’altro apprezzare lo straordinario lavoro sulla lingua di questo autore.
Le tre poesie sulle quali ci siamo soffermati potrebbero costituire una buona campionatura. O anche – meglio ancora – un punto di partenza per ulteriori indagini. L’opera omnia in versi è contenuta nel volume Andrea Zanzotto, Tutte le poesie, curato da Stefano Dal Bianco e uscito a settembre negli “Oscar” Mondadori.