Costo standard e scelta educativa / che fine ha fatto il Gruppo di Lavoro?!

Le Parole di Maria Stella Gelmini e di Valentina Aprea hanno dato spazio e sostegno alla proposta di Anna Monia Alfieri e Marco Grumo, studiosi del Costo Standard di Sostenibilità nella Scuola per Studente. Una proposta che parte da un dettagliato studio che si fonda sulla realtà attraverso fornendo dati di comparazione tra la spesa della scuola privata e quella della scuola pubblica.

[Bugiardino. 1) Il Costo Standard ecc. ecc., ipotizzato da Anna Monia Alfieri, Marco Grumo e Maria Chiara Parola, doveva essere oggetto di verifica tecnica e politica di congruenza e realizzazione da parte del Gruppo di Lavoro costituito ad hoc da parte del ministro Valeria Fedeli con OM 917/22.11.2017*. Nel Gruppo di lavoro era inclusa Alfieri come componente, Grumo e Parola come Segreteria Tecnica, perciò il Gruppo non appariva in posizione terza o neutra rispetto all’ipotesi da valutare. Il Gruppo si riunì una sola ed unica volta il 20.12.2017 e poi non più, né ci furono sollecitazioni o rimostranze riguardo all’inattività. Risulta insolito che ora – dopo quasi un anno intero – viene riproposta l’ipotesi Costo Standard come se lo stesso avesse superato indenne e a pieni voti le verifiche e gli esami affidati al Gruppo di Lavoro! 2) L’articolo di Gherardo Fiume cita ripetutamente e con fastidio la “sacca ideologica….”, ovvero niente altro che Costituzione e leggi attualmente in vigore, perciò si incammina in un percorso senza via d’uscita. 3) Maria Stella Gelmini e Valentina Aprea: come mai nessuno si è chiesto se le due esponenti di FI avessero per caso qualche passata responsabilità (attiva od omissiva) in ordine al fatto che “la nostra scuola stia navigando nei bassi fondi delle classifiche mondiali”. 4) “con i maggiori costi per lo Stato”?! ma se la spesa dell’Italia per il settore istruzione – con appena il 4% del Pil destinato – risulta ben in coda nelle classifiche europee e Ocse!! v.p.]

 

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Costo standard e scelta educativa: attuare vera azione di cambiamento

 

a cura di Gherardo Fiume – 14 dicembre 2018

Iniziare una mattina nel freddo di Milano per salire sul treno veloce per Roma con tre Amici, con i quali si condivide una iniziativa apparentemente impossibile quanto profondamente giusta, non lo trovo per niente eroico anzi del tutto normale.

Siamo uniti nel ritenere che oggi, o meglio ora la priorità sia l’educazione e nel nostro Paese la scuola non navighi certo nelle migliori acque.

Le statistiche armano da tempo gli Oratori e i così detti “maestri della politica del consenso mordi e fuggi” e le classifiche inondano i media per assecondare gli esiti degli algoritmi.

E’ certo che la nostra scuola stia navigando nei bassi fondi delle classifiche mondiali, con i maggiori costi per lo Stato e i risultati sono evidenti quanto conosciuti ai più.

Quando si dice scuola in Italia si parla del servizio pubblico, si parla di costo zero se ad erogare il servizio è lo Stato, tutto il resto è considerato un lusso per ricchi che si possono permettere la scuola privata. Sappiamo tutti fuori e dentro il Palazzo che non è  così e si continua a pagare due volte Tasse&Rette senza criterio.

Questa sacca ideologica che vede contrapposte la scuola pubblica da quella privata appiattisce la competitività, annulla il principio d’integrazione del sistema scolastico e il pluralismo educativo, che nel resto dell’Unione Europea invece regge il sistema da tempo. Sacca ideologica che annulla la Libertà di Scelta della formazione educativa, che i genitori e gli studenti vorrebbero liberamente esercitare nella piena attuazione dei propri diritti sanciti dalle normative nazionali e sovranazionali.

Le Parole di Maria Stella Gelmini e di Valentina Aprea hanno dato spazio e sostegno alla proposta di Anna Monia Alfieri e Marco Grumo, studiosi del Costo Standard di Sostenibilità nella Scuola per Studente. Una proposta che parte da un dettagliato studio che si fonda sulla realtà attraverso fornendo dati di comparazione tra la spesa della scuola privata e quella della scuola pubblica.

Dati che conducono ad uno stridente quanto schiacciante risultato aritmetico a cui i governi che si sono susseguiti, pur riconoscendo valido lo strumento non sono poi riusciti a dare una risposta concreta attraverso una azione legislativa che standardizzasse il costo, come avvenuto nella sanità, rendendo pubblico e privato un insieme per rendere il miglior servizio volto al bene comune e non all’autoreferenziale profitto che conduce alla decrescita.
Il sistema scolastico in Italia sarebbe un carrozzone a cui mettere pian piano mano dicono da tempo. Interventi graduali e intanto dice Sr. Anna Monia Alfieri la scuola paritaria gradatamente scompare.

Una gradualità inversamente proporzionale e altrettanto letale per il sistema scolastico che per reggersi in piedi e garantire un competitivo servizio non può ostinarsi a puntare  solo sulla scuola pubblica senza integrare a sostegno del servizio la scuola privata paritaria garantendo a costo zero l’accesso a tutti.

L’iniziativa popolare “Priorità Educativa & Libertà di Scelta costituitasi in un comitato si pone perciò obbiettivi di sostegno ai politici che sul tema vorranno spendersi con una azione di vero cambiamento.

Quand’ero universitario allenai delle squadre di basket, una di queste aveva dei giovani atleti con ottimi fondamentali ma piccoli. In campo gli dicevo sempre di non sentirsi disarmati di fronte all’altezza degli avversari, ma correre di più e non fermarsi mai per tutto il tempo della gara.

La gara durerà sei mesi ed è aperta a tutti anche a chi ha ospitato a Roma i due Relatori ieri a Roma.

A cura di Gherardo Fiume

Priorità Educativa & Libertà di Scelta
Coordinamento Nazionale
Comitato

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* Costituzione del “Gruppo di lavoro sul costo standard dell’alunno”

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La “finta” valutazione / Vietato gridare “il re è nudo”

Se l’insegnante fa credere cinicamente all’alunno che è bravo, provoca un male all’alunno e a se stesso. E cosa può fare l’insegnante, se il sistema non gli permette una valutazione obiettiva, si adegua per non combattere contro i poderosi mulini a vento ed essere tacciato di incompetenza, di pressappochismo, di svolgere male il suo lavoro. Che squallore la scuola di oggi, la “Buona scuola”, anzi la cattiva scuola.

[Bugiardino. Vietato gridare “il re è nudo”, e tutto il sistema scuola è pesantemente condizionato e assuefatto a tacere e fingere. v.p.]

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Nella scuola di oggi si applica il metro della “finta” valutazione

A scuola un ruolo importante nel processo di insegnamento e apprendimento assume la valutazione, cioè dare un voto o un giudizio all’alunno.

Il momento della valutazione è un aspetto fondamentale della vita scolastica dell’alunno che prende consapevolezza della sua preparazione.

Un tempo era così: il voto aveva il suo enorme valore e rappresentava un elemento di autoanalisi per l’alunno che aveva appreso e per il docente che aveva trasmesso i suoi saperi e le sue conoscenza.

Ora è tutto finito: a scuola si applica il metro della “finta” valutazione, dell’ambigua valutazione, cioè di una valutazione (scusate la reiterazione del termine che rende efficace il concetto), che non corrisponde a vero, insomma di una valutazione drogata, dopata, amplificata.

I voti reali che gli alunni hanno conseguito durante un intero anno scolastico al termine della scuola subiscono la metamorfosi dei palloncini con buona pace dei Dirigenti scolastici che devono certificare agli Organi competenti che gli obiettivi sono stati pienamente conseguiti e, a questi, con altrettanta buona pace dei genitori che vedono pienamente promossi i propri figli.

Quindi perché continuare ancora a valutare a scuola, se poi questo parametro non è più obiettivo? Perché accusare sempre gli insegnanti se l’alunno non si impegna, non studia, non ha voglia di apprendere.

Non è solo colpa degli insegnanti, ma di un intero sistema che fa acqua da tutte le parti e che non trovando giustificazione, cerca di individuare nel docente il capro espiatorio.

Se l’insegnante fa credere cinicamente all’alunno che è bravo, provoca un male all’alunno e a se stesso. E cosa può fare l’insegnante, se il sistema non gli permette una valutazione obiettiva, si adegua per non combattere contro i poderosi mulini a vento ed essere tacciato di incompetenza, di pressappochismo, di svolgere male il suo lavoro. Che squallore la scuola di oggi, la “Buona scuola”, anzi la cattiva scuola.

Non è più il tempo di angosciarci, di arrabbiarci se alla fine sono tutti promossi. Ripetiamo; purtroppo il sistema vuole cosi e a questo deve ribellarsi tutta la classe docente compatta non come le desiecta membra. Tuttavia promuovere a tutti i costi è un errore che gli alunni sconteranno amaramente durante la vita perché essa non riserva sempre belle e gradite sorprese, ma anche, amare, cocenti e dolorose sconfitte.

Mario Bocola

§ https://www.tecnicadellascuola.it/nella-scuola-di-oggi-si-applica-il-metro-della-finta-valutazione

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“Liberi di educare in Italia come in Europa” / il libro di fratel Donato Petti

Il libro presenta, in forma dialogata, una sintesi dell’ampio e articolato dibattito, che dura in Italia da oltre cinquant’anni, sul tema della libertà di educazione e della parità scolastica tra scuole pubbliche statali e scuole pubbliche non statali.

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VENERDÌ 14 DICEMBRE LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO “LIBERI DI EDUCARE IN ITALIA COME IN EUROPA” DI FRATEL DONATO PETTI


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Redazione

REDAZIONE — 12 DICEMBRE 2018

L’associazione “Ex Alunni Lasalliani” di Benevento, in collaborazione con Unuci e Maestri del Lavoro, venerdì 14 dicembre alle ore 17 presenterà, presso la sala consiliare della Provincia, il libro fratel Donato Petti “Liberi di educare in Italia come in Europa. 55 questioni tra diritto, filosofia e politica”.

Dopo i saluti della preside dell’Istituto de La Salle, Maria Bonagura, sono previsti gli interventi di monsignor Mario Iadanza e dell’autore, che è stato direttore del trimestrale “Rivista Lasalliana”, presidente delle scuole Cattoliche della Fidae Campania e direttore dell’Istituto paritario Villa Flaminia di Roma.

Bussetti tra auguri e compiti. “Il mago di Ozio” / di Massimo Gramellini



L’alleggerimento delle servitù scolastiche sembra inserirsi a meraviglia in un consolidato filone di pensiero del governo, volto a gratificare la pigrizia che alberga in tutti gli elettori, presenti e futuri. 

[Bugiardino. Quanto dichiara Bussetti è un’interferenza vanesia, indebita e dannosa nella didattica e nell’organizzazione del sistema scuola, al pari delle sue  precedenti dichiarazioni su crocifisso e presepe. v.p.]

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Presepe a scuola sì o no? I presidi e l’autonomia: «Decidono gli insegnanti»

Ministro Bussetti: «Il crocifisso per me è il simbolo della nostra storia, della nostra cultura, delle nostre tradizioni, non vedo che fastidio possa dare nelle nostre aule, anzi, può aiutare a far riflettere. E sono favorevole ai presepi nelle scuole in occasione del Natale, fa parte della nostra identità»
Carmelo Adagio, preside-ds: «Di obbligatorio — dice — non c’è niente, la parola di un ministro non è legge. Sono alla guida di 18 scuole dell’Appennino e in ogni plesso i docenti si organizzano come vogliono. Non ho mai vietato il presepe, ma nemmeno obbligo a farlo. Stesso discorso per il crocifisso: la scuola è laica, non servono oggetti di culto nelle classi».


“Va in scena il teatrino del Natale e poi si lascia morire la gente per strada”

Le polemica scoppia puntuale ogni anno e ogni anno diventa sempre più aspra: questa volta a scatenare la bufera è stato Don Luca Favarin, prete “di strada” di Padova, che ha detto “no” al presepe, per “rispettare il Vangelo e i poveri”.

[Bugiardino. Don Luca Favarin ha sottolineato una contraddizione: “Credo che un Natale senza presepio sia più coerente con questa pagina volgare e infame della storia del nostro Paese. Va in scena il teatrino del Natale e poi si lascia morire la gente per strada. Vorrei ricordare ai cristiani che ci sono migliaia di Gesù-bambino in giro per le strade, sotto i ponti”. v.p.] Continua a leggere

Il Maestro e Margherita con quel diabolico Riondino

Si può mettere in scena uno dei più grandi romanzi satirici russi del Novecento dalla trama complessa ed enigmatica e donare agli spettatori tre ore di puro godimento estetico e morale.  E’ stata questa l’audace scommessa vinta a pieno titolo dalla sapiente regia di Andrea Baracco e da Letizia Russo, che ha ridotto e adattato per il palcoscenico “Il Maestro e Margherita”, opera capolavoro di Michail Bulgakov, andato in scena in questi giorni con grande successo di pubblico, per un vero e proprio sold out ad ogni rappresentazione, al Teatro Stabile di Catania. Continua a leggere

Il presepe vivente dell’era Salvini non ha capanna, non ha bue e nemmeno asinello

Il presepe vivente dell’era Salvini non ha capanna, non ha bue e nemmeno asinello: sono i 24 migranti spalmati sul marciapiede in stazione, con i rivoli della città che gli scorrono sotto le giacche lise, accovacciati di fianco ai cestini dell’immondizia urbana, con i piedi neri e i talloni induriti mentre ci chiedono da cosa sono stati scacciati e dove dovrebbero andare. Da nessuna parte, devono andare. In nome della sicurezza devono sparire, ma non si sa come, rimarginarsi come se fossero un’infezione, smetterla di esserci.

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Il presepe ipocrita

di Giulio Cavalli – 3 dicembre 2018

   

Il “presepe” quest’anno si farà con i rimasugli degli uomini non certificati, gli scarti prodotti da un Decreto sicurezza che è sostanzialmente un enorme camion dell’immondizia: attraverserà il Paese, svuoterà i centri di accoglienza e lascerà uomini, donne e bambini come sacchi rotti agli angoli delle strade.

Il primo presepe vivente è stato allestito qualche giorno fa a Isola Capo Rizzuto, poco lontano da Crotone. È la versione in anteprima di quello che ci aspetta per questo prossimo Natale da festeggiare con la benevolenza di cartone che si tengono in tasca i benpensantiquelli che dosano la compassione in base alla provenienza, all’etnia, alla propria percezione dell’altro annullandolo e hanno convenuto che vada bene così.

