E’ stata la volta di una irruenta e affascinante danza gitana mercoledì scorso al Teatro greco di Taormina con la compagnia di flamenco di Josè Moro, uno dei più famosi ballerini del genere del momento…(di Silvana La Porta, inviata a Taoarte)



E soprattutto è stata una serata di flamenco puro, senza orpelli decorativi, con tutte le più genuine caratteristiche di questa danza: piedi nervosi che danno il ritmo, braccia che si muovono con molta eleganza, appassionato dialogo tra danzatori e musicisti.

A rtimo di flamenco, con musica dal vivo e voce gitana dominante, durante lo spettacolo è stata narrata la storia del grande hidalgo de la Mancia Don Chisciotte accompagnato dal solito devoto Sancio (Josè Merino) e perdutamente innamorato della bella Dulcinea (Raquel Lamadrid)  allegra e solare, ma anche passionale e malinconica

Storia romantica e triste che ben si è adattata all’ispirazione più pura del flamenco: rappresentare le dure condizioni di vita, quali la persecuzione e l’emarginazione ma, soprattutto, la coscienza dolorosa dell’esistenza. Il sognatore che lotta contro i mulini a vento esce da un libro e riproduce la sua vita tra sogno e realtà, sempre protesa verso uno slancio ideale ormai impossibile nel mondo moderno, mentre i bailadores lo circondano