“Ormai è stato abbondantemente dimostrato che è possibile garantire la libertà di scelta educativa dei genitori in un pluralismo educativo a costo zero attraverso il costo standard di sostenibilità.” Anna Monia Alfieri

“Ciò di cui il nostro Paese ha bisogno non è lo 0-6 ma un concreto impegno volto a garantire qualità e valore alla “scuola statale” con un percorso 0-14 (0-19 per gli istituti omnicomprensivi) gratuito e aperto a tutti, che possa accompagnare i futuri cittadini dalla nascita alla piena maturità.” Flora Riccardo

[Bugiardino. 1) Purtroppo per le scuole private paritarie, non è affatto dimostrato che il “costo standard di sostenibilità” risulterebbe a costo zero per lo Stato. Infatti la ministra Fedeli a dicembre aveva costituito un gruppo di lavoro ad hoc di cui però si sono perse le tracce; 2) Appare non chiaro e andrà interpretato il 2° comma, art. 2, DL 65/13.4.2017 che dice “Il Sistema integrato …. è costituito dai servizi educativi per l’infanzia e dalle scuole dell’infanzia statali e paritarie”. Mentre la legge 62/2000 definisce come paritarie le scuole (con certi requisiti) sia non statali (private) che quelle degli enti locali (comunali): si tratta di una svista del Miur oppure di un …. lasciapassare per le scuole private paritarie? 3) sembra abbastanza chiaro che il DL consente di introdurre un “ticket scolastico” a partire da 0-6 anni e magari da estendere agli anni successivi. 4) Non è corretto scrivere “scuole pubbliche paritarie gestite dal comune o da enti privati”: le scuole private paritarie non sono “pubbliche” anche se erogano un servizio pubblico. v.p. ]

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Decreto 0-6 anni, passo importante per un sistema davvero integrato

Chi scrive – e sicuramente almeno qualcuno di chi legge – ha guardato con fiducia ai decreti della Legge 107/15 ed è evidente che solo un’azione culturale competente e coraggiosa può colmare i vuoti di non conoscenza. O di insipienza ideologica. Tra questi, il Decreto zero-sei anni (clicca qui per il testo) deve essere considerato un passo importante per due ragioni: a) perché riconosce con chiarezza la pluralità dell’educazione all’interno del sistema pubblico b) perché mette in evidenza la responsabilità di ciascuno di noi, a cui non è possibile sottrarsi. A questo punto, infatti, spetta alle famiglie e alle associazioni trattare con i sindaci per accedere ai fondi, favorendo un sistema integrato senza alcuna discriminazione fra bambini. 

Il 28.05.2017 da Il giornale (clicca qui per leggere) sorgeva, addirittura, spontanea la domanda: “Se alla famiglia del bambino 0-6 anni viene riconosciuta la possibilità di esercitare la propria responsabilità educativa nell’ambito del sistema integrato di educazione e istruzione, quale depotenziamento in umanità o quale cataclisma giuridico impediranno mai alla famiglia del bambino 7-14 anni di vedersi riconosciuto e di esercitare lo stesso diritto? Al compimento del settimo anno si piomba forse nel regno vegetale?” Un punto d’arrivo insperato ma anche un punto di partenza ove il Re è nudo. Il diritto di apprendere dello studente senza discriminazioni economiche, il diritto di scelta dei genitori che possano esercitare la propria responsabilità educativa in un pluralismo formativo sono o non sono per il cittadino italiano dei diritti che lo interpellano? Ormai è stato abbondantemente dimostrato che è possibile garantire la libertà di scelta educativa dei genitori in un pluralismo educativo a costo zero attraverso il costo standard di sostenibilità. Si tratta di capire se tale libertà di scelta interessa o no ai Genitori…

Sicuramente ad Arona, provincia di Novara, interessa, e molto! Quattro scuole, tre paritarie (Istituto Marcelline, Giovanni XIII, Asilo nido di Montrigiasco ) e una comunale, dopo un lavoro di sinergia hanno siglato l’accordo che, alla luce del decreto 0-6 anni, favorisce un sistema integrato. La lungimiranza del sindaco Gusmeroli, attento all’offerta formativa pluralista e ai conti – l’ideologia ha sempre un costo, Friedman ha già dimostrato che favorire il pluralismo educativo oltre ad innalzare il livello di rendimento scolastico rappresenta un risparmio – ha fatto la differenza: chi gestisce la cosa pubblica, come fa un sindaco, sa bene che non può depauperare i contributi che provengono dalla tassazione dei cittadini. Questo è un esempio di istituzioni al servizio della res-publica. Istituzioni responsabili domandano cittadini seri. Sono certa che quello di Arona non sia l’unico Comune virtuoso. Sarebbe interessante capire in quali comuni italiani si è giocata una simile azione di grande responsabilità. Infatti il decreto legislativo 0-6 anni, pubblicato il 16 maggio 2017, riafferma innanzitutto il diritto inviolabile all’educazione, che spetta a tutti i bambini senza alcuna discriminazione. (clicca qui per leggere)