Il presepe vivente dell’era Salvini non ha capanna, non ha bue e nemmeno asinello: sono i 24 migranti spalmati sul marciapiede in stazione, con i rivoli della città che gli scorrono sotto le giacche lise, accovacciati di fianco ai cestini dell’immondizia urbana, con i piedi neri e i talloni induriti mentre ci chiedono da cosa sono stati scacciati e dove dovrebbero andare. Da nessuna parte, devono andare. In nome della sicurezza devono sparire, ma non si sa come, rimarginarsi come se fossero un’infezione, smetterla di esserci.

Il presepe vivente di quest’anno non ha nessuna Maria: sono donne come Faith che con una bimba piccola e incinta ha dovuto cercare un tetto per la notte insieme al marito. Sono sopravvissuti all’inferno libico e per legge dello Stato ora qui devono trovare una grotta.

Il presepe vivente di quest’anno sono le persone marginalizzate per decreto che si trascineranno in cerca di un buco per non farsi congelare. Li vedremo in giro, cenciosi come li vuole la narrazione che gli hanno affibbiato e così potremo dire che sono davvero come ci dicono: sporchi, nullafacenti, talmente disperati da incutere disperazione a noi che invece vorremmo passare un bel Natale in famiglia e ce lo ritroviamo rovinato da questi.

E sarà perfetto per chi si propone come leader della disinfestazione: crea infezione e poi si propone come cura.

Buon lunedì. E buon Natale.

§ https://left.it/2018/12/03/il-presepe-vivente/

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Cari Salvini e Meloni, come lo facciamo il presepe quest’anno?

la Sacra Famiglia: ce ne sono, in questo preciso momento, centinaia, in tutto il territorio nazionale. Sono perfette per il ruolo: perseguitate (il permesso umanitario ce lo avevano per questo), scacciate, nullatenenti. Al momento, in un solo presepe dovremmo costruire almeno mille capanne, per ospitarle tutte. Ma il decreto sicurezza ce lo impedisce.

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Cari Salvini e Meloni, come lo facciamo il presepe quest’anno?

Manginobrioches Giornalista e blogger, @manginobrioches

Cari Matteo Salvini e Giorgia Meloni,

purtroppo ho qualche difficoltà a fare il presepe, quest’anno. Ecco perché:

  • la Sacra Famiglia: ce ne sono, in questo preciso momento, centinaia, in tutto il territorio nazionale. Sono perfette per il ruolo: perseguitate (il permesso umanitario ce lo avevano per questo), scacciate, nullatenenti. Al momento, in un solo presepe dovremmo costruire almeno mille capanne, per ospitarle tutte. Ma il decreto sicurezza ce lo impedisce.
  • I pastori: quasi tutti sono stati fermati dalla Marina libica sul barcone con cui cercavano di fuggire per raggiungere Betlemme. Ora sono rinchiusi in un carcere, coperti di lividi, e non hanno i soldi per continuare il viaggio.
  • Gli artigiani delle botteghe: hanno chiuso tutti, e ora sono precari al lavoro nella grande distribuzioneNon possono venire perché hanno i turni notturni il 24.
  • Gli angeli: da sempre pericolosi esponenti del no-gender (hai mai capito, tu, di che sesso sono, gli angeli?), avevano portato una bandiera arcobaleno e sono stati fermati per manifestazione non autorizzata.
  • I mendicanti: in realtà non esistono, dal momento che la povertà è stata sconfitta dal governo del Cambiamento, ma per quelli di loro che si ostinano ad esistere, ci sono sempre provvedimenti illuminati che provvedono a tenerli fuori dalla vista. Quindi non ci saranno.
  • Il laghetto: è stato utilizzato per sversare fanghi tossici, come tutti gli orti attorno (hai presente quell’articolo 41 nel decreto Genova?), e non ha un bell’aspetto. Per quest’anno non lo possiamo mettere.
  • Le casette: non hanno potuto beneficiare del condono di Ischia, ma sperano di farcela. Dopotutto, cosa non è abusivo?
  • La cometa: in realtà è un fenomeno dovuto al riscaldamento globale (anche se Trump dice che non esiste) e allo smog, e stanno lì tutti a fotografarla, ma fa un po’ paura, rossa e viola com’è.
  • I Magi: sono in viaggio da un lontanissimo paese in cui hanno delocalizzato la produzione di incenso e mirra (l’oro è quello delle pensioni, e quindi sarà presto tagliato, quando sarà abolita la Fornero, saranno eliminate le accise sulla benzina e sarà sconfitto il cancro), ma probabilmente non avranno mai il visto (specie Baldassarre, che potrebbe essere un pericoloso terrorista e comunque è nero). Sono anche sospetti in quanto scienziati, probabilmente al soldo di Big Pharma e della lobby dei vaccini. Ha detto il ministro Lezzi che bisogna ospitare ogni punto di vista, quindi quest’anno nel presepe al loro posto metteremo un terrapiattista, un amico dei rettiliani e il cugino della Taverna.

Ps: l’unico problema che non ho è l’asino. Anzi, ne ho tantissimi, e stanno tutti a Roma…

§ https://www.huffingtonpost.it/manginobrioches/cari-salvini-e-meloni-come-lo-facciamo-il-presepe-questanno_a_23606962/

IL LIBRO “Diseguali, il lato oscuro del lavoro” di Ernesto Paolozzi e Luigi Vicinanza

Per reagire è necessario ribaltare il sistema educativo, incentrato ormai su valutazioni standardizzate (INVALSI, ANVUR) senza nessuna base scientifica, che anziché formare i cittadini del domani, uomini e donne con un opportuno grado di conoscenza e consapevolezza, formano soltanto i consumatori, una sorta di inconsapevoli schiavi di politiche liberiste alle quali non potranno mai ribellarsi.

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‘DISEGUALI, IL LATO OSCURO DEL LAVORO’ (2018, Guida editori) è il titolo dell’ultima di Ernesto Paolozzi e Luigi Vicinanza.

Il saggio si sviluppa attorno ai due concetti della crisi democrazia e del lavoro, strettamente interconnessi tra di loro. La nostra è una società, infatti, connotata, contrariamente alla stagione novecentesca, da una disarmante immobilità sociale, cosicché i ricchi — pochi — sono sempre più ricchi, e i poveri — troppi — sempre più poveri. All’interno di questo quadro si colloca la tragedia della classe media, destinata nella sua quasi totalità al declassamento.

Questa crescente disparità è il frutto di una sorta di rinnovata lotta di classe, condotta però dai ricchi, che la stanno vincendo, nei confronti dei poveri, come già all’inizio di questo decennio aveva intravisto Luciano Gallino, noto e stimato sociologo del lavoro. I diritti sociali conquistati al prezzo delle lotte e del sangue novecentesche dal movimento operaio vedono una stagione di fortissima compressione, e la rabbia sociale viene diretta invece nei confronti dei più deboli. Come afferma Luigi Vicinanza, “l’uomo solo è la base elettorale di chi trasforma il disagio sociale e la disperazione economica in profitto di consensi e voti” ed è per questo che, come scrive Ernesto Paolozzi “in questa prospettiva il ritorno del primato della politica, dell’eticopolitico, diventa centrale e ruota attorno al rilancio della questione sociale, sempre più drammatica soprattutto per le nuove generazioni”.

Le nuove generazioni, cresciute negli anni della globalizzazione e illuse dalle parole d’ordine delle competenze e della meritocrazia, si scontrano ora con l’incertezza, la precarietà, l’assenza di welfare e diritti e, soprattutto, con la prospettiva della fine del lavoro almeno così come l’abbiamo inteso fino ad ora. Difatti, oltre ai problemi endogeni di ogni sistema economico e la stagione di compressione dei diritti che stiamo vivendo, lo sviluppo sempre più accelerato dell’automazione prospetta la sparizione, nel corso di pochi anni, della maggior parte delle tradizionali figure di lavoratori; la prospettiva della piena occupazione, che aveva caratterizzato nel mondo occidentale la stagione del dopoguerra, sembra definitivamente tramontata.

S’impone dunque, nel ragionamento dei due autori, la necessità di ragionare laicamente su come redistribuire la ricchezza derivante dai giganteschi e incontrollati profitti che vengono accumulati dalle grandi multinazionali scavalcando completamente le possibilità di imposizione fiscale dei singoli Stati. La politica deve intervenire prevedendo misure cooperative tra i vari Stati in un’ottica non solo europea ma internazionale per impedire alla globalizzazione e al capitalismo di spazzar via ciò che resta dei sistemi democratici.

Ѐ quindi inevitabile riconoscere che la politica ha mancato totalmente di attenzione e di comprensione in merito a questi processi, che non solo non ha saputo arginare, ma nemmeno prevedere; e all’interno del fallimento della politica risalta quello della sinistra che non ha saputo tutelare coloro che diceva di voler difendere. La sinistra non ha saputo leggere la trasformazione della società, e così la precarietà e l’umiliazione declinati da rapporti di lavoro sempre più moralmente logori hanno avuto il sopravvento. Per reagire è necessario ribaltare il sistema educativo, incentrato ormai su valutazioni standardizzate (INVALSI, ANVUR) senza nessuna base scientifica, che anziché formare i cittadini del domani, uomini e donne con un opportuno grado di conoscenza e consapevolezza, formano soltanto i consumatori, una sorta di inconsapevoli schiavi di politiche liberiste alle quali non potranno mai ribellarsi.

Si delinea, dunque, un rapporto sinallagmatico tra la crisi del lavoro e la crisi della democrazia. La rilevanza della tematica del non-lavoro è, infatti, parte di un processo politico, sociale e culturale dovuto alla distruzione delle strutture che arginavano le forze dell’economia. La globalizzazione si è dimostrata non governabile, e così la logica dei mercati ha sostituito la democrazia e i suoi valori. Non vi è più alcun rapporto proporzionale tra i fattori del capitale e del lavoro.

La dissoluzione della classe media, la mancanza di sufficienti diritti per i lavoratori, la precarizzazione, hanno indebolito le fondamenta dei sistemi democratici, avendo come esito la crisi che vediamo oggi. Non si può restare inerti dinnanzi ad un simile scenario. Sono troppe le distorsioni del sistema democratico che rischiano di essere governate, come già in parte accade, da chi dolosamente vuole approfittarsene per ragioni ancorate al mero profitto personale.

Soprattutto, l’indebolimento della democrazia ha spianato la strada all’accentrarsi del consenso su coloro che, in realtà, sono tra i maggiori responsabili della sua crisi. Il saggio di Paolozzi e Vicinanza ha il grande pregio, oltre a fornire un’efficace sintesi storica di processi sociali altamente complessi, di indicare quali dovrebbero essere i punti cardine per un dibattito serio all’interno del mondo della sinistra.

Confidiamo che quest’ultimo sappia essere all’altezza della sfida che la Storia gli pone dinanzi.

Annarita Starita
annastarita93@gmail.com

Lorenzo Fattori
lorenzofattori88@gmail.com

§ https://medium.com/futuroprossimo/diseguali-il-lato-oscuro-del-lavoro-46c2d8d99f59

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IL LIBRO “Diseguali, il lato oscuro del lavoro” di Ernesto Paolozzi e Luigi Vicinanza

di Gennaro Prisco

Recensire un libro per il piacere di farlo è un invito alla lettura ed una ricerca di confronto con quanti poi si introdurranno nella lettura del testo.

Lunedì 8 ottobre 2018, con Gaetano Fermato, con il quale siamo alla ricerca di storie da raccontare con la Cool association, abbiamo deciso di andare alla presentazione del saggio del filosofo Ernesto Paolozzi e del giornalista Luigi Vicinanza  dedicato al lavoro.

Il titolo scelto dagli autori è una presa di posizione politica: “Diseguali, il lato oscuro del lavoro”  (Guida Editore)

L’appuntamento è alle 17.30 presso lo Spazio Guida in via Bisignano a Chiaia. A quell’ora Chiaia è piena di gente che va e che viene.  Il clima è mite ma l’autunno è alle porte e con la stagione delle foglie gialle, in città è già Natale.

E’ la nostra prima volta da Guida. Gaetano mi attende fuori, è arrivato in anticipo.

Chiedo a più persone del luogo di indicarmi dov’è la libreria. Ma alla domanda non segue una risposta precisa. C’è chi mi ricorda che Guida a Port’Alba ha chiuso e che anche quella del Vomero ha fatto la stessa fine. Infine un ragazzo vicino ad un caffè smanetta sul suo cell e mi indica il palazzo al cui interno è collocata la libreria.

La sala ci accoglie affollata. Su un divano c’è il moderatore, Ottavio Ragone, responsabile della redazione napoletana di Repubblica. Ha appena finito la sua introduzione e dà la parola al prof Massimo Marelli che da economista legge le disuguaglianze, tra l’altro, misurandole sulla mobilità dinamica delle società contemporanee che è simile negli USA, in Europa, in India. Avvalorando la tesi del libro di una lotta di classe all’incontrario, quella che i ricchissimi fanno contro i non ricchissimi e i poveri.

Giusto per comprendere lo stato delle cose: l’America non ha più un sogno ( è prima in questa classifica dell’immobilità ) e l’Italia è quarta.

Insomma un club del 1% della popolazione mondiale detiene oltre il 50% delle ricchezze. E che questo è possibile attraverso l’evasione fiscale. Che, giusto per stare dentro il tema tanto caro al ministro della razza padana, divenuta razza italiana, all’Africa sottrae ogni anno, da 44 Paesi su 54 che compongono la geografia politica del continente, 50 miliardi di dollari d’evasione fiscale con l’off shore e i paradisi fiscali.

Come ha spiegato il professore Marelli, dentro al libro ci  sono nomi, cognomi, responsabilità e analisi. Chi vuole può leggerli gli otto uomini che nella globalizzazione hanno smisurate ricchezze. I nomi dei capi di Stato democratici o tiranni o sovrani che l’Espresso ha pubblicato in una sua inchiesta sui Panama Papers, una band rock metal di Paperopoli.

Ecco la globalizzazione, ecco la rottura tra impresa e lavoro, ecco la paga base, lo sfruttamento, lo schiavismo, le finte muraglie come sembra definirle il sociologo Antonello Petrillo, che tiene una lunga lezione sulle disuguaglianze e sui traffici illeciti che i muri attraversano facendo offesa del corpo delle donne, che storicamente segnano sempre le involuzioni sociali.

Storicamente, evento causa, causa evento. Roba completamente saltata in una realtà mondiale che si dibatte nel presente senza storia. Una strategia degli illuminati attuali che non ha confini, perché governare il globo giustifica qualche milione di morti e un conflitto permanente tra uomini e donne divisi in razze, in ceti, in credi religiosi.

Poi è toccato agli autori. Ernesto Paolozzi è stato tranciante: non solo il socialismo è in crisi, anche il liberismo lo è. E ciò che noi scriviamo va nella direzione di trovare una via d’uscita sul piano politico e propone la formazione di una forza politica, un partito del lavoro e della libertà che metta al centro della sua azione il lavoro come fattore di liberazione dell’uomo e una più equa distribuzione della ricchezza che non può non sostenersi senza una tassazione progressiva e una diversa regolamentazione delle successioni.

