| Essere o non essere POLIBIO: un caso di bavaglio su Aetnanet.org |
| Il caso | |||
| Postato da Vincenzo Pascuzzi | |||
| Lunedì 06 Febbraio 2012 22:21 | |||
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Il preside Salvatore Indelicato ha rimosso parte dei pezzi di Polibio D'autorità il preside Salvatore Indelicato ha rimosso parte dei pezzi di Polibio dal sito Aetnanet.org sbaragliando così le mie prerogative di responsabile, fra le quali c'è la scelta dei collaboratori. Uno di questi è il prof. Sebastiano Maggio che si è firmato finora con lo pseudonimo di Polibio ma che non sarebbe di gradimento al gestore del portale Aetnanet, che a questo punto si capisce non tollera voci dissenzienti o che possono parlare in modo differente al suo o che hanno avuto a che fare con lui, a torto o a ragione, come pare sia successo con Polibio, alias Sebastiano Maggio. Considerato che l'articolo del prof. Maggio è un inno alla correttezza nella scuola e alla deontologia professionale chiedo ospitalità a questo sito affinchè il pezzo destinato ad Aetnanet venga pubblicato. Fra l'altro, oltre allo pseudonimo di Polibio, il sito ne ha raccolto altri, come Fioretto o come Diodoro senza suscitare indignazione o raccapriccio o invettive. Pasquale Almirante +++++ Dirigenti e scuole: Di fronte a irregolarità, disordine, degrado e sperperi nel sistema scolastico, essere o non essere Polibio? Questo è il problema: “se sia più nobile all’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli”. Così si esprime Amleto nella tragedia omonima di William Shakespeare (1600-1601, atto terzo), tanto caro a Mario Melloni, al quale nel 1967 venne proposto dall’allora direttore del giornale “l’Unità”, Maurizio Ferrara, lo pseudonimo “Fortebraccio”, nome del prode cavaliere scespiriano, col quale Melloni sottoscrisse, rivolgendosi a un pubblico vasto, tutti (e furono numerosissimi) i suoi interventi, apprezzato e rispettato anche fuori dalla cerchia ristretta dei simpatizzanti, tanto da fare scrivere al liberale Luigi Barbini che “tutte le mattine, la prima cosa che molti di noi leggono è il corsivo di Fortebraccio”. Chi scrive ha pubblicato per decenni (in giornali, in riviste) molti interventi con lo pseudonimo Polibio. Quando, dopo le sollecitazioni del direttore responsabile di AetnaNet Pasquale Almirante, e da allora sono ormai trascorsi quasi due anni, decisi di collaborare, dissi ad Almirante che avrei scritto utilizzando esclusivamente lo pseudonimo “Polibio”, anche perché, essendo peraltro molto conosciuto per la mia competenza e per il mio impegno nel mondo della scuola, intendevo spendermi altrimenti. Ringrazio l’amico Pasquale Almirante per il suo meraviglioso articolo pubblicato su questo sito l’1 febbraio 2012. Veramente un intervento eccellente. Di un direttore responsabile che, con impegno costante e con l’oculata scelta dei suoi collaboratori, ha ridato parecchio ossigeno ad Aetnanet, riuscendo a quadruplicare il numero delle letture e quindi dei lettori. A Polibio riconosce il merito (bontà sua, certamente generosa) d’avere scritto “tanto su tanti argomenti e su tante vicende”, d’aver “mietuto anche 3mila e oltre letture”, d’aver “contribuito con intelligenza e perspicacia a innalzare inesorabilmente le quotazioni giornalistiche del sito Aetnanet.org”, d’aver “fatto sorridere tanti colleghi” e “fatto incarognire tanti altri”, “che ci ha deliziato con uno stile limpido e ampolloso, astruso e dolce, brillante e focoso”. All’amico Almirante, l’Polibio anticipa che continuerà a scrivere utilizzando lo pseudonimo “Polibio”. Nell’ambito di Aetnanet si sa bene chi è. Polibio +++++ Chi è Polibio? Tra i lettori, sono certo che non sono pochi coloro che sanno chi è “Polibio”. Oltre ad Almirante, ne sono a conoscenza molti del “top redattori”: Michelangelo Nicotra, Giovanni Sicali, Aldo Domenico Ficara, Lucio