Nulla di nuovo: il decreto cita testualmente la Costituzione del 1948. Ma quali passi mette in atto per garantire il diritto riconosciuto? Innanzitutto si ribadisce che, se il diritto di apprendere spetta al bambino, la responsabilità educativa è della famiglia, che difatti ha un ruolo di co-protagonista. “Diritto di apprendere” e “responsabilità educativa” implicano necessariamente – pena la contraddizione – che alla famiglia sia anche garantita la necessaria libertà di scelta formativa: «Il Sistema integrato di educazione e istruzione […] promuove la qualità dell’offerta educativa avvalendosi di personale educativo e docente con qualificazione universitaria e attraverso la formazione continua in servizio, la dimensionecollegiale del lavoro e il coordinamento pedagogico territoriale».  Evidentemente, se per un verso non c’è più spazio per una scuola intesa come ammortizzatore sociale, la prospettiva di una scuola di qualità, fondata sulla scelta libera di chi ne fruisce, non può essere ingabbiata nella fascia 0-6 anni… Parrebbe uno spiraglio l’affermazione che «sulla base delle richieste degli enti locali, le risorse sono erogate direttamente ai Comuni, con priorità per quelli privi o carenti di scuole statali dell’infanzia». È il Sindaco, insomma, a dover essere così lucido da accedere al fondo, favorendo, in assenza della scuola statale, le risorse territoriali (scuole pubbliche paritarie gestite dal comune o da enti privati). Altrimenti è la fine, per il Sindaco, per il Comune, per il Paese. Rebus sic stantibus, il decreto, avendo aperto e fissato uno spiraglio sull’evidenza del diritto di educare il proprio rampollo in una pluralità di scelta formativa oltre il sesto anno di età, conferma che il cittadino non può essere né distratto né assente…
https://www.tecnicadellascuola.it/decreto-0-6-anni-passo-importante-per-un-sistema-davvero-integrato
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Scuola, il decreto su nidi e materne riconosce la pluralità dell’educazione

A questo punto, spetta a famiglie e associazioni trattare con i sindaci per accedere ai fondi favorendo, in assenza della scuola statale, le scuole pubbliche paritarie gestite dal comune o da enti privati

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/scuola-decreto-su-nidi-e-materne-riconosce-pluralit-1402964.html
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A PROPOSITO DELLA DELEGA SUL SISTEMA INTEGRATO DI EDUCAZIONE E ISTRUZIONE, 0-6 ANNI

Alcune brevi riflessione a margine del Consiglio Nazionale dell’AND di Napoli del 19 febbraio 2017.

di Flora Riccardo – 19 febbraio 2018

Lo scorso 14 Gennaio, in tutta fretta ad un giorno dalla scadenza, del termine di attuazione delle deleghe previste dalla legge 107/15, il Governo approva i testi dei decreti legislativi. Dopo che i decreti sono giunti in Parlamento le Commissioni hanno promosso una serie di audizioni per raccogliere osservazioni sui testi presentati dal Governo. Anche l’AND ha partecipato a tali incontri ed ha esposto oltre alle dovute perplessità sulle deleghe e sui testi dei decreti ha concluso che meglio sarebbe se i decreti fossero ritirati.

Tra le osservazioni ai decreti, per il cosiddetto sistema integrato 0-6, esprimo alcune brevi considerazioni, tra l’altro emerse con molta chiarezza al Consiglio Nazionale dell’AND svolto a Napoli lo scorso 19 febbraio 2017, a cui ho partecipato.