Insomma ci vuole la politica altra, una illuminazione che indirizzi i popoli verso una globalizzazione del lavoro ben fatto e ben pagato, che combatti la povertà, che costruisce un argine molto solido al dilagare di un modello educativo non consapevole, non intelligente, non creativo, non responsabile.

La storia ricordata da Luigi Vicinanza, nel prologo, credo che sia emblematica dello stato delle cose.

E’ la storia di Iqbal Masiq che a cinque anni viene venduto dai genitori ad un fabbricante di tappeti, che lo tiene legato al telaio per sei anni perché ha tentato la fuga. Ad undici anni viene liberato dal Fonte di liberazione del lavoro forzato e parla ad una conferenza a Stoccolma e dice: “Non ho paura del mio padrone. Ora è lui ad avere paura di me”. A dodici anni viene ucciso con un colpo di fucile sparato da un sicario rimasto ignoto.

§ http://www.cityweeknapoli.it/2018/10/09/il-libro-diseguali-il-lato-oscuro-del-lavoro-di-ernesto-paolozzi-e-luigi-vicinanza/

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Un nuovo vocabolario dei diritti. Recensione del libro di Paolozzi e Vicinanza

§ https://articolo1mdp.it/un-nuovo-vocabolario-dei-diritti-recensione-del-libro-di-paolozzi-e-vicinanza/?fbclid=IwAR1xM-nbwJbSuVhIn8zj1DHFWZy-wNcK2dxAGoT_vcxwM5A1Dbn1M_jPSpc

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Venerdi 7 dicembre alle 12,30 a Più Libri più liberi, bellissima manifestazione libraria alla Nuvola in viale Asia a Roma, nella Sala Giove discuteremo di questo snello ma denso libro ‘DISEGUALI, IL LATO OSCURO DEL LAVORO’ con gli autori Ernesto Paolozzi e Luigi Vicinanza e con Guido Compagna, celebre e rigoroso giornalista. ‘Lo sviluppo tecnologico non è un destino che condanna alla povertà di massa e, dunque alla perdita della dignità e della libertà’ ” …

Venite venerdì per il seguito!

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Vescovo contro Salvini su migranti e presepe / presidi-ds “microcefali”

L’accusato, per usare un’espressione sintetica, pare proprio il ministro Matteo Salvini, che sarebbe responsabile di “di voler preservare l’identità cattolica e cristiana, basata sull’amore per il prossimo, predicando l’odio e l’esclusione invece dell’inclusione”.

Ma Tessarolo è arrivato pure a definire “microcefali” quei dirigenti scolastici che darebbero il fianco a questo genere di operazioni propagandistiche.

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Il vescovo di Chioggia, mons. Adriano Tessarolo, ha attaccato chi battaglia per la realizzazione del presepe nelle scuole, ma poi “manda per strada” i migranti

Il vescovo di Chioggia, mons. Adriano Tessarolo, si è espresso in modo critico rispetto ad alcune scelte operate dalla politica di questi tempi.

La notizia sta pure nel fatto che il presule in questione si era spesso distinto per prendere posizioni non in linea con il politicamente corretto. Come quando ha svelato di comprendere le ragioni di chi reagisce ai ladri. L’accusato, per usare un’espressione sintetica, pare proprio il ministro Matteo Salvini, che sarebbe responsabile di “di voler preservare l’identità cattolica e cristiana, basata sull’amore per il prossimo, predicando l’odio e l’esclusione invece dell’inclusione”.

Tessarolo non ha tirato in ballo in maniera diretta il leader del Carroccio, ma il riferimento sembra più che deducibile. Attraverso un’intervista rilasciata a Il Corriere della Sera, Tessarolo ha detto la sua tanto su alcune possibili conseguenze del Ddl sicurezza quanto sulla polemica che sta coinvolgendo le rappresentazioni presepiali.

Se sulla gestione dei fenomeni migratori, il presule ha posto l’accento sull’impossibilità di promuovere in contemporanea una visione del mondo cristiana e la “linea dura” nei confronti dei migranti, sul presepe il vescovo ha parlato di “strumentalizzazione”. “Loro – ha dichiarato riferendosi a non specificati esponenti politici – parlano alla pancia della gente per ottenere il consenso, senza capire che in questo modo aizzano gli italiani contro gli immigrati”. E ancora: “Agevolano il rigurgito dei peggiori luoghi comuni: gli stranieri – ha continuato – vengono qui a rubarci il lavoro, ad assorbire tutti i finanziamenti statali, a commettere reati. Giocano sulle paure delle persone per creare contrapposizione invece dell’integrazione”. Ma Tessarolo è arrivato pure a definire “microcefali” quei dirigenti scolastici che darebbero il fianco a questo genere di operazioni propagandistiche.

Quello della realizzazione del presepe nelle scuole, insomma, sarebbe un falso problema, considerato che neppure le persone di fede musulmana sarebbero così agguerrite sul tema: “Quella di eliminare le tradizioni cattoliche – ha specificato l’ecclesiastico incaricato a Chioggia – è una fisima di revisionisti che aspettano solo l’occasione per esprimere avversità nei confronti degli stranieri”.

Il ministro Matteo Salvini non viene nominato, ma leggendo tra queste righe diviene difficile non pensare a un vero e proprio attacco diretto al leader leghista.

§ http://www.ilgiornale.it/news/cronache/vescovo-chioggia-contro-salvini-su-migranti-e-presepe-1611239.html

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Il vescovo: «Mandano i migranti  per strada, poi difendono il presepe»

§ https://www.pressreader.com/italy/corriere-del-veneto-padova-e-rovigo/20181204/281582356701068

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da lombarda non ne posso più del razzismo del Ministro dell’Interno.

Proprio per questo motivo concludo con una richiesta destinata a voi che vi accanite a difendere il presepe: questo Dicembre 2018 buttate uno sguardo fuori dal vostro piccolo presepe pieno di statuette inanimate dipinte a mano (o made in China, a seconda) e tra le strade delle città della nostra Bella Italia, sotto le decorazioni natalizie, potrete scorgere tante piccole Maria, Giuseppe e Gesù a cui noi tutti stiamo chiudendo la porta in faccia.

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A Salvini dico: il mio presepe non avrà mai confini

In questa mia lettera aperta spiego che da lombarda non ne posso più del razzismo del Ministro dell’Interno.

A Salvini dico: il mio presepe non avrà mai confini

A Salvini dico: il mio presepe non avrà mai confini

di Federica Corti – 4 dicembre 2018

Caro Salvini, sono una ragazza di 23 anni, italiana al 100%, anzi ancora meglio: Lombarda. Sono nata e cresciuta sopra il Po, in quell’area che la Lega ha sempre elogiato come la vera Italia. (Questo giusto per presentarmi, perché mica sono cresciuta in quella Savana che è il Sud Italia!). Sono nata in una famiglia piccolo borghese e cattolica. Insomma, sono il prototipo perfetto del tuo pubblico. Eppure l’8 Dicembre non scenderò in piazza. Me ne starò chiusa in casa e se troverò un bandiera dell’Europa su Amazon che abbia un costo inferiore ai 25 euro (si sa, noi studenti fuori sede dobbiamo stare attenti alle spese), l’appenderò persino al balcone.

Io non scenderò in piazza per diversi motivi. Primo, perché faccio parte di quella generazione che viaggia tanto. Di quella generazione che ormai i confini nazionali non li sente più. Non scenderò in piazza perché anche io sono stata un’immigrata, in Inghilterra, 3 anni fa. E mi è piaciuto poter emigrare, mi è piaciuto poter andare in un paese che poteva darmi più di quanto potesse darmi l’Italia in quel momento. E voglio pensare di poter avere questa occasione anche in futuro. Perché a me, come a tanti giovani, i confini stanno stretti, ci chiudono e ci limitano. Se penso alle mie amiche del mio paesino nordico di 3000 abitanti: una sta facendo un’esperienza di studio in California, un’altra è appena tornata da un Erasmus in Spagna e un’altra ancora fa la cameriera a Londra.

“No, ma i confini mica sono per noi, sono per gli altri. Per difendere i nostri valori italiani” mi risponderai buon (?) Salvini? Ma, onestamente, quali sono questi valori italiani? Io vorrei che qualcuno me li spiegasse, perché, facendo un’analisi forse un po’ superficiale della mia vita, non li trovo così presenti:

Mi vesto principalmente da Zara, un marchio spagnolo. Guardo principalmente Serie Tv Americane o Inglesi, perché le fiction italiane alla Don Matteo non mi soddisfano granché e le guardo pure in lingua, perché il doppiaggio mi disturba. La mia cena fuori preferita è il sushi giapponese e quando ordino la pizza a casa, la ordino dal kebabbaro turco, perché fa una delle pizze d’asporto più buone di Roma. In casa ho un quadro di Buddha appeso al muro, souvenir del mio ultimo viaggio in Thailandia e il portiere del mio condominio (a cui sono debitrice, specialmente in questo periodo Natalizio di folli acquisti online) è Romeno. Ho appena decorato casa per il Natale e sono piena di tanti piccoli Santa Claus, ma non ho il presepe.

Anche se qui non vorrei poi entrare nel merito della discussione così focosa riguardante il presepe nelle scuole. Anche perché è una tradizione che io rispetto e mai mi permetterei di dire di eliminare il presepe. Anzi, mi piacerebbe poter vivere in un’Italia dove ci può essere un Gesù bambino, vicino a un Buddha, vicino a una mezzaluna dell’Islam, vicino a, non lo so, una calcolatrice, per rappresentare anche chi non crede.

Una cosa soltanto mi fa ridere, anzi forse un po’ piangere, di tutta questa faccenda. Io conosco bene la storia di Gesù bambino, come ho detto in precedenza, sono pur sempre la pecora nera di una famiglia cattolica. E mi ricordo di come, da piccola, mi facesse stare male l’idea di questa giovane ragazza in procinto di partorire a cui tutti chiudevano la porta faccia e che si ritrovava al freddo per strada con un bambino in arrivo.

Proprio per questo motivo concludo con una richiesta destinata a voi che vi accanite a difendere il presepe: questo Dicembre 2018 buttate uno sguardo fuori dal vostro piccolo presepe pieno di statuette inanimate dipinte a mano (o made in China, a seconda) e tra le strade delle città della nostra Bella Italia, sotto le decorazioni natalizie, potrete scorgere tante piccole Maria, Giuseppe e Gesù a cui noi tutti stiamo chiudendo la porta in faccia.

Amen e Buon Natale!

§ https://globalist.it/politics/2018/12/04/a-salvini-dico-il-mio-presepe-non-avra-mai-confini-2034483.html

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L’Imam del Veneto: «Non siamo contro il Presepe a scuola, smettete di coinvolgerci in queste polemiche»

Le famiglie musulmane non si sentono quindi offese, «se nella loro scuola di costruisce un presepio. Ci piacerebbe invece che si creassero occasioni per far conoscere a tutti, bambini e giovanissimi compresi, i fondamenti della nostra fede, i nostri luoghi di preghiera, le nostre tradizioni».

Senza contare che, con l’approvazione del decreto Salvini sulla sicurezza, quest’anno potrebbe non essere garantita la presenza dei Re Magi, a rischio di “respingimento”, con i loro cammelli e il loro seguito di pastori palestinesi… a meno che, magari per meriti biblici, li facciano passare per qualche corridoio umanitario…

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L’Imam del Veneto: «Non siamo contro il Presepe a scuola, smettete di coinvolgerci in queste polemiche»

«Non coinvolgeteci anche quest’anno, in prossimità del Natale, con le polemiche sul Presepe nelle scuole: ancora una volta, direttamente o indirettamente, si cerca di tirare in ballo i musulmani»,  lo dice Bouchaib Tanji, presidente della Lega Islamica del Veneto.

«Spero però che questa sia davvero l’ultima volta perché oramai come musulmani abbiamo detto, chiarito e sottolineato che nel vedere un Presepe, cantare il Natale o ascoltare il nome di Gesù e di Maria, a noi non dispiace, anzi – sottolinea -. Basta leggere il Corano per sapere che per i musulmani Gesù Cristo è un grande profeta che ha compiuto miracoli. Gesù Cristo e la Vergine Maria si incontrano in circa 100 versetti del Corano».

Tanji non nasconde la sua esasperazione: «Negli scorsi anni abbiamo acquistato pagine intere di giornali – ripete – per fare gli Auguri di Natale ai cristiani (e a tutte le persone di buona volontà), abbiamo donato presepi, abbiamo partecipato alle Sante Messe nelle chiese cattoliche».

Le famiglie musulmane non si sentono quindi offese, «se nella loro scuola di costruisce un presepio. Ci piacerebbe invece che si creassero occasioni per far conoscere a tutti, bambini e giovanissimi compresi, i fondamenti della nostra fede, i nostri luoghi di preghiera, le nostre tradizioni». «A questo proposito abbiamo avuto alcune esperienze (molto positive) grazie a docenti che credono nel dialogo tra le diverse fedi e, soprattutto, nella religiosità delle persone – dice ancora -. Benvenuto è quindi il Presepe, benvenuta è ogni pratica e tradizione religiosa che rispetta la persona umana e la sua libertà di scelta».

Per Tanji «benvenuta sarà anche una discussione seria e intelligente sul modo migliore con cui la scuola pubblica italiana può realizzare la sua funzione di educare ed istruire sulla base di quanto indicato dalla Costituzione». «Auguri quindi a tutti per le prossime Feste di Natale – conclude – sperando che portino più dialogo e meno (infondate) polemiche».

Ultimo aggiornamento: 17:51
§ https://www.ilmessaggero.it/italia/imam_veneto_presepe_scuola-4148656.html
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Ci risiamo con il presepe a scuola

 di Marco Rostan – 03 dicembre 2018

Come ogni anno, si riaccende il dibattito sui simboli religiosi a scuola, fra rivendicazioni e contraddizioni palesi

C’è una questione importante che, puntuale come un orologio, scoppia con l’inizio del mese natalizio. Tranquilli, non sono altri immigrati in arrivo, non è l’ennesimo disastro ambientale, non sono i soliti scialpinisti imprudenti che provocano le valanghe. Non è qualche ponte che crolla o un’altra voragine che inghiotte la strada, non sono i rifiuti che ci sommergono e neanche l’aumento dello spread e dei disoccupati. No, cari lettori, si tratta del presepe nelle scuole! Si fa? Non si fa? Chi lo fa, dove lo fa, in che ora lo si fa? E dov’è la tradizione? Dove va la laicità?

