| Tsc: debutta domani 13 gennaio "La governante" di Brancati |
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| Postato da Silvana La Porta | |||
| Giovedì 12 Gennaio 2012 16:01 | |||
Una nuova produzione Teatro Stabile di Catania per la regia di Maurizio Scaparro MORALE E PREGIUDIZIO: LA GOVERNANTE DI BRANCATI COMPIE 60 ANNI...
Con Pippo Pattavina e Giovanna Di Rauso. Scene e costumi Santuzza Calì. Al Verga dal 13 gennaio al 3 febbraio.Stagione 2011-2012 LA GOVERNANTE di Vitaliano Brancati regia Maurizio Scaparro scene e costumi Santuzza Calì musiche Pippo Russo luci Franco Buzzanca con Pippo Pattavina, Giovanna Di Rauso, Max Malatesta, Marcello Perracchio, Giovanni Guardiano, Valeria Contadino, Veronica Gentili, Chiara Seminara Catania, Teatro Verga, dal 13 gennaio al 3 febbraio 2012 Comunicato stampa Una nuova produzione Teatro Stabile di Catania per la regia di Maurizio Scaparro MORALE E PREGIUDIZIO: LA GOVERNANTE DI BRANCATI COMPIE 60 ANNI Con Pippo Pattavina e Giovanna Di Rauso. Scene e costumi Santuzza Calì. Al Verga dal 13 gennaio al 3 febbraio. Era il 1952 quando La governante, interdetta alle scene dalla censura perché “contraria alla morale”, accese in Italia una querelle non solo letteraria e teatrale, ma civile e politica – nella quale è inevitabile cogliere nodi tuttora irrisolti, in termini di intolleranza, negazione della libertà di espressione, perbenismo e pruderie: mali cronici di una società che annega nell’ipocrisia e si dibatte in un insanabile conflitto tra morale e pregiudizio. In questa visione, il Teatro Stabile di Catania apre il 2012 con quello che è considerato il capolavoro teatrale di Vitaliano Brancati, rappresentato postumo nel 1965 e riproposto ora a sessant’anni dalla pubblicazione in un nuovo allestimento, in scena alla Sala Verga dal 13 gennaio al 3 febbraio. Virtù pubbliche e vizi privati innervano un’opera che, al di là dell’anniversario, s’inserisce perfettamente nel respiro del cartellone etneo, dedicato dal direttore Giuseppe Dipasquale all’universo femminile, e significativamente intitolato “Donne, l’altra metà del cielo”. La regia è affidata alla firma di Maurizio Scaparro, scene e costumi a quella pure prestigiosa di Santuzza Calì. Pippo Russo sigla le musiche, Franco Buzzanca le luci. Protagonisti di spicco Pippo Pattavina (alla sua terza edizione) e Giovanna Di Rauso (al debutto nel ruolo del titolo). Con loro agisce un cast di qualità che annovera Max Malatesta, Marcello Perracchio, Giovanni Guardiano, Valeria Contadino, Veronica Gentili, Chiara Seminara. «Il lato più sorprendente e attuale del testo – osserva il regista Maurizio Scaparro – è quello di una Sicilia e di un’Italia dei nostri padri e dei nostri nonni, dimenticato forse, certo sconosciuto ai più giovani, ma di cui è facile scoprire ancora oggi le tracce nella società e che Brancati sottolinea: dai tabù sessuali, al gallismo, ai falsi moralismi, alle divisioni forzatamente etniche, alle censure appunto, alle ipocrisie dei poteri “ufficiali” di tutti i tempi». L’azione si svolge a Roma, in una ricca casa borghese da cui si può ammirare e su cui incombe la cupola di San Pietro. La governante francese Caterina Leher, charmante, colta e di fede calvinista, instaura un rapporto dialettico con il siciliano Leopoldo Platania, cattolico e severo capofamiglia, illuso di essersi integrato nella Capitale e invece incapace di accettare un’etica diversa da quella in cui è cresciuto. Entrambi, per ragioni diverse, si struggono dentro: la prima perché vive l’omosessualità come colpa segreta, l’altro perché è stato troppo intransigente nell’imporre la propria morale alla figlia, morta suicida, mentre il figlio Enrico incarna l’atavico gallismo siculo ai danni della fragile moglie Elena. A frequentare assiduamente casa Platania è Alessandro Bonivaglia, scrittore indolente ma lucido, che riassume il disprezzo per una situazione insostenibile: «Moralità? La moralità italiana consiste tutta nell'istituire la censura. Non solo non vogliono leggere o andare a teatro, ma vogliono essere sicuri che nelle commedie che non vedono e nei libri che non leggono non