| "Il modello del mondo "di Alberto Cappi: una bella recensione di Elio Grasso |
| Poesia | |||
| Postato da Maria Allo | |||
| Mercoledì 31 Agosto 2011 20:36 | |||
Il vento del dolore soffia tra le carte............ Alberto Cappi è un poeta che si è imposto dentro quel particolare movimento letterario definito "neoavanguardia". Si tratta di uno dei più spericolati ed efficaci sperimentalisti. Un lavoro di scavi, rotture, ricomposizioni: una scrittura unica e carismatica, al di là del significato, che alla fine comunque emerge in un magma espressivo ribollente e mai definito. Ma con la nuova raccolta Il modello del mondo (Marietti 1820), il poeta ha operato una modificazione molto importante nel suo laboratorio creativo (già cominciata in verità con La casa del custode nel 2004). Alberto Cappi continua, nel corso degli anni, a convincermi che la poesia canta per piccoli passi che non ci lasciano mai, che sempre e sempre ci dice che il canto si modella sul corpo dell'uomo, ne attraversa gli strati dei millenni e per tutto questo non scomparirà mai. Il Modello del mondo è l'uomo, in questo ultimo libro, prendendo l'avvio da un pensiero di Leonardo: e quanto sorprende allora la lettura di versi così gentili nel loro accostarsi ad una lotta che invece tutti conosciamo come possente, quando è proprio l'uomo chiamato alla difesa dei propri confini, del proprio stare sano al mondo ("Vedrai, / settembre brucerà le vesti. / Colui che viene sosta alle / fonti ove ardono i pesci"). La tenace volontà viene fuori dal magistero della critica frequentato tanto a lungo, e nell'accostare sempre e dovunque la lezione dei poeti antichi, la frenetica ricerca dei moderni. Gentile è l'ascolto che in queste pagine diventa più che mai scrittura, e corpo compreso nello spirito del tempo ("è questo il giorno in cui cadono / gli alberi e cercano le loro radici / nel dolore della terra che si alza / al viso dell'uomo..."). Lasciar svolgere il filo della propria esistenza, fin quasi a dissolversi negli strati del mondo che ci sorregge, e talvolta sconforta. Anche con l'aiuto di un Dio che cammina e fatica anch'egli nell'orto di Getsemani ("con me si alza la preghiera / e il respiro del sangue trasuda / dalla lesa veste del corpo"). Sono le voci che Alberto riesce a prendere per sorprendersi e sorprenderci ogni volta che "il vento del dolore soffia tra le carte". Sono una miriade di astri che non smettono di percorrere il suo cielo, fatto di suoni e foglie, di gocce e luci, di fiori e memorie antiche almeno quanto le mani che febbrilmente arricciano il foglio, dopo una sera estiva passata fra vino libri e poesie. Poi l'uomo di Alberto soffia sulle proprie creazioni, sa di non poter far altro che condurre il canto sulle cose che ci stanno intorno, e che aspettano un dire importante, unico e imprescindibile. Dopo di noi, saranno le cose a trasmettere a chi verrà quel che avremo saputo dare. E dire. Per tutto questo libro non si smette di ascoltare le avventure terrestri di cose e persone familiari, tutte accalcate intorno, come per una danza propiziatoria. Nelle pagine più belle del Modello del mondo tutto quanto suona e vibra di luce propria, ogni poesia trasmette il suo contenuto di energia luminosa, irradiando quello che gli antichi sapevano cosa fosse: canto è onda, è forza che viaggia lungo i sentieri del mondo, costruendone altri al suo passaggio, e altri ancora. Questo sembra accadere quando si legge un libro di Alberto, fin dalle sue prime opere degli anni '70. Ancor di più qui, dove si custodiscono le memorie, l'esperienza e la cura degli incontri. E dove si concentra con chiarezza il sapere degli uomini che camminano, confine dopo confine, lasciando che l'amore sfugga dalle ferite ("i miei santi e coloro che sono morti, / forti di tanta vita, dell'astinenza / del tempo, i miei senza astuzia / migranti...").Elio Grasso
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