Centrosinistra, Rossi (Mdp): “Noi con il Pd? Solo se Renzi rinuncia a Palazzo Chigi”

I numeri della direzione Pd sono quelli stabiliti dalle primarie e quindi nessun problema per il segretario. Si astengono solo gli orlandiani, mentre Franceschini dà un’altra spinta verso il burrone: «Un applauso convinto alla relazione di Renzi che apre alla costruzione di un’alleanza di tutto il centrosinistra». L’unica apertura, invece, sta nel fatto che il segretario ha rinunciato a insistere sulla legge anti vitalizi, che del resto non ha i numeri nel gruppo Pd al senato. Per questa omissione però è stato subito attaccato dai 5 Stelle.

——-

Renzi propone l’unità a modo suo

Democrack. Il segretario del Pd rivendica tutte le scelte: migliorare sì, rinnegare e abiurare no. La coalizione proposta come spot. Aperture tattiche ai potenziali alleati di Cp e Mdp, subito respinte. E indica Fassino come mediatore con D’Alema. Una provocazione

Eppure è costretto a fare l’elenco delle piccole sigle con le quali il Pd può cercare un’alleanza elettorale. «I Verdi, Italia dei valori, i radicali», partiti che la foga rottamatrice a vocazione maggioritaria neppure nominava. Deve poi voltarsi a sinistra: «Vogliamo il dialogo in primis con Campo progressista (Pisapia) e non poniamo veti neppure nei confronti di Mdp, Sinistra italiana e Possibile». Figurarsi veti al centro: «È cruciale che sia coinvolta l’ala centrista che altrimenti rischia di essere risucchiata nel centrodestra».

La disponibilità alla coalizione dovrebbe essere la novità della direzione. Annunciata, arriva assai poco credibile. La sfilata delle sigle – anche se Renzi ha visto i radicali italiani e il segretario Magi parla di un percorso aperto – non sostituisce il vuoto di iniziativa politica. Anzi, quando il segretario fa una mossa sembra una provocazione. Per trattare con la sinistra di Campo progressista e Mdp indica Fassino, dirigente attualmente senza incarico ma assai poco adatto per condotta politica e caratteriale a fare pace con Bersani e D’Alema. Non sono passati venti giorni da quando ha definito la scissione «senza senso» e i suoi antichi compagni in preda a «una regressione politica». E infatti la scelta di Fassino viene vissuta come una provocazione da Mdp. Che tiene alzati i ponti. «Tutti ameremmo avere una coalizione larga – è la replica di Bersani – ma chiamarla e dire che abbiamo fatto tutto bene non sta in piedi».
Del resto non è a quella sinistra che Renzi si rivolge sul serio. Ma a Pisapia, fronte dal quale si replica con più prudenza. Non però con maggiore entusiasmo di Bersani. Rispetto alla disponibilità di Campo progressista, che l’ex sindaco domenica scorsa aveva legato ad alcune richieste, non arrivano risposte chiare. Non sulla manovra economica, una generica disponibilità «nei limiti di quanto è possibile fare». Non sullo ius soli: «Cercheremo di farlo senza creare difficoltà alla chiusura ordinaria della legislatura», chiarisce Renzi. Che significa: la cosa più importante è chiudere al più presto la legislatura. E non è piaciuta a Campo progressista neppure l’insistenza – si direbbe fuori tempo massimo – di tenere legato al Pd Alfano, alleato che invece Pisapia considera improponibile. Il senso puramente tattico dell’apertura a sinistra di Renzi lo spiega bene anche il coro dei renziani. Un minuto dopo il discorso del segretario già scaricano sui bersaniani la responsabilità della rottura «unilaterale».

I numeri della direzione Pd sono quelli stabiliti dalle primarie e quindi nessun problema per il segretario. Si astengono solo gli orlandiani, mentre Franceschini dà un’altra spinta verso il burrone: «Un applauso convinto alla relazione di Renzi che apre alla costruzione di un’alleanza di tutto il centrosinistra». L’unica apertura, invece, sta nel fatto che il segretario ha rinunciato a insistere sulla legge anti vitalizi, che del resto non ha i numeri nel gruppo Pd al senato. Per questa omissione però è stato subito attaccato dai 5 Stelle.