Eravamo ansiosi di sapere quale sarebbe stata la posizione del nuovo governo su di un argomento così sentito dalla popolazione, dalle famiglie, tema che preoccupa le gerarchie cattoliche e consente ai “laici” di fare qualche sparata contro il confessionalismo della scuola pubblica. Insomma, un tema che da anni appassiona, divide i genitori, gli insegnanti, i dirigenti scolastici, i consigli comunali, compromettendo il clima di reciproca bontà che dovrebbe caratterizzare la festa natalizia. Senza contare che, con l’approvazione del decreto Salvini sulla sicurezza, quest’anno potrebbe non essere garantita la presenza dei Re Magi, a rischio di “respingimento”, con i loro cammelli e il loro seguito di pastori palestinesi… a meno che, magari per meriti biblici, li facciano passare per qualche corridoio umanitario…

Comunque, anche se il governo non si è ancora espresso in modo compatto (e quando mai?) sappiamo che il Ministro dell’istruzione Marco Bussetti, che già sul crocifisso aveva dichiarato che per lui era il simbolo della nostra storia, della nostra cultura e delle nostre tradizioni, e che «la sua esposizione nelle aule non dava alcun fastidio, anzi invitava a far riflettere», si è espresso decisamente a favore del presepe nelle scuole.

Da sempre il presepe a scuola è una bandiera della Lega. Nel Veneto, con il governatore Zaia, vi è stata anche la possibilità, per le scuole che si impegnavano ad allestirlo, di usufruire di un contributo di 250 €. A Pisa il Consiglio comunale a guida Carroccio ha approvato una mozione che impegna sindaco e assessore competente a fornire a tutte le scuole le statuette necessarie per il presepe… Una cifra ben spesa, tanto più quando poi si scopre che in più di una scuola del nostro bel paese sono le famiglie a dover portare a scuola la carta igienica…

Foto: Presepe africano, di Lokilech – Opera propria, CC BY-SA 3.0,

§ https://riforma.it/it/articolo/2018/12/03/ci-risiamo-con-il-presepe-scuola

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Ragazzi, vi invito TORNIAMO AL PRESEPE

L’Assessore Donazzan: “546 scuole hanno risposto al bando regionale. È la miglior risposta alla provocazione sensazionalista di Don Favarin”  L’Assessore Donazzan: “546 scuole hanno risposto al bando regionale. È la miglior risposta alla provocazione sensazionalista di Don Favarin”   “La risposta più bella alla provocazione di Don Favarin l’hanno data le scuole che hanno accolto l’iniziativa originale, ….

[Bugiardino. “La risposta più bella”? bah! sperando che sia stata libera …. v.p.]

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Presepe nelle scuole, Donazzan risponde a Don Luca Favarin

L’Assessore Donazzan: “546 scuole hanno risposto al bando regionale. È la miglior risposta alla provocazione sensazionalista di Don Favarin”   “La risposta più bella alla provocazione di Don Favarin l’hanno data le scuole che hanno accolto l’iniziativa originale, ….

L’Assessore Donazzan: “546 scuole hanno risposto al bando regionale. È la miglior risposta alla provocazione sensazionalista di Don Favarin”

 

“La risposta più bella alla provocazione di Don Favarin l’hanno data le scuole che hanno accolto l’iniziativa originale, voluta dal Consiglio regionale del Veneto con propria mozione lo scorso anno e tradottasi nella proposta della Giunta veneta concedere 250 euro alle scuole che avessero realizzato il presepe. Ben 546 scuole hanno concorso al bando indetto dall’Ufficio scolastico regionale del Veneto: di queste 281 sono statali, 247 paritarie, 18 i centri di formazione professionali”.

Così, Elena Donazzan, assessore regionale all’Istruzione e formazione, replica al post di don Luca Favarin, il sacerdote padovano che si occupa degli ultimi, che attraverso la propria pagina Facebook ha invitato quanti si sono schierati a favore delle nuove norme per l’accoglienza dei migranti a non fare il presepe a Natale, “per rispetto dei poveri”.

 

“Le scuole che hanno partecipato al concorso – prosegue l’assessore – hanno compreso che il presepe non è solo un simbolo legato al culto ma è una esperienza culturale, un messaggio di rispetto della tradizione nella quale viviamo, un modello di integrazione culturale anche per chi proviene da altre parti del mondo o professa un’altra religione. Realizzare il presepe è un evento che la scuola deve saper interpretare in un contesto educativo che vede le famiglie e la comunità locale vivere il Natale per quello che è, ovvero la nascita di Gesù.

Credo che don Favarin sia stato preda di un vizio tipo di questa società, il sensazionalismo – prosegue l’assessore – Una regola giornalistica dice che fa più notizia il padrone che morde il cane che il contrario. Un sacerdote che arriva a chiedere di non fare il presepe ha un unico obiettivo: quello di apparire. Non posso infatti pensare che abbia veramente inteso dire che fare il presepe è una ipocrisia: quale ipocrisia ci può esser nel costruire insieme la rappresentazione della nascita di Gesù, con le statuine di casa, in un momento di intimità familiare e scolastica?”.

 

Mi sembra, invece piuttosto ipocrita – conclude l’assessore – voler essere pauperisti per apparire. Forse il sacerdote dovrebbe rivedere il proprio messaggio”.

 

Di seguito la partecipazione delle scuole venete al bando regionale di contributo per la realizzazione del presepe.

 

Costo standard, la Locomotiva Foggia partirà prima dell’Alloccomotiva Lombardia?

Il Comune di Foggia con la Giunta Landella ha deciso di dar corso all’applicazione del “costo standard di sostenibilità” nel finanziamento del sistema integrato di istruzione e della libertà di scelta educativa. Con l’adozione del costo standard, si prevede una “quota capitaria” spettante all’alunno e alle famiglie, le quali deciderebbero autonomamente a quale scuola, da loro ritenuta migliore, va destinata.

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Costi standard educativi, l’amministrazione Landella accoglie la richiesta di suor Anna Monia per le paritarie VIDEO

Il Decreto zero-sei anni riconosce con chiarezza la pluralità dell’educazione all’interno del sistema pubblico, le associazioni devono trattare con i sindaci per accedere ai fondi. Foggia è leader in Puglia per i buoni servizio dei nidi

Il Comune di Foggia con la Giunta Landella ha deciso di dar corso all’applicazione del “costo standard di sostenibilità” nel finanziamento del sistema integrato di istruzione e della libertà di scelta educativa. Con l’adozione del costo standard, si prevede una “quota capitaria” spettante all’alunno e alle famiglie, le quali deciderebbero autonomamente a quale scuola, da loro ritenuta migliore, va destinata.

Nel team nazionale del costo standard c’è suor Anna Monia Alfieri, esperta di politiche scolastiche e coautrice dei saggi “La buona scuola pubblica per tutti statale e paritaria” e “Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento”, tra i più fervidi sostenitori di questo modello alternativo di finanziamento delle scuole italiane. Oggi suor Anna Monia ha partecipato alla conferenza insieme al sindaco Franco Landella, all’assessora al ramo Claudia Lioia e al delegato Fismic Antonio Daniele. Con loro alcuni referenti di strutture paritarie, dagli 0 ai 3 anni e dai 3 ai 6 anni, come il dottor Costanzo Mastrangelo dell’Assori. 

Il dottor Costanzo Mastrangelo dell’Assori

Il Decreto zero-sei anni riconosce con chiarezza la pluralità dell’educazione all’interno del sistema pubblico e mette in evidenza la responsabilità di ciascuno, spetta alle famiglie e alle associazioni trattare con i sindaci per accedere ai fondi, favorendo un sistema integrato senza alcuna discriminazione fra bambini.

“Dobbiamo essere da pungolo e spina nel fianco. Perché ci occupiamo di educazione? Raccoglieremo più adesioni per un pezzo di pane o per un pezzo di libertà. Cosa sta più a cuore per i vostri figli? A me sta più a cuore un pezzo di libertà, questo mi ha portato a chiedere al sindaco di adeguare il Comune di Foggia al costo standard. Con il decreto 0-6 anni lo Stato ti dà più fondi perché il sindaco possa garantire un sistema pubblico integrato. Questo serve per il pluralismo, sarebbe grave se un amministratore non lo facesse, il monopolio della scuola pubblica non favorisce l’integrazione e abbassa la qualità. Prima si chiude un teatro, poi un cinema, infine si chiude una scuola. Liliana Segre che è stata alunna del Tommaseo di Milano ci ha sempre detto che mai ci si sarebbe aspettati le leggi razziali nella civile Milano bene”, ha detto la religiosa ed economista.

0.40 cent per le mense, questo è il costo standard per nidi, primavere e scuole dell’infanzia. L’amministrazione ha tenuto anche la clausola di salvaguardia, per le variazioni di bilancio ci sono delle remore date dal Salva Enti. “Spingere verso il pluralismo è un mio pensiero da liberale, per dare pari opportunità. Noi abbiamo portato i nostri figli alla scuola del Carmine. Avevamo una volontà personale e una esigenza lavorativa. La denuncia è che dovevamo rimpinguare la stessa scuola, che non riusciva a garantire i servizi”, ha raccontato Landella, ritornando alla sua personale esperienza familiare con una paritaria. “I costi standard sono una battaglia di democrazia. Da parte nostra c’è una apertura totale dal punto di vista ideologico”, ha ribadito.

§ http://www.immediato.net/2018/12/03/costi-standard-educativi-lamministrazione-landella-accoglie-la-richiesta-di-suor-anna-monia-per-le-paritarie/?fbclid=IwAR3MbeuiM8uUacgs7jR7CEu0RzpLeGaseDbAe4rwLogIUBqJX5lAStsHqLA

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Il sistema integrato 0-6 anni riguarda anche le scuole private paritarie?

§ https://www.tecnicadellascuola.it/il-sistema-integrato-0-6-anni-riguarda-anche-le-scuole-private-paritarie

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“C’era una volta la scuola …, oggi il nulla costruito sulla corsa” / l’Alloccomotiva Lombardia

§ http://www.aetnascuola.it/sistema-integrato-0-6-anni-riguarda-anche-le-scuole-private-paritarie/

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Il ministro Bussetti. «Presepe e Crocifisso? Così a scuola si riflette»

Marco Bussetti: «Il Crocifisso è il simbolo della nostra storia, della nostra cultura, delle nostre tradizioni: non vedo che fastidio possa dare nelle nostre aule scolastiche anzi, può aiutare a far riflettere».

[Bugiardino. 1) “Bussetti: non danno fastidio”: come si fa a giudicare e sentenziare sull’eventuale fastidio altrui?! sia di chi non è cattolico o cristiano, si di chi, cattolico o cristiano, vede però l’imposizione ad altri, sé compreso. 2) Papa Francesco davanti al presepe: “Gesù non va mai imposto con la forza”v.p.]

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Il ministro. «Presepe e Crocifisso? Così a scuola si riflette»

di Fulvio Fulvi – venerdì, 30 novembre 2018
Bussetti: non danno fastidio. Nel Veneziano presepe vietato in alcune scuole, ad Arezzo il Comune chiede alle scuole comunali di allestirlo
Un crocifisso in un'aula di scuola, in un'immagine d'archivio (Ansa)

Esporre il crocifisso e allestire il presepe nelle scuole è lecito oppure no? Rendere obbligatori i simboli della religione cattolica nei luoghi e negli uffici pubblici contrasta con i principi costituzionali di uguaglianza dei cittadini, di libertà di religione e di laicità dello Stato? È opportuno o no? In occasione delle festività natalizie il dibattito tra i “pro” e i “contro”, che coinvolge presidi, insegnanti e famiglie, torna a infuocarsi.

Per il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti: «Il Crocifisso è il simbolo della nostra storia, della nostra cultura, delle nostre tradizioni: non vedo che fastidio possa dare nelle nostre aule scolastiche anzi, può aiutare a far riflettere». Parlando a un incontro con i docenti e dirigenti degli istituti paritari aderenti alla Fidae, il titolare del Miur si è detto favorevole anche ai presepi nelle scuole in occasione del Natale, perché «fanno parte della nostra identità».

A proposito del Crocifisso, l’ultima pronuncia giurisdizionale è arrivata nel 2011 dalla Grande Camera della Corte europea per i diritti dell’uomo che, accogliendo un ricorso dell’Italia, ha definitivamente ritenuto legittima la sua esposizione, ribaltando così una sentenza di segno opposto della stessa Corte europea. Ma, aldilà della giurisprudenza, ad animare oggi il confronto tra favorevoli e contrari ci sono le decisioni di presidi e amministratori locali sull’esposizione nelle aule delle statuine che rappresentano la Sacra Famiglia.

Ieri il presepe è stato vietato nelle scuole di Favaro Veneto, Tessera e Dese, nel Veneziano: decisione che ha fatto scoppiare la protesta di genitori e di alcuni insegnanti di un istituto comprensivo. La preside avrebbe giustificato il “no” con la mancanza di fondi. Ma la Lega ha ricordato che la Regione Veneto ha stanziato 50mila euro proprio per allestire i presepi nelle scuole. La polemica ha travolto anche le componenti di una scuola elementare di Terni dove l’organizzazione di un presepio viventi sarebbe stata bloccata dalla dirigente scolastica«in segno di rispetto verso le altre culture». Di segno opposto, invece, la decisione dell’Amministrazione di Arezzo che ha chiesto alle scuole comunali di allestire un piccolo presepe, un invito rivolto anche agli istituti statali che vorranno aderire. «È una tradizione importante alla quale non possiamo e non vogliamo rinunciare» ha spiegato l’assessore alle Politiche scolastiche e sociali, Lucia Tanti. Su questa iniziativa, Cgil e Uil scuola hanno chiesto alla politica di «non dettare la linea». «la laicità è il principio cardine della scuola statale nel nostro Paese – ha affermato il segretario della Uil di settore, Pino Turi – e le nostre istituzioni scolastiche trovano nella Costituzione la legittimazione piena della loro autonomia e indipendenza». Anche le scuole del Trentino sono in subbuglio per le dichiarazione del presidente della Giunta provinciale, il leghista Maurizio Fugatti: «Crocifisso e presepio di Natale in tutte le scuole del territorio, perché devono essere coltivate le millenarie radici cristiane della nostra tradizione». «Se ci chiederanno di mettere (o rimettere, o mantenere) il Crocifisso nelle aule lo faremo, ma francamente non si sentiva la necessità di questa presa di posizione» hanno risposto, con freddezza, i presidi del Trentino.

Nei giorni scorsi una mozione presentata dalla Lega al Comune di Pisa impegnava il sindaco e l’assessore competente «ad attivarsi, nei limiti delle proprie competenze, affinché all’interno di ogni scuola operante sul territorio comunale, aldilà dell’ordine e del grado, sia allestito un presepe in vista delle prossime festività natalizie». Una questione che ha spaccato in due la pubblica assise e la cittadinanza.

