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Venerdì, 18 Maggio 2012


Concorso dirigenti: finiu a schifiu...
L'opinione
Postato da Silvana La Porta   
Lunedì 31 Ottobre 2011 23:05

Ormai è sorte di tanti concorsi pubblici italiani. Invece di pensare  a sostenere seriamente delle prove che valutino la loro reale preparazione, i partecipanti sembrano avere uno sport nazionale: si rivolgono agli avvocati. Dico che ci pensano nel momento stesso in cui presentano la domanda...di Silvana La Porta


 

E il nuovo concorso dirigenti, visto che non si è paghi del precedente, che di aule di tribunale si è nutrito ampiamente, sembra iniziare con la stessa modalità. E’ emblematico che in una scuola della Lombardia, poco prima dell’inizio della preselezione, raccontano si aggirasse una collega, che, con aria strafottente, andava dicendo: “Non ho fatto un c…, tanto poi faccio ricorso.”

Tanto poi faccio ricorso. E’ uno sport nazionale. Vuoi perché si sa bene quanto inficiati siano i concorsi pubblici di pedate, pedatine e pedatucce varie e nessuno ci sta a perdere in partenza; vuoi perché tanti sono gli impreparati che la vogliono spuntare con poca fatica e si recano immediatamente dai loro legali; vuoi perché chi è preparato e studia, non ci sta a essere superato da emeriti incompetenti, fatto sta che tutti ricorrono. Per la gioia degli avvocati, che probabilmente sorrideranno di tanta frenesia, non crederanno nemmeno tanto a quello che sostiene il loro cliente, ma che vuoi farci, il lavoro è lavoro.

E se il mondo della scuola è attraversato da questa follia, che ci possono fare? Preselezione a parte, sicuramente raffazzonata,  è iniziata la guerra tra docenti, l’un contro l’altro armati. Chi ha superato la preselezione, dicono i non idonei, era un automa al servizio del potere o un uomo dalla straordinaria memoria, mica un insegnante preparato; e chi non l’ha superato, beh, che vuole? Conosceva le regole del gioco e se non gli stavano bene, fanno gli idonei, poteva restarsene a casa.

Fatto sta che ombre minacciose si allungano sul concorso, i tempi si dilateranno quasi certamente e, come al solito, l’iter assomiglierà a un incubo senza fine.

Proliferano i movimenti e i coordinamenti, piovono i ricorsi, si affilano le armi. Niente ha insegnato il concorso del 2004 in Sicilia. C’è qualcosa di puerile in tutto ciò. Soprattutto se pensiamo che i protagonisti sono educatori, persone che dovrebbero avere un minimo di onestà intellettuale e di rigore morale, ma d’altronde di gente che voleva fare la sperta e continuare la prova dopo i cento minuti, che ci si può aspettare? Gli insegnanti non sono tutti così, ma sono anche così.

Apprezziamo molto la finezza di Tuttoscuola, che cita Orazio e la sirena, e dice che il concorso desinit in piscem. Ma questo concorso non è come la sirena di oraziana memoria. Troppo raffinato il paragone. Diciamolo alla siciliana, che è meglio. Stu concorso…finiu a schifiu…

Silvana La Porta

 

Leggia anche l'articolo di Tuttoscuola:

Concorso dirigenti scolastici: desinit in piscem?

 

Desinit in piscem. La sirena, secondo Orazio, è una donna bellissima nella parte superiore, peccato che finisca in forma di pesce. Così l’espressione (usata dal poeta nell’Ars Poetica a proposito delle opere d’arte cui manchi il requisito aristotelico dell’unità) si usa per indicare vicende che hanno un finale deludente rispetto alle premesse.

È il rischio che corre il concorso a posti di dirigente scolastico, bandito dopo molte esitazioni e rinvii, atteso con impazienza da decine di migliaia di insegnanti che si sono impegnati nella preparazione alle prove cominciando da quella preselettiva, scivolato sulla buccia di banana di troppi test sbagliati o improvvisati, e ora minacciato da una valanga di ricorsi da parte di molti dei 23.000 esclusi (su 32.000, il 72,8%) dalle prove scritte per non aver raggiunto la prescritta quota di 80 risposte corrette su 100.

Il gigantesco marchingegno messo in campo dal Miur potrebbe a questo punto incepparsi, come inevitabilmente accadrebbe se migliaia di ricorrenti, se non addirittura tutti, fossero ammessi alle prove scritte. Occorrerebbe nominare una quantità industriale di sottocommissioni per la valutazione delle prove, con l’inevitabile aumento della discrezionalità di giudizio (come teme a ragione l’ADi) e il probabile slittamento dei tempi. E mettendo in conto, a conclusione della correzione delle prove scritte, l’inesorabile ripetizione del rito del ricorso al TAR da parte dei non ammessi alla prova orale.

Potrebbe perfino darsi il caso, in linea teorica, di candidati privi dei requisiti ma - sempre via TAR - ammessi alla prova preselettiva; poi bocciati alla prova preselettiva ma ammessi nello stesso modo alle prove scritte; poi bocciati alle prove scritte e ammessi sempre via TAR alla prova orale; e infine inseriti nella graduatoria finale magari tra i vincitori con riserva. In attesa di leggina di sanatoria.

Auspichiamo vivamente che il Miur, le forze sindacali e associative più responsabili e anche la magistratura abbiano la lucidità e il coraggio necessari per impedire che tutto ciò accada.