Deportazione docenti. Tuttoscuola e c. e la “mutatio controversiae”

Viene perciò da chiedersi se gli autori (Tuttoscuola, Gian Antonio Stella, Giuliano Cazzullo e anche altri) siano incorsi in un involontario errore di analisi (siamo ad agosto, ferie o vacanze, …) oppure abbiano di proposito inteso dare una mano alle tesi del governo. Se così, sono stati abbastanza abili nell’usare la “mutatio controversiae” cioè spostare l’argomento della disputa su altre questioni (v. stratagemma n. 18 de “L’arte di ottenere ragione” di Arthur Schopenhauer).

Deportazione docenti. Tuttoscuola e c. e la “mutatio controversiae

La “buona scuola” è la vera causa dello tsunami dei trasferimenti sud-nord.

di Vincenzo Pascuzzi – 12 agosto 2016

“Deportazione” è termine altamente urticante per Miur e Governo, ma è il sostantivo più adatto usato spontaneamente e con tutta naturalezza per indicare l’esodo massiccio dei docenti meridionali verso il nord o il centro a seguito della sciagurata legge 107/2015. È palesemente forzato e strumentale – e vorrebbe essere anche auto-assolvente – associare a deportazione le camere a gas e il Zyklon B. Ma una migrazione massiccia, improvvisa, verso destinazione qualsiasi e non scelta, lontana, definitiva salvo incerta mobilità futura, può essere benissimo chiamata deportazione come infatti avviene. Governo e Miur non gradiscono ma è la reale conseguenza della “buona scuola”.

Di parere diverso, e perciò perfettamente allineato a Governo e Miur, è Giuliano Cazzola, che, nella rubrica “Le Punture di Spillo”  del 10 agosto 2016, scrive addirittura: «L’ultima trovata della malafede italiota consiste nel grido di dolore per la ‘”deportazione” degli insegnanti, che sarebbero costretti ad abbandonare le famiglie per compiere il “cammino della speranza” verso l’assegnazione di una cattedra stabile e di un posto fisso lungamente agognato». Lo stesso Cazzola, il giorno dopo l’11 agosto su formiche.net, titola una sua nota «La Buona Scuola, la cattiva propaganda e le deportazioni immaginarie».

L’argomentare di Giuliano Cazzola richiama ed è fondato sull’articolo di Gian Antonio Stella titolato: «L’80 % dei nuovi prof del Sud. Perché trasferirli non è un complotto» e sotto titolato: «I dati di Tuttoscuola: nel Meridione c’è soltanto un terzo delle cattedre disponibili / Non potendo muovere scuole e studenti sono i docenti a doversi spostare al Nord», pubblicato dal Corriere il 10 agosto 2016.

Gian Antonio Stella deve aver ricevuto – in anticipo e in via privata – lo Studio di Tuttoscuola, pubblicato poi lo stesso 10 agosto, dal titolo «Lo tsunami dei trasferimenti: ecco i numeri e le vere cause».

Tuttoscuola – molto utilmente – aggiorna e sintetizza dati statistici sulla distribuzione nord-sud di studenti e docenti e così sintetizzabili :

«con riferimento al primo ciclo di istruzione: solo il 37% degli studenti italiani risiede al sud, Isole incluse (18 anni fa era il 47%); mentre ben il 78% dei docenti coinvolti in questa tornata di trasferimenti è nato nel meridione. Due macro numeri che rendono chiaro lo sbilancio della scuola italiana, che può essere rappresentata come una grande nave con un carico molto più pesante a prua (il nord del paese, con un numero di studenti in crescita), che fa scivolare gradualmente verso la prua una quota crescente del personale, collocato in misura preponderante a poppa (al sud)».

Fin qui nulla da dire, siamo d’accordo anzi apprezziamo lo studio di Tuttoscuola (ripreso subito da Stella e Cazzola), il nostro dissenso nasce quando si cerca di attribuire all’evoluzione indicata dalla statistica la causa e responsabilità dello “Lo tsunami dei trasferimenti” o della deportazione dei docenti.

