“la seconda settimana di Aprile tutte le attività didattiche si fermano in ossequio allo svolgimento delle famigerate prove Invalsi, stramaledettissimi test quizzaroli uguali per tutti gli alunni di tutte le classi di tutte le scuole dalle Alpi alla Trinacria, dalla scuola extralusso del Trentino alla baraccopoli dello Zen di Palermo, dal liceo fricchettone agli avamposti di frontiera.” Antonella Currò

“Certamente tutte le opinioni devono essere rispettate, ma è troppo chiedere che dietro alle opinioni ci sia un po’ di sostanza e di informazione? Ben venga il confronto, ma non basato sul nulla!” Matteo Viale

[Bugiardino. 1) Per coerenza con quanto da lui stesso scritto, Matteo Viale dovrebbe indicare almeno qualche esempio di utilità pratica e concreta dei test Invalsi, e se e cosa hanno migliorato nei vent’anni dal 1999 ad oggi. 2) Informazioni e critiche sui test Invalsi possono essere rintracciate nel gruppo FB “Invalsicomio” creato 7 anni fa, il 22 aprile 2012. 3) Risulta che i test standardizzati – tipo Invalsi – in seguito a proteste e scioperi, sono stati messi in discussione, modificati o aboliti proprio nei paesi anglo-sassoni dove i test sono nati. v.p.]

Risultati immagini per strike against standardized test usa

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Gli “inutili” test Invalsi

Ci hanno detto che l’inclusione è un obiettivo prioritario, ci hanno spiegato che ogni alunno ha il suo stile di apprendimento per cui la parola d’ordine è personalizzare l’insegnamento, ci hanno formati in corsi fotocopia sulle varie categorie di disturbi e sulle modalità operative per affrontarli, abbiamo studiato la normativa sui BES e relativi strumenti compensativi e dispensativi, abbiamo compilato cataste di PDP e messo in atto tutte le strategie per colmare ogni tipo di svantaggio.

Ci hanno sfranto le gonadi con tutte le teorie pedagogiche più avanzate atte a non lasciare indietro nessuno e favorire ogni stile di apprendimento…evvai col cooperative learning, la flipped classroom, il peer to peer, le mind maps e tutti gli esotismi ad effetto…

Io ligia al dovere ho frequentato mille corsi strapallosissimi sui disturbi specifici rappresentati dai più fantasiosi acronimi etichettanti, elaboro mappe concettuali e schemi, preparo per ogni verifica cinque compiti diversi graduati sulle varie difficoltà, valuto il processo e non la performance, privilegio la sostanza alla forma, premio il progresso piuttosto che il risultato E POI…

la seconda settimana di Aprile tutte le attività didattiche si fermano in ossequio allo svolgimento delle famigerate prove Invalsi, stramaledettissimi test quizzaroli uguali per tutti gli alunni di tutte le classi di tutte le scuole dalle Alpi alla Trinacria, dalla scuola extralusso del Trentino alla baraccopoli dello Zen di Palermo, dal liceo fricchettone agli avamposti di frontiera.

Improvvisamente grazie al potere taumaturgico dell’Invalsi guariscono tutti i disturbi e svaniscono svantaggi e differenze, all together appassionatamente, spianati e livellati dal bulldozer della scuola per competenze e dei target di apprendimento standardizzati.

Un’oretta di quiz computer based e computer corrected ed ecco sfornato il livello di competenze e noi cretini che ci abbiamo messo anni di sudore e lacrime per imparare a personalizzare credendo alla favoletta che ogni alunno è diverso dall’altro.

Antonella Currò

§ https://www.tecnicadellascuola.it/gli-inutili-test-invalsi

§ https://www.facebook.com/profile.php?id=1577653374

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Le prove Invalsi non sono “inutili”. Sì al confronto, ma non basato sul nulla

Articolo disinformato e sfacciatamente fazioso; un esempio di argomentazione scorretta che potrebbe essere usato in classe per mostrare cosa si intende per “disonestà intellettuale”.

L’autrice non sa o finge di non sapere – non so quale delle due opzioni sia peggiore – che in un sistema scolastico possono e devono convivere momenti diversi nella didattica e nella valutazione.

Si straccia retoricamente le vesti per convincerci che un giorno ogni tre anni di valutazione standardizzata basti a spazzare via il quotidiano lavoro di valutazione formativa e sommativa che si realizza in aula o se le due cose fossero intrinsecamente incompatibili.

Finge di farci credere che una periodica misurazione standardizzata sia in conflitto con una quotidiana didattica innovativa, costruttivista e realmente centrata sulle competenze, quando in realtà sappiamo bene che sono proprio le classi che portano avanti modalità di lavoro di questo tipo quelle in cui le prove Invalsi certificano spesso i risultati migliori, a differenza di chi si ostina a un mero addestramento alle prove.

