Chi sussurra al ministro Bussetti? Le scuole paritarie o chi altro?

Forse il ministro ha ritenuto conveniente manifestare la sua presenza già all’opera e l’ha fatto, niente di male. Oppure Bussetti potrebbe aver ricevuto input, suggerimenti e sussurri da altri ambienti politici interessati, più che dalle scuole paritarie stesse. Chissà?

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Chi sussurra al ministro Bussetti? Le scuole paritarie o chi altro?

di Vincenzo Pascuzzi – 20 giugno 2018

Ieri 19 giugno, il ministro Bussetti intervistato da Gianna Fregonara così rispondeva sul Corriere a proposito dei finanziamenti statali alle scuole private paritarie: «È un tema complesso, da affrontare senza pregiudizi. Il ruolo delle paritarie è fondamentale, la loro chiusura non aiuterebbe le scuole statali e si genererebbero costi extra. Senza contare che la libertà di scelta educativa è un valore».

Sempre a proposito di scuole private, il Corriere dell’11 giugno titolava “Il ministro Bussetti alla prima uscita: priorità alle scuole paritarie” e un paragrafo dell’articolo riferiva «Tra le priorità, appunto, le scuole paritarie: istituti non gestiti dallo Stato, ma che dallo Stato sono controllati e riconosciuti come luoghi di istruzione, frequentate da 1 milione 109.585 studenti su otto milioni 826mila 893 totali. Sulle scuole non statali il ministro promette di accendere un’attenzione particolare. «Un tema che va sicuramente affrontato e che affronteremo. Dobbiamo capire perché molte di queste scuole chiudono», ha detto il nuovo inquilino di viale Trastevere. Con un chiaro richiamo all’emorraggia di iscritti degli ultimi anni, che ha fatto seguito al taglio dei finanziamenti e alla crisi economica».

In data odierna, 20 giugno, il sito tempi.it riporta …. tempestivamente un’intervista a Luisa Ribolzi, prestigiosa e autorevole esponente del “gruppo di pressione pro-paritarie”, dal titolo irreale “Se il governo vuole risparmiare, estenda a tutta Italia il Buono Scuola”. Irreale e ai limiti della follia  risulta solo pensare o proporre al nuovo governo ancora risparmi, razionalizzazioni, cioè ulteriori “tagli” al misero bilancio del settore Scuola già relegato in coda in ambito paesi UE (appena il 4% di Pil nazionale, a fronte di una media UE del 6%: qualcosa come 20 mld di euro mancanti!).

Nell’intervista, la prof.ssa Ribolzi si dichiara fiduciosa, speranzosa, quasi entusiasta delle dichiarazioni del ministro Bussetti, suggerisce subito l’estensione a tutt’Italia del “Buono Scuola della Lombardia, che ha funzionato a livello locale” (sic), propone l’adozione del sistema della sussidiarietà perché “le ricerche che dimostrano la convenienza di questo sistema sono infinite”(sic), ripete le solite, mal fondate, stucchevoli argomentazioni a sostegno del finanziamento statale alle paritarie tipiche del “gruppo di pressione pro-paritarie”. Forse potrebbe essere utile rispondere punto per punto all’intervista.

Tornando alle dichiarazioni del ministro Bussetti, va osservato che queste sono generiche, ovvie, non impegnative, personali, premature, non concordate – per quel che risulta – né con il governo né con le commissioni parlamentari, come è trapelato “con sorpresa e malumore” da ambienti M5S.

Forse il ministro ha ritenuto conveniente manifestare la sua presenza già all’opera e l’ha fatto, niente di male. Oppure Bussetti potrebbe aver ricevuto input, suggerimenti e sussurri da altri ambienti politici interessati, più che dalle scuole paritarie stesse. Chissà?

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Scuole Paritarie: buone, cattive, troppe, troppo poche? / i rampolli abbienti trascurati dallo Stato

§ http://www.aetnascuola.it/scuole-paritarie-buone-cattive-troppe-poche-rampolli-abbienti-trascurati-dallo/

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Desolanti le argomentazioni a supporto della questua delle scuole paritarie.

§ http://www.aetnascuola.it/desolanti-le-argomentazioni-supporto-della-questua-delle-scuole-paritarie/

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Ma lasciamo in disparte le considerazioni economiche e finanziarie, su cui si potrebbe dire molto, ad esempio identificando la consistente quota di famiglie (stimate da una recente ricerca tra il 7 e l’8% (2)) che debbono rinunciare ad esercitare la libertà di scelta perché non possono sostenere la spesa di una scuola paritaria, in aggiunta alle tasse pagate per la scuola statale. Vediamo piuttosto alcuni presupposti teorici sull’esistenza delle scuole libere, e sul ruolo che svolgono nella società.

(2) F. LAGOMARSINO (a cura di) Scegliere la scuola. Vantaggi e costi della libertà di scelta delle famiglie. Atti del convegno, Senato della Repubblica, Roma 13/10/2010 / ricerca “Disponibilità alla frequentazione di unascuola paritaria. Componenti ideologiche, e vincoli finanziari”, coordinata dalla prof.ssa Luisa Ribolzi, DISA, Università degli Studi di Genova

http://www.cnos-fap.it/sites/default/files/newsletter/2012/April/05_Ribolzi.pdf

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