A Ostuni cede un soffitto: due bambini e una maestra feriti. L’istituto era stato ristrutturato: solito appalto ribassato, solito raddoppio dei costi.

ELEMENTARI, VIENE GIÙ IL SOLAIO S’INDAGA SUI LAVORI TRUCCATI

di Antonio Massari – Il Fatto Quotidiano – 14 aprile 2015 – pagg. 1 e 6

Le macerie sui banchi, frammenti d’intonaco spessi circa 5 centimetri, bambini feriti: ieri mattina s’è staccato un intero pezzo di soffitto, è crollato su una classe, ed è solo un caso che non si debba raccontare una strage dentro una scuola elementare. Era stata inaugurata a gennaio di quest’anno, dopo cinque anni di lavori di ristrutturazione: i 687 bambini avevano appena messo piede nella scuola, quando due di loro si sono ritrovati in ospedale con fratture al setto nasale e altre ferite, mentre una maestra, nel tentativo di aiutarli, s’è rotta un malleolo. E così, nel paese delle Grandi Opere finite sotto inchiesta, anche le piccole, come la ristrutturazione della “Enrico Pessina” di Ostuni (Brindisi), finiscono in Procura.

L’INDAGINE ruoterà sui collaudi, sulle forniture, su appaltatori e ditte: bisogna trovare il responsabile e, inevitabilmente, comprendere se anche qui nel Comune di Ostuni, come al ministero delle Infrastrutture, non abbia dominato una “cricca” legata alle opere pubbliche. Qui, per la scuola “Pessina”, si parla cifre minori: la spesa s’aggira intorno ai 2 milioni e, anche in questo caso, è fortemente lievitata in corso d’opera. L’incidente di ieri ruota attorno all’intonaco crollato, anomalo a giudicare dalle immagini: lo spessore sembra superiore al normale e non si vede traccia del “grippante” che avrebbe dovuto tenerlo incollato al soffitto. Se davvero è così lo stabiliranno le perizie, ma il punto ora è un altro: non è chiaro chi l’abbia posato.

Questa storia inizia nel 2009, quando l’appalto viene assegnato: sindaco era Giuseppe Tanzarella, centrosinistra. La “Pessina” risale al Ventennio e non v’è dubbio che avesse bisogno di una ristrutturazione e una messa in sicurezza. Nel 2009 – si legge negli atti – viene “approvato il progetto esecutivo”, predisposto dall’ingegner Salvatore Molentino e dall’architetta Stefania Farina per un “importo di 1,36 milioni di euro”. Una cifra che appare già abbastanza bassa, considerata la mole di lavoro necessaria, ma non basta: la gara verrà pure vinta al ribasso.

La base d’asta non è neanche pari alla cifra stabilita poiché, negli atti, si scopre che venne fissata a 963mila euro. Il ribasso è davvero considerevole: “I lavori – si legge nella delibera – vengono affidati in via provvisoria alla ditta Brocca Palmiro da Lecce con ribasso del 25%”. Tradotto in cifre: la ditta Brocca s’impegna a chiudere il lavoro per appena 750mila euro. Due anni dopo, però, l’azienda spiega al Comune che, nel frattempo, si sono verificati dei problemi.

Non si tratta di eventi imprevisti. I problemi riguardano infatti “l’utilizzo della discarica comunale” e la necessità di individuare “un recapito finale autorizzato a ricevere il materiale delle demolizioni”. E ancora: il fatto che “l’edificio non è stato consegnato libero da tutti gli arredi” e s’è dovuto “procedere allo smontaggio di diversi scaffali”; la “sostituzione del solaio di copertura avvenuta durante la stagione invernale 2010-2011 caratterizzata da diverse giornate di pioggia che hanno rallentato i lavori”; solo durante “la demolizione si è potuto prendere conoscenza della costituzione di tutte le murature di separazione delle aule e dei limitati appoggi delle travi portanti le stesse”.

VIENE da chiedersi come sia stata calcolata la cifra iniziale: fissata dal Comune in 1,3 milioni, poi scesi a 700mila. Resta il fatto che i lavori vengono prorogati al giugno 2012 e viene nominato direttore dei lavori l’ingegner Roberto Melpignano. Da questo momento in poi i costi iniziano a lievitare: “Complessivamente – spiegava l’assessore e vicesindaco Antonio Blasi, nella primavera 2014, a Ostuninotizie – la somma ammonta a circa 2 milioni e 30mila euro”. La sua sembra una risposta indiretta al consigliere d’opposizione Christian Continelli (Fdi) che da anni chiedeva pubblicamente di conoscere l’andamento dell’appalto: “Mai avuto risposta”, dice oggi che, insieme a tre consiglieri di “Noi Ora” (Camassa, Saponaro e Cavallo), chiede una commissione d’inchiesta comunale. C’è di più. Nel maggio 2013 vengono affidati a cottimo lavori per 112mila euro e il documento viene glossato così: “Si precisa che il programma dei pagamenti non è stato esplicitato e, pertanto, si attesta che non è compatibile coi relativi stanziamenti di bilancio e con le regole della finanza pubblica”. La sigla sembra essere quella del direttore dei lavori Melpignano. A cottimo, però, viene affidato per 40mila euro a trattativa diretta, alla Messapica Intonaci, il compito della “rifinitura a stucco liscio lavabile”. Segno che l’intonaco crollato non è stato affidato a loro.

L’IMPRESSIONE, quindi, è che sia rimasto in carico alla Palmiro Brocca di Lecce, l’azienda che s’era aggiudicata l’appalto col 25% di ribasso. Ma la ditta Brocca smentisce a ilfattoquodiano.it di aver posato l’intonaco sul soffitto. Ma allora chi l’ha fatto? E – soprattutto – chi ha controllato i lavori? Il micro appalto per l’intonaco è stato affidato con trattativa diretta a qualche altra ditta proprio perché, sin dal 2013, mancavano i soldi? Ieri Melpignano è stato sentito dai pm di Brindisi come persona informata sui fatti. Il direttore dei lavori è lui e, proprio per questo, è stato il primo a essere convocato.

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