ci sia nessuna delle cose che essi fanno tutto il giorno, e dicono». Il principale motivo del divieto a rappresentare La governante, caduto solo con la soppressione dell’attività censoria, è da riscontrare in quest’esplicita accusa, mentre la materia “scabrosa” è descritta in maniera elegante e allusiva. Pietra dello scandalo, ufficialmente, è tuttavia proprio il tema dell’omosessualità (per di più femminile), in quegli anni oggetto di riprovazione e ancora oggi non immune da discriminazioni. Assai più scomodo è in realtà il j’accuse che lo scrittore muove, s’è visto, proprio contro l’Ufficio Censura, retaggio del Ventennio, che la giovane pubblica democratica mantiene fino agli anni Sessanta, avallando de iure il più retrivo conformismo culturale. Brancati non ci sta e si oppone fieramente, come aveva fatto a suo tempo con i censori fascisti che avevano messo all’indice creazioni quali Singolare avventura di viaggio o Don Giovanni involontario. Ed è lo stesso autore a indicare la chiave di lettura per meglio comprendere una pièce fortemente polemica. «La sostanza della vicenda – avverte nella protesta affidata al veemente pamphlet Ritorno alla censura, scritto subito dopo il divieto di rappresentazione – è più la calunnia che l’amore fra due donne». In effetti la drammaturgia brancatiana adotta e sconvolge un topos duttile e collaudato, qual è appunto l’inganno calunnioso: si pensi, a mero titolo di esempio, a due titoli shakespeariani diversi nel genere ma affini nell’assunto, la commedia Molto rumore per nulla e il tragico Otello. Allo stesso modo la governante, attribuendo falsamente ad una servetta le proprie tendenze omoerotiche, innesta il pernicioso circolo di una calunnia perfida e nociva. Calunnia che diviene il reagente per mettere a nudo fatti e persone, fondamentalismi etnici e religiosi, ipocrisie e falsità, responsabilità individuali e collettive. E lo scrittore, com’è nelle sue corde, inscrive la sua acuta analisi nel procedere compulsivo di un’ossessione erotica, insieme reale e metaforica, che svela ed esaspera dilemmi e prospettive: un’impostazione coerente e ricorrente, da Don Giovanni in Sicilia a Il bell’Antonio a Paolo il caldo. Sinossi e approfondimento - Le precedenti edizioni Utilizzando un registro parodico e satirico che approda alla tragedia, l’autore descrive il clima oscurantista dell'Italia anni Cinquanta, laddove «l'odio per la cultura ha un ufficio apposito, che una volta si chiamava, con ironia involontaria, Ministero della Cultura Popolare e oggi Sottosegretariato per lo Spettacolo e le Informazioni». La governante si accredita dunque come eloquente spaccato di un preciso periodo storico, icastica invettiva contro la Sicilia baronale e, più in generale, contro la società e la politica italiane, dominate – quasi senza soluzione di continuità – prima dal fascismo, poi dai democristiani. In Italia il debutto avviene postumo, ben 11 anni dopo la morte di Brancati, che aveva dedicato e concepito la commedia per la moglie, l'attrice Anna Proclemer, protagonista della prima edizione, che fa ancora molto discutere per la spietata critica socio-politica. In particolare, La governante ruota intorno all’alienazione del “diverso”, qualunque sia la “diversità” che epoche, luoghi e costumi rendono difficile da accettare e comprendere. Differenze di sesso, lingua, razza, religione: in tanti contesti sono ancora barriere insormontabili, alimentando ingiustificate intolleranze. E per un tabù che cade, un altro sorge, rendendo spesso drammatico lo stato di chi viene emarginato, respinto, addirittura condannato. Emblematica è la figura di Caterina, che occulta la propria natura e dilaniata dal rimorso: da un lato ostenta il rigore calvinista, dall’altro non può frenare l’eros di cui si sente colpevole, al di là delle autorevoli opinioni di quanti assolvono la sua condotta. Per esorcizzare la propria condizione, Caterina calunnia allora la rozza servetta siciliana Jana. Il patriarca siciliano Leopoldo le crede: lui che ha sacrificato una figlia sull’altare del moralismo, considera Caterina un modello d’integrità. E licenzia Jana. La governante, sempre più tormentata, rivolge attenzioni ad un’altra giovane cameriera. Leopoldo la coglie involontariamente in flagrante, aprendo di slancio la porta "sbagliata" nell'urgenza di comunicarle che Jana è morta per i postumi di un incidente, proprio mentre tornava al Sud. Leopoldo è impietrito. Caterina, ignara della tragedia, cerca perdono per la sua omosessualità ormai scoperta; incapace di accettarsi, afferma piuttosto di essere “guarita” e chiede di restare in quella casa dove si sente pronta a vincere il suo “diavolo”. Leopoldo le crede ancora una volta, neanche la sua è accettazione, ma perdono del “peccato”: gesto che riequilibra in lui il tormento per l'intransigenza mostrata alla figlia. La sua comprensione dura tuttavia pochi attimi. Leopoldo non riceve risposta quando chiede a Caterina quanto fondate fossero le sue asserzioni su Jana. Al contempo, quando Caterina apprende della scomparsa della servetta, si sente irrimediabilmente responsabile, secondo l’etica calvinista alla quale vorrebbe conformarsi. La sua calunnia ha innescato la morte, e la donna non riesce più a perdonare se stessa, schiacciata dalla responsabilità individuale che le impone di espiare. Anche Brancati, poco incline alle giustificazioni psicanalitiche, crede nella libero arbitrio del singolo: una scelta rigorosa che, secondo il giudizio di Anna Proclemer, fa dell’opera a suo tempo censurata una delle “commedie più morali del teatro moderno”. Bloccata in Italia dal divieto censorio, La governante è andata in scena per la prima volta a Parigi nel 1963. In Italia, come si è detto, Anna Proclemer ha dovuto aspettare l’abolizione della censura. Il debutto italiano è avvenuto il 22 gennaio 1965, protagonisti giusto la Proclemer e Gianrico Tedeschi, per la regia di Giuseppe Patroni Griffi, spettacolo ripreso più volte. Nel 1984 è la volta di Turi Ferro e Carla Gravina, regia di Luigi Squarzina. Nel 1994 La governante viene rappresentata da Paola Pitagora, a fianco di Gabriele Ferzetti e poi di Pippo Pattavina, regia di Giorgio Albertazzi, il quale riprende il ruolo di Bonivaglia, da lui già interpretato nell’edizione di esordio. Nella stagione successiva, Albertazzi passa al ruolo di Platania, sempre con Paola Pitagora. Alla stagione 2001-2002 risale la messinscena del Teatro Stabile di Catania con Andrea Johnasson e ancora Pattavina, regia di Walter Pagliaro. Note di regia di Maurizio Scaparro «Moralità? La moralità italiana consiste tutta nel censurare. Non solo non vogliono leggere o andare a teatro, ma vogliono essere sicuri che nelle commedie che non vedono e nei libri che non leggono non ci sia nessuna delle cose che essi fanno tutto il giorno, e dicono.» Con queste parole che Vitaliano Brancati fa dire allo scrittore Alessandro ne La governante ho voluto iniziare le mie brevi note sullo spettacolo che sto provando in queste settimane. Mi è stato particolarmente caro l’invito che Giuseppe Dipasquale mi ha rivolto, di tornare dopo molti anni al Teatro Stabile di Catania, non solo per i ricordi di alcune belle avventure comuni, quanto perché ha un nuovo significato riproporre La governante in questi anni difficili che stiamo vivendo e in un teatro non casualmente legato allo scrittore siciliano. Ho potuto così riunire in questo palcoscenico attori “siciliani” e attori “italiani” come voleva Brancati. E ho avuto la buona sorte di trovare qui attori come Pippo Pattavina che unisce alla “sicilitudine” la forza della migliore tradizione teatrale italiana, e scoprire nuovi attori come Valeria Contadino e storici caratteri come Marcello Perracchio e con loro Giovanni Guardiano, Veronica Gentili e Chiara Seminara. E il piacere di ritrovarmi con due attori “italiani” che mi sono cari per recenti comuni esperienze teatrali come Giovanna Di Rauso e Max Malatesta. Così come mi fa piacere ricordare l’aiuto determinante della fantasia di Santuzza Calì, siciliana anche lei, per le scene e i costumi e il contributo tecnico e non solo di Franco Buzzanca e del suo staff, la complicità del mio aiuto Marcello Scuderi e, infine, l’approfondimento critico e la utile rilettura, oggi, del testo assieme con Antonia Brancati. Perché, com’è noto, la commedia allora fu clamorosamente bocciata dalla censura e vide solo dopo molti anni, nel 1965, la possibilità di apparire sui palcoscenici italiani (e Luchino Visconti suggeriva per questo di rappresentarla in quegli anni significativamente a Parigi). Ricorda Anna Proclemer, prima interprete de La governante e moglie di Brancati, che: «Forse i censori si fermarono all’apparenza di certi fatti narrati e non seppero o non vollero vedere che si trattava di una delle commedie più morali del teatro moderno. Sì, perché io credo che sia “morale” rappresentare il caso di coscienza di un essere che si dibatte nelle spire di un vizio che “non vuole accettare”. Anche se tutto il mondo intorno, anche se la filosofia stessa sembrano disposti ad assolverla, lei dice no. Rifiuta di essere liberata dal rimorso. “Vogliono togliermi il rimorso, il mio rimorso, il solo bene che nella vita…”, dice ad un certo punto. Rifiuta di essere perdonata, rifiuta di essere assolta. Riproporre al pubblico questa Governante è un segno, forse, che i fatti privati, i sentimenti personali, contano alla fin fine più di ogni altra cosa. E che finché continueremo a fare con il teatro delle esercitazioni di stile, sia pure ad alto livello, saremo condannati all’insoddisfazione e alla crisi. O il teatro diventa specchio della nostra vita personale e segreta, ci rappresenta cioè a tutti i livelli, non soltanto a quelli intellettuali e ideologici, o saremo ridotti all’alienazione e alla nevrosi». Ma alla censura di allora importava più che il tema dell’omosessualità femminile l’accusa pesante che le rivolgeva il personaggio dello scrittore, quella di essere spia della cultura conservatrice ipocrita e conformista dell’epoca. Ed è questo forse il lato più sorprendente e attuale del testo di Brancati, oggi. Quello di una Sicilia e di una Italia dei nostri padri e dei nostri nonni (dimenticato forse), certo sconosciuto ai più giovani, ma di cui è facile scoprirne ancora le tracce nella società italiana (non soltanto siciliana) oggi e che Brancati sottolinea nella sua Governante, da tutti i tabù sessuali, al gallismo, ai falsi moralismi, alle divisioni forzatamente etniche, alle censure, appunto, alle ipocrisie dei poteri “ufficiali” di tutti i tempi. In questi giorni, in questo anno appena iniziato, in cui l’Italia si interroga con grande preoccupazione sulla capacità o meno di resistere alle difficoltà economiche ma anche politiche, sociali, morali, culturali soprattutto, le parole di Brancati sembrano così sorprendentemente superare il confine ristretto degli anni Cinquanta, che pure le avevano espresse. «Spirito di sacrificio? No. Non ho visto mai un ricco italiano proporre una legge che riduca i suoi guadagni per aumentare il benessere del suo Paese», dice ancora lo scrittore de La governante. Forse anche per questo, mi piace dedicare questa nostra fatica, non soltanto a un divertito e tenero “come eravamo”, ma al “come sapremo essere”. Ai giovani, quindi, e al teatro, se saprà, come nei secoli ha saputo fare, aiutarci a costruire nuovi sogni e nuove realtà. CALENDARIO DELLE RAPPRESENTAZIONI Data Ora Turno giovedì 12 gennaio 10,00 riservata Scuole venerdì 13 gennaio 20.45 T. prime sabato 14 gennaio 17,15 T. AZ/diurna sabato 14 gennaio 20,45 T. B/3 domenica 15 gennaio 17,30 T. D/1 lunedì 16 gennaio RIPOSO martedì 17 gennaio 09,30 riservata Scuole mercoledì 18 gennaio 20,45 T. AZ/1 giovedì 19 gennaio 17,15 T. AZ/2 venerdì 20 gennaio 20,45 T. B/4 sabato 21 gennaio 17,15 T. AZ/c.c.pom. sabato 21 gennaio 20,45 T. AZ/3 domenica 22 gennaio 17,30 T. D/2 lunedì 23 gennaio RIPOSO martedì 24 gennaio 20,45 T. AZ/4 mercoledì 25 gennaio 20,45 T. AZ/5 giovedì 26 gennaio 20,45 T. AZ/6 venerdì 27 gennaio 20,45 T. Lions sabato 28 gennaio 20,45 T. AZ/fer. pom. sabato 28 gennaio 20,45 T. AZ/8 domenica 29 gennaio 17,15 T. D/3 lunedì 30 gennaio RIPOSO martedì 31 gennaio 20,45 T. AZ/7 mercoledì 1 febbraio 20,45 T. AZ/pom. 1 giovedì 2 febbraio 17,15 T. AZ/pom. 2 venerdì 3 febbraio 18,00 T. AZ/ven. fam
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