A ragione è stato definito un antesignano terapeuta di quella malattia che sempre più avrebbe creato dicotomia fra scuola e lavoro. Don Bosco ha portato la “scuola nell’officina” e non tanto l’“officina nella scuola”; dunque un modello educativo che promuove allo stesso tempo maturazione umana, socializzazione e professionalizzazione, vale a dire una crescita armonica della personalità.

 

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Dispersione scolastica e dicotomia scuola lavoro

di Giovanni Ricciardi – 2006

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Ma restiamo all’Italia di oggi, dove l’abbandono scolastico è una piaga nient’affatto sconfitta, e dove spesso approdano alle scuole salesiane di formazione professionale ragazzi che hanno fallito in percorsi formativi di tipo liceale, tecnico o che addirittura non hanno completato la scuola dell’obbligo. Chi si occupa di loro? I nostri educatori, salesiani e collaboratori laici, quando li ricevono nelle loro classi, passano spesso un anno intero soltanto a cercare di rimotivarli allo studio, all’impegno anche culturale, facendo capire che in un mercato del lavoro selettivo come quello attuale, una formazione globale e armonica è ancora più necessaria di ieri e che l’epoca “del martello e del cacciavite” è ormai superata. Per fare questo occorrono tempi lunghi, un impegno serio, insegnanti che si coinvolgano umanamente e spiritualmente nella vita dei ragazzi, sul modello di don Bosco. Gli studenti delle scuole di formazione professionale di oggi, per l’ambiente da cui a volte provengono, per le precedenti esperienze negative in campo scolastico, sono spesso i più difficili da seguire. Per questo si vuole continuare a essere presenti nella società, collaborando con le istituzioni, e si chiede allo Stato di investire risorse nella formazione e istruzione professionale, perché non torni a essere un mero apprendistato – con conoscenze destinate a diventare obsolete in pochi anni – ma sia una vera “scuola del lavoro” nel senso più pieno del termine, come la intendeva don Bosco. A ragione è stato definito un antesignano terapeuta di quella malattia che sempre più avrebbe creato dicotomia fra scuola e lavoro. Don Bosco ha portato la “scuola nell’officina” e non tanto l’“officina nella scuola”; dunque un modello educativo che promuove allo stesso tempo maturazione umana, socializzazione e professionalizzazione, vale a dire una crescita armonica della personalità.

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Fatta l’Italia, la scuola cattolica ha fatto gli italiani

Quando lo Stato ignorava l’istruzione professionale, i Salesiani e i Giuseppini formavano tecnici e specialisti, contribuendo all’industrializzazione dell’Italia del nord. Intervista con Francesco Motto, storico dei Salesiani

Intervista con Francesco Motto di Giovanni Ricciardi – 2006

http://www.30giorni.it/articoli_id_10248_l1.htm

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