§ https://www.avvenire.it/attualita/pagine/presepe-e-crocifisso-cosi-a-scuola-si-riflette

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Papa Francesco davanti al presepe: “Gesù non va mai imposto con la forza”

Bergoglio al dono del Presepio e dell’Albero di Natale allestiti in Piazza San Pietro: “Il Signore non si impone mai con la forza”

“Ricordate bene questo, voi bambini e ragazzi, il Signore non si impone mai con la forza”.

Incontrando i giovani “artisti” presenti oggi all’inaugurazione del presepe e dell’albero di natale di piazza San Pietro donati dal Trentino e dai Comuni bavaresi di Hirschau, Schnaittenbach e Freudenberg, papa Francesco ci ha tenuto a ricordare che “il presepe ci dice che Gesù non si impone mai con la forza”“Per salvarci – ha continuato il Santo Padre – non ha cambiato la storia compiendo un miracolo grandioso. È invece venuto in tutta semplicità, umiltà e mitezza”.

Questa mattina Papa Francesco ha ricevuto in udienza, nell’Aula Paolo VI, le delegazioni provenienti dal Trentino e dai comuni bavaresi di Hirschau, Schnaittenbach e Freudenberg per il dono del Presepio e dell’Albero di Natale allestiti in Piazza San Pietro. “Dio – ha spiegato il Pontefice – non ama le imponenti rivoluzioni dei potenti della storia, e non utilizza la bacchetta magica per cambiare le situazioni. Si fa invece piccolo, si fa bambino, per attirarci con amore, per toccare i nostri cuori con la sua bontà umile; per scuotere, con la sua povertà, quanti si affannano ad accumulare i falsi tesori di questo mondo”“Queste – ha poi sottolineato Bergoglio – erano anche le intenzioni di san Francesco che, quando inventò il presepe, ci dicono le Fonti Francescane, desiderava fare memoria di quel Bambino che è nato a Betlemme, per poter in qualche modo intravedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato”. In quella scena, infatti, “si onora la semplicità, si esalta la povertà, si loda l’umilta”.

Rivolgendosi agli socolari presenti nell’Aula Paolo VI, Bergoglio ha poi aggiunto: “Vi invito allora a sostare davanti al presepe, perché lì la tenerezza di Dio ci parla. Lì si contempla la misericordia divina, che si è fatta carne umana e può intenerire i nostri sguardi”.

§ http://www.ilgiornale.it/news/cronache/papa-francesco-davanti-presepe-ges-non-va-mai-imposto-forza-1205853.html?fbclid=IwAR0LP6eaosCZp1RSy0F4Ezu9fA6UnSVvG3bIbLXcONdXAzqYMMerlgCywDI

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L’Arcivescovo di Milano al mondo della scuola: “Prendersi cura di ciascuno”

«La società è malata. C’è troppa confusione; c’è troppo dolore; c’è troppa ingiustizia; ci sono troppe complicazioni. Se non si mette mano all’impresa di aggiustare il mondo, è inevitabile e, anzi forse imminente, la sua rovina»… «Si insultano l’un l’altro i politici dei diversi partiti, i responsabili di organizzazioni, i leader dei movimenti, i capi delle religioni».

Per questo, «è ingenuo immaginare che un qualche potere mondano metta a posto le cose; è temerario il profeta arrabbiato che pensa che la rivoluzione e la contestazione possano convincere il malvagio a essere onesto, il prepotente a rispettare la legge, l’ingiusto a praticare la giustizia».

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L’Arcivescovo al mondo della scuola: “Prendersi cura di ciascuno”

“Aggiustare il mondo vivendo la sua missione come compassione e misericordia”.

Lecco, 03 dicembre 2018

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In un Duomo gremito, l’Arcivescovo ha presieduto la Celebrazione per la III Domenica dell’Avvento ambrosiano a cui sono stati specificamente invitati i genitori con i figli in età scolare. Moltissimi i presenti: oltre i genitori, bambini e ragazzi, insegnanti, personale, gestori delle scuole. Presenti la vicepresidente nazionale del Forum delle Associazioni Familiari, responsabile per la Scuola, Maria Grazia Colombo, e i presidenti dell’Agesc Milano (Associazione Genitori Scuole Cattoliche) Marco Dipilato e Age (Associazione Genitori) sempre Milano, Giuseppe Angelillo.

Con i Canonici del Capitolo metropolitano, hanno concelebrato il vicario episcopale di Settore, monsignor Paolo Martinelli, i presbiteri dell’Opus Dei – in Cattedrale è in corso la tradizionale Novena dell’Immacolata promossa dalla Prelatura – e i sacerdoti impegnati nella scuola e nel comparto educativo. Hanno partecipato all’Eucaristia anche i ragazzi, genitori ed educatori della Comunità Pastorale “Beato Carlo Gnocchi” di Inverigo e della Parrocchia “Santo Stefano” di Vedano al Lambro.

Dopo il “grazie” all’Arcivescovo espresso da don Gian Battista Rota, responsabile del Servizio diocesano per la Pastorale Scolastica e dell’IRC, l’Arcivescovo ha chiarito che tutto prende inizio dal “prendersi cura”. Ha quindi espresso un giudizio sulla società attuale: «La società è malata. C’è troppa confusione; c’è troppo dolore; c’è troppa ingiustizia; ci sono troppe complicazioni. Se non si mette mano all’impresa di aggiustare il mondo, è inevitabile e, anzi forse imminente, la sua rovina»… «Si insultano l’un l’altro i politici dei diversi partiti, i responsabili di organizzazioni, i leader dei movimenti, i capi delle religioni».

Delpini prosegue: «Ci vuole una personalità senza macchia e senza paura come Giovanni – richiamo alla pagina evangelica di Luca al capitolo 7 – che si metta a gridare contro le ingiustizie e le prepotenze, contro gli oppressori e i peccatori. Ci vuole gente coerente, che non sia disponibile al compromesso e che non si lasci comprare o corrompere della ricchezza dei prepotenti. Tuttavia, l’aspettativa di un uomo forte che governi il mondo e lo aggiusti, con un potere universale, si rivela un rimedio provvisorio, una aspettativa destinata a essere delusa». Per questo, «è ingenuo immaginare che un qualche potere mondano metta a posto le cose; è temerario il profeta arrabbiato che pensa che la rivoluzione e la contestazione possano convincere il malvagio a essere onesto, il prepotente a rispettare la legge, l’ingiusto a praticare la giustizia».

Altra è la via di Gesù che «mette mano all’impresa di aggiustare il mondo vivendo la sua missione come compassione e misericordia». Senza fare rumore, senza esercitare un potere, senza sbaragliare nemici e senza imporsi con la forza, il modo di Gesù di aggiustare il mondo è quello di prendersi cura di ciascuno, di restituire a ciascuno la speranza, a ciascuno che la voglia ricevere l’esperienza della gioia, dalla condivisione della fraternità ricostruita». È la cura paziente e tenace per il più piccolo nel regno di Dio che abbiamo anche noi, come compito e responsabilità, quali suoi discepoli.

Da qui la consegna specifica ai genitori e a chi educa i ragazzi in ambito scolastico.
«Di questa via per aggiustare il mondo, non si possono misurare i risultati. È una via che ha la sua gioia non nel clamore, nel successo, ma nella coerenza della dedizione, nel rispetto della libertà: è una missione. Per questo benedetti i genitori e coloro che collaborano all’opera educativa, gli insegnanti, gli educatori, tutti quelli che hanno pensato di dare il loro contributo per un mondo migliore creando delle scuole, lavorando in questo settore; che hanno ritenuto che la scuola sia un servizio che non si può non rendere. Benedetti coloro che, nella scuola pubblica, riescono a interpretare il lavorare come un servizio ad aggiustare il mondo e coloro che nella scuola paritaria – pubblica e servizio pubblico, scandisce il Vescovo –; che si sentono incaricati di mantenere viva questa libertà di educazione con un contributo di idee e che, soffrendo anche quel senso di scarsa considerazione da parte delle Istituzioni pubbliche, pure vanno avanti. Per questo non dipendono né dai riconoscimenti, né dai sussidi, ma chiedono semplicemente che sia riconosciuto il loro contributo come servizio pubblico».

«Benedetti coloro che osano l’impresa di aggiustare il mondo. L’impresa non sarà mai conclusa, resterà sempre incompiuta, ma chi nella sua vita si è fatto vicino ai piccoli, uno per uno, perché ogni figlio è diverso dall’altro, perché ogni studente chiede una visione personalizzata, ha già aggiustato un pezzo di mondo».

Concludendo, l’Arcivescovo ha rivolto un ringraziamento a «genitori, insegnanti, gestori perché noi crediamo, anche in questo tempo, nell’opera educativa di tutti coloro che desiderano il bene degli studenti e dei figli e dell’intera generazione giovanile».

Nella quarta domenica, 9 dicembre sono invitati quanti operano nelle realtà del volontariato.

§ http://www.resegoneonline.it/articoli/larcivescovo-al-mondo-della-scuola-prendersi-cura-di-ciascuno-20181203/

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«…. Benedetti coloro che, nella scuola pubblica, riescono a interpretare il lavorare come un servizio ad aggiustare il mondo e coloro che nella scuola paritaria – pubblica e servizio pubblico, scandisce il Vescovo –; che si sentono incaricati di mantenere viva questa libertà di educazione con un contributo di idee e che, soffrendo anche quel senso di scarsa considerazione da parte delle Istituzioni pubbliche, pure vanno avanti. Per questo non dipendono né dai riconoscimenti, né dai sussidi, ma chiedono semplicemente che sia riconosciuto il loro contributo come servizio pubblico».

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«La scuola paritaria è un servizio pubblico»

Per la III Domenica dell’Avvento ambrosiano, in Duomo, migliaia di fedeli tra genitori con i loro figli, ragazzi insegnanti e operatori nell’ambito scolastico, hanno partecipato alla Celebrazione presieduta dall’Arcivescovo

di Annamaria Braccini – Milano – 2 dicembre 2018

«La responsabilità di aggiustare il mondo» secondo la via del Signore, «prendendosi cura dei piccoli», contro ogni soluzione dei prepotenti, degli uomini forti, delle rivoluzioni e delle violenze.

Dice così, in un Duomo gremito, l’Arcivescovo, che presiede la Celebrazione per la III Domenica dell’Avvento ambrosiano a cui sono stati specificamente invitati i genitori con i figli in età scolare. Giunti in moltissimi, insieme a bambini e ragazzi, a insegnanti, personale, gestori delle scuole. Sono presenti la vicepresidente nazionale del Forum delle Associazioni Familiari, responsabile per la Scuola, Maria Grazia Colombo, e i presidenti dell’Agesc Milano (Associazione Genitori Scuole Cattoliche) Marco Dipilato e Age (Associazione Genitori) sempre Milano, Giuseppe Angelillo.

Con i Canonici del Capitolo metropolitano, concelebrano il vicario episcopale di Settore, monsignor Paolo Martinelli, i presbiteri dell’Opus Dei – in Cattedrale è in corso la tradizionale Novena dell’Immacolata promossa dalla Prelatura – e i sacerdoti impegnati nella scuola e nel comparto educativo, a testimonianza della premura con cui la Diocesi di Milano segue tale fondamentale settore. Partecipano all’Eucaristia anche i ragazzi, genitori ed educatori della Comunità Pastorale “Beato Carlo Gnocchi” di Inverigo e della Parrocchia “Santo Stefano” di Vedano al Lambro.

Il “grazie” all’Arcivescovo viene da don Gian Battista Rota, responsabile del Servizio diocesano per la Pastorale Scolastica e dell’IRC «Grazie dell’attenzione che ha voluto dedicare ai genitori», dice, facendo riferimento alle questioni sempre aperte della libertà scolastica, di scelta e del rapporto con le Istituzioni. «Vogliamo sottolineare il primato che la famiglia ha nell’educazione dei figli. I genitori rimangono i primi e insostituibili attori dell’educazione nella quale la scuola accompagna», conclude don Rota. Il vescovo Mario aggiunge: «Ciò esplicita i motivi dell’invito». Un “prendersi cura” responsabile che torna nelle parole dell’omelia.

«Si possono avere idee diverse su tutto, pensarla in modi disparati fino ad essere contraddittori, parlare diverse lingue e vedere le cose da punti di vista diversi. Ma su una cosa è facile constatare il consenso e sembra che tutti si trovino d’accordo, anche se non so se sia l’idea più saggia e argomentata: “Le cose non vanno bene. Il mondo è rovinato. La società è malata. Insomma il mondo deve essere aggiustato” C’è troppa confusione; c’è troppo dolore; c’è troppa ingiustizia; ci sono troppe complicazioni. Se non si mette mano all’impresa di aggiustare il mondo, è inevitabile e, anzi forse imminente, la sua rovina».

Naturalmente si diverge anche sulle possibili soluzioni, accusandosi a vicenda: «Così si insultano l’un l’altro i politici dei diversi partiti, i responsabili di organizzazioni benintenzionate, i leader dei movimenti, i capi delle religioni».

Se qualcuno ritiene che «ci voglia un governo mondiale, un re dei re, come Ciro – il riferimento è alla Lettura tratta dal Libro del profeta Isaia -, per altri occorrono una rivoluzione, una parola aggressiva e un’azione decisa».

«Ci vuole una personalità senza macchia e senza paura come Giovanni – in questo caso, il richiamo è alla pagina evangelica di Luca al capitolo 7 – che si metta a gridare contro le ingiustizie e le prepotenze, contro gli oppressori e i peccatori. Ci vuole gente coerente, che non sia disponibile al compromesso e che non si lasci comprare o corrompere della ricchezza dei prepotenti. Tuttavia, l’aspettativa di un uomo forte che governi il mondo e lo aggiusti, con un potere universale, si rivela un rimedio provvisorio, una aspettativa destinata a essere delusa. Tutti i governatori forti che volevano aggiustare il mondo, secondo loro inclinazioni, sono stati una rovina e una sciagura», non si nasconde l’Arcivescovo: «basta un pretesto e il profeta fastidioso viene messo a morte, non ne rimane traccia e non rimane nemmeno il senso di colpa di chi compie questo delitto».

Per questo, «è ingenuo immaginare che un qualche potere mondano metta a posto le cose; è temerario il profeta arrabbiato che pensa che la rivoluzione e la contestazione possano convincere il malvagio a essere onesto, il prepotente a rispettare la legge, l’ingiusto a praticare la giustizia».

Altra è la via di Gesù che «mette mano all’impresa di aggiustare il mondo vivendo la sua missione come compassione e misericordia».

«Senza fare rumore, senza esercitare un potere, senza sbaragliare nemici e senza imporsi con la forza, il modo di Gesù di aggiustare il mondo è quello di prendersi cura di ciascuno, di restituire a ciascuno la speranza, a ciascuno che la voglia ricevere l’esperienza della gioia, dalla condivisione della fraternità ricostruita».

È la cura paziente e tenace per il più piccolo nel regno di Dio che abbiamo anche noi, come compito e responsabilità, quali suoi discepoli.

