Le emozioni su Facebook”contagiano” gli altri

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Il “contagio emozionale” su Facebook esiste.Chi l’avrebbe mai detto che su un luogo virtuale, apparentemente arido come Facebook, l’umore potesse essere contagioso.E invece è proprio così.
Le emozioni espresse attraverso Facebook possono contagiare gli altri: lo ha dimostrato uno studio condotto dai sociologi della Cornell University in collaborazione con il social network. Il risultato può apparire scontato (a chi non è capitato di sentirsi depresso o sollevato leggendo lo status di un amico?), ma è la prima volta che si verifica sperimentalmente che un’emozione può passare da una persona all’altra non solo nella vita reale, ma anche attraverso la semplice condivisione digitale.
Ma ormai anche in Africa l’utilizzo dei social network è una realtà , e ciò è confermato anche dalle statistiche pubblicate da Facebakers, secondo il quale il numero di utenti è in continuo aumento e la lezione che possiamo trarre dalla crescita di Facebook, in particolare in Africa e più in generale nei Paesi del Sud del mondo, è che è si tratta di un strumento di crescita per i giovani. Esiste un autentico desiderio di non restare rinchiusi nel proprio Paese senza possibilità di comunicare con l’esterno, nonostante i molti limiti: la difficoltà di avere l’accesso a Internet (la maggior parte dei giovani dei Paesi del Sud va nei cyber-cafè per collegarsi); la lentezza del servizio (l’Adsl e la banda larga sono rari); il fatto che i costi orari del collegamento siano più alti che in Europa; e i tagli frequenti della corrente in molte città africane. Non si può non tener conto della sete di libertà di questi giovani, che non vogliono restare fanalino di coda del progresso tecnologico.
In alcuni Paesi arabi, Facebook è stato il principale motore delle rivendicazioni che hanno fatto cadere alcuni regimi e che continuano a scuoterne altri. Ed è certo che in Africa, nei prossimi mesi, un certo numero di cambiamenti positivi delle società e dei regimi politici deriveranno proprio da quest’aumento sostanziale del numero di persone collegate ai principali social network.
Come ha spiegato il professor Jeff Hancock, condirettore del Social Media Lab della Cornell, l’esperimento è stato effettuato su 689.003 utenti di Facebook scelti in modo casuale. Per loro l’algoritmo che seleziona i contenuti è stato sottilmente modificato per una settimana, in modo che le storie contenenti parole associate a emozioni positive fossero selezionate con minore frequenza. La cosa ha avuto un effetto misurabile sui loro stessi status, che nello stesso periodo hanno incluso un numero maggiore di parole associate a emozioni negative. L’effetto opposto si è verificato dando minore risalto agli status negativi.

Da Il Sole 24 ore

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