Infatti lo tsunami (o altro che sia), cioè una devastazione massiccia e repentina, è iniziato nel 2015 proprio in coincidenza e come diretta conseguenza della legge 107/2015! Infatti fino a due anni fa i trasferimenti procedevano secondo una loro acquisita e rassegnata quasi “normalità”. Su ciò non ci sono dubbi, infatti i dati statistici evolvono lentamente (decenni), e comunque Miur e Governo sono colpevoli anche per averli sostanzialmente ignorati.

È anche chiaro che focalizzare e distrarre su dati statistici (Sud sbilanciato con il 37% degli studenti e il 78% dei docenti) attenua e riduce le responsabilità della “buona scuola” voluta e imposta dal governo.

Viene perciò da chiedersi se gli autori (Tuttoscuola, Gian Antonio Stella, Giuliano Cazzullo e anche altri) siano incorsi in un involontario errore di analisi (siamo ad agosto, ferie o vacanze, …) oppure abbiano di proposito inteso dare una mano alle tesi del governo. Se così, sono stati abbastanza abili nell’usare la “mutatio controversiae” cioè spostare l’argomento della disputa su altre questioni (v. stratagemma n. 18 de “L’arte di ottenere ragione” di Arthur Schopenhauer).

Riforma PA: perché i prepensionamenti non andranno a buon fine

Mobilità e turnover nella pubblica amministrazione, arrivano i primi dati sul possibile impatto della riforma Renzi-Madia…

 

A pochi giorni dall’arrivo in parlamento del decreto che avvierà il restyling degli uffici pubblici, emerge come la cura sui prepensionamenti andrà ad abbattersi innanzitutto sui conti delle gestioni previdenziali.

Come c’era da attendersi, infatti, l’incremento delle pensioni erogate anzitempo, finirà per incidere ni maniera pesante sulle casse dell’ex Inpdap, ossia il nuovo SuperInps che ora gestisce anche la previdenza dei dipendenti pubblici.

Lo tsunami si abbatterà sulle casse dell’ente pensionistico nei prossimi quattro anni, con le proporzioni di circa 250mila uscite previste tra ritiri previsti, anticipati e per la maturazione dei requisiti.

A dimostrarlo, i recenti studi pubblicati da Ragioneria dello Stato e Aran, che hanno cercato di guardare avanti sui possibili effetti delle riforme inerenti il mondo delle pensioni. Naturalmente, osservato speciale il recentissimo decreto varato dal Consiglio dei ministri e non ancora arrivato all’esame delle aule parlamentari, dove è atteso comunque entro la fine di luglio.

E tra le possibili conseguenze della conversione in legge della Riforma PA, dovrebbe emergere lo stop alla possibilità di trattenimento in servizio, ossia la facoltà che i dipendenti pubblici avevano di restare al proprio posto anche a seguito della maturazione di diritti per andare in pensione. Scopo della riforma, come più volte confermato dal ministro madia,è infatti quello di ringiovanire l’organico della PA italiana. Per fare questo, ovviamente, andranno erogate le pensioni per quei lavoratori che abbiano maturato i requisit, i quali dovranno abbandonare il proprio posto e lasciare spazio ai più giovani.

Attualmente, i requisiti per andare in pensione sono pari a 

66 anni a tre mesi per i limiti di età

42 anni e tre mesi per anzianità di servizio per gli uomini, mentre per le donne siamo a 41 anni e 3 mesi

Secondo le elaborazioni sul decreto Madia, però, si calcola che solo il blocco dei trattenimenti in servizio finirà per costare dai 48 milioni dell’anno prossimo ai 139 del 2018. Entro quell’anno, in aggiunta, sono 250mila le persone che dovrebbero ritirarsi dal lavoro per uno dei due requisiti sopra citati, mentre i conti del SuperInps sono già in sofferenza. Perché è così importante il 2018? Perché entro quell’anno dovrebbe essere attivato il turnover completo secondo la recente riforma.

Peccato, però, che i già i primi conti metano in serio pericolo la realizzabilità del progetto varato dal governo Renzi: con i conti della previdenza disastrati più che mai, ipotizzare rivoluzioni sembra sempre più un miraggio. 