Evidente la consegna specifica ai genitori e a chi educa i ragazzi in ambito scolastico.

«Di questa via per aggiustare il mondo, non si possono misurare i risultati. È una via che ha la sua gioia non nel clamore, nel successo, ma nella coerenza della dedizione, nel rispetto della libertà: è una missione. Per questo benedetti i genitori e coloro che collaborano all’opera educativa, gli insegnanti, gli educatori, tutti quelli che hanno pensato di dare il loro contributo per un mondo migliore creando delle scuole, lavorando in questo settore; che hanno ritenuto che la scuola sia un servizio che non si può non rendere. Benedetti coloro che, nella scuola pubblica, riescono a interpretare il lavorare come un servizio ad aggiustare il mondo e coloro che nella scuola paritaria – pubblica e servizio pubblico, scandisce il Vescovo –; che si sentono incaricati di mantenere viva questa libertà di educazione con un contributo di idee e che, soffrendo anche quel senso di scarsa considerazione da parte delle Istituzioni pubbliche, pure vanno avanti. Per questo non dipendono né dai riconoscimenti, né dai sussidi, ma chiedono semplicemente che sia riconosciuto il loro contributo come servizio pubblico».

«Benedetti coloro che osano l’impresa di aggiustare il mondo. L’impresa non sarà mai conclusa, resterà sempre incompiuta, ma chi nella sua vita si è fatto vicino ai piccoli, uno per uno, perché ogni figlio è diverso dall’altro, perché ogni studente chiede una visione personalizzata, ha già aggiustato un pezzo di mondo».

E, alla fine, c’è ancora tempo per un ringraziamento ai «genitori, insegnanti, gestori perché noi crediamo, anche in questo tempo, nell’opera educativa di tutti coloro che desiderano il bene degli studenti e dei figli e dell’intera generazione giovanile».

Dall’Arcivescovo arriva anche qualche annuncio: «Nella Visita pastorale vedrò di inserire una particolare attenzione alle scuole del territorio e desidero rinnovare l’invito rivolto alle Scuole professionali per il 19 marzo prossimo, Festa di San Giuseppe Operaio. Sarà un’occasione per pregare insieme».

§ https://www.chiesadimilano.it/news/chiesa-diocesi/la-scuola-paritaria-e-un-servizio-pubblico-243018.html?fbclid=IwAR2p9YkI83KS9Rp62O4fwaNxzC3eWKG3xusVuY_2UgGbiU3C1-Us9XLAceU

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L’omelia dell’arcivescovo metropolita di Milano Mario Enrico Delpini

L’impresa di aggiustare il mondo

Milano, 2 dicembre 2018

§ https://www.chiesadimilano.it/wp-content/uploads/2018/11/AVVENTO-terza-domenica-aggiustare-il-mondo.pdf

§ https://www.youtube.com/watch?v=i0u7N2DkAMI&feature=youtu.be

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Papa Francesco, a fine giugno 14 nuovi cardinali. Nell’elenco non c’è l’arcivescovo di Milano Mario Delpini

Non si tratta di una defezione di poco conto innanzitutto se si considera che quella ambrosiana è la diocesi più grande d’Europa. E che capita quando il presule di Milano è nell’occhio del ciclone con l’accusa di aver coperto un prete pedofilo, nel 2011, quando era vescovo ausiliare del capoluogo lombardo e vicario episcopale per la zona di Melegnano

di  | 20 maggio 2018

§ https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/20/papa-francesco-a-fine-giugno-14-nuovi-cardinali-nellelenco-non-ce-larcivescovo-di-milano-mario-delpini/4369240/

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Padova, don Favarin: “Ipocrita fare il presepio, Gesù era un migrante e noi li lasciamo per strada”

“Credo che un Natale senza presepio sia più coerente con questa pagina volgare e infame della storia del nostro Paese. Va in scena il teatrino del Natale e poi si lascia morire la gente per strada. Vorrei ricordare ai cristiani che ci sono migliaia di Gesù-bambino in giro per le strade, sotto i ponti”.

L’assessore all’Istruzione della Regione Veneto Elena Donazzan ha stigmatizzato la provocazione del don: “Questo parroco ha perso l’orientamento e mi sembra che abbia solo voglia di stupire e creare notizia. Se è così livoroso nei confronti del presepe, mi domando se sia lui ad aver fatto la scelta giusta”.

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Don Luca Favarin: «Siate coerenti con il no ai profughi. Non fate il presepio»

Padova. Il prete degli ultimi lancia l’invettiva della sua pagina Facebook: «Basta con questo inutile teatrino delle statuette di Natale». Gli risponde Ostellari della Lega Nord: io lo faccio

§ https://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2018/12/03/news/don-luca-favarin-siate-coerenti-con-il-no-ai-profughi-non-fate-il-presepio-1.17524855

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Padova, don Favarin: “Ipocrita fare il presepio, Gesù era un migrante e noi li lasciamo per strada”

Il prete da anni si occupa di accoglienza. Ora attacca il decreto sicurezza di Salvini: “Applaudire le sue politiche e poi preparare le statuette è schizofrenia pura. Un Natale senza il simbolo della Natività è più coerente con questo clima volgare”

di Enrico Ferro – 03 dicembre 2018

PADOVA. “Oggi fare il presepio è ipocrita. Il presepe è l’immagine di un profugo che cerca riparo e lo trova in una stalla. Esibire le statuette, facendosi magari il segno della croce davanti a Gesù bambino, quando poi nella vita di tutti i giorni si fa esattamente il contrario, ecco tutto questo lo trovo riprovevole”. Don Luca Favarin, il prete che a Padova gestisce nove comunità e aiuta 140 ragazzi africani, sferza i predicatori di presepi e crocifissi. Lo fa toccando uno dei simboli del Natale, il presepe appunto, icona della Natività, con il cammino di Giuseppe e Maria. Ecco, quel cammino a don Luca evoca la traversata di migliaia di migranti alla ricerca di un orizzonte nuovo. “Il nuovo decreto sicurezza costringe le persone a dormire per strada, quindi l’Italia si è schierata per la non-accoglienza”, ragiona il prete. “Poi però, a casa, tutti bravi a esibire le statuette accanto alla tavola imbandita, al caldo del termosifone acceso”.

Luca Favarin ha scelto la domenica mattina, nel momento della messa settimanale, per scrivere su Facebook un post con il suo pensiero: “Quest’anno non fare il presepio credo sia il più evangelico dei segni. Non farlo per rispetto del Vangelo e dei suoi valori, non farlo per rispetto dei poveri”.

Non ha paura don Luca delle critiche che gli stanno arrivando in queste ore, non teme di esternare un sentimento che gli viene da dentro, dopo anni di impegno con gli “ultimi”, gli “invisibili”. Nel 2012 ha tolto la tunica e chiuso il capitolo del prete di parrocchia per buttarsi anima e corpo come responsabile della Diocesi di Padova prima della tratta degli esseri umani e poi dell’accoglienza dei migranti con la cooperativa Percorso Vita. Ha modellato un sistema che sta dando lavoro e speranza a tanti profughi. Ha aperto un ristorante etnico e un bar-fast food, oggi interamente gestiti da loro. I piatti vengono preparati con la verdura prodotta in due appezzamenti di terreno, dove ragazzi provenienti dall’Africa subsahariana hanno imparato a cimentarsi con piantagioni di radicchio, cavoli e patate. Dove gli alberi da frutto vengono coltivati con cura e amore, perché poi da quei frutti nascono le marmellate biologiche.

“Ci vuole una coerenza umana e psicologica”, continua il prete. “Applaudire il decreto sicurezza di Salvini e preparare il presepe è schizofrenia pura. Come dire: accolgo Dio solo quando non puzza, non parla, non disturba. Lo straniero che incrocio per strada, invece, non lo guardo e non lo voglio”. Ancora: “Credo che un Natale senza presepio sia più coerente con questa pagina volgare e infame della storia del nostro Paese. Va in scena il teatrino del Natale e poi si lascia morire la gente per strada. Vorrei ricordare ai cristiani che ci sono migliaia di Gesù-bambino in giro per le strade, sotto i ponti”.

§ https://www.repubblica.it/cronaca/2018/12/03/news/padova_il_prete_fare_il_presepio_e_ipocrita_anche_gesu_era_un_migrante_e_noi_oggi_li_lasciamo_per_strada_-213286914/
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La provocazione di Don Luca Favarin: “Niente presepe se poi non si accoglie”

Don Luca Favarin, attivo da tempo nella diocesi di Padova a fianco dei migranti con progetti di accoglienza, dice no a un presepe ipocrita e sui social viene ricoperto di insulti

Quest’anno non fare il presepio credo sia il più evangelico dei segni. Non farlo nel rispetto del Vangelo e dei suoi valori, non farlo nel rispetto dei poveri…”. Ha suscitato inevitabili polemiche il post su Facebook scritto domenica da don Luca Favarin, sacerdote di Padova in prima linea nella missione pastorale per la Diocesi a fianco dei migranti.

Intervenendo al Morning Show di Radio Padova, questa mattina don Luca Favarin ha chiarito il messaggio dicendo che “se il presepe deve essere pura esteriorità, allora tanto vale non farlo”.

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No al presepe “ipocrita”

“Chissenefrega delle quattro statuette che mettiamo nel presepio se poi queste statuette non sono il simbolo di un percorso interiore e sociale che dobbiamo fare. Discutiamo ogni anno sulle caprette e le statutte mentre  qui c’è gente che soffre e muore in strada – ha detto don Luca Favarin nell’intervista – Noi mettiamo ogni anno un simbolo di accoglienza nelle nostre case e poi poniamo gesti e parole di non accoglienza fuori. Mi sembra un gesto un po’ ipocrita. A un certo punto fare un po’ di digiuno da questi simboli inflazionati ci fa tornare un appetito sociale e valoriale di cui tutti abbiamo bisogno”. In trasmissione è nato poi uno scontro verbale con il sindaco di Albettone Joe Formaggio, noto in passato per le sue esternazioni contro rom e migranti e condannato a giugno per comportamento discriminatorio e incitamento all’odio razziale.

Il web scatenato contro don Luca Favarin

Sul web sono arrivati all’indirizzo del don – ideatore e promotore tra l’altro di progetti di accoglienza innovativi come il ristorante ‘Strada facendo’ – insulti e critiche.

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Critiche politiche

Sul caso creato da don Luca Favarin si è mossa anche la politica. L’assessore all’Istruzione della Regione Veneto Elena Donazzan ha stigmatizzato la provocazione del don: “Questo parroco ha perso l’orientamento e mi sembra che abbia solo voglia di stupire e creare notizia. Se è così livoroso nei confronti del presepe, mi domando se sia lui ad aver fatto la scelta giusta”.

Duro anche il leghista Andrea Ostellari: “La tentazione di nascondere i simboli cristiani è vecchia quanto la Chiesa e la Chiesa le sopravviverà. Mentre fallirà il progetto di ridurla al rango di associazione benefica fra le tante. Cristo non ha cambiato la storia perché è stato il più coerente o caritatevole degli uomini, ma perché ha vinto la morte e portato su di sé i peccati di tutti: poveri, rifugiati, pubblicani, prostitute e anche ipocriti. Don Favarin faccia come crede. Io sono ipocrita? Forse, ma Cristo è nato anche per me. Quindi farò il presepe, come ogni anno, con i miei figli e mia moglie”.

§ https://www.today.it/cronaca/presepe-ipocrita-luca-favarin-polemiche.html

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La proposta contro Dl sicurezza di un prete scatena ‘l’inferno’

Don Favarin: “ Non fate il presepe per rispetto ai poveri”. Ma la Regione ‘paga’ le scuole che lo fanno

la Redazione – 3 dicembre 2018

E’ quasi una ‘crociata’, a Padova, per un post pubblicato sulla propria pagina Facebook da don Luca Favarin. Il prete, noto anche internazionalmente per le sue posizioni ‘fuori dal coro’, soprattutto sulle tematiche relative all’accoglienza e alla gestione dei flussi migratori, scrive che “quest’anno non fare il presepio credo sia il più evangelico dei segni.  Non farlo per rispetto del Vangelo e dei suoi valori, non farlo per rispetto dei poveri.”

“Lei non è un sacerdote, lei è un seguace di Satana”; “Traditore della tua gente, traditore della tua Fede. Dio ti punirà a dovere”;  “Modernista maledetto, i sacri fuochi sono pronti”; “Hai bisogno di un buon dottore che curi la tua demenza. Falso prete che non sei altro. Tu rappresenti la chiesa malata”.  Sono solo alcuni degli oltre 300 commenti scatenati dal post di don Luca Favarin, e oltre i commenti ci sono anche decine di email, alcune delle quali con espliciti auguri di morte.

   “Immaginavo che la cosa avrebbe scatenato un dibattito – ha detto don Luca – ed era questo proprio il mio intento ma non avrei mai immaginato una cosa del genere. Il mio è un appello alla coerenza perchè non si può essere a favore del Dl Sicurezza e poi fare il presepe in casa. E’ facile parlare di accoglienza in chiesa e riconoscerci tutti fratelli, ma poi? – ha continuato – fuori dalla chiesa non ci si guarda neanche, nè si prova un briciolo di compassione o comprensione per le migliaia di disperati che ci chiedono aiuto”.

Don Favarin gestisce attualmente 9 comunità che ospitano circa un centinaio di richiedenti asilo provenienti da ogni parte del mondo, “persone – racconta – che arrivano qui con ferite psichiche e fisiche di torture, privazioni, lotta tra la vita e la morte e inserite in un percorso di integrazione che ora sarà cancellato da questo decreto che ha a che fare con tutto tranne che con la sicurezza”.

Don Luca ha avviato anche dei percorsi di inserimento lavorativo che gli erano valsi l’attenzione di tantissimi media nazionali e internazionali (l’ultimo in ordine di tempo la Cnn) che hanno visto i richiedenti asilo lavorare in due ristoranti di proprietà della sua associazione Progetto vita onlus e nella produzione di una linea di confetture “Dulcis in Mundo”.

E se un prete provoca, la politica ‘paga’. Sono 546 le scuole venete che hanno accolto l’iniziativa originale, voluta dal Consiglio regionale del Veneto con propria mozione lo scorso anno e tradottasi nella proposta della Giunta veneta di concedere 250 euro alle scuole che avessero realizzato il presepe.

Ben 546 scuole, dunque, hanno concorso al bando indetto dall’Ufficio scolastico regionale del Veneto: di queste 281 sono statali, 247 paritarie, 18 i centri di formazione professionali.

La domanda è: l’hanno fatto nel rispetto di un simbolo al quale ci ha educati la religione Cristiana oppure a incentivare la sfida al suggerimento sensazionalistico di don Luca Favarin c’è la ‘paghetta’ della regione veneta? Triste pensare alla seconda ipotesi.

