| Così Bonaviri torna fanciullo |
| Recensioni | |||
| Postato da Silvana La Porta | |||
| Domenica 10 Ottobre 2010 00:00 | |||
|
Ci ha lasciato con una raccolta di poesie intima e delicata Giuseppe Bonaviri, narratore di terra e di cielo, uomo appartato, schivo e tenero. L’arcobaleno lunare è titolo di questa silloge in cui lo scrittore, come a voler chiudere un cerchio , torna alla sua Mineo, ai suoi affetti più cari: il fratello che ha raggiunto il gorgo della morte, gli amici d’infanzia, gli amatissimi nipoti, la figlia Pina, la bambina meravigliosa di un tempo...(di Silvana La Porta, da La Repubblica del 3 ottobre 2010) Ma soprattutto si nota una vena pascoliana nel misterioso tentativo di perdersi nel cosmo alla ricerca di una impossibile felicità; ma se l’uomo aspira all’universo infinito, è anche triste prigioniero della madre terra: “O vana genìa degli uomini/ che amano poco questi/ luoghi celesti e si sperdono/ in ogni ora/ nel tenebrore della notte.” E’ un Bonaviri davvero e magicamente “rimbambinito” quello di queste liriche, nel senso etimologico del termine: fanciullino di un tempo, con l’animo vergine a cogliere palpiti della mente e ricordi del cuore. Uno su tutti il venditore di lupini che “viene col mulo da Vizzini”, vede dei ragazzi che giocano, poi riprende l’erta del villaggio mentre “degli angioli/ gioiscono nei loro voli. E si rivolgono/ al cielo dove Dio gongola e ride.” Il suggello alla raccolta non poteva che essere un pacato e universale commiato, un commovente e gioioso addio alla vita: “I miei 84 anni/ si disperdono/ in sconfinate altitudini/ tra farfalle e galassie.” Silvana La Porta da La Repubblica del 3 ottobre 2010
|