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Lunedì, 21 Maggio 2012


Roberto Esposito: Origine e attualità della filosofia italiana
Recensioni
Postato da Salvina Torrisi   
Mercoledì 24 Novembre 2010 10:47
 altOrigine e attualità della filosofia italiana Torino, Einaudi 2010, 265 pp., 20 euro

Da alcuni anni si assiste ad una crisi delle grandi scuole di pensiero del XX secolo: la filosofia analitica dei Paesi anglosassoni, il decostruttivismo francese, l’ermeneutica tedesca.Parallelamente, a livello internazionale si avverte un interesse crescente nei confronti dell’elaborazione filosofica dei pensatori italiani contemporanei...(da Treccani) Dai margini dei grandi dibattiti filosofici, in cui è rimasta confinata per anni, la filosofia italiana sembra riguadagnare una posizione sempre più centrale. Come si spiega una simile “inversione di tendenza”? Quali sono le ragioni di questa nuova fortuna? 

È da tali premesse e interrogativi che prende le mosse Pensiero vivente. Origine attualità della filosofia italiana di Roberto Esposito, docente di Filosofia Teoretica presso l’Istituto Italiano di Scienze Umane a Napoli e a Firenze. 

In esso, l’autore si propone di indagare la “differenza” della filosofia italiana, ripercorrendone la storia e le fasi, a partire dall’Umanesimo fino ai giorni nostri e a pensatori quali Toni Negri, Giorgio Agamben, Remo Bodei, solo per citarne alcuni. 

La tesi di Esposito è che il pensiero italiano non sia toccato dalla crisi perché, diversamente da altri filoni filosofici della nostra contemporaneità, non è mai stato segnato dal “primato” del linguaggio.

Al contrario, nell’elaborazione dei pensatori italiani il tema del linguaggio è sempre apparso “contestualizzato”, “calato” in una prospettiva più ampia, che coinvolge la politica, la storia, la socialità, il vivere civile. E questo per una serie di circostanze e fattori che all’interno del saggio, corposo e complesso, l’autore cerca di sviscerare e di analizzare.

Innanzitutto, la filosofia italiana non è riducibile ad una “coscienza nazionale”, per via della frammentazione che ha segnato per secoli la storia della penisola. Non essendo circoscrivibile entro confini geografici precisi e non avendo mai avuto un “centro” e una “periferia”, il grande pensiero italiano - da Machiavelli, a Vico, a Leopardi - non è mai stato una “filosofia dello Stato”. Per quanto ciò possa sembrare paradossale, oggi che i confini nazionali tendono a sbiadire e a farsi sempre più inconsistenti, la filosofia italiana è l’unica che ha nella propria storia e nella propria tradizione gli strumenti per adattarsi alle mutate circostanze e per fronteggiare la cosiddetta “era della globalizzazione”.

A distinguere ulteriormente e a rendere più vitale la filosofia italiana contribuisce il tema del conflitto, ricondotto dall’autore a tre paradigmi influenti (l’immanentizzazione del conflitto, la storicizzazione del non storico e la mondanizzazione del soggetto) e sapientemente rappresentato ricorrendo alla composizione, allo stile e alle vicissitudini della Battaglia di Anghiari, il quadro ideato da Leonardo per la Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Vecchio, a Firenze. Laddove la filosofia moderna francese, tedesca e anglosassone nasce dal bisogno di definire un ordine alternativo al conflitto e al caos naturale, la filosofia italiana ha sempre pensato l’ordine a partire dal conflitto, volgendo quest’ultimo in positivo e facendone una forza costruttiva. Un’impostazione che ha da sempre conferito al pensiero italiano una sua specificità e originalità e che, secondo modalità e declinazioni differenti, è presente e viva tutt’oggi, nell’elaborazione dei più validi filosofi contemporanei.