Neanche rispetto ai grillini, il segretario intende cambiare strategia. Li considera «sopravvalutati» dai sondaggi e battibili grazie al Rosatellum che privilegia la gara nei collegi. Almeno questo è quello che dice. Eppure un ridimensionamento delle ambizioni appare evidente, quando spiega che l’obiettivo del Pd è «essere il primo gruppo parlamentare». Niente più 40%, insomma, né ambizione a governare da soli. Ma la premessa alle larghe intese che il ministro Orlando vede con terrore: «Prego ogni sera perché non si debba scegliere una maggioranza con Berlusconi». E allora propone: «Io preferisco non essere il primo gruppo, ma stare nella coalizione più grande». Servirebbe però una coalizione.

https://ilmanifesto.it/renzi-propone-lunita-a-modo-suo/

+++++++

Centrosinistra, Rossi (Mdp): “Noi con il Pd? Solo se Renzi rinuncia a Palazzo Chigi”

Il governatore toscano a Circo Massimo: “È divisivo, sarebbe meglio se facesse il Macron italiano”

di Monica Rubino – 14 novembre 2017

ROMA – All’indomani dellaDirezione del Pd, dove l’apertura a Mdp del segretario Matteo Renzi è stata accolta freddamente da Pier Luigi Bersani, il demoprogressista Enrico Rossi esprime le condizioni per un’eventuale alleanza. Per il governatore toscano, infatti, Renzi dovrebbe rinunciare esplicitamente a una nuova carica di presidente del Consiglio ed escludere chiaramente future alleanze con Forza Italia. Altrimenti, afferma a Circo Massimo su Radio Capital, “sarebbe meglio facesse il Macron italiano”.

Il segretario del Pd ieri in direzione “doveva fare un passo indietro, si doveva auto-escludere, doveva dire ‘Io non mi considero il candidato alla presidenza del Consiglio’ – dice Rossi, rispondendo alle domande di Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto – È talmente divisivo, ha trasformato il Pd in un partito personale, lo ha detto tante volte che si faceva da parte, ma ieri non lo ha affermato con solennità”.

Mdp, Rossi: “Renzi faccia passo di lato, il premier lo sceglie il Parlamento”
“Ho letto la mozione che è stata approvata – continua il presidente della Toscana – contiene molto genericamente tante cose”, ma non “esclude di fare le larghe intese dopo le elezioni” con Silvio Berlusconi. “Se addirittura il mite Andrea Orlando si è astenuto – aggiunge – significa che le cose fino in fondo non sono chiare”.

Quanto alla figura di Pietro Grasso come leader della coalizione di sinistra, Rossi lo ritiene “una personalità importante, che penso unisca bene competenza, autorevolezza e capacità di aggregare”. Non si dice preoccupato del suo ruolo istituzionale che gli imporrebbe una posizione super partes: “Credo che Grasso terrà conto del ruolo che svolge. Ha distinto bene la vicenda politica dal ruolo istituzionale in occasione della fiducia al Senato sul Rosatellum”.

Le strade con il Pd sono chiuse? “In politica mai dire mai – conclude Rossi –  Se il Pd volesse darci un segnale voti la mozione per reintrodurre l’articolo 18 che si discuterà il 20 novembre”.

http://www.repubblica.it/politica/2017/11/14/news/centrosinistra_reazioni_direzione_pd_rossi-181064918/
+++++++

 

Related Posts

Manifesto e don Milani, ok ok, voltiamo pagina? ma dove era Cgil durante i 1.000 giorni di Renzi e Buona Scuola?

Manifesto e don Milani, ok ok, voltiamo pagina? ma dove era Cgil durante i 1.000 giorni di Renzi e Buona Scuola?

Camusso firma Manifesto-paravento che nasconde prossima firma di un contratto avvilente

Camusso firma Manifesto-paravento che nasconde prossima firma di un contratto avvilente

“Un tavolo per le paritarie” / Fedeli fatica a costituire il gruppo di lavoro

“Un tavolo per le paritarie” / Fedeli fatica a costituire il gruppo di lavoro

CGIL: Legge di bilancio non risolve problema stipendi dei DS / ACC!! invece i docenti non hanno problema stipendi

CGIL: Legge di bilancio non risolve problema stipendi dei DS / ACC!! invece i docenti non hanno problema stipendi

Quale deontologia professionale degli insegnanti del Comitato Nonsisvuotailsud?

Quale deontologia professionale degli insegnanti del Comitato Nonsisvuotailsud?

Il Manifesto-paravento dei Sindacatoni per nascondere la firma del CCNL

Il Manifesto-paravento dei Sindacatoni per nascondere la firma del CCNL

Su Vincenzo Pascuzzi

Vincenzo Pascuzzi: è stato docente precario per quasi venti anni prima del ruolo. Ha insegnato Matematica, Elettrotecnica, Fisica in vari licei, istituti tecnici e professionali di Roma. Segue le vicende dei precari e della scuola. Interviene con note e articoli su vari siti, blog, ml. Partecipa al gruppo Iuas (Insiemeunaltrascuola) e al gruppo facebook Invalsicomio.

Nessun commento ancora

Lascia un commento