Difatti, un’attenta lettura del decreto 380 ci porta a soffermarci su alcuni punti e a porci delle domande a cui ad oggi non abbiamo ancora avuto delle risposte certe e concrete:

-i profili professionali coinvolti nel sistema integrato (educatore e docente) sono differenti così come il tipo di formazione e di contratto ad essi relativi, diversa anche la pertinenza legislativa degli enti che dovrebbero gestirlo, Stato, regioni, enti locali diretti ed indiretti. Un’omogeneizzazione dei profili è inaccettabile come occorre chiarezza sul ruolo degli enti che gestiranno un tale sistema. In particolare, vogliamo sapere chi gestirà la scuola dell’infanzia statale e come si può costituire tale sistema senza incorrere in una confusione totale di ruoli e funzioni. Per questo chiediamo che venga specificato chiaramente chi farà cosa, a partire dal personale che dovrà operare nel cosiddetto sistema 0-6.

Una domanda nasce anche sul versante della compartecipazione delle famiglie al finanziamento dei servizi educativi per l´infanzia, gestiti di norma dagli enti locali o da soggetti privati: perché la scuola dell’infanzia statale, che attualmente rappresenta il primo segmento del sistema scolastico pubblico, deve comportare nuovi oneri per le famiglie? C’è forse all’orizzonte qualcosa che ancora non riusciamo a vedere abbagliati dalla luce e dalla promessa della costruzione di tanti nidi e tante altre scuole dell’infanzia e quindi da nuove assunzioni? Magari la prospettiva è l’esternalizzazione del servizi? E’ doveroso preoccuparci della quota di compartecipazione delle famiglie perché con la previsione di un costo anche per la frequenza della scuola dell’infanzia statale si potrebbe ipotizzare davvero un’apertura alla gestione del servizio anche a privati. Ciò porterebbe ad un declino della scuola dell’infanzia statale sia sul piano della qualità sia su quello della domanda del servizio. Altro che garantire pari opportunità educative! Questa delega sembra minare proprio i diritti dei bambini a frequentare una scuola di qualità totalmente gratuita e che in molte realtà sociali rappresenta l’unica agenzia educativa sul territorio.

Un altro punto da non trascurare, infatti, è la centralità del bambino e la funzione della scuola, perché dal testo si evince che i servizi integrativi non pongono al centro il bambino e le sue esigenze bensì la soddisfazione dei bisogni delle famiglie. La dimensione educativa e pedagogica della scuola dell’infanzia che da decenni opera per salvaguardare i bisogni dei bambini ed il loro graduale sviluppo in tutte le dimensioni che ruolo avrà? Dobbiamo pensare che passeranno al secondo posto perché occorre assecondare le esigenze delle famiglie?

Il modello educativo-pedagogico, metodologico e organizzativo, che da sempre costituisce un’esperienza indiscutibile di pregio del nostro sistema educativo, verrebbe degradato a un mero servizio volto a conciliare i tempi di lavoro e le necessità minute delle famiglie e la scuola dell’infanzia spogliata della sua specificità pedagogica e didattica.

Ciò di cui il nostro Paese ha bisogno non è lo 0-6 ma un concreto impegno volto a garantire qualità e valore alla “scuola statale” con un percorso 0-14 (0-19 per gli istituti omnicomprensivi) gratuito e aperto a tutti, che possa accompagnare i futuri cittadini dalla nascita alla piena maturità.

FLORA RICCARDO

Presidente sezione AND di CASERTA

https://docenti.one/analisi-e-commenti/412-a-proposito-della-delega-sul-sistema-integrato-di-educazione-e-istruzione-0-6-anni.html

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Sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni

17 maggio 2017 – di Andrea Carlino

Viene istituito per la prima volta un Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a 6 anni. I servizi saranno organizzati all’interno di un assetto di competenze tra i diversi attori in campo (Stato, Regioni, Enti locali) chiaro ed efficiente. Per finanziare il nuovo Sistema viene creato un Fondo specifico (239 milioni all’anno a regime) per l’attribuzione di risorse agli Enti locali.
Il decreto prevede un Piano di azione nazionale di attuazione che coinvolgerà attivamente tutti gli attori in campo. Anche le famiglie saranno coinvolte attraverso gli organismi di rappresentanza. Sarà promossa la costituzione di Poli per l’infanzia per bambine e bambini di età fino a 6 anni, anche aggregati a scuole primarie e istituti comprensivi, che saranno finanziati anche attraverso appositi fondi Inail (150 milioni per la parte edilizia). Sarà prevista la qualifica universitaria per il personale, anche per i servizi da 0 a 3 anni. Sarà istituita una soglia massima per la contribuzione da parte delle famiglie.

https://www.skuola.net/scuola/decreti-attuativi-buona-scuola-deleghe.html

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