Il presepe vivente dell’era Salvini non ha capanna, non ha bue e nemmeno asinello

Il presepe vivente dell’era Salvini non ha capanna, non ha bue e nemmeno asinello: sono i 24 migranti spalmati sul marciapiede in stazione, con i rivoli della città che gli scorrono sotto le giacche lise, accovacciati di fianco ai cestini dell’immondizia urbana, con i piedi neri e i talloni induriti mentre ci chiedono da cosa sono stati scacciati e dove dovrebbero andare. Da nessuna parte, devono andare. In nome della sicurezza devono sparire, ma non si sa come, rimarginarsi come se fossero un’infezione, smetterla di esserci.

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Il presepe ipocrita

di Giulio Cavalli – 3 dicembre 2018

   

Il “presepe” quest’anno si farà con i rimasugli degli uomini non certificati, gli scarti prodotti da un Decreto sicurezza che è sostanzialmente un enorme camion dell’immondizia: attraverserà il Paese, svuoterà i centri di accoglienza e lascerà uomini, donne e bambini come sacchi rotti agli angoli delle strade.

Il primo presepe vivente è stato allestito qualche giorno fa a Isola Capo Rizzuto, poco lontano da Crotone. È la versione in anteprima di quello che ci aspetta per questo prossimo Natale da festeggiare con la benevolenza di cartone che si tengono in tasca i benpensantiquelli che dosano la compassione in base alla provenienza, all’etnia, alla propria percezione dell’altro annullandolo e hanno convenuto che vada bene così.

Il presepe vivente dell’era Salvini non ha capanna, non ha bue e nemmeno asinello: sono i 24 migranti spalmati sul marciapiede in stazione, con i rivoli della città che gli scorrono sotto le giacche lise, accovacciati di fianco ai cestini dell’immondizia urbana, con i piedi neri e i talloni induriti mentre ci chiedono da cosa sono stati scacciati e dove dovrebbero andare. Da nessuna parte, devono andare. In nome della sicurezza devono sparire, ma non si sa come, rimarginarsi come se fossero un’infezione, smetterla di esserci.

Il presepe vivente di quest’anno non ha nessuna Maria: sono donne come Faith che con una bimba piccola e incinta ha dovuto cercare un tetto per la notte insieme al marito. Sono sopravvissuti all’inferno libico e per legge dello Stato ora qui devono trovare una grotta.

Il presepe vivente di quest’anno sono le persone marginalizzate per decreto che si trascineranno in cerca di un buco per non farsi congelare. Li vedremo in giro, cenciosi come li vuole la narrazione che gli hanno affibbiato e così potremo dire che sono davvero come ci dicono: sporchi, nullafacenti, talmente disperati da incutere disperazione a noi che invece vorremmo passare un bel Natale in famiglia e ce lo ritroviamo rovinato da questi.

E sarà perfetto per chi si propone come leader della disinfestazione: crea infezione e poi si propone come cura.

Buon lunedì. E buon Natale.

§ https://left.it/2018/12/03/il-presepe-vivente/

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