Classi pollaio, sono chiare le posizioni. Da una parte la Proposta di legge Azzolina si pone l’obiettivo di riportare la scuola nell’alveo costituzionale. Dall’altra invece, abbiamo la “strana coppia” (spiegherò più avanti la determinazione) composta da FI e Pd che fanno muro.

[Bugiadino. 1) Quello che manca è una scelta strategica del governo e del Miur in ordine alle risorse economiche da destinare all’istruzione. 2) “L’Italia giusta si prepara a Scuola” era il programma elettorale Pd di Bersani e Puglisi per la Scuola e che – nell’ormai lontanissimo 2013! – si riprometteva di portare a livelli UE la spesa in Istruzione; concretamente voleva dire + 3 mld di euro/anno per i 5 anni di legislatura; le promesse elettorali dimenticate e scansate diventano boomerang. 3) Attualmente sembra che il Miur proceda senza una visione strategica, alla giornata; invece molto probabilmente le vere mete della Lega sono Regionalizzazione e Privatizzazione ad ogni costo e il suo ministro in carica omette e trascura di proposito gli interessi nazionali per valorizzare e facilitare quelli regionali e di partito. 4) Non è un caso se la Regionalizzazione viene perseguita senza uno studio di fattibilità e convenienza (tipo quello del prof. Marco Ponti per la TAV) che consenta di valutare costi, benefici, svantaggi e a favore o danno di chi. v.p.]

 

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Classi pollaio, l’alleanza ormai naturale tra FI e PD

Classi pollaio

Classi pollaio, la conferma della “strana coppia”

Classi pollaio, bene ha fatto l’On. Lucia Azzolina a ricordare le responsabilità di FI. In clima di par condicio aggiungo anche quelle del Pd. L’On. Ascani ha confermato recentemente la perfetta sintonia della “strana coppia” tra FI e PD.

Classi pollaio, ottimo l’affondo di Lucia Azzolina

Classi pollaio, sono chiare le posizioni. Da una parte la Proposta di legge Azzolina si pone l’obiettivo di riportare la scuola nell’alveo costituzionale. Dall’altra invece, abbiamo la “strana coppia” (spiegherò più avanti la determinazione) composta da FI e Pd che fanno muro.
Bene ha fatto l’On. Azzolina a evidenziare le responsabilità di FI. In una recente intervista alla provocazione  “Aprea spiega inoltre che l’automatismo che farebbe sdoppiare la classe in presenza del venticinquesimo alunno costerebbe alcuni miliardi che non ci possiamo permettere e che le classi con pochi alunni piacciono tanto ai prof ma non agli studenti”, ha replicato “La proposta di legge indubbiamente comporta un impegno economico: Forza Italia parla di costi perché il loro approccio con la scuola è sempre stato quello di un settore dal quale andare a reperire risorse, per noi del MoVimento 5 Stelle è un investimento necessario e utile per la nostra società e la nostra economia, ripeto. Non ricordo che la deputata Aprea si sia preoccupata così tanto degli 8 miliardi che dieci anni fa l’allora ministra Gelmini sottrasse alla scuola.”

FI e PD, la “strana coppia”

La risposta è incompleta. Non poteva essere diversamente, considerando il meccanismo generale dell’intervista che non consente divagazioni. Quindi assumo il compito di integrare i fatti presentati da L. Azzolina.
L’avvio della discussione della Proposta di legge-Azzolina ha confermato l’esistenza della strana coppia: FI e PD. L’alleanza dei due partiti è storicamente innaturale. Da una parte la Destra ha sempre rivendicato il diritto allo studio formale (art. 34 “la scuola aperta a tutti”) e nello stesso tempo l’esigenza di un’apertura del sistema scolastico alla competizione, al mercato. Da queste premesse si comprendono le scelte del governo Berlusconi II (2001-2006) che ha inaugurato la politica dei tagli (meno insegnanti, meno ore di lezioni). Il punto più alto è stato raggiunto dalla destra con la riforma Gelmini/Tremonti (2008-09).
Storicamente la sinistra, invece ha sempre difeso i diritti sociali come l’istruzione, avendo come punto di riferimento l’art. 3 comma 2 della Costituzione. Questo posizionamento ha generato “la stagione del diritto sostanziale all’istruzione” con la nascita della scuola media unica (1963), della scuola materna statale, ora dell’infanzia (1968), l’avvio della sperimentazione del tempo pieno (1971) e la formalizzazione del principio della diversità come caratteristica di ogni persona (1977)