§ https://www.lecodelsud.it/don-favarin-non-fate-il-presepe-per-rispetto-ai-poveri-ma-la-regione-paga-le-scuole-che-lo-fanno

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Falso Natale, il libro su bufale, storie e leggende della festa più importante dell’anno

Ogni anno, il 25 dicembre, ci scambiamo doni sotto il tradizionale albero: imitiamo così i tre re magi che 2018 anni fa, festeggiarono la nascita di Gesù nel gelo di una grotta appena riscaldata dal fiato di un bue e di un asino. E se vi dicessimo che ci sono almeno sette fake news nella frase precedente?

l’apologeta cristiano Epifanio di Salamina [4] a segnalare che in alcune città d’Arabia e d’Egitto i pagani celebravano una festa dedicata al trionfo della luce sulle tenebre, e incentrata sulla nascita del dio Aîon, generato dalla vergine Kore, con un evidentissimo rimando alla dottrina dell’eterno ritorno

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Falso Natale, Errico Buonanno presenta il suo libro su bufale, storie e leggende della festa più importante dell’anno– Libreria Verso – Milano

26/11/2018

Mercoledì 28 novembre 2018

Ore 19:00

Ogni anno, il 25 dicembre, ci scambiamo doni sotto il tradizionale albero: imitiamo così i tre re magi che 2018 anni fa, festeggiarono la nascita di Gesù nel gelo di una grotta appena riscaldata dal fiato di un bue e di un asino. E se vi dicessimo che ci sono almeno sette fake news nella frase precedente?

Milano –A smascherare le bugie che si tramandano ogni anno sulla festa di Natale ci pensa Errico Buonanno nel libro Falso Natale. Bufale, storie e leggende della festa più importante dell’anno (Utet). L’autore presenta il volume mercoledì 28 novembre 2018 alle 19.00 presso la Libreria Verso di Milano, insieme a Luca Mastrantonio.

Milano –Nei Vangeli non si parla di dicembre, non c’è nessuna grotta, né tantomeno buoi o asini, i magi non erano tre e non erano re, e la stella non era cometa. Falso Natale affronta uno dopo l’altro gli elementi della tradizione natalizia e ne ricostruisce l’avventurosa e curiosissima storia: Buonanno spiega, per esempio, che la data del 25 dicembre sarebbe stata scelta perché coincideva con la festa pagana dedicata al Sole; e che l’albero si sarebbe è diffuso in tutta Europa come moda aristocratica, introdotta in Italia da Margherita di Savoia e in Inghilterra dalla regina Vittoria. Il bue e l’asinello sarebbero invece il frutto di un errore di traduzione dall’ebraico al greco; e dietro la Befana bitorzoluta si nascondrebbe addirittura la fulgida dea Diana.

Insomma il Natale è una sciocchezza, una favoletta per sciocchi, una festa consumistica senza senso? Tutt’altro. Ma attraverso le mille storie contenute in questo piccolo libro, Errico Buonanno spiega che ogni tradizione culturale o religiosa non nasce mai dal nulla, né rimane incorrotta e intatta per sempre, ma si sedimenta e modifica nei decenni e nei secoli, grazie a continue rielaborazioni, riscritture, contaminazioni e pure casualità. D’altra parte se anche Babbo Natale non esiste, non significa che dobbiamo smettere di crederci.

Questo evento è stato aggiornato con nuove informazioni il 03/12/2018 alle ore 12:24.

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Vecchi libri in piazza Diaz, mostra mercato del libro antico – Arte e illustrazione, 9 dicembre 2018,

Luciana Littizzetto presenta il libro Ogni cosa è fulminata, con Alessia Marcuzzi, 5 dicembre 2018,

Incontro con Damiano Carrara e firmacopie del libro Nella vita tutto è possibile, 3 dicembre 2018

§ https://www.mentelocale.it/milano/eventi/105379-falso-natale-errico-buonanno-presenta-il-suo-libro-su-bufale-storie-e-leggende-della-festa-piu-importante-dell-anno.htm

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I magi non sono re, il bue non c’era: il nostro Natale è pieno di bufale

“Anni di tradizioni e consumismo hanno modificato i testi sacri, inventando la stella cometa, gli animali nella grotta (in realtà era una casa) e l’albero coi regali”
di  | 3 dicembre 2018
I magi non sono re, il bue non c’era: il nostro Natale è pieno di bufale

Quante volte, preparando il presepe, avete fissato, non senza una certa commozione, la stella cometa sopra la grotta, quella stella che i Magi stessi avrebbero seguito per raggiungere Gesù? Peccato che, in realtà, nel Vangelo non ci sia traccia di cometa, ma solo di un semplice astro. La coda fu aggiunta oltre 1.200 anni dopo da […]

§ https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/i-magi-non-sono-re-il-bue-non-cera-il-nostro-natale-e-pieno-di-bufale/

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I magi non sono re, il bue non c’era: il nostro Natale è pieno di bufale

§ https://www.pressreader.com/italy/il-fatto-quotidiano/20181203/281530817090578

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La grotta, il bue e l’asinello quante bugie si dicono a Natale

Gesù non sarebbe nato il 25 e Maria non venne cacciata dagli alberghi, ma le credenze e la Storia si sono mescolate

La colpa è della tradizione popolare che, la fede ha bisogno anche di «immagini», ha diffuso nei secoli innocue bugie intorno a fatti e personaggi delle Sacre Scritture.

I DUBBI SULLA DATA DI NASCITA

E infatti chi lo dice che Gesù è nato il giorno di Natale? Scrive Luca nel suo Vangelo: «Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto». Nessuna data. Il 25 dicembre (fondamentale per i negozianti) è una data convenzionale, comparsa per la prima volta (inserita da chi?) in un calendario a Roma nel 326, a pochissimi anni dall’editto di Milano che concesse a tutti i cittadini dell’Impero la libertà di culto, cristiani compresi. Poi la data fu fissata nel 354 da papa Liberio e cominciò a essere accettata da tutta la Chiesa. Nel 425 l’imperatore Teodosio ne codificò i riti, nel 506 divenne festa di precetto e nel 529 anche festa civile. Da ottocento anni è la festa più popolare tra i cristiani (mentre dovrebbe essere la Pasqua, un conto è nascere, nasciamo tutti, un conto è risorgere). Ma perché il 25 dicembre e non il 9 aprile? Due, tremila anni fa le culture festeggiavano, il 21 dicembre, le giornate che improvvisamente smettevano di accorciarsi con il sole che rinasceva. In Egitto si ricordava il dio Horus, divinità solare figlio della vergine Iside; nella mitologia nordica un «figlio di Dio», Frey; i romani nello stesso periodo festeggiavano i Saturnali, una specie di Carnevale d’inverno con banchetti, giochi e scambio di doni. Nel 274 l’imperatore Aureliano scelse il 25 dicembre per consacrare un nuovo tempio al Sole invitto, alias il dio Mitra vincitore delle tenebre e caro agli ambienti militari. Anche per la simbologia cristiana Gesù era il sole che nasce, il sole della giustizia: perché non approfittare di questa data? Insomma, una data simbolica scippata al paganesimo e reinterpretata in base alla teologica cristiana? Quello che è certo, invece, è che Gesù non è nato nell’anno zero e di conseguenza non è morto a 33 anni. Cristo è nato cinque o sei anni…prima di Cristo. Tutta colpa di un certo Dionigi il Piccolo, un monaco russo matematico che nel VI secolo dopo complessi calcoli credette di identificare l’anno esatto della nascita di Gesù. Senza computer e neppure una piccola calcolatrice elettrica, si confuse fissando il punto zero della storia (in cui con la venuta di Gesù il tempo ha invertito il senso di marcia) nell’anno 753 dopo la fondazione di Roma. Studiando con più attenzione le fonti storiche si è però scoperto che re Erode è morto tra marzo e aprile dell’anno di Roma 750 (l’attuale 4 a.C.), quando Gesù era già nato, da quello che dice l’evangelista Matteo sulla strage degli innocenti, ordinata da Erode contro i bambini «da due anni in giù». Insomma, le ipotesi storiche oggi più accreditate lo danno nato dal 5 al 7 a.C., litigando con chi sostiene che Dionigi il Piccolo è nel giusto.

IL SIGNIFICATO DEL BUE E DELL’ASINELLO

Anche sul bue e l’asinello, da mille anni inseriti in coppia nel presepe, qualche precisazione va fatta, partendo sempre dai Vangeli: non ne parlano. Come ci sono finiti? Il primo a inserirli, ma al terzo giorno, quando Maria sarebbe arrivata in una stalla, fu il Vangelo apocrifo dello Pseudo-Matteo: è qui che i due animali si accostano alla mangiatoia e si inginocchiano. Tutti i testi antichi sono d’accordo nel dire che il bue e l’asinello non avevano la funzione di calorifero a fiato, ma quello di simbolo di adorazione, portando a compimento le scritture: «Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone» (Isaia); e secondo il libro dei Numeri l’asina di Balaam riconobbe l’angelo del Signore prima del suo padrone indovino. Gli hanno incollato addosso un po’ di teologia. Secondo san Gerolamo l’asino significa l’Antico testamento e il bue il Nuovo; per san Bernardo l’asinello è il simbolo della pazienza virtuosa, il bue secondo Riccardo di san Vittore è segno dell’umiltà evangelica.

GROTTA SPERDUTA O MANGIATOIA

Via dal presepe anche la grotta sperduta nella campagna e isolata dal resto del mondo, e spazio alla mangiatoia come dice l’evangelista Luca, oppure semplicemente a una casa come scrive Matteo. Anche perché è verosimile: molte abitazioni della Palestina erano addossate a cavità della roccia, che custodivano gli animali. La «grotta» in cui nacque Gesù a Betlemme, conservata nella basilica, secondo studi archeologici è proprio un locale di questo tipo, incorporato nel recinto di una casa e non isolato nella campagna.

QUANTI ERANO I RE MAGI

La lista delle credenze prosegue nel post-Natale: i re Magi non erano tre; forse quattro o due, c’è chi sostiene fossero sessanta, e comunque non erano re. Non è vero che Babbo Natale sia a-cristiano e la Befana pure…Tutto questo, naturalmente, non inficia la fede. A chi crede sta bene anche che Gesù sia nato il 14 maggio e in un albergo ai Caraibi: beato lui!

§ http://www.ilgiornale.it/news/politica/grotta-bue-e-lasinello-quante-bugie-si-dicono-natale-1343915.html

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25 dicembre Natale: dalla pagana festa del Sol Invictus, al divino bambino portatore di luce

§ http://news.leonardo.it/origini-del-natale-dalla-pagana-festa-del-sol-invictus-al-divino-bambino-portatore-di-luce/

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Il culto del Sol Invictus ha origine in Oriente: ad esempio le celebrazioni del rito della nascita del Sole in Siria ed Egitto erano di grande solennità e prevedevano che i celebranti ritiratisi in appositi santuari ne uscissero a mezzanotte, annunciando che la Vergine aveva partorito il Sole, raffigurato come un infante. In particolare, è l’apologeta cristiano Epifanio di Salamina [4] a segnalare che in alcune città d’Arabia e d’Egitto i pagani celebravano una festa dedicata al trionfo della luce sulle tenebre, e incentrata sulla nascita del dio Aîon, generato dalla vergine Kore, con un evidentissimo rimando alla dottrina dell’eterno ritorno: si noti che nella tradizione cosmologica greca “Aîon” era uno degli aspetti del Tempo, inteso nella sua valenza di eterno presente; in greco, inoltre, “kore” è la parola che designa genericamente la “fanciulla” ossia il femminile nelle sue infinite potenzialità, e Kore è anche il nome con cui è nota la figura mitologica di Persefone. La testimonianza di Epifanio è confermata anche da Cosma di Gerusalemme[5], che ancora nel sec. VII d.C. menziona la celebrazione di analoghe cerimonie nella notte tra il 24 e il 25 dicembre.

§ https://it.wikipedia.org/wiki/Sol_Invictus

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Scuola, alle superiori sempre più studenti disertano l’ora di religione

È al Nord che la disaffezione coinvolge quasi uno studente su tre: il 30,4%. E in alcune Regioni, come la Valle d’Aosta (41,6%) e la Toscana (37,4%), la fuga dimezza le classi. Al Sud, con l’8,5% di studenti che escono dalle aule, ancora l’appeal della “disciplina” resiste. Anche al liceo i danni sono limitati: a livello nazionale, si sposta in altri locali scolastici diversi dalla propria aula soltanto uno studente su sei. Ma nei tecnici e nei professionali la percentuale schizza in alto: il 24,1% nel primo caso e il 26,2% nel secondo caso. Con numeri che superano il 40% in diverse Regioni del Nord.

Ora di religione, mappa dell'Italia con colori diversi per frequenza all'ora di religione

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Scuola, alle superiori sempre più studenti disertano l’ora di religione

Secondo il Miur, in Italia, i ragazzi che scelgono di non avvalersi dell’insegnamento sono 560 mila, il 21%. Un aumento di sei punti negli ultimi dieci anni. La disaffezione maggiore si registra al Nord.

di Salvo Intravaia, la Repubblica, 3.12.2018

Mentre si discute di presepi e crocifissi a scuola, alle superiori è fuga dall’ora di religione, con il 21% degli studenti che in Italia sceglie di non avvalersi di questo insegnamento. Sa polemica sui simboli religiosi all’interno delle aule scolastiche italiane è ciclica e si ripresenta ogni anno con l’approssimarsi delle festività natalizie, quest’anno, tuttavia, è lo stesso ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, a “sponsorizzare” la presenza del presepe a scuola. Ma i dati raccontano una storia tutta diversa: il lento ma costante defilarsi da parte degli studenti delle superiori dall’ora di religione, soprattutto al Nord. Come dire: finché a decidere sono i genitori, l’ora conta un numero di adesioni abbastanza alta, ma comunque in calo (al di sotto del 10%). Non appena a decidere sono gli stessi studenti, si determina una ritirata dalle classi senza precedenti.

I dati forniti dall’Ufficio statistica del Miur per le scuole superiori parlano di oltre 560 mila ragazzi (il 21%) che ogni settimana preferiscono fare altro durante l’ora di religione: uscire dalla scuola in anticipo o entrare dopo, se nell’orario l’ora è piazzata in chiusura o in apertura; oppure dedicarsi al recupero di qualche lacuna o seguire le attività alternative organizzate dall’istituto. Un atteggiamento che è influenzato soltanto in parte dalla presenza di studenti (soprattutto stranieri) di altre confessioni, perché alle superiori la presenza di ragazzi di altre nazionalità non raggiunge le 192 mila unità: il 7,1%. La restante parte è costituita da ragazze e ragazzi italiani. Un trend in costante aumento che descrive un atteggiamento preciso da parte dei giovani di età compresa fra i 14 e i 18 anni.