Ficara, Salvatore Indelicato, Andrea Oliva, Nuccio Palumbo, Fioretto (pseudonimo il cui nome, cognome e qualifica sono a Polibio noti, così come Fioretto sa bene chi è Polibio) e Giuseppe Adernò. Polibio continuerà a firmare con lo pseudonimo “Polibio” i suoi interventi, rispondendone personalmente al direttore responsabile Pasquale Almirante e, su loro richiesta, alle istituzioni e alle autorità competenti, ove necessario. Dal 10 agosto 2010, giorno del primo dei miei interventi, che ritengo siano stati puntuali e articolati nella loro complessità, all’ultimo, postato venerdì 27 gennaio 2012 (ore 09:30:00), ciascuno con decine di migliaia di bytes aggiuntivi, gli interventi sono stati circa 90 e le letture sono state più di 125.000 (con punte dei singoli interventi superiori a 2.000 letture e fino a 3.094 accessi). Pertanto, sono grato a tutti i lettori, sia a quelli che hanno apprezzano gli interventi, sia a quelli che magari hanno avuto qualcosa di cui “lamentarsi”, magari perché Polibio ha centrato il bersaglio. L’ultima significativa nota di condivisione pervenuta a Polibio – e della quale darò più avanti conoscenza (tuttavia senza indicare la fonte, cioè cognome e nome del mittente, nonché l’indirizzo e-mail, che in seguito, se l’interessato lo vuole, ma a condizione che invii all’indirizzo e-mail di Polibio il numero del proprio telefono, indicherò) – lo stesso giorno (27 gennaio 2012) della pubblicazione, sul sito AetnaNet, dell’intervento dal titolo: “L’inutilità dei collaboratori e dei vicari ‘scelti’ e ‘retribuiti a forfait’ dai presidi col fondo d’istituto. E i precari restano senza lavoro”. Questo il testo della nota: “Sul fatto che alcuni dirigenti siano spesso ‘latitanti’, le do pienamente ragione. Mia moglie è un collaboratore vicario in una scuola data in reggenza. Lei mi insegna che gli onori, se così vogliamo chiamarli, sono poca cosa rispetto agli oneri. Gestire una scuola con cinque plessi non è cosa facile. Non avendo diritto all’esonero, mia moglie, che è persona seria, cerca di non penalizzare gli alunni ma non sempre le riesce. Nessuno le ha puntato la pistola alla tempia, potrebbe dimettersi è vero. Ma, che lei ci creda oppure no, mia moglie non abbandona la barca che sta per affondare, ama troppo la sua scuola. A proposito, lo sa che non è prevista alcuna remunerazione per il suo lavoro? Ma sì, spari sulla “croce rossa”, il popolo sarà pienamente d’accordo con lei. Distinti saluti”. Prima di rispondergli, evidenziando alcuni aspetti che appaiono incredibili, è opportuno un generale richiamo alla democrazia e all’ordinamento democratico. Questo sito ha il dovere, ha l’obbligo – poiché è costituito da scuole polo, da scuole pubbliche, da scuole statali gestite con risorse pubbliche derivanti dal pagamento delle tasse da parte dei lavoratori onesti, e a sinistra del teleschermo sono indicate “tutte le scuole del Consorzio” –, di rendersi promotore di informazioni e di indicazioni funzionali alla corretta gestione delle scuole, di bacchettare coloro che non rispettano le norme di legge e contrattuali, di richiamare all’ordine (ovviamente, con la pubblicazione di articoli che facciano vergognare gli inadempienti e coloro che, avendo il carbone bagnato, pensano di asciugarlo proferendo lamentele e contumelie nei confronti di chi fa emergere determinati squallori) chi naviga nel disordine. Questo è il sito a difesa delle persone oneste che giornalmente adempiono al loro dovere. Ebbene, Polibio apprezza il contenuto della nota inviatagli da uno dei sui lettori. Peraltro, è ben scritta. A differenza di politici che, nella smania di annullare le sentenze della magistratura amministrativa (che invece vanno rispettate e attuate anche quando possano dispiacere), approvano leggi (che poi non vengono prontamente e correttamente applicate, anche per quanto riguarda i