PD, la scelta di rinnegare la propria identità

Bene, dopo lo sciagurato annuncio di W. Veltroni (2007) di un partito aperto, il Pd si è liquefatto, tradendo la sua identità storica. Gradualmente ha assunto il finanzcapitalismo come nuovo paradigma.
L’ultimo esempio è rappresentato dall’intervento dell’On. Ascani che, invece di difendere il diritto sociale dell’istruzione, conferma la posizione di V. Aprea (FI) sulla insostenibilità economica dell’abolizione delle classi pollaio. L’esponente del Pd, infatti ha dichiarato:” Per affrontare l’argomento, sarebbe più utile se la Commissione impiegasse uno strumento diverso, ad esempio una risoluzione per impegnare il Governo a trovare rimedio al problema delle classi sovraffollate: e preferibilmente dopo aver effettuato uno studio di fattibilità preventivo che verifichi l’attuabilità, in termini di risorse non solo
finanziarie ma anche umane e strumentali, della riduzione del numero di alunni
per classe” .
“Era già tutto previsto” (R. Cocciante).  Non poteva provenire un messaggio diverso da un partito che non si è mai preoccupato di superare la Riforma Gelmini/Tremonti (dichiarazione recente  della stessa Gelmini). Anzi l’ha aggiornata in peggio, istituendo le classi super-pollaio (Legge di stabilità art.1 comma 333). Quest’ultima decisione ha dato concretezza a quanto scriveva il filosofo ultra-marxista E. Bloch : “Per far passare le peggiori riforme della destra. è sufficiente colorarle di rosso, storicamente il colore della sinistra”.

§ http://maestroscialpi.altervista.org/classi-pollaio-17/

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PD e Scuola. Francesca Puglisi ministra a primavera?
di Vincenzo Pascuzzi – 21-01-2013
Con una lettera a La Stampa del 21 gennaio, Puglisi – responsabile Scuola della Segreteria nazionale PD – ripropone il programma elettorale del suo partito sulla scuola. Va osservato che quello del Pd è il programma più dettagliato e completo proposto (ben 15 pag. a fronte delle 20 righe dell’Agenda Monti!), ma sempre di programma “elettorale” si tratta! Come tale, un po’ libro dei sogni, un po’ lettera alla Befana o a Santa Claus. Comunque se ne può discutere, alcuni punti possono essere approfonditi, criticati, magari modificati in meglio. Anche se c’è chi sembra averlo già condannato senza appello: “Il programma del Pd ripropone con disperante prevedibilità alcune vecchie e deleterie idee care alla Cgil”.

Il punto centrale de “L’Italia giusta si prepara a Scuola” – questo il titolo del programma del partito di Bersani – è giustamente costituito dall’indicazione degli investimenti da destinare al settore istruzione. Il riferimento, preciso e posto all’inizio del documento, è alle medie europee o Ocse: “Vogliamo riportare gradualmente l’investimento almeno al livello medio dei Paesi OCSE (6% del PIL)”. Di questa chiara scelta, va dato atto. Ma per la precisione, la media Ocse è circa al 6,2% e aumenterebbe fino al 6,4% se davvero l’Italia si adeguasse ad essa.

Una simile scelta, se effettivamente diventa programma di governo e viene poi attuata, implica – passando dalle percentuali di Pil ai miliardi di euro – un aumento di risorse di circa 14 o 16 mld, ragionevolmente da rateizzare in un quinquennio. Allora con + 2,8 o + 3,2 mld all’anno si potrebbe per davvero rimediare il salasso gelminiano e cominciare a sgarrotare la scuola. Dopo cinque anni, la spesa per l’istruzione italiana si potrebbe avvicinare ai 60,5 mld del budget attuale della Francia.

Se davvero sono queste le intenzioni del Pd, sarebbe opportuna, utile e chiarificatrice una dichiarazione esplicita in tal senso da parte di Puglisi o dello stesso Bersani, tipo: “con 3 mld in più all’anno, intendiamo recuperare totalmente i tagli all’istruzione operati da Gelmini-Tremonti”. Questo sarebbe un impegno tonificante e rassicurante per il mondo della scuola. Puglisi potrebbe aspirare a diventare, a marzo, il ministro che concretamente inverte la rotta e attua il programma.

Si tratterebbe poi di reperirli questi 3 mld in più ogni anno. Ricordiamo i 142,51 mld di evasione indicati – per la 2ª volta – dal prof. Salvatore Settis da Fazio ieri a CHE-TEMPO-CHE-FA e segnaliamo l’articolo su Repubblica di oggi del prof. Alberto Bisin.

§ http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=16218
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Immagine correlata
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