IL LIBRO “Diseguali, il lato oscuro del lavoro” di Ernesto Paolozzi e Luigi Vicinanza

Per reagire è necessario ribaltare il sistema educativo, incentrato ormai su valutazioni standardizzate (INVALSI, ANVUR) senza nessuna base scientifica, che anziché formare i cittadini del domani, uomini e donne con un opportuno grado di conoscenza e consapevolezza, formano soltanto i consumatori, una sorta di inconsapevoli schiavi di politiche liberiste alle quali non potranno mai ribellarsi.

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‘DISEGUALI, IL LATO OSCURO DEL LAVORO’ (2018, Guida editori) è il titolo dell’ultima di Ernesto Paolozzi e Luigi Vicinanza.

Il saggio si sviluppa attorno ai due concetti della crisi democrazia e del lavoro, strettamente interconnessi tra di loro. La nostra è una società, infatti, connotata, contrariamente alla stagione novecentesca, da una disarmante immobilità sociale, cosicché i ricchi — pochi — sono sempre più ricchi, e i poveri — troppi — sempre più poveri. All’interno di questo quadro si colloca la tragedia della classe media, destinata nella sua quasi totalità al declassamento.

Questa crescente disparità è il frutto di una sorta di rinnovata lotta di classe, condotta però dai ricchi, che la stanno vincendo, nei confronti dei poveri, come già all’inizio di questo decennio aveva intravisto Luciano Gallino, noto e stimato sociologo del lavoro. I diritti sociali conquistati al prezzo delle lotte e del sangue novecentesche dal movimento operaio vedono una stagione di fortissima compressione, e la rabbia sociale viene diretta invece nei confronti dei più deboli. Come afferma Luigi Vicinanza, “l’uomo solo è la base elettorale di chi trasforma il disagio sociale e la disperazione economica in profitto di consensi e voti” ed è per questo che, come scrive Ernesto Paolozzi “in questa prospettiva il ritorno del primato della politica, dell’eticopolitico, diventa centrale e ruota attorno al rilancio della questione sociale, sempre più drammatica soprattutto per le nuove generazioni”.

Le nuove generazioni, cresciute negli anni della globalizzazione e illuse dalle parole d’ordine delle competenze e della meritocrazia, si scontrano ora con l’incertezza, la precarietà, l’assenza di welfare e diritti e, soprattutto, con la prospettiva della fine del lavoro almeno così come l’abbiamo inteso fino ad ora. Difatti, oltre ai problemi endogeni di ogni sistema economico e la stagione di compressione dei diritti che stiamo vivendo, lo sviluppo sempre più accelerato dell’automazione prospetta la sparizione, nel corso di pochi anni, della maggior parte delle tradizionali figure di lavoratori; la prospettiva della piena occupazione, che aveva caratterizzato nel mondo occidentale la stagione del dopoguerra, sembra definitivamente tramontata.

S’impone dunque, nel ragionamento dei due autori, la necessità di ragionare laicamente su come redistribuire la ricchezza derivante dai giganteschi e incontrollati profitti che vengono accumulati dalle grandi multinazionali scavalcando completamente le possibilità di imposizione fiscale dei singoli Stati. La politica deve intervenire prevedendo misure cooperative tra i vari Stati in un’ottica non solo europea ma internazionale per impedire alla globalizzazione e al capitalismo di spazzar via ciò che resta dei sistemi democratici.

Ѐ quindi inevitabile riconoscere che la politica ha mancato totalmente di attenzione e di comprensione in merito a questi processi, che non solo non ha saputo arginare, ma nemmeno prevedere; e all’interno del fallimento della politica risalta quello della sinistra che non ha saputo tutelare coloro che diceva di voler difendere. La sinistra non ha saputo leggere la trasformazione della società, e così la precarietà e l’umiliazione declinati da rapporti di lavoro sempre più moralmente logori hanno avuto il sopravvento. Per reagire è necessario ribaltare il sistema educativo, incentrato ormai su valutazioni standardizzate (INVALSI, ANVUR) senza nessuna base scientifica, che anziché formare i cittadini del domani, uomini e donne con un opportuno grado di conoscenza e consapevolezza, formano soltanto i consumatori, una sorta di inconsapevoli schiavi di politiche liberiste alle quali non potranno mai ribellarsi.

Si delinea, dunque, un rapporto sinallagmatico tra la crisi del lavoro e la crisi della democrazia. La rilevanza della tematica del non-lavoro è, infatti, parte di un processo politico, sociale e culturale dovuto alla distruzione delle strutture che arginavano le forze dell’economia. La globalizzazione si è dimostrata non governabile, e così la logica dei mercati ha sostituito la democrazia e i suoi valori. Non vi è più alcun rapporto proporzionale tra i fattori del capitale e del lavoro.

La dissoluzione della classe media, la mancanza di sufficienti diritti per i lavoratori, la precarizzazione, hanno indebolito le fondamenta dei sistemi democratici, avendo come esito la crisi che vediamo oggi. Non si può restare inerti dinnanzi ad un simile scenario. Sono troppe le distorsioni del sistema democratico che rischiano di essere governate, come già in parte accade, da chi dolosamente vuole approfittarsene per ragioni ancorate al mero profitto personale.

Soprattutto, l’indebolimento della democrazia ha spianato la strada all’accentrarsi del consenso su coloro che, in realtà, sono tra i maggiori responsabili della sua crisi. Il saggio di Paolozzi e Vicinanza ha il grande pregio, oltre a fornire un’efficace sintesi storica di processi sociali altamente complessi, di indicare quali dovrebbero essere i punti cardine per un dibattito serio all’interno del mondo della sinistra.

Confidiamo che quest’ultimo sappia essere all’altezza della sfida che la Storia gli pone dinanzi.

Annarita Starita
annastarita93@gmail.com

Lorenzo Fattori
lorenzofattori88@gmail.com

§ https://medium.com/futuroprossimo/diseguali-il-lato-oscuro-del-lavoro-46c2d8d99f59

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IL LIBRO “Diseguali, il lato oscuro del lavoro” di Ernesto Paolozzi e Luigi Vicinanza

di Gennaro Prisco

Recensire un libro per il piacere di farlo è un invito alla lettura ed una ricerca di confronto con quanti poi si introdurranno nella lettura del testo.

Lunedì 8 ottobre 2018, con Gaetano Fermato, con il quale siamo alla ricerca di storie da raccontare con la Cool association, abbiamo deciso di andare alla presentazione del saggio del filosofo Ernesto Paolozzi e del giornalista Luigi Vicinanza  dedicato al lavoro.

Il titolo scelto dagli autori è una presa di posizione politica: “Diseguali, il lato oscuro del lavoro”  (Guida Editore)

L’appuntamento è alle 17.30 presso lo Spazio Guida in via Bisignano a Chiaia. A quell’ora Chiaia è piena di gente che va e che viene.  Il clima è mite ma l’autunno è alle porte e con la stagione delle foglie gialle, in città è già Natale.

E’ la nostra prima volta da Guida. Gaetano mi attende fuori, è arrivato in anticipo.

Chiedo a più persone del luogo di indicarmi dov’è la libreria. Ma alla domanda non segue una risposta precisa. C’è chi mi ricorda che Guida a Port’Alba ha chiuso e che anche quella del Vomero ha fatto la stessa fine. Infine un ragazzo vicino ad un caffè smanetta sul suo cell e mi indica il palazzo al cui interno è collocata la libreria.

La sala ci accoglie affollata. Su un divano c’è il moderatore, Ottavio Ragone, responsabile della redazione napoletana di Repubblica. Ha appena finito la sua introduzione e dà la parola al prof Massimo Marelli che da economista legge le disuguaglianze, tra l’altro, misurandole sulla mobilità dinamica delle società contemporanee che è simile negli USA, in Europa, in India. Avvalorando la tesi del libro di una lotta di classe all’incontrario, quella che i ricchissimi fanno contro i non ricchissimi e i poveri.

Giusto per comprendere lo stato delle cose: l’America non ha più un sogno ( è prima in questa classifica dell’immobilità ) e l’Italia è quarta.

Insomma un club del 1% della popolazione mondiale detiene oltre il 50% delle ricchezze. E che questo è possibile attraverso l’evasione fiscale. Che, giusto per stare dentro il tema tanto caro al ministro della razza padana, divenuta razza italiana, all’Africa sottrae ogni anno, da 44 Paesi su 54 che compongono la geografia politica del continente, 50 miliardi di dollari d’evasione fiscale con l’off shore e i paradisi fiscali.

Come ha spiegato il professore Marelli, dentro al libro ci  sono nomi, cognomi, responsabilità e analisi. Chi vuole può leggerli gli otto uomini che nella globalizzazione hanno smisurate ricchezze. I nomi dei capi di Stato democratici o tiranni o sovrani che l’Espresso ha pubblicato in una sua inchiesta sui Panama Papers, una band rock metal di Paperopoli.

Ecco la globalizzazione, ecco la rottura tra impresa e lavoro, ecco la paga base, lo sfruttamento, lo schiavismo, le finte muraglie come sembra definirle il sociologo Antonello Petrillo, che tiene una lunga lezione sulle disuguaglianze e sui traffici illeciti che i muri attraversano facendo offesa del corpo delle donne, che storicamente segnano sempre le involuzioni sociali.

Storicamente, evento causa, causa evento. Roba completamente saltata in una realtà mondiale che si dibatte nel presente senza storia. Una strategia degli illuminati attuali che non ha confini, perché governare il globo giustifica qualche milione di morti e un conflitto permanente tra uomini e donne divisi in razze, in ceti, in credi religiosi.

Poi è toccato agli autori. Ernesto Paolozzi è stato tranciante: non solo il socialismo è in crisi, anche il liberismo lo è. E ciò che noi scriviamo va nella direzione di trovare una via d’uscita sul piano politico e propone la formazione di una forza politica, un partito del lavoro e della libertà che metta al centro della sua azione il lavoro come fattore di liberazione dell’uomo e una più equa distribuzione della ricchezza che non può non sostenersi senza una tassazione progressiva e una diversa regolamentazione delle successioni.

Insomma ci vuole la politica altra, una illuminazione che indirizzi i popoli verso una globalizzazione del lavoro ben fatto e ben pagato, che combatti la povertà, che costruisce un argine molto solido al dilagare di un modello educativo non consapevole, non intelligente, non creativo, non responsabile.

La storia ricordata da Luigi Vicinanza, nel prologo, credo che sia emblematica dello stato delle cose.

E’ la storia di Iqbal Masiq che a cinque anni viene venduto dai genitori ad un fabbricante di tappeti, che lo tiene legato al telaio per sei anni perché ha tentato la fuga. Ad undici anni viene liberato dal Fonte di liberazione del lavoro forzato e parla ad una conferenza a Stoccolma e dice: “Non ho paura del mio padrone. Ora è lui ad avere paura di me”. A dodici anni viene ucciso con un colpo di fucile sparato da un sicario rimasto ignoto.

§ http://www.cityweeknapoli.it/2018/10/09/il-libro-diseguali-il-lato-oscuro-del-lavoro-di-ernesto-paolozzi-e-luigi-vicinanza/

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Un nuovo vocabolario dei diritti. Recensione del libro di Paolozzi e Vicinanza

§ https://articolo1mdp.it/un-nuovo-vocabolario-dei-diritti-recensione-del-libro-di-paolozzi-e-vicinanza/?fbclid=IwAR1xM-nbwJbSuVhIn8zj1DHFWZy-wNcK2dxAGoT_vcxwM5A1Dbn1M_jPSpc

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Venerdi 7 dicembre alle 12,30 a Più Libri più liberi, bellissima manifestazione libraria alla Nuvola in viale Asia a Roma, nella Sala Giove discuteremo di questo snello ma denso libro ‘DISEGUALI, IL LATO OSCURO DEL LAVORO’ con gli autori Ernesto Paolozzi e Luigi Vicinanza e con Guido Compagna, celebre e rigoroso giornalista. ‘Lo sviluppo tecnologico non è un destino che condanna alla povertà di massa e, dunque alla perdita della dignità e della libertà’ ” …

Venite venerdì per il seguito!

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