tempi, così da rendere possibile l’annullamento per violazione di legge di quanto già “svolto”, causando ulteriore enorme danno a tutti gli interessati a quel determinato concorso) nelle quali è anche scritto un “a seguito del superamento della prova scritta con esito positivo” come se il “superamento” potesse avvenire “con esito negativo”. Oppure, un “è severamente proibito” come se il “proibito” potesse avere delle eccezioni e delle riduzioni. Espressioni che, come e farse più di quelle che seguono, fanno ridere i lettori. Polibio ricorda un caso da ridere. Rispondendo al professore che gli aveva chiesto dove erano stanziati i Franchi prima della conquista della Gallia, uno studente universitario rispose “tra l’Elba e il Reno”. L’Elba e il Reno sono due fiumi che si trovano nell’odierna Germania, entrambi sfociano nel Mare del Nord e il Reno, in particolare, vi sfocia dopo avere attraversato l’odierna Olanda. Volendone sapere di più, il professore chiese allo studente di dirgli dove si trovano l’Elba e il Reno. E lo studente: “In Italia: l’Isola d’Elba e, più in là, il fiume Reno”. Figuratevi: l’Isola d’Elba tra la Corsica e la Toscana, poco più a nord dell’Isola del Giglio, e il Reno, dalla parte opposta, che attraversa l’Emilia Romagna e sfocia nel mare Adriatico! Polibio ricorda anche quella studentessa universitaria che, interrogata a proposito dei comuni in età medievale, dalla fine dell’XI secolo in poi, rispose di non potere dire molto perché non c’erano documenti, “la documentazione era sterminata”, e che confermò la sua risposta, contestatale dal professore, leggendo alcune righe del libro che portava con sé e ribadendo la sua affermazione di inesistenza di documenti, così confermando di non sapere che l’aggettivo “sterminata” sta a significare “immensa, illimitata, illimitatamente grande” e non ha nulla a che vedere col sostantivo “sterminio”. Sterminati sono i documenti che costituiscono l’archivio personale di Polibio: una grande fortuna per chi, da storiografo, si avvale di fonti primarie e delle più significative fonti secondarie. Per quanto concerne le sentenze della magistratura, non c’è alcun dubbio, né alcun impedimento in ordine al diritto di commentarle, di non condividerle, di esprimere le proprie rimostranze, ma bisogna farlo sempre con correttezza, soprattutto da parte di chi ben poca dimestichezza ha con l’ordinamento giudiziario e con l’amministrazione della giustizia nei suoi molteplici e circostanziati aspetti. E soprattutto non può assumere – di fronte all’operato della giustizia amministrativa, della giustizia civile, della giustizia penale, ecc.) comportamenti ed espressioni assolutamente diversi e opposti: se l’ordinanza o la sentenza sono a lui (o al gruppo che “sostiene”) favorevoli, apprezza il giudice o la Corte che le ha emesse; se l’ordinanza e la sentenza non sono a lui (o al gruppo che “sostiene”) gradite perché sfavorevoli, disprezza il giudice o la Corte che le ha emesse (soprattutto, poiché ci riferiamo all’ambito scolastico, quando si tratta dello stesso Tar o del Consiglio di Stato). Ritornando alla nota inviatagli dall’attento lettore dell’intervento sull’inutilità dei collaboratori e dei vicari e sulle “assenze” di determinati dirigenti dalla sede di servizio (va detto da parte di Polibio che ha conosciuto e conosce molti dirigenti scolastici scrupolosi e attenti, puntuali e primi nell’entrare a scuola e ultimi a uscirne, dirigenti che sono soliti frequentare i plessi dell’istituto scolastico nel quale svolgono scrupolosamente la loro funzione), il fenomeno è purtroppo esistente. Cosicché, se il dirigente scolastico e uno o una degli o delle insegnanti (ma anche più di uno o di una) provengono da un comune alquanto distante da quello di servizio, accade, ma non deve accadere, cosicché anche a questo serve Aetnanet, che il o la dirigente