Guamodì scuola ci propone una perla di Faletti sull’assurdo mestiere dell’amore….

Ci metterò la mani e un genio da inventore

 

Ci metterò un dolore che so io

 

Ci metterò l’asfalto e il sogno di un attore
Che appoggia il manoscritto sul leggio
E tirerò il cemento come un muratore sa non è possibile
E tesserò una tela che sarà una vela grande e irrestringibile
E tergerò la fronte con la mano aperta per il gran sudore
E accorderò strumenti con il tocco esperto che ha un suonatore
Mi metterò seduto li a impagliare sedie per sedermi insieme
Mi stupirò di non averlo fatto mai e di averlo fatto bene

 

Perché c’è sangue, c’è fatica, c’è la vita

Anche se a volte ci si spezza il cuore

In questa assurda specie di mestiere

Benedetto tu sia per quel ciuffo di pelo nero

 

Che se l’hai fatto tu non è cosa brutta davvero

 

E per le storie eterne dei cartoni animati
Per quei pazzi o quei saggi che li han disegnati
E per quel che si mangia si respira e si beve
Per il disegno allegro della pipì sulla neve
E per le cose tonde e per le cose quadre
Per le carezze di mio padre e di mia madre
Per il futuro da leggere invano girando i tarocchi
Per le linee della mano diventate rughe sotto gli occhi
Perché tutto è sbagliato ed è così perfetto
Per ciò che vinco e ciò che perdo se scommetto

 

Tu sia benedetto

 

Benedetto tu sia

 

Per avermi fatto e messo al mondo
E per quel che ho detto prima ti perdono
Di non avermi fatto alto e biondo
Ma così stupido e così vero
Con l’eterna paura dell’uomo nero
E del viso bianco come calce
Di quella sua signora con la falce
Che come tutti prima o poi mi aspetto
E per cui altri ti han benedetto

 

Ma io no
Mi dispiace ma sono solo un uomo e non ne son capace
Ma c’è una cosa che ti chiedo ed è un favore

 

In cambio del bisogno del dottore

 

Mentre decidi ogni premio e ogni castigo
Mentre decidi se son buono o son cattivo
Fa che la morte mi trovi vivo

 

E se questo avverrà io ti prometto

 

Che mille e mille volte ti avrò benedetto

 

E se per caso non ci sei come non detto
E avrò davanti agli occhi la mia mano aperta per il troppo sole

 

E andrò verso la notte con il passo calmo del seminatore

 

Aspetterò seduto lì per dare un nome all’ombra di qualcuno
Che per un poco sembrerà sia tutti e non sarà nessuno
Perché c’è sangue, c’è fatica, c’è la vita
Anche se a volte ci si spezza il cuore
In questa assurda specie di mestiere
Che è l’amore
– Giorgio Faletti –