| Jean Flori: La fine del mondo nel Medioevo |
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| Postato da Salvina Torrisi | |||
| Venerdì 28 Gennaio 2011 10:04 | |||
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La struttura del libro è chiara e lineare. L'autore muove dalla profezie bibliche dell'Antico e del Nuovo Testamento. Presenta i passi profetici dei libri di Daniele e l'Apocalisse di Giovanni, che forniscono gli elementi principali delle profezie che riguardano la Fine del mondo. Sono i testi che pongono le basi della percezione ebraica e cristiana della storia del mondo, (che si svolge tra un inizio e una fine, è diretta da Dio, è lineare e finalistica) e tratteggiano gli avvenimenti che debbono compiersi prima della Fine dei tempi: la successione di quattro potenze universali, la suddivisione dell'ultima in dieci regni rivali, uno dei quali vedrà sorgere un potere empio che si ergerà contro Dio, prima di essere definitivamente sconfitto.
Flori ricostruisce con rigore il lungo percorso di tale attesa profetica, in cui si mescolano speranze (per la prossima realizzazione del regno di Dio), inquietudini (per il “giudizio finale” che stabilirà l'eterno destino di ogni uomo) e terrore (perchè la fine sarà preceduta da un periodo tormentato, caratterizzato da flagelli, persecuzioni, guerre e massacri), dai primi secoli della nostra era fino al XIV secolo: da quando i primi cristiani credevano la fine dei Tempi molto vicina se non imminente, a quando l'attesa della Fine dei tempi, ormai rifiutata dall'ortodossia cattolica, si diluisce e diventa un aspetto della dissidenza interna la Chiesa. Ne risulta un affresco dell'orizzonte apocalittico dei cristiani di quei secoli; un orizzonte sempre e diffusamente presente, ma assai mobile e composito.
La ricostruzione si basa su scritti di vario genere: testi biblici, commentari, racconti, sermoni, tradizioni apocalittiche non canoniche, lettere, cronache, testimonianze di “elucubrazioni mistiche” su manifestazioni inspiegabili (comete, fenomeni celesti, nascite di animali mostruosi...) che dimostrano che l'attesa degli ultimi tempi era così presente nella mente dei più, non solo di una minoranza di monaci sapienti o di teologi, da lasciare libero corso all'immaginazione.
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