Il bonus da 500 euro è stato elargito a tutti i docenti. Abbiamo chiesto all’on. Chimienti del M5S di commentare questa operazione del governo Renzi…

On. Chimienti come giudica il bonus dei 500 euro elargiti ai docenti?

L’operazione dei 500 euro, spacciati come formazione, è fortemente lesiva della professionalità dei docenti. Dopo anni di blocco contrattuale, mancata monetizzazione delle ferie non fruite, blocco degli scatti stipendiali, il Governo elargisce una misera “paghetta” una tantum, un’elemosina con cui i docenti dovrebbero provvedere alla loro formazione.

Quali meccanismi possono essere sottesi a questa operazione?

Oltre che offensiva, questa manovra si configura come puramente elettorale: uno spot, come quello degli 80€, una pubblicità di un Governo che mira solo a promuovere la propria immagine e dimentica tutto ciò che realmente servirebbe alla scuola. I docenti non vogliono i 500€, vogliono essere retribuiti dignitosamente – almeno quanto la media dei colleghi europei – vogliono non dover attendere mesi e mesi per la disoccupazione, vogliono non essere costretti a dare ripetizioni private per poter sbarcare il lunario e arrivare a fine mese. La formazione è qualcosa di serio, deve essere continua e retribuita e non lasciata alla buona volontà dei singoli che, attualmente, pagano tutto di tasca propria. Vanno banditi i corsi a pagamento on line che servono per acquisire punti in graduatoria e che sono vere e proprie truffe autorizzate dal MIUR: un sistema illegale che lucra sulla disperazione delle persone.

Come dunque bisognerebbe a suo parere migliorare la qualità della docenza?

Se questo Governo avesse davvero voluto raggiungere l’obiettivo di migliorare la qualità della docenza, sarebbe partito da altro e non da un bonus da rendicontare dato una sola volta nella vita che servirà solo come voto di scambio. Il M5S vuole una formazione continua, obbligatoria ma resa possibile grazie ad un forte sgravio dei docenti dalle folli incombenze burocratiche a cui sono sottoposti oggi. Chi si aggiorna deve avere un riconoscimento economico: se proprio ci deve essere una valutazione del “merito” in ambito scolastico (concetto che va ben chiarito perché non deve essere inteso come qualcosa che generi conflittualità e competizione nel corpo docenti poiché la scuola non è un’azienda), certamente questa valutazione o quella legata ad un’eventuale progressione di carriera andrebbe connessa alla maggiore disponibilità dei docenti a formarsi e aggiornarsi. Fermo restando che le ore di formazione vanno retribuite, se parliamo di professionisti.

E il promesso sblocco della contrattazione?

Il Governo Renzi mostra la propria insipienza e inadeguatezza anche nel momento in cui millanta uno sblocco della contrattazione, ferma ad 8 anni fa, e lo fa con coperture ridicole che arriveranno, se va bene, a garantire 8€ al mese in più per ogni docente. L’ennesima offesa nei confronti di personale altamente qualificato e che svolge il mestiere forse più importante all’interno della società. Queste elemosine sviliscono ulteriormente la figura professionale dell’insegnante, proseguendo nella direzione gelminiana e tremontiana di fare cassa sulla scuola e di quella brunettiana dei dipendenti pubblici visti dalla società come “fannulloni” pieni di privilegi.

Come invertire la tendenza allora?

Prima di tutto sarebbe necessaria una seria operazione di riqualificazione dello status giuridico e della funzione docente attraverso un piano assunzionale equo, ponderato e spalmato su più anni e tramite l’assunzione di coloro che realmente servivano alle scuole quest’anno, evitando i minestroni del finto organico funzionale e dei trasferimenti coatti. E poi, certamente, l’adeguamento dei salari alla media europea, lo sblocco degli scatti stipendiali relativi alle annualità 2013 e 2014 e lo stanziamento di risorse fresche per queste operazioni (evitando di intaccare ancora il MOF e il FIS). Tutto il resto sono solo slogan, privi di strutturalità, totalmente inefficaci e profondamente umilianti per l’intera categoria.

Silvana La Porta