Primo dei tre balletti di Čajkovskij, Il lago dei cigni fu composto tra il 1875 e il 1876. Taormina arte ha voluto fare un omaggio al grande musicista russo, preludio dell’attenzione che gli dedicherà nella stagione 2011, riproponendo al pubblico del teatro greco un’edizione del balletto col cast  del Rousse State Ballet, regia di Kalina Bogoeva, coreografie di Lev Ivanov e Marius Petipà…(di Silvana La Porta, inviata a Taoarte)


Ed è stata una prova abbastanza convincente, in pieno accordo con la tradizione del balletto classico dove i danzatori devono abbinare intensità, mimica e capacità drammatiche a una tecnica perfetta e leggera, che mai dia l’idea dell’artificio. Con una scenografia essenziale e una coreografia senza invenzioni particolari, lo spettacolo ha soddisfatto nelle due serate il pubblico casalingo e straniero, non sempre però beneducato alla visione di opere in cui il silenzio è d’obbligo. Tra le danses des cygnes e un pas de six, cellulari, risate, mormorii e fastidiose torce elettriche si sono sprecati, mentre Odette (una Vessa Tonova senza infamia e senza lode) moriva d’amore, Siegfred (un accettabile Trifon Mitev) si disperava e il malvagio Rothbart con le sue ali nere assisteva alle vane promesse dei due innamorati.

Da migliorare l’audio della riproduzione musicale, che nei primi minuti si è rivelato davvero pessimo. A discapito di quel primo tema del cigno, in cui risuona già una delle scale discendenti che si incontreranno in tutto il balletto,  presagio di triste sventura, destino malvagio che incombe su i due amanti. L’abbiamo non sentito, ma solo, prodigio della memoria dei suoni, immaginato…

 

Silvana La Porta