Vai allo speciale riforma PA

http://www.leggioggi.it/2014/07/07/riforma-pa-perche-i-prepensionamenti-non-andranno-buon/

Continua a leggere

Gli abusivi della cattedra

Giovanni Belardelli sul Corriere si ciede se sono ancora i professori ad avere la responsabilità pedagogica dell’insegnamento nelle nostre scuole…

È in fondo questa la domanda che nasce dalla lettura di una recente sentenza del Tar del Lazio, che ha annullato la bocciatura di uno studente di un liceo classico romano il quale aveva riportato alcune pesanti insufficienze: 3 in matematica, 4 in fisica, 3 in storia dell’arte. Al di là delle motivazioni più tecnico-giuridiche della sentenza, spicca il rimprovero del Tar agli insegnanti per non avere adeguatamente valutato la preparazione complessiva dello studente, all’interno della quale – secondo i giudici amministrativi – un 3 in matematica e un 4 in fisica sarebbero meno gravi trattandosi di un liceo classico. Anche a prescindere dall’opinione che si può avere su un’argomentazione del genere (personalmente, la reputo una sciocchezza), a lasciare di stucco è il fatto che in questo modo il Tar salga, letteralmente, in cattedra. Finisce infatti per sostituirsi agli insegnanti in quell’attività chiave della loro funzione pedagogica che consiste nella valutazione di uno studente: una valutazione che può fare a ragion veduta (o almeno così credevamo) solo chi lo abbia avuto in classe per un anno scolastico.

Continua a leggere

Sentenza Cds su concorso dirigenti in Calabria. “Nella composizione della commissione non c’è alcuna incompatibilità”

Nella composizione della commissione calabrese non esiste alcuna incompatibilità. Questa la sentenza definitiva della giustizia amministrativa nell’ambito del concorso per il reclutamento di dirigenti scolastici… Continua a leggere

Svolgimento prova di accesso Tfa

Con un nuovo decreto il Miur integra le disposizioni già diramate al fine di disciplinare l’istituzione e lo svolgimento dei percorsi di Tirocinio Formativo Attivo. Il provvedimento fornisce dettagliate disposizioni in merito allo svolgimento del test preliminare. Non sono previste batterie di esercitazione né una banca dati pubblica dei test… Continua a leggere

“Identità in-finita”: la precarietà in scena

Nel settembre del 2011, incalzando la crisi di cui non si vede la fine, e che, anzi, sempre più costituisce l’alibi politico ideale per continuare a strangolarci, gli attivisti dei movimenti “radicali” e autonomi operanti sul territorio di Napoli diedero vita ad una tre giorni straordinaria, intitolata PRECARIA… Continua a leggere

Attenzione: graduatorie d’istituto, modelli incompleti da correggere, ecco come

«Il ministero dell’istruzione ha dimenticato di inserire nel modulo di domanda, per le graduatorie di istituto di II fascia, la possibilità di far valere le abilitazioni aggiuntive che si conseguono per ambito (per esempio: lettere negli istituti tecnici + lettere alle medie, frequentando un unico corso)… Continua a leggere

E’ allarme, a rischio 40 mila posti nella scuola

Questa volta non si tratta di riforme, ma semplicemente del crollo delle nascite. A lanciare l’allarme e’ la rivista Tuttoscuola.com secondo la quale tra soli cinque anni: “verranno a mancare al primo anno delle scuole primarie 49.309 alunni, con un decremento di circa il 9%”…(da Liborio Butera.com) Continua a leggere

Gruppo di Firenze: lettera aperta al ministro sui “bisogni educativi speciali”

Pubblichiamo di seguito una nostra lettera aperta appena inviata al Ministro Giannini. Chi volesse a sua volta scriverle per condividere il contenuto della lettera o per esprimere ulteriori valutazioni, può farlo all’indirizzo: segreteria.particolare.ministro@istruzione.it. ..

Continua a leggere

LE PROVE INVALSI: PIÙ VINCOLI CHE OPPORTUNITÀ. TROPPE PAROLE PER CHI NON VUOL SENTIRE

scimmietteMiur e Invalsi vogliono insistere con le loro prove? Lo facciano pure! Però! Sia chiaro che non c’è prova Invalsi che possa saggiare lo stato delle conoscenze, abilità e competenze – parole grosse! – dei nostri studenti in determinati momenti del loro sviluppo/crescita e del loro apprendimento. Semplicemente perché – anche ammesso che siano ben fatte – possono saggiare soltanto uno dei mille percorsi che ciascun essere umano compie quando “organizza” e “produce” risposte a determinati stimoli.

 

Continua a leggere