altLa storia tradizionale era effettivamente disincarnata: si interessava ad alcuni uomini e, in via accessoria, ad alcune donne.Ma quasi sempre senza corpo. Come se la loro vita fosse situata fuori dal tempo e dallo spazio,prigioniera di una presunta immobilità della specie. (Jacques Le Goff, Il corpo nel Medioevo)…(da Treccani)


Pensiero occidentale e classificazione dicotomica

 

Il pensiero occidentale è stato tradizionalmente caratterizzato da forme di classificazione dicotomica, all’interno delle quali uno dei due termini ha svolto un ruolo privilegiato nei confronti dell’altro: lo spirito in rapporto al corpo, la cultura rispetto alla natura, l’io rispetto all’altro, la ragione rispetto alle passioni, ecc.

Nel corso dei secoli, dall’insieme degli accostamenti binari emerge con grande visibilità il confronto tenace – onnipresente a livello sociale, istituzionale e religioso – tra maschile e femminile. Tale contrapposizione, accompagnata tradizionalmente alla coppia corpo/mente, ha contribuito a rafforzare una associazione prevalente nella cultura europea fino a tempi molto recenti: quella tra il corpo e la carne – insieme alle sue debolezze, tentazioni, caducità – con la donna; mentre la mente, la ragione, lo spirito, sono state le principali caratteristiche attribuite all’uomo e alla mascolinità.

Il Novecento: vissuto psichico ed esteriorità sociopolitica

Nella cultura del ‘900 si sono sviluppate forti critiche a questa dicotomia, sintetizzate nella distinzione operata dalla filosofa Elizabeth Grosz tra due approcci prevalenti: il primo ha privilegiato le iscrizioni sul corpo, mentre per il secondo l’elemento essenziale riguarda il vissuto del corpo. All’interno del primo indirizzo possiamo annoverare figure di intellettuali come Nietzsche, Kafka, Foucault, Deleuze – pensatori che esaltano la superficie esterna; l’area su cui si incidono la legge, la moralità, i valori sociali. Al contrario, nella corrente che sottolinea l’importanza del vissuto corporale – di cui la psicanalisi rappresenta la principale tendenza – l’attenzione è rivolta all’interno, all’esperienza iscritta nella psiche. Mentre il primo orientamento analizza il corpo sociale, pubblico; il secondo ha per oggetto uno schema corporale o una anatomia immaginaria. Il corpo viene quindi concepito come cerniera, collocato tra il vissuto psichico e l’interiorità da un lato; e, dall’altro, una esteriorità  sociopolitica produttrice di effetti interni attraverso le incisioni che avvengono sulla sua superficie esterna. (Grosz 1992)

Kiki Smith, Senza Titolo,1992 - Immagine tratta dal sito http://4.bp.blogspot.com/_0us8i0Y5wF4/ShdyCz5bZ4I/AAAAAAAAAL8/XiYCgV-sBTA/s320/158-%ED%82%A4%ED%82%A4+%EC%8A%A4%EB%AF%B8%EC%8A%A4(Kiki+Smith)+-+%EB%AC%B4%EC%A0%9C+1992.jpg Diversità: il corpo è docile e malleabile

Per entrambi questi indirizzi – ripresi dalla riflessione critica della seconda metà del secolo scorso – le diversità esistenti tra gli esseri umani e le differenze tra i sessi, così come quelle tra le classi sociali e le razze, sono fondate sui corpi, ma non hanno affatto caratteristiche immutabili o biologicamente predeterminate. Le più recenti analisi teoriche intorno al corpo rifiutano, infatti, di considerare corpo e sessualità come ambiti “naturali”, entità ed esperienze fisse e immutabili, prive di una loro storicità, e si sforzano di avviare rappresentazioni non biologiste né riduttive o negatrici del corpo, evidenziandone le componenti diacroniche e socio-culturali.


Mauss e Foucault

Spetta all’antropologo Marcel Mauss il merito di avere avviato nel corso degli anni ’30 l’analisi sulla natura sostanzialmente malleabile dei corpi, descrivendone le “tecniche”; vale a dire “i modi in cui gli uomini, nelle diverse società, si servono, uniformandosi alla tradizione, del loro corpo”. Le maniere differenti di camminare, di correre, di danzare, di lavarsi, di allattare e di allevare i bambini, di avere rapporti sessuali, ecc. sono un “habitus” che muta a seconda dei contesti sociali presi in esame. Veri e propri montaggi fisio-psico-sociologici trasmissibili, essi non costituiscono mai dati “naturali” di cui ciascun essere umano è dotato fin dalla nascita.

Diretto discendente e interprete di questa idea della malleabilità, Michel Foucault sviluppa l’dea di una ‘docilità’ dei corpi nella sua ricerca del 1975 sul sistema di imprigionamento intitolata Sorvegliare e punire. (Foucault 1976). Ne La volontà di sapere, prima parte di una progettata storia della sessualità, egli farà convergere l’analisi intorno a due concetti fondamentali: 1) una critica sistematica alla cosiddetta ipotesi repressiva – l’idea che esista da qualche parte una sessualità naturale, libera e spontanea che è stata soffocata, presumibilmente dalla società borghese; 2) il dispositivo di “bio-potere”, una operazione di “indocilimento” e disciplinamento dei corpi attraverso cui si esercita il potere (Foucault 1978).

Identità sessuali: elaborazioni fisiche e socio-culturali

Alcuni esiti importanti di questo discorso intorno alle tecnologie del corpo, in particolare quelle che ne sottolineano gli aspetti performativi, mutanti, volatili, sono stati ripresi negli ultimi decenni del ‘900 dai movimenti femministi, gay, queer, trans. Di particolare importanza si sono rivelate le ricerche sviluppatesi nell’ambito della teoria femminista contemporanea di provenienza anglofona. Tra quelle più influenti sul piano teorico e politico, si possono indicare come esempi i contributi di Judith Butler, Donna Haraway, Susan Bordo. I loro contributi sono volti a smontare l’idea di una identità corporea fissa, stabilita una volta per sempre.

Per Butler – autrice nel 1990 di Gender Trouble, un testo chiave nel dibattito di questo periodo intorno alle differenze di genere – l’obiettivo principale è quello di collocare il corpo a metà strada tra materialità e costruzione discorsiva, accentuando i caratteri performativi che contraddistinguono la formazione delle identità sessuali.

Queste ultime sono considerate elaborazioni insieme fisiche e socio-culturali, prodotto di messe in scene ripetute, non definibili in base alla presenza di dati invariabili (Butler 2004).


Louise Bourgeois, Femme-maison, 1947 - Immagine tratta dal sito http://www.undo.net/Pressrelease/undotv/foto/1278429842g.jpg Il corpo scompare?

Qualche anno prima, aveva suscitato un grande interesse la proposta della biologa ed epistemologa Haraway, intorno alla figura concettuale del cyborg – organismo a metà tra essere umano e macchina, collocato al di là delle categorie di genere. In esso si evidenziano le qualità ibride e cibernetiche che in maniera crescente fanno parte intimamente della realtà sociale entro cui viviamo (Haraway 1999). A sua volta, l’analisi di Bordo si è concentrata sugli aspetti pervasivi degli stereotipi culturali che contribuiscono a formare gli ideali correnti di fisicità femminile. Nelle sue ricerche sono esaminati in dettaglio gli elementi – esaltati dalle scienze mediche e dalla pubblicità, dalle politiche sanitarie e dai programmi di formazione scolastica – in base ai quali si propongono (e impongono) modelli costrittivi di corporeità, di cui i fenomeni attualmente diffusi di anoressia e bulimia costituiscono alcuni degli effetti più macroscopici (Bordo 1997).

Per finire, meritano di essere evidenziati gli studi di David Le Bretonimmaginario contemporaneo dove i corpi stanno ormai scomparendo, sostituiti da una immensa attività volta a nasconderli, inciderli e modificarli (dalla interazione virtuale in rete alla cosmesi e ai tatuaggi, dalle chirurgie estetiche al body building e alle operazioni per cambiare sesso) (Le Breton 2006) riguardanti gli aspetti di un immaginario contemporaneo dove i corpi stanno ormai scomparendo, sostituiti da una immensa attività volta a nasconderli, inciderli e modificarli (dalla interazione virtuale in rete alla cosmesi e ai tatuaggi, dalle chirurgie estetiche al body building e alle operazioni per cambiare sesso) (Le Breton 2006)