In dieci anni, dal 2006/2007 al 2016/2017, la quota di “non avvalentisi”, come vengono indicati in burocratese gli studenti che non si avvalgono dell’unico insegnamento facoltativo previsto dalla scuola italiana, è salita di quasi 6 punti. È al Nord che la disaffezione coinvolge quasi uno studente su tre: il 30,4%. E in alcune Regioni, come la Valle d’Aosta (41,6%) e la Toscana (37,4%), la fuga dimezza le classi. Al Sud, con l’8,5% di studenti che escono dalle aule, ancora l’appeal della “disciplina” resiste. Anche al liceo i danni sono limitati: a livello nazionale, si sposta in altri locali scolastici diversi dalla propria aula soltanto uno studente su sei. Ma nei tecnici e nei professionali la percentuale schizza in alto: il 24,1% nel primo caso e il 26,2% nel secondo caso. Con numeri che superano il 40% in diverse Regioni del Nord.

§ https://www.gildavenezia.it/scuola-alle-superiori-sempre-piu-studenti-disertano-lora-di-religione/

§ https://www.repubblica.it/scuola/2018/12/03/news/scuola_alle_superiori_sempre_piu_studenti_disertano_l_ora_di_religione-213283008/

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Frequenza ora di religione, quanto cala – Info grafiche

§ https://www.termometropolitico.it/1194054_frequenza-ora-di-religione-quanto-cala-infografiche.html

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Scuola, l’esame inutile per valutare i presidi: né promossi né bocciati 

Si tratta infatti di una procedura nata con la Buona Scuola ma svuotata nel tempo: quel che resta sono solo adempimenti burocratici e dispendio di tempo e risorse tra il personale.

Circa un dirigente su due, infatti non ha compilato il portfolio e quindi non verrà valutato. Il motivo? Per protesta. L’Associazione nazionale dei presidi, infatti, ha invitato i suoi iscritti a non rendersi disponibili.

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Scuola, l’esame inutile per valutare i presidi: né promossi né bocciati 

Si tratta infatti di una procedura nata con la Buona Scuola ma svuotata nel tempo: quel che resta sono solo adempimenti burocratici e dispendio di tempo e risorse tra il personale

di Lorena Loiacono – Il Messaggero – 01/12/2018

Gli esami non finiscono mai, neanche per i presidi. Proprio come accade agli studenti, infatti, i dirigenti scolastici vengono esaminati e valutati. Con colloqui in corso in questi giorni. Peccato però che poi, a differenza di quanto accade agli studenti, alla fine non ci sono promossi né bocciati. Né tantomeno premi al merito. Si tratta infatti di una procedura nata con la Buona Scuola ma svuotata nel tempo: quel che resta sono solo adempimenti burocratici e dispendio di tempo e risorse tra il personale.

LA DIRETTIVA In base alla direttiva 36 del 2016, infatti, anche i dirigenti scolastici devono essere sottoposti alla valutazione esterna. Era però il 2016, l’anno in cui la scuola era entrata in un nuovo percorso di riforma in cui la valutazione investiva l’intero sistema: partiva dai dirigenti e arrivava ai docenti, con nuclei di valutazione e premi per il merito. Un percorso di fatto mai attivato. La riforma della Buona Scuola, infatti, per quel che riguarda merito e valutazione è stata bloccata e smontata pezzo per pezzo: la stessa chiamata diretta, con cui il preside sceglie i docenti da assumere, prendendosene quindi la responsabilità, è stata di fatto abolita. Né sono stati stanziati fondi per premiare l’eventuale raggiungimento degli obiettivi. Eppure le procedure della valutazione vanno avanti. Per la valutazione dei dirigenti, infatti, ogni Ufficio scolastico regionale adotta ogni anno un piano regionale, coinvolgendo il coordinatore regionale del servizio ispettivo per individuare gli obiettivi definiti dal Direttore dell’Ufficio, lo stato del sistema di valutazione a livello regionale e la composizione dei Nuclei di valutazione della dirigenza scolastica. Insomma, una macchina organizzativa di tutto rispetto che poi procede con gli incontri per valutare il lavoro svolto dai dirigenti. In questi giorni, infatti, il nucleo di valutazione composto da tre persone, compreso un ispettore, sta incontrando i singoli dirigenti scolastici. O, meglio, tutti quei dirigenti scolastici che entro il mese di agosto hanno presentato il portfolio, vale a dire una relazione dettagliata di quanto svolto fino all’anno scolastico appena concluso.

LA PROROGA La data del 31 agosto è il risultato di una proroga visto che la scadenza era inizialmente fissata al 31 maggio ma poi, vista la scarsa adesione dei dirigenti alla compilazione del portfolio, relativo quindi all’anno scolastico 2017-2018, il ministero dell’istruzione ha deciso di posticipare la scadenza di 3 mesi. Ma non è bastato. Circa un dirigente su due, infatti non ha compilato il portfolio e quindi non verrà valutato. Il motivo? Per protesta. L’Associazione nazionale dei presidi, infatti, ha invitato i suoi iscritti a non rendersi disponibili.

I NUMERI E sono molti, benché l’Anp abbia da sempre sostenuto il criterio di valutazione del personale scolastico: «Ma fatta così non ha senso – spiega Antonello Giannelli, presidente dell’Anp – senza risultati economici diventa solo una vessazione burocratica, una perdita di tempo insomma. Si tratta inoltre di una procedura farraginosa, dalla compilazione del portfolio all’incontro con il nucleo di valutazione, che rispecchia pienamente la burocrazia a cui sono sottoposti i dirigenti scolastici. Inoltre voglio ricordare che la chiamata diretta non è mai decollata, non abbiamo ancora avuto il rinnovo del contratto né l’aumento: siamo in protesta e non partecipiamo alla valutazione, visto che possiamo farlo. Non si tratta infatti di un’attività lavorativa. Secondo le prime stime, non hanno aderito circa 3mila docenti dei 6500 in servizio». Uno dei punti cruciali della valutazione sta proprio nella chiamata diretta, con cui i dirigenti si sceglievano la squadra da mettere in campo – come spiegato all’epoca dall’ex premier Renzi – di cui poi sarebbero stati responsabili del risultato. La stessa chiamata diretta che, contestata e bocciata dai sindacati dei docenti, proprio in questi giorni sta cadendo definitivamente nell’oblio: sono stati presentati infatti alla Commissione Cultura del Senato gli emendamenti al disegno di legge Granato in merito all’abolizione della chiamata diretta e degli ambiti territoriali. Di quella riforma, quindi, resta solo la burocrazia.

Lorena Loiacono

§ http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/scuola-l-esame-inutile-per-valutare-i-presidi-ne-promossi-ne-bocciati.flc

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“C’era una volta la scuola …, oggi il nulla costruito sulla corsa” / l’Alloccomotiva Lombardia

C’era una volta la scuola ante 1998; il preside, preposto a dirigere scuole secondarie di primo o secondo grado, e il direttore didattico, posto al vertice delle scuole primarie.

Venne la L. 62/2000, le classi pollaio, la divisione delle classi, la Spending review.  Venne la Buona scuola, il potenziamento, i poteri accentrati sulle figure dirigenziali.

[Bugiardino. Aggiungerei: Vennero le vacche magre, anzi magrissime della c.d. “razionalizzazione” gelminiana; Vennero i Quiz Invalsi, sacri e onnipotenti; Venne la Scuola-Azienda, i Presidi-Manager e il Middle-Management o Staff con la richiesta di equiparazioe PA (cioè il raddoppio delle retribuzioni); Venne la richiesta del salvifico e taumaturgico “Costo standard di sostenibilità per allievo” per emulare il Buono-Scuola …. dell’Alloccomotiva Lombardia e per (udite! udite!) “risparmiare 17 miliardi di euro (diciassette) rendendo la scuola davvero libera”; Forse verrà anche l’aumento contrattuale di 14,00 euro – wow! – dopo i 2.000 euro di Giannini, i 3.000 euro di Fedeli, e dopo l’aforisma di Bussetti: “I docenti dovrebbero guadagnare quanto medici e magistrati”. v.p.]

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“C’era una volta la scuola …, oggi il nulla costruito sulla corsa”

di Riccardina Sgaramella, Orizzonte Scuola, 2.12.2018


 

C’era una volta la scuola ante 1998; il preside, preposto a dirigere scuole secondarie di primo o secondo grado, e il direttore didattico, posto al vertice delle scuole primarie.

C’erano una volta le classi ed il maestro unico, responsabile delle stesse e della didattica.

C’era la scuola della Costituzione, che riconosceva il diritto al rispetto della persona di ogni essere umano, chiunque esso fosse, pari dignità sociale, civile e giuridica a tutti i cittadini e le cittadine senza distinzione di sesso, razza, lingua,  religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali; il diritto ad essere sostenuti nel cammino verso il pieno sviluppo della persona umana.

Seguirono le leggi sull’autonomia scolastica D.lgs 59/1997 e l’attribuzione della qualifica dirigenziale, con le  due figure accorpate in quella unica dell’attuale dirigente scolastico.

Venne il tempo della globalizzazione, dell’omologazione di massa, del pensiero unico televisivo, del patrocinio dell’economia e del consumismo, dello strapotere dei mercati indiani e cinesi, dell’immondizia e degli ingegneri ambientali impegnati a trovare soluzioni per salvare il mondo.

Venne L’ Europa e Donald Trump, venne l’oggi.

Venne la L. 62/2000, le classi pollaio, la divisione delle classi, la Spending review.  Venne la Buona scuola, il potenziamento, i poteri accentrati sulle figure dirigenziali. Vennero i docenti di ruolo precari, la rete di scuole.

Nacque l’industria scolastica dei bambini, dei figli di tutti o forse di nessuno. Bambini deprivati del loro sacrosanto diritto ad avere un insegnante che potesse conoscere e rispettare i loro sentimenti, le emozioni, l’espressione libera di di sé, l’affettività. I bambini in fondo non hanno bisogno di amore, di essere compresi, ma di assistenzialismo, della necessità di rispondere al patrocinio indiscusso dell’economia e del potere. Di essere trattenuti in un luogo, quando le famiglie lavorano o sono assenti.

Venne il momento in cui la didattica lasciò il passo al PDM, Al NIV, al RAV e per concludere al PTOF.

Venne il momento in cui la popolazione partecipò al gioco senza opporsi; in fondo l’allegria, l’energia, l’entusiasmo disturbano, il silenzio è necessario.

Venne il giorno in cui la scuola offrì questo. Il nulla costruito sulla corsa, l’organizzazione perfetta di una catena di montaggio. E l’uomo divenne macchina e la macchina non pensò fece, fece e fece bene. Ordinatamente!

Riccardina Sgaramella: Presidente AND sezione Roma

§ https://www.gildavenezia.it/cera-una-volta-la-scuola-oggi-il-nulla-costruito-sulla-corsa/

§ https://www.orizzontescuola.it/cera-una-volta-la-scuola-oggi-il-nulla-costruito-sulla-corsa/

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Ecco i contenuti del piano di razionalizzazione della Gelmini

§ https://www.tuttoscuola.com/ecco-i-contenuti-del-piano-di-razionalizzazione-della-gelmini/

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Le linee guida della Gelmini

§ http://www.vita.it/it/article/2008/09/19/le-linee-guida-della-gelmini/82753/

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La Scuola italiana nella storia: dalla riforma Gelmini alla “Buona Scuola” di Renzi

§ https://dariodepasquale.sikelia.com/la-scuola-italiana-nella-storia-dalla-riforma-gelmini-alla-buona-scuola-di-renzi/

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Come risparmiare 17 miliardi di euro (diciassette) rendendo la scuola davvero libera

Famiglie Accoglienti di Bologna: “Dovrete espellere anche noi”

 

Come famiglie accoglienti vi vogliamo dire solo questo: la nostra battaglia non finisce qui. Non metterete in pericolo la vita e la felicità di ragazzi che parlano italiano, lavorano, studiano, vogliono vivere e amare nel nostro paese. Questo decreto è ignobile e noi lo combatteremo in tutte le sedi, dalla Corte Costituzionale fino alla Corte Europea di Strasburgo. Se vorrete cacciare questi preziosi giovani dovrete farlo espellendo anche noi.

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FATE GIRARE NUMEROSI PER FAVORE !! IMPORTANTISSIMO !!!!

Francesca Benini 2 h ·

A.A.A. COMUNICATO STAMPA SUL DECRETO SICUREZZA DELLE FAMIGLIE ACCOGLIENTI DEI RAGAZZI RIFUGIATI

“Dovrete espellere anche noi”

Come famiglie che hanno un ragazzo africano o asiatico con loro siamo indignate e offese dal fatto che il governo abbia posto la fiducia sul Decreto n. 113/2018, bugiardamente definito “Decreto sicurezza” quando in realtà aumenterà il numero di migranti in situazione irregolare e creerà maggiore insicurezza nelle nostre città. Si tratta di un decreto che non avrebbe mai dovuto nascere, poiché non esisteva alcun motivo di “urgenza” per regolare una materia complessa e variegata com’è l’immigrazione: si tratta di un vizio di legittimità costituzionale che non viene sanato dalla conversione in legge attraverso i voti della Camera e del Senato. Inoltre il decreto è palesemente incostituzionale perché disomogeneo al suo interno, senza parlare della violazione degli obblighi internazionali dell’Italia e dell’articolo 10 della Costituzione dovuta all’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Queste ragioni sono state ignorate dai 336 deputati che hanno votato “sì” alla fiducia ieri, un voto che non aveva altra ragione se non quella di impedire un dibattito parlamentare dal quale sarebbero emerse le crepe all’interno della maggioranza, all’interno della quale è stato effettuato uno scambio tra temi che interessavano il Movimento 5 stelle (la riforma della prescrizione) e materie che interessavano alla Lega (il decreto 113/2018). Uno scandaloso mercimonio su misure che ledono i fondamentali diritti delle persone. Come famiglie accoglienti vi vogliamo dire solo questo: la nostra battaglia non finisce qui. Non metterete in pericolo la vita e la felicità di ragazzi che parlano italiano, lavorano, studiano, vogliono vivere e amare nel nostro paese. Questo decreto è ignobile e noi lo combatteremo in tutte le sedi, dalla Corte Costituzionale fino alla Corte Europea di Strasburgo. Se vorrete cacciare questi preziosi giovani dovrete farlo espellendo anche noi.

Famiglie Accoglienti di Bologna famiglie.accoglienti.bologna@gmail.com

con Diego Rufillo Passini Stefania Andreotti Giovanni Sean Panettiere Sara Forni Marina Amaduzzi Alessandro Alvisi Ilaria Venturi Francesca Paron Dina Galli Pietro Andriotto Giacomo Rondelli Angelo Dattilo Benito Fusco Anna Salfi Paolo Brighenti Gianni Brandani Fabio Brandani Benedetto Brandani Giacomo Brandani Giovanni Genova

FATE GIRARE!!!

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