E’  uno spettacolo commovente, e foriero di riflessioni sulla vita e la diversità, quello in scena allo Stabile dal 6 al 18 febbraio. Invasioni, opera scenica della regista Monica Felloni, su backdrops e tracce audio originali di Mustafa Sabbagh, ha, infatti, la particolarità di essere interpretato non solo da attori professionisti, ma anche, in collaborazione con l’associazione Neon, da giovani disabili, accompagnati dalle coreografie di Manuela Partanni, dai costumi di Gaetano Impallomeni, dai video di Jessica Hauf e dalle luci di Francesco Noè…

Stupisce subito la capacità di mettersi in gioco proprio di queste persone sfortunate, cui ha la vita tanto ha tolto, ma tanto ha dato in termini di tenacia e forza. Davvero sembrano “invadere” la scena con grande levità e grazia, così come “invadono” il mondo umano con la loro bellezza diversa, che nasce più dall’anima che dal corpo. E il pubblico viene chiamato a uno sforzo maggiore che in un consueto spettacolo teatrale: qui non deve capire, ma solo partecipare, essere partecipe, essere parte. Essere dentro, far proprio lo sforzo e l’afflato dei coraggiosi attori.

In una magica compenetrazione di musica, parole (da testi di William Shakespeare, Walt Whitman, Piero Ristagno) e danza, lo spettacolo scorre fluido, con momenti particolarmente toccanti, come la voce lirica di Alfina Fresta che, pur se inchiodata a una sedia a rotelle, si leva alta e passionale sulle note di Bellini e Puccini; o la danza aerea di Gaia Santuccio, che non può camminare, ma ha dimostrato di saper librarsi felice oltre i limiti della propria condizione. Perché nascere in una o in un’altra condizione non è merito nostro. E più alte sono le barriere, più si tende ad “invadere”, a cercare spazi di libertà.

Alla fine di questa gradevole performance la lezione per il pubblico è chiara: si può volare anche se non si è in grado di stare in piedi, si può scrivere anche se non è in grado di tenere una penna o di digitare  su una tastiera. Miracoli della forza di volontà, che rende tutti, abili e diversamente abili, solo e unicamente umani.

Silvana La Porta