altI ricorsi mirano a scavalcare la procedura di preselezione. All’italiana, spesso si ricorre per avere un diritto che non si è guadagnato sul campo. Come se i non idonei siano stati perseguitati non si sa da chi, e gli idonei invece abbiano da ringraziare qualche innominabile protettore.

 

 

 

 

 

 

 

Io, aspirante preside, vi spiego chi c’è dietro il caos dei ricorsi

di Pierpaolo Pinna – giovedì 10 novembre 2011

Caro direttore,

chi segue anche se poco il mondo della scuola sa bene che ormai da qualche anno si parla più di ricorsi che di meritocrazia. L’estate appena finita ha visto un dispiegarsi di ricorsi per la riapertura delle graduatorie e controricorsi di chi ne era danneggiato. Il paese ha assistito indifferente all’espropriazione delle possibilità lavorative di molti.

Adesso si aggrediscono le vere e proprie procedure concorsuali. Dopo un’attesa di sei anni, nel mese di luglio è stato bandito un nuovo concorso ordinario per reclutare oltre 2000 dirigenti scolastici per le tante scuole che attualmente ne sono sprovviste. Il Ministero ha seguito la norma di legge, il DPR 140/2008, e ha predisposto una preselezione per poter far fronte ad una massa di domande, 42mila circa. Ovviamente già al momento del bando ci sono stati i primi ricorsi, in particolare perché si chiedevano 5 anni di servizio di ruolo. Poi altri ricorsi perché alcuni titoli di studio, come il titolo Isef degli insegnanti di educazione fisica non era valido per la partecipazione. Ovviamente il Tar, sempre prodigo di sospensioni cautelative, ha permesso la partecipazione a questi ricorrenti con riserva di valutazione del merito del ricorso. E intanto sono dentro.

All’inizio di settembre il ministero ha fornito i 5mila quesiti più altri 750 di lingua straniera. Sembrava che tutto dovesse naufragare tra errori nei quesiti, polemiche, liste degli esperti responsabili dei quesiti. A sei giorni dalla preselezione il ministero ha notificato i quesiti che sarebbero stati esclusi dal sorteggio della prova preselettiva, pur essendo compresi nel libro contenente tutta la batteria di quiz fornita inizialmente e che ormai era stato stampato.

Il giorno della preselezione sono state sorteggiate 100 domande, a mio avviso del tutto accessibili a chi avesse fatto un minimo di pratica sui test. Serviva anche un po’ di elasticità, che contribuisce a distinguere la preparazione di un aspirante dirigente da quella di chi fa l’esame della patente.

Per quanto mi riguarda ho sostenuto la prova. Ho avuto difficoltà di tempo, come molti altri. Ero abituato, come tutti, a fare le simulazioni  al computer, ed è tutta un’altra cosa. Su carta, cercare domande, annerire la casella giusta e cercare l’altra domanda mi ha richiesto più tempo. Ce l’ho messa tutta. Sono passato alla preselezione, in compagnia di altri 9mila, il 27% circa dei partecipanti alla prova. Credo di essere stato aiutato dalle tante, molteplici, esperienze che ho comunque accumulato nei miei, tutto sommato, pochi anni di servizio. Per arrivare a questo risultato, del tutto iniziale, ho investito, come tanti altri, molto tempo e anche un po’ di denaro per la mia preparazione in corsi, seminari, libri.

Tutto bene? Ma quando mai. Siamo in Italia. Non si sapevano ancora i risultati e già le solite fabbriche di ricorsi, associazioni, sindacati, signor nessuno, proponevano ricorsi contro la procedura di concorso in toto, e ricorsi individuali perché i test non erano chiari, il librone difficile da consultare, i pallini da riempire poco visibili.

I ricorsi mirano a scavalcare la procedura di preselezione. All’italiana, spesso si ricorre per avere un diritto che non si è guadagnato sul campo. Come se i non idonei siano stati perseguitati non si sa da chi, e gli idonei invece abbiano da ringraziare qualche innominabile protettore.

Girano e-mail di massa, inviate ricavando gli indirizzi dagli elenchi degli idonei pubblicati su internet, che propongono il coordinamento degli idonei per resistere ai ricorsi. Bello. Peccato però che la stessa associazione che ha mandato le e-mail patrocini anche i ricorsi che mirano a bloccare il concorso o ad ammettere anche i non idonei. I ricorsi ormai sono una mangiatoia fenomenale per associazioni, pseudo sindacati e avvocati senza scrupoli. Si ricorre contro tutto e contro il contrario di tutto. Avvoltoi che speculano sul bisogno e sulle illusioni.

Noi idonei non abbiamo avuto condizioni di favore. Le condizioni sono state uguali per tutti. Librone uguale, database di quesiti uguale per tutti, con gli stessi errori poi depurati, uguale orologio, implacabile dopo 100 minuti. Per quale motivo chi non è stato in grado di superare queste difficoltà dovrebbe essere trattato come quelli che sono riusciti ad andare oltre questa prova?

Certo per gli avvocati ci sarà lavoro e guadagno extra. Forse quello che più pizzica qualche personaggio è che non si è potuto aiutare qualche amico degli amici. La preselezione non ha guardato in faccia a nessuno. A questo in Italia non siamo abituati. Siamo noi italiani che abbiamo inventato la frase “Lei non sa chi sono io”. No, appunto, la procedura di preselezione lo ha ignorato.

A cosa serve una selezione se poi passano tutti? In Italia a cominciare dalla prima elementare abbiamo bisogno di ripristinare la meritocrazia. Non per togliere a qualcuno, ma per dare a qualcun altro ciò che egli o ella merita. E a loro soltanto, perché loro lo hanno meritato, dimostrando di saper padroneggiare un mezzo innovativo e dominare stress, agitazione, imprevisti. Senza chiamare il papà in aiuto.

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2011/11/10/SCUOLA-Io-aspirante-preside-vi-spiego-chi-c-e-dietro-il-caos-dei-ricorsi/220951/