Ignora la normativa su DSA e prove. Ignora cosa sia il valore aggiunto, come cioè i dati INVALSI, se ci si prende la briga di leggerli, rendano giustizia proprio al lavoro di scuole “di frontiera”.

Insulta con alterigia, leggerezza e una approssimazione inaccettabili il lavoro di centinaia di insegnanti autori dei quesiti e quello del personale Invalsi con il lavoro di pretest, analisi dei dati, revisione dei quesiti, etichettando tutto con sprezzo come “quiz”.

Certamente tutte le opinioni devono essere rispettate, ma è troppo chiedere che dietro alle opinioni ci sia un po’ di sostanza e di informazione? Ben venga il confronto, ma non basato sul nulla!

Matteo Viale

§ https://www.tecnicadellascuola.it/le-prove-invalsi-non-sono-inutili-si-al-confronto-ma-non-basato-sul-nulla

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Valutare senza Invalsi si può. Muri a secco e colate di cemento / libro di Renata Puleo

Nella discussione viene svelata l’ideologia sottesa a queste prove sbandierate come neutre e oggettive, analizzata l’inadeguatezza dei test nel valutare, posti esempi delle prove Invalsi che propongono in modo sotterraneo una visione acritica della società e ispirano docilità e obbedienza.
Nell’ultima parte si riflette sul fatto che dai cinque anni in poi per tutta la vita attiva, secondo l’ideologia del long life learning, le persone sarebbero tracciate nei loro comportamenti e nelle loro idee, anzi il destino di ciascuno sarebbe determinato e previsto fin dalla prima infanzia.
Occorre esplorare i retroterra ideologici alla base della valutazione cosiddetta oggettiva, standardizzata, orientata alla rilevazione delle “skills” funzionali al mercato, occorre ridare valore alle pratiche che quotidianamente gli insegnanti utilizzano come “feedback” del loro lavoro con gli alunni.

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cover photo, Nessuna descrizione della foto disponibile.

INVALSICOMIO & MERITOMANIA (dal 22 aprile 2012)

§ https://www.facebook.com/groups/invalsicomio/members/

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Storia

La creazione dell’INVALSI avviene negli stessi anni in cui servizi di valutazione analoghi, anche con diverse formule istituzionali e organizzative, vengono creati in molti altri paesi per stimolare e monitorare l’evoluzione dei rispettivi sistemi scolastici, spesso sull’esempio del programma OCSE PISA – Programme for International Student Assessment creato nel 1997.

La storia dell’INVALSI è lunga, complessa e per alcuni aspetti travagliata, in quanto legata alle diverse esigenze tecniche e politiche dei governi che si sono succeduti e alle discussioni sul suo ruolo e sul suo operato che hanno visto protagonisti anche insegnanti, sindacati, esponenti del mondo della cultura e dell’economia. La sua evoluzione si rispecchia nella nutrita normativa di cui è stato oggetto nel corso degli anni.[1]

Precursore dell’INVALSI è stato il CEDE – Centro Europeo dell’Educazione, costituito nel 1974 per effettuare studi sulla scuola e sull’insegnamento. Divenuto operativo nel 1982, e guidato da grandi pedagogisti come Aldo Visalberghi, il CEDE si distingue per la rete di rapporti che stabilisce con università e centri di ricerca internazionali.

Nel 1990, nel corso di una grande Conferenza Nazionale della Scuola voluta dal ministro Mattarella, viene proposta la creazione di un sistema nazionale di valutazione come accompagnamento dell’autonomia scolastica della quale in quegli anni si comincia a discutere. Nello stesso anno, il Ministero dell’istruzione affida al CENSIS uno studio di fattibilità di un ente dedicato alla valutazione.

Nel 1997, nell’ambito di un CEDE che sta già cambiando funzioni e finalità, il ministro Luigi Berlinguer istituisce il Servizio Nazionale per la Qualità dell’Istruzione. L’anno seguente, in uno studio sui sistemi nazionali di istruzione, un gruppo di esperti OCSE raccomanda all’Italia la creazione di un ente di valutazione indipendente e di un sistema di prove nazionali i cui risultati devono essere resi pubblici

Nel 1999, anno della riforma che introduce l’autonomia scolastica[2], il CEDE viene trasformato in INVALSI, Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione, con una nuova focalizzazione sull’efficienza e l’efficacia del sistema di istruzione. Nel 2004 l’Istituto viene riordinato dal ministro Letizia Moratti e ridenominato Istituto Nazionale per la Valutazione del sistema educativo dell’istruzione e della formazione, con il compito di effettuare prove periodiche e sistematiche degli esiti di apprendimento.

A partire dall’anno scolastico 2005/06 l’INVALSI predispone le Prove nazionali e ne cura lo svolgimento. Esse verranno più volte rimesse a punto negli anni a seguire.

L’ultimo riordinamento dell’INVALSI, che ne amplia mezzi e competenze, risale al 2009 e al ministro Maria Stella Gelmini.[3]

§ https://it.wikipedia.org/wiki/Istituto_INVALSI

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