Così la ministra recita le ingannevoli formule che altri hanno già (da tempo) scritto per lei: ““Credo sia giunto il momento, dopo 17 anni, di cominciare a fare sul serio sul pluralismo educativo e sull’offerta formativa per il diritto allo studio, anche per le scuole paritarie cattoliche”. È evidente che il “pluralismo educativo” dovrebbe essere offerto dalle scuole statali, aperte e pluralistiche, nelle quali è garantito il libero accesso di tutti (Costituzione, art. 34) e dove non potrebbe essere negato il libero confronto tra i diversi modelli educativi e le diverse visioni del mondo

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COSTO STANDARD per studente & SCUOLE PARITARIE

“Costo standard” per studente: la nuova guerra di religione della Ministra Fedeli

di Roberto Alessi – Cobas scuola di Palermo – lunedì 27 novembre 2017

La ministra Fedeli si sta dando un gran da fare per “finire il lavoro”.

Sabato 25 Novembre, nel corso del convegno “Esserci per educare le nuove generazioni” (svoltosi all’interno del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa di Verona, che ha visto la partecipazione anche del Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei), la ministra ha fatto luce su quella che, nelle intenzioni dei suoi ispiratori, dovrebbe essere la prossima tappa della grande opera di distruzione della scuola pubblica, cominciata vent’anni fa con l’introduzione dell’autonomia Scolastica, da un altro governo di centrosinistra, e continuata con puntigliosa continuità bipartisan da tutti i governi successivi. L’elemento chiave del nuovo tassello della controriforma della scuola è il “costo standard” di sostenibilità per gli studenti.

In parole povere, si tratta di calcolare quanti soldi ci vogliono ogni anno per la frequenza di ogni studente, nelle scuole statali e paritarie, e di finanziare con i soldi pubblici il funzionamento delle scuole paritarie sulla base di questo “costo standard”, secondo la formula costo standard x numero di studenti frequentanti. In questo modo, il finanziamento delle scuole private paritarie ricadrebbe per intero sullo Stato (a danno, neanche a dirlo, delle scuole statali che ne risulterebbero ulteriormente impoverite), mentre le rette (magari con la formula di contributi pseudo-volontari) a carico delle famiglie, servirebbero a “selezionare” l’utenza delle scuole (statali e non statali) sulla base delle differenze di reddito. Il quadro normativo che consente alle lobby e ai governi al loro servizio di pianificare un simile meccanismo, che apparirebbe in evidente contrasto con il secondo comma dell’articolo 33 della Costituzione (“Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”), è la Legge 62 del 2000, nota come legge per la parità scolastica, altra “medaglia” di un altro governo di centrosinistra. Il governo Renziloni, quindi, dopo aver soddisfatto con la sedicente buona scuola i desiderata e gli appetiti delle lobby finanziario-imprenditoriali, si prepara a dare soddisfazione alla potente lobby cattolica, come sinora non era pienamente riuscito a nessuno dei governi di centrodestra della storia della Repubblica.

Come accade sempre quando un governo “di sinistra” si trova a fare cose di destra meglio della destra, anche in questo caso è necessario ricorrere a plateali mistificazioni per “giustificare” quello che si sta facendo e quello che si vorrebbe fare. Così la ministra recita le ingannevoli formule che altri hanno già (da tempo) scritto per lei: ““Credo sia giunto il momento, dopo 17 anni, di cominciare a fare sul serio sul pluralismo educativo e sull’offerta formativa per il diritto allo studio, anche per le scuole paritarie cattoliche”. È evidente che il “pluralismo educativo” dovrebbe essere offerto dalle scuole statali, aperte e pluralistiche, nelle quali è garantito il libero accesso di tutti (Costituzione, art. 34) e dove non potrebbe essere negato il libero confronto tra i diversi modelli educativi e le diverse visioni del mondo, stante il principio di libertà di insegnamento sancito in quello stesso articolo 33 della Costituzione che esclude “ oneri per lo Stato” per il funzionamento delle scuole non statali. Le lobby cattoliche, invece, “confondono” il concetto di pluralismo educativo con la “libertà di scelta” tra la scuola statale e quella paritaria che, secondo loro, deve essere garantita alle famiglie. Laddove la scelta è “libera” solo se lo Stato si fa carico degli oneri di spesa anche delle scuole private paritarie.

Ora questa pretesa viene fatta propria esplicitamente e pubblicamente dalla ministra Fedeli, con un “salto di qualità” incostituzionale che non avevano osato neppure le ministre berlusconiane, Moratti e Gelmini. Nel frattempo, grazie alla “buona scuola”, si sta facendo ogni sforzo per uniformare la scuola statale al modello autoritario e aziendalistico voluto dalle lobby economico-finanziarie, con gli strumenti appositamente predisposti dalla legge 107: preside “podestà”, invalsizzazione dell’insegnamento, bonus “meritocratici”, alternanza scuola lavoro. A regime, quindi si vorrebbe ridurre Il “pluralismo educativo” ad una finta libertà di scelta tra due modelli educativi autoritari complementari: quello delle scuole statali “aziendalizzate” del pensiero unico neoliberista e quello delle scuole paritarie confessionali del pensiero unico cattolico.

Noi contrasteremo questo disegno in ogni modo. Ma, per sconfiggerlo, ci sarà bisogno del concorso di tutte le forze critiche ancora presenti nella scuola e nella società civile.

http://www.cesp-pd.it/spip/spip.php?article1442

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