“Costo standard” bella idea delle paritarie, lasciata alla realizzazione e alla responsabilità dello Stato! / mini dossier

Pur riconoscendo la puntualità dell’analisi, vorrei obiettare che esiste, tuttavia, una graduazione politica nell’impiego di uno strumento. Il costo standard è certamente antitetico al sistema centralistico assoluto, ma non elide, a mio parere, la funzione insostituibile dello Stato: anzi, la potenzia relativizzandola.

Il vantaggio del finanziamento di un modello pluralistico e concorrenziale non si riflette sulla qualità di una parte, ma sull’intero sistema pubblico (governativo e non), come appare nei paesi più performanti e pluralistici.

[Bugiardino. “Il vantaggio del finanziamento di un modello pluralistico e concorrenziale” è solo teorico, futuro, auspicato, promesso a mo’ di esca, bella idea delle paritarie, lasciata alla realizzazione e alla responsabilità dello Stato! v.p.]

Picasso nudo di donna sorretta in aiuto

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Così il costo standard può dare una mano a tutte le scuole

In un suo recente articolo, Annamaria Poggi ha argomentato l’impossibilità di attuare il costo standard. Bussetti lo ha congelato. La lettera di Giacomo Zagardo.

di Giacomo Zagardo – 13 agosto 2018

Nel suo pregevole articolo uscito su questa testata, Annamaria Poggi conclude che il costo standard diventa il nemico numero uno del sistema scolastico statale e, pertanto, nell’impossibilità di smantellare quest’ultimo, vanno trovate altre strade per raggiungere un pluralismo educativo reale.

Pur riconoscendo la puntualità dell’analisi, vorrei obiettare che esiste, tuttavia, una graduazione politica nell’impiego di uno strumento. Il costo standard è certamente antitetico al sistema centralistico assoluto, ma non elide, a mio parere, la funzione insostituibile dello Stato: anzi, la potenzia relativizzandola. Il vantaggio del finanziamento di un modello pluralistico e concorrenziale non si riflette sulla qualità di una parte, ma sull’intero sistema pubblico (governativo e non), come appare nei paesi più performanti e pluralistici.

Le prerogative dello Stato non richiedono necessariamente il monopolio nella gestione delle scuole finanziabili. L’esperienza di altri paesi (si può vedere il contributo al XIX Rapporto del Centro studi per la scuola cattolica: Modelli scolastici e finanziamento alle scuole non governative in Europa) insegna che, una volta stabilito un costo standard, si ha la misura per tarare tempi e benefici economici a favore di una quota progressiva di scuole gestite da aggregazioni della società civile, migliorando così innovazione e rendimenti.

Ci sono voluti 25 anni per far passare le Friskola svedesi dalle 90 iniziali alle oltre 1.000 dei nostri giorni, con un graduale e sensibile miglioramento degli standard di quel paese nei ranking internazionali dello stesso periodo. Oggi, le scuole secondarie superiori delle grandi città svedesi sono a maggioranza libere, con buona pace dei governi laburisti che, in un primo tempo, si erano dimostrati ostili al cambiamento. Così pure, nei loro 7 anni di vita, le Free Schools inglesi sono cresciute gradualmente fino a quasi 500, interessando ormai più di 250mila studenti. E non è necessario ricorrere all’esempio della classica “rana bollita” per spiegare l’accettazione di questo modello da parte delle contrapposte forze politiche: con le scuole libere l’amministrazione pubblica, a qualunque governo appartenga, risparmia e incassa tasse da reinvestire sulle zone a rischio che ha il compito primario e non delegabile di supportare.

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2018/8/13/SCUOLA-Cosi-il-costo-standard-puo-dare-una-mano-a-tutte-le-scuole/834425/

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La parità presa sul serio. E senza smantellare il sistema pubblico

Il nuovo Governo non sembra volersi occupare della parità scolastica. Che pure si potrebbe realizzare senza certo danneggiare il sistema pubblico.

di Annamaria Poggi – 2 agosto 2018

Qualche settimana fa il neoministro all’Istruzione Bussetti ha presentato al Parlamento le Linee guida della Legislatura e subito da autorevoli associazioni del mondo cattolico (Forum associazioni familiari, Agesc) si sono levate critiche circa la sottovalutazione che ne emerge delle scuole paritarie e del tema della parità in generale. Certo di vera e propria delusione si tratta, anche alla luce dell’apertura che il ministro Fedeli nello scorcio della passata legislatura aveva mostrato proprio nei confronti del tema della parità, insediando un Tavolo tecnico sul costo standard presieduto dall’ex ministro Berlinguer.  

Parrebbe dunque che siamo di nuovo daccapo e ciò non stupisce più di tanto il costituzionalista in un Paese che ha atteso 22 anni prima di dar vita alle Regioni, 8 prima di far partire la Corte costituzionale e che non ha ancora attuato l’art. 39 Cost. sui contratti collettivi. In un Paese cioè in cui tutti si riempiono la bocca della “bellezza” della Costituzione e pochi hanno inteso e intendono davvero attuarla.  Sì, perché il tema dell’attuazione dell’art. 33 rimane in piedi, in quanto esso non va ricordato solo come la norma del “senza oneri per lo Stato” (comma 3), ma anche come la norma  secondo cui “la legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni delle scuole statali” (comma 4).

In realtà vi è chi sostiene che il tema manco dovrebbe porsi, al cospetto del famoso inciso “senza oneri per lo Stato” su cui sono stati spesi fiumi di inchiostro. Ora al di là dell’interpretazione letterale (su cui si potrebbe discutere a vita) il problema è che la Costituzione vive anche della sua interpretazione materiale e non vi è dubbio che nel nostro Paese quell’inciso non sia mai stato veramente inteso da nessuno come “divieto” di finanziamento alla scuola non statale. E anzi la famosa legge sulla parità (n. 62 del 2001), ancora in vigore, è passata indenne a più di un vaglio di costituzionalità da parte della Corte Costituzionale che l’ha pure sottratta al referendum abrogativo stabilendo il principio che ci vuole in Italia una legge sulla parità.  

Ciò, dunque, dimostra esattamente il contrario di quanto sostengono coloro che ritengono che dall’art. 33 Cost si possa dedurre un divieto per lo Stato a finanziare le scuole paritarie e anzi è la conferma che il tema della parità esiste ed è un tema costituzionale. Ciò posto il tema diventa: “come” si può attuare la Costituzione sul tema parità? Si tratta di un passaggio importante, da sottolineare: come in altri casi, la Costituzione stabilisce un principio, ma è poi il Parlamento nella sua discrezionalità a decidere “come” attuarlo; e i modi per farlo sono normalmente più di uno. 

Per fare un’analogia si pensi al tema della parità uomo-donna. Anche qui gli articoli 3, 51 e 117 stabiliscono un principio che poi il Legislatore dovrà attuare e anche qui i modi possono essere, e sono stati diversi: le quote stile tic-tac (dichiarate incostituzionali dalla Corte); le regole ai partiti per la formazione delle liste; l’obbligo del rispetto di genere in caso di doppia preferenza… 

Insomma il Parlamento ha discrezionalità nel decidere come, ovviamente con dei paletti e alcuni punti fermi, di cui almeno due vanno ricordati per impostare correttamente il problema. Il primo è che gli alunni non devono essere discriminati a seconda della scuola che frequentano (art. 3 Costituzione, principio di uguaglianza) e questo per ora non è ancora completamente vero, anche se molti passi in avanti sono stati compiuti: un ragazzo disabile che frequenta la scuola paritaria è sicuramente discriminato perché lo Stato non gli riconosce lo stesso sostegno che avrebbe se frequentasse la scuola statale. L’art. 3 è un principio fondamentale della nostra Costituzione (contenuto nei primi 12 articoli che costituiscono il cosiddetto “zoccolo” duro della Costituzione stessa).

Altro punto fermo è che esiste un principio di libertà di scelta dei genitori (art. 30) che, tuttavia, non è un principio fondamentale e che lo Stato può bilanciare con altri valori e principi. Sul punto occorre essere chiari: mentre il principio di uguaglianza tra gli alunni è un principio fondamentale che il Parlamento deve attuare, la libertà di scelta dei genitori è un principio costituzionale che il Parlamento dovrebbe attuare, ma che ha una “durezza” differente da quello di uguaglianza e dunque diventa terreno di scelte politiche da parte dei Parlamenti che si susseguono nel tempo. I buoni scuola erano frutto di una stagione legislativa che di quel principio aveva fatto un indirizzo politico da attuare, non così è stato per altri Governi. 

Se poi dal terreno costituzionale scendiamo su quello della razionalità, efficienza ed economicità delle scelte (molto sollecitata in campo europeo, come pure la libertà di scelta, cardine della libertà di movimento e di stabilimento) i discorsi cambiano: il costo standard è indubbiamente da questo punto di vista lo strumento più aderente a tali valori, che però, va chiarito, non sono costituzionali, soprattutto in tema di welfare. E infatti sempre l’art. 33 al comma 2 dice che la Repubblica “detta le norme generali ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”, in tal modo facendo una scelta di campo ben precisa: il sistema statale di istruzione come regola di fondo nel sistema di istruzione. 

Ciò vuol dire almeno due cose. La prima è che il sistema statale non è smantellabile. Ne consegue che il costo standard diventa il nemico numero uno di tale sistema: stabilendo che la spesa per l’istruzione vada “redistribuita” tra il sistema statale e quello paritario è chiaro che ad ammontari fissi di spesa, per realizzarlo occorrerebbe togliere fondi al sistema statale e ciò (almeno dal mio osservatorio di  esperienze fatte a vario titolo e in diverse  sedi) è ragionevole pensare che non lo farà nessun Governo. La seconda è che il sistema statale può colloquiare con quello paritario su altri terreni: l’eguaglianza degli alunni, il sostegno al personale specializzato, il sostegno alle famiglie per la loro scelta educativa… tutte opzioni che richiedono aumento di risorse per l’istruzione, non redistribuzione di risorse date. 

Insomma, tutti i principi costituzionali (esclusi quelli fondamentali che hanno una durezza esplicita) per poter vivere devono essere bilanciati con altri principi: la parità per essere attuata deve convivere con il sistema statale di istruzione, e dunque occorre lavorare su strumenti che vadano in questa direzione.  

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2018/8/2/SCUOLA-La-parita-presa-sul-serio-E-senza-smantellare-il-sistema-pubblico/832968/

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Scuole paritarie e costo standard. Situazione e prospettive

di Vincenzo Pascuzzi – 23 ottobre 2017

La ministra Valeria Fedeli ha prospettato (11.10.2017) la costituzione di un apposito gruppo di lavoro che studi e approfondisca l’ipotesi “costo standard” secondo le richieste delle scuole paritarie; più precisamente “scuole private paritarie cattoliche”, perché c’è chi le presenta impropriamente come “scuole pubbliche paritarie”. Questo gruppo di lavoro potrebbe essere un comodo e astuto espediente per prendere tempo, rimandare senza accollarsi impegni e senza scontentare.

Tramite il costo standard, le scuole cattoliche si prefiggono di conseguire per se stesse la c.d. parità economica o parità completa ottenendo dallo Stato quei contributi che pure sono vietati dall’art. 33, Cost. ma di cui esse rivendicano la titolarità in base al diritto di apprendere e a un diritto di “scelta educativa della scuola da parte delle famiglie” a spese dello Stato non previsto dalla Costituzione vigente.

Il costo standard, indicato anche come quota capitaria, dote scuola, voucher o cachet, ammonterebbe a circa 6.000 euro per studente per un totale di 6 miliardi (secondo i calcoli Agesc/2007). L’azione promozionale rivendicativa per il costo standard si è intensificata negli ultimi due anni, a partire dal 27.10.2015, quando è stato pubblicato “Il diritto di appendere” (saggio o pamphlet a scopi divulgativi e propagandistici dello stesso costo standard), anticipato dal settimanale Tempi (n. 43/2015) con copertina dedicata e titolo invitante “Abbiamo trovato 17 miliardi”.

Approfondendo e facendo alcuni calcoli si è invece scoperto che i 17 mld di risparmio nascondevano l’introduzione irreale di un ticket scolastico annuo medio di circa 1.700 euro per ciascun studente sia delle statali che delle private!

La rivendicazione del costo standard è supportata più dai religiosi gestori delle scuole cattoliche che dalle famiglie interessate. Anche parroci e vescovi (Cei) sostengono le richieste e si parla di una “madre di tutte le battaglie”, già iniziata o prossima, risolutiva per conseguire l’obiettivo forse in coincidenza con le elezioni politiche prossime.

Certamente le famiglie gradirebbero una riduzione, anche parziale, delle rette scolastiche, ma appaiono poco interessate e pugnaci in proposito. Lo confermano i risultati modesti e deludenti di una petizione avviata su citizengo.org/it il 5 aprile 2015 – ben due anni e mezzo fa! – che non ha ancora raggiunto le 50.000 adesioni eppure gli iscritti alle paritarie sono circa un milione, quindi con due milioni di padri e madri. Alle famiglie non dispiace la situazione attuale, elitaria per motivi economici, più tranquilla (?), con esiti scolastici più sicuri, anche se mediamente la preparazione delle paritarie risulta meno valida rispetto alle statali (secondo dati Ocse e altri elementi).

Tipici e caratterizzanti dei partiti di destra risultano gli orientamenti su costo standard, libera scelta da parte delle famiglie (ripetiamo, possibile secondo Costituzione vigente, ma non a spese dello Stato), conseguente concorrenza agonistica fra scuole. C’è chi vanta “il modello lombardo del sistema dotale: Buono Scuola, Dote Scuola, Dote Merito, Dote Formazione, Dote Disabili e Dote Apprendistato”, dove buono e dote stanno per costo standard o voucher o anche cachet individuale.

Il c.d. modello lombardo non è altro che un grimaldello per scardinare – ancora di più – il nostro sistema scuola.

§ https://www.gildavenezia.it/scuola-cattolica-in-italia-19rapporto-scuole-paritarie-e-costo-standard-link/

§ http://www.aetnascuola.it/scuola-cattolica-italia-19rapporto-scuole-paritarie-costo-standard-link/

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Centro Studi per la Scuola Cattolica, Il valore della parità. Scuola Cattolica in Italia.
Diciannovesimo Rapporto, La Scuola, Brescia 2017, pp. 305-13
(capitolo conclusivo) – 5 pagine / tabelle

Sergio Cicatelli∗ – Parità scolastica: non solo una questione di soldi

http://www.cnos-fap.it/sites/default/files/newsletter/[site-date-yyyy]/[site-date-month]/02_cicatelli.pdf

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Il finanziamento delle scuole in Europa

meccanismi, metodi e criteri nei finanziamenti pubblici / 108 pagine

Rapporto Eurydice

Questo documento è disponibile anche su Internet (http://eacea.ec.europa.eu/education/eurydice).

Testo completato nel giugno 2014.

http://www.indire.it/lucabas/lkmw_img/eurydice/Finanziamento_scuole_UE_IT.pdf

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“Scuola Cattolica in Italia. 19°Rapporto” / Scuole paritarie e costo standard / link

§ https://www.gildavenezia.it/scuola-cattolica-in-italia-19rapporto-scuole-paritarie-e-costo-standard-link/

§ http://www.aetnascuola.it/scuola-cattolica-italia-19rapporto-scuole-paritarie-costo-standard-link/

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Scuola cattolica: in Italia 8.322, due terzi delle paritarie che negli ultimi 4 anni sono diminuite di 580 unità

Scuola cattolica: in Italia 8.322, due terzi delle paritarie che negli ultimi 4 anni sono diminuite di 580 unità

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Sicuramente è vero che alcune paritarie chiudono, come del resto chiudono alcune statali per calo di iscritti. In percentuale però gli iscritti alle paritarie sono stabili e intorno all’11,2% rispetto alle statali. Non esiste un rischio di estinzione come ho commentato – con dati – alla nota allarmistica di Roberto Pasolini “Paritarie: ciò che serve davvero per evitare l’estinzione”.

§ http://www.aetnascuola.it/le-scuole-private-paritarie-la-parita-economica-completa/

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 Estizione sana rivoluzione
commento di Vincenzo Pascuzzi – 31/07/2017

1) Evocare l’estinzione delle scuole paritarie è esagerato e strumentale catastrofismo. Certo, alcune paritarie chiudono per calo di iscritti, ma questo calo riguarda anche le scuole statali: meno 45mila iscritti e meno 2.000 classi nell’a.s. 2016-2017 secondo dati Miur. Negli ultimi anni, in percentuale gli iscritti alle paritarie sono rimasti sostanzialmente stabili all’11% virgola qualcosa rispetto agli iscritti alle statali. Nel triennio 2010-2012 la percentuale crebbe e arrivò fino al 12% circa. I dati sono tratti da “La presenza della scuola paritaria in Italia: dati e tendenze” di Paola Guerin e Marco Lepore (2016?).

2) “Ho intervistato due persone …. tutti e due cattolici profondamente impegnati” scrive nel suo commento Luciano Broggi, ma forse due cattolici doc sono un po’ pochini per farsi un’opinione. La “sana rivoluzione” ipotizzata in realtà è già stata tentata. Il 10 maggio 2014 all’incontro con le scuole cattoliche, 300.000 studenti convogliati a piazza San Pietro, papa Bergoglio avrebbe dovuto esplicitare (o tuonare?) al governo Renzi, rappresentato dalla ministra Giannini, la richiesta del “sostegno concreto alla scuola cattolica” come aveva predisposto e “scandito” il card. Bagnasco davanti all’assise dei vescovi Cei del 24 marzo 2014. Papa Francesco però fu di diverso avviso e comportamento. (Inoltre, mi dicono, il papa non riceverà a Bologna le scuole paritarie il 1° ottobre prossimo).

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2017/7/29/SCUOLA-Paritarie-cio-che-serve-davvero-per-evitare-l-estinzione/775911/

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E’ chiaro che nel passaggio secco dal sistema di finanziamento attuale ad un modello, per esempio a voucher, basato sul costo standard, il costo complessivo a carico della fiscalità in prima battuta aumenterebbe. Semplicemente perché a fronte del maggior costo per il finanziamento della scuola paritaria non sarebbe possibile immediatamente contrapporre risparmi nelle infrastrutture della scuola pubblica. E’ solo nella successiva fase di riorganizzazione dell’offerta, riproporzionata tra statale e paritaria secondo le preferenze espresse dalle famiglie, che il costo tornerebbe ad esse quello attuale. Ragionevolmente, sempre al netto di variazioni demografiche, per passare dal vecchio al nuovo modello e tornare al livello di costo attuale ci vorrebbe qualche anno e qualche decina di milioni di euro.  A spanne almeno quanto oggi spendono le famiglie per la scuola paritaria. Con l’aspettativa fisiologica che una volta supportata da adeguati finanziamenti la scuola paritaria possa rapidamente attirare iscrizioni.

Scuola pubblica e privata, la teoria del costo standard

di Luigi Corbella – 21 aprile 2018

§ https://www.tecnicadellascuola.it/scuola-pubblica-e-privata-la-teoria-del-costo-standard

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