Ai Sindacati, a partire dalla FLC CGIL, e al Governo occorre chiedere se conoscono e se intendono rispettare e fare applicare quanto disposto dall’art 11 della legge costituzionale n. 3 del 2001 e dall’art. 14 della legge n.42 del 2009.
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Il Regionalismo differenziato a Palazzo Chigi (24 aprile 2019)
di Roman Osvaldo – mercoledì 24 aprile 2019
Perché a proposito della procedura di attuazione dell’art 116 della Costituzione non si parla ancora degli articoli 11, della legge costituzionale n.3 del 2001, e 14 della legge n.42 del 2009?
Sul Regionalismo differenziato la FLC CGIL dopo l’incontro di Palazzo Chigi ha dichiarato:
“Abbiamo innanzitutto chiesto che il disegno politico della cosiddetta autonomia differenziata perseguito dall’attuale Governo venga immediatamente bloccato. Siamo infatti convinti – e con noi lo sono gli insegnanti e tutto il personale che rappresentiamo – che andare avanti nel processo di autonomia differenziata sia profondamente sbagliato, perché la regionalizzazione stravolgerebbe il senso stesso della contrattazione nazionale e conseguentemente il diritto allo stesso trattamento stipendiale in tutte le scuole del Paese come base fondamentale dell’eguale trattamento dell’alunno. Abbiamo sottolineato che non si tratta però solo di un problema contrattuale, ma di qualcosa di molto più profondo: l’autonomia differenziata in materia di Istruzione non rispetta il comma 3 dell’art 116 della Costituzione, ma ne è una patente distorsione, dal momento che non sono stati determinati i Lep e che non è stata mai sia varata una legge di principi a livello nazionale sulla legislazione concorrente. Senza queste condizioni preliminari previste dalla Costituzione, l’autonomia differenziata sarebbe un “cavallo di Troia” per smontare l’unità della scuola nazionale: avremmo una scuola diseguale, a base regionale, con personale reclutato dalle regioni e con indirizzi culturali e valutazione regionali; sarebbe la fine di uno strumento di eguaglianza quale è l’esercizio del diritto all’istruzione, in un momento in cui ancora occorre recuperare le distanze che invece esistono fra le varie aree del Paese.”
Il Presidente Conte ha ribadito come” l’autonomia differenziata può essere agita solo se mette in moto meccanismi virtuosi e non disarticola il sistema nazionale di istruzione”. A questo proposito Conte ha sostenuto che “sono allo studio del governo strumenti normativi per coinvolgere preventivamente il Parlamento sul percorso decisionale per riconoscere ulteriori e particolari forme di autonomia alle regioni interessate.”
Ai Sindacati, a partire dalla FLC CGIL, e al Governo occorre chiedere se conoscono e se intendono rispettare e fare applicare quanto disposto dall’art 11 della legge costituzionale n. 3 del 2001 e dall’art. 14 della legge n.42 del 2009.
Al Presidente Mattarella, sia per il suo ruolo istituzionale sia per la sua passata esperienza di giudice costituzionale, non è certamente sfuggito che solo di recente con la Relazione (DOC XVI.bis n.11) trasmessa alla Presidenza del Consiglio il 20 maggio 2017 la Commissione parlamentare per le questioni regionali ha preso in esame, tra l’altro, l’attuazione di quanto disposto dall’articolo 11 della legge costituzionale n 3 del 2001.
Tale art.11 aveva previsto un percorso legislativo assai rigoroso per le norme di attuazione degli artt. 117 e 119 della Costituzione.
Esso prevede:
1. Sino alla revisione delle norme del titolo I della parte seconda della Costituzione, i regolamenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica possono prevedere la partecipazione di rappresentanti delle Regioni, delle Province autonome e degli enti locali alla Commissione parlamentare per le questioni regionali.
2. Quando un progetto di legge riguardante le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e all’articolo 119 della Costituzione contenga disposizioni sulle quali la Commissione parlamentare per le questioni regionali, integrata ai sensi del comma 1, abbia espresso parere contrario o parere favorevole condizionato all’introduzione di modificazioni specificamente formulate, e la Commissione che ha svolto l’esame in sede referente non vi si sia adeguata, sulle corrispondenti parti del progetto di legge l’Assemblea delibera a maggioranza assoluta dei suoi componenti.
L’articolo 11 ha dunque un duplice valore:
Uno di principio comunque da rispettare riguardante l’obbligo di votare in Parlamento le misure anche finanziarie che riguardano i trasferimenti di cui all’articolo 117 terzo comma e l’articolo 119;
L’altro procedurale riguarda la possibile integrazione con rappresentanti delle Regioni e degli enti locali della Commissione bicamerale per le questioni regionali.
Tale percorso fino ad oggi non è stato mai attuato, esso dovrà esserlo sicuramente se si vorrà procedere senza strappi nell’ applicazione dell’autonomia differenziata di cui all’art.116.
Il Presidente Mattarella, che finora non ha avuto l’opportunità di ricordare l’omessa attuazione di una così importante disposizione costituzionale, potrebbe avere l’occasione di farlo.
Di farlo allorché si volessero approvare le Intese di cui all’art.116 impedendo al Parlamento di discuterne e votarne compiutamente i testi e soprattutto impedirgli di valutare gli effetti economici di tali Intese riservati solo alle decisioni di improbabili Commissioni di carattere tecnico.
E’ evidente l’impossibilità costituzionale di procedere con siffatte modalità.
Chi volesse approfondire tale argomento, nel quadro della complessa vicenda che ha caratterizzato la mancata attuazione del Titolo V della Costituzione, può ricorrere al seguente ebook:
“Un regionalismo differenziato per dividere e discriminare. (Il modello dell’istruzione)”
§ https://www.facebook.com/notes/roman-osvaldo/il-regionalismo-differenziato-a-palazzo-chigi-24-aprile-2019/10156633537629825/
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