può presentarsi a scuola “a suo piacimento” (e invece dovrebbe essere il primo a la prima a presentarsi a scuola), e nessuno agisce contro il cosiddetto “preside-padrone”, e invece la scure del rimprovero verbale per il ritardo, e magari l’avvertimento scritto e l’apertura di un procedimento disciplinare, si abbatte contro l’insegnante giunto o giunta a scuola in ritardo, addirittura anche se il dirigente scolastico “non è, ma non si sa perché, in sede”. C erto, quanto scrive Polibio può provocare l’astiosa reazione di chi, trovandosi al centro del bersaglio, si vede colpito, ma è certamente seguito dall’approvazione e dalla soddisfazione di coloro che adempiono pienamente e con assoluta correttezza al loro dovere. Se si ha conoscenza di anomalie e di scorrettezza, si ha il dovere, evidenziando i fenomeni negativi per provocare la vergogna di chi ne ha approfittato e magari né sta approfittando, di adoperarsi per eliminarle. Chi ha scritto a Polibio, comunicandogli, e dandogli “pienamente ragione, “che alcuni dirigenti scolastici sono spesso ‘latitanti’”, va apprezzato. Tra l’altro ha utilizzato “spesso”, che in questo caso ha il significato di “frequente”. Più avanti ha aggiunto che la moglie, collaboratore vicario in una scuola costituita da cinque plessi, potrebbe dimettersi, ma è persona seria a tal punto da non abbandonare “una barca che sta affondando”. Tuttavia, da “persona seria”, “cerca di non penalizzare i suoi alunni ma non sempre le riesce”. Probabilmente, si trova “costretta” a non seguirli, come invece vorrebbe, nell’attività didattica e nell’intero processo formativo. Magari perché qualche volta “deve” allontanarsi dall’aula. Polibio dice a entrambi (marito e moglie) che l’insegnante non può allontanarsi dall’aula, perché potrebbero esserci (duramente contestati nel caso in cui, speriamo mai, si verificasse una qualsiasi anomalia, soprattutto a danno di uno o di più alunni) abbandono di minori e interruzione di pubblico servizio. D’altra parte, le attività, compresa la nomina di supplenti, concernenti la gestione della scuola possono essere svolte avvalendosi, il dirigente scolastico (titolare o reggente, in quest’ultima funzione con un’indennità che potrebbe essere di circa 10.000 euro lordi l’anno), del dirigente dei servizi generali e amministrativi, nonché degli assistenti amministrativi. In ogni caso, si tenga presente che l’art. 34 del vigente Contratto collettivo nazionale di lavoro recita che il dirigente scolastico “può” (e “può” indica la facoltà di e non l’obbligo di) avvalersi, nello svolgimento delle proprie funzioni organizzative e amministrative, di docenti (non più di due unità) da lui individuati ai quali possono essere delegati specifici compiti. E si tenga altresì presente che l’art. 88, comma 2, lettera f, recita che i compensi da corrispondere al personale docente per le collaborazioni col dirigente scolastico, collaboratore vicario e secondo collaboratore, gravano sul fondo d’istituto. E ci sarebbe anche, per il collaboratore vicario, l’indennità di funzioni superiori in percentuale predisposta con riferimento allo stipendio. Polibio, da parte sua, è del parere che tutto il fondo d’istituto deve essere destinato all’occupazione di chi non ha lavoro, non soltanto per ridurre la pesantezza della disoccupazione che ha lasciato senza stipendio molte decine di migliaia di lavoratori della scuola, ma anche per assicurare e garantire agli alunni la completezza del percorso formativo, poiché tutti sappiamo bene che l’orario giornaliero delle lezioni viene “improvvisamente” ridotto per assenze di insegnanti e mancate sostituzioni, con la conseguenza che gli alunni addirittura giocano a carte nelle aule oppure, col consenso o no da parte dei genitori, vengono a trovarsi anzitempo fuori della scuola. Polibio
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