Benvenuti nella scuola che si sta trasformando in azienda, dove i presidi sono diventati i dirigenti, lezioni e laboratori sono l’offerta formativa, i genitori sono i clienti da accontentare e la burocrazia la vera padrona di tutti e di tutto, tiranna senza cuore.

I docenti sono troppo spesso gli operai di un colossale sistema autoreferenziale, vittime sacrificali di un macchinario che certifica da solo quanto è buono ed efficace, spesso utilizzati in funzione dell’indice di soddisfazione delle famiglie, un indice che si misura con l’ampiezza del sorriso con il quale gli alunni arrivano al diploma. Un diploma sempre più regalato e, quindi, sempre più svalutato.

[Bugiardino. Bella lettera, considerazioni giuste e condivisibili, ma …. Ma manca qualcosa. Possono alcuni (pochi) docenti che tornano a “ruggire” (verbo inadatto e sbagliato, che fa pensare alle belve) da soli recuperare e raddrizzare una situazione ormai deragliata fuori dai binari? Da soli e senza averla prima analizzata (come fa Giuseppe Falsone) e condivisa, individuandone le cause e i responsabili che sono in alto, passivi, indifferenti e ciechi? Esplicitamente, il riferimento è ai governi tutti, ai ministri Miur e Mef, ai molti presidi-DS silenti e complici di fatto. v.p.]

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La lettera del professore picchiato: «Insegnanti, tornate a ruggire»

Giuseppe Falsone, insegnante di Scienze della provincia di Treviso, che alla fine di febbraio era stato aggredito e picchiato dai genitori di un suo alunno, ci ha mandato una lettera

di Monica Coviello – 12 maggio 2018

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