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Lunedì, 21 Maggio 2012


Casa Merini, apre il museo della poesia
Poesia
Postato da Maria Allo   
Giovedì 24 Marzo 2011 00:23
altNella ex Tabaccheria comunale di via Magolfa un luogo di esercizio per giovani poeti...

 

E' stata aperta ufficialmente a Milano lunedì pomeriggio dal sindaco Letizia Moratti «Casa Merini. Atelier della parola giovane», lo spazio in via Magolfa dedicato alla poetessa scomparsa nel 2009. Realizzata su due piani nell'ex Tabaccheria comunale, la casa museo propone il percorso poetico «Sono nata il ventuno a primavera» con pannelli che raccontano la vita della Merini, accanto ad alcuni suoi testi poetici. altAl termine, la riproduzione della camera della poetessa con oggetti provenienti dalla casa di Ripa di Porta Ticinese dove la Merini visse, con il letto, i suoi vestiti, il pianoforte, i rossetti e le sigarette. Al piano terra, invece, una sala destinata alle attività dell'Atelier della Parola, dove si terranno corsi e laboratori di poesia dedicati ai giovani.

 «Milano deve tanto ad Alda Merini. Oggi restituiamo a lei qualcosa, la rendiamo presente non solo nei nostri cuori, ma attraverso le testimonianze che in questa Casa ci faranno rivivere la sua sublime poesia», ha detto la Moratti. «Sarà un luogo dedicato ai giovani dove organizzare incontri e momenti di approfondimento per scoprire, studiare e appassionarsi al mondo della poesia», ha spiegato il sindaco. «Oggi si realizza quello che avevamo promesso - ha detto l'assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory, presente insieme all'assessore al Tempo Libero, Alan Rizzi - un progetto in dialogo tra storia e presente». «Casa Merini - ha detto Flory - è una casa della poesia e la poesia è la casa del "fare anima". Naturalmente questa casa-museo sarà un nuovo luogo di esercizio per giovani poeti, grazie alla "Casa della Poesia" di Palazzina Liberty e dei suoi maestri».
LA FIGLIA: «E' TROPPO ORDINATA» - Dalla figlia di Alda Merini, Emanuela, l'invito a «ricreare così com'era la casa fino in fondo. Mi auguro che questo sia solo l'inizio», ha spiegato. «Deve essere molto più vivace, ci deve essere più luce. E poi, è troppo ordinata. L'importante è che ricrei veramente l'ambiente, altrimenti si snatura la casa della mamma. Io e le mie sorelle - ha aggiunto - siamo molto contente che ci sia stato questo inizio. Speriamo che si prosegua, che la Casa diventi un punto di incontro per i poeti e faccia rivivere i suoi ambiente come erano veramente».

Alle soglie del Nobel chiesto a più voci, dall'Accademia francese nel '96 e da Dario Fo nell'ultimo anno, Alda Merini se ne va, con i suoi ricordi, le speranze e i dolori di una vita vissuta sempre al confine, tra celebrità e follia. Follia ben compensata dai grandi meriti che le sono stati riconosciuti: giovinetta lei è stata presa per mano da Quasimodo e da Scheiwiller. Nomi che hanno fatto la storia della letteratura e dell'editoria, legati a quello di Alda Merini per aver riconosciuto in lei, già ai tempi, la forza e la grandezza poetica, di chi, il giorno della sua dipartita, avrebbe ricevuto i funerali di stato. La «pazza» della porta accanto, tra manicomio e Navigli, tra abbandono e celebrità, ha lasciato un'impronta nella storia. Così si consolano le tante voci, anche anonime, che oggi le tributano merito così come i veri amici che hanno saputo dividere con lei tante serate e nottate di lieve amarezza. Lieve perché anche le tristezze e le sofferenze riuscivano a trovare in lei, e attraverso lei, note di dolcezza e di leggerezza: quasi a insegnare ad altri che la vita va «camminata» senza imporsi, senza appesantire il quotidiano per non restar intrappolati con il piede nel «fango» del vissuto di ogni giorno.

Adesso, tra mille problemi burocratici, la destinazione provvisoria e non si sa quanto lunga, è diventata il sotterraneo del Castello Sforzesco. Lì confluiranno simboli e reperti della sua esistenza. Quale fine faranno? Ci sono promesse scritte dall'assessore alla Cultura Finazzer Flory: la poetessa dei navigli avrà il suo sito. Si parla di un ex tabaccheria a ridosso del corso d'acqua milanese, pronta a rialzare le saracinesche per ospitare il pubblico. Saranno i mobili, il pianoforte, i manoscritti a rendere viva l'anima di Alda Merini e creare fila all'ingresso. Però, sarà anche necessario un finanziatore privato e animato da buoni intenti. Perché qui non c'è business, qui si alza il sipario sulla vita e sulla scrittura di un genio della letteratura del '900, che ha vissuto senza agi, in una modesta e piccola casa sulla Ripa di Milano e come unico lascito ha regalato al mondo le sue pagine. Una «piccola ape furibonda» capace, in una sola riga, di raccontare la notte e del suo potere taumaturgico di lenire le angosce del giorno: «Superba è la notte quando cadono gli ultimi spaventi». La sua notte, quella del riposo dagli affanni della vita, è arrivata il primo novembre dell'anno scorso. Alda Merini ora sorriderebbe, irriverente, vedendosi ancora in giro, a cercare casa