| "Dannazione" , un romanzo sfida sulle orme di Dante |
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| Postato da Maria Allo | |||
| Giovedì 10 Novembre 2011 18:17 | |||
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tervista a Chuck Palahniuk: cari lettori vi porto all'inferno.......Chuck Palahniuk è nato a Pasco, nello Stato di Washington, il 21 febbraio 1962. Il suo primo libro, Fight Club, è del 1996, tra gli altri titoli Invisible monsters, Ninna nanna, Rabbia. Una biografia orale di Buster Casey, Pigmeo, Senza veli e l'ultimo uscito, Dannazione (tutti tradotti per Mondadori). da Paolo Mastrolilli, inviato a new YorkA quel punto l'autore abbandona il leggìo, e comincia a lanciare cervelli gonfiabili verso il pubblico, che si accalca sotto il palco per afferrarli. Il gioco è soffiarci dentro più in fretta possibile, perché i primi tre che riescono a farli scoppiare vincono una selezione di libri. La metafora è tanto semplice, quanto efficace: l'autore ha promesso ai suoi fan un romanzo di sfida, capace di «blow your mind», e quindi chiede ai lettori di guadagnarselo facendo esplodere sul serio dei cervelli finti. Poi, non contento della calca demoniaca generata in sala, si mette anche a lanciare barre di cioccolato verso le teste dei fan, perché il suo ultimo libro è ambientato all'inferno dove i «candies», si sa, rappresentano la moneta sonante per ogni transazione. Infine, siccome capita che il reading si svolga il giorno dopo Halloween, l'autore passa ai lettori degli scheletri gonfiabili, che possono far esplodere in sala o portare via a modo di souvenir e trofeo della serata, come preferiscono. Non è facile tirare le fila di questa apparente follia e darle un senso, soprattutto perché stiamo parlando di uno scrittore che ha appena deciso di imbarcarsi in un viaggio sulle tracce di Dante. Proprio così: una trilogia ispirata alla Divina Commedia, per tornare all'Inferno, al Purgatorio e al Paradiso, accompagnati da una ragazza tredicenne americana morta per una overdose di marijuana. Ma così è Chuck Palahniuk, più noto al grande pubblico come autore di Fight Club, che ormai ha trasformato se stesso in un fenomeno fatto di eccessi. Capace di vendere migliaia di copie e costruirsi un seguito che non è difficile paragonare a un culto. La scena che abbiamo appena descritta è vera, nei minimi particolari, a cui abbiamo sottratto alcuni dettagli che qualcuno troverebbe offensivi. È avvenuta il primo novembre scorso alla Great Hall della Cooper Union di New York, un posto sacro dove hanno parlato diversi presidenti degli Stati Uniti, da Abramo Lincoln a Barack Obama. Ma l'altra sera sul podio è salito Palahniuk per presentare il suo ultimo romanzo, Damned (in italiano Dannazione, Mondadori, pp. 250, euro 17,50), e quasi si sono aperte le porte dell'inferno. A cose fatte, due giorni dopo, gli abbiamo parlato per chiedere conto di cosa era successo: «Nessuno scrittore fa robe del genere, lo capisco. Ma è liberatorio: è un invito a partecipare. Se io mi umilio e faccio l'idiota durante un reading, anche i lettori si sentono liberi di fare gli idioti, divertirsi e godersela. Non è utile che la gente veda la letteratura anche come un piacere e un divertimento?». Non le interessa quello che poi i critici dicono di lei? E quella roba dei cervelli gonfiabili? Perciò lei ha scritto un romanzo che racconta la storia di una tredicenne, Madison, figlia di un ricchissimo produttore cinematografico di Los Angeles, che muore per una overdose di marijuana nel suo collegio svizzero e finisce all'inferno. Perché? Madison è lei, come diceva Flaubert di Madame Bovary? Dannazione si conclude con la parola «continua». Cosa dobbiamo aspettarci? Non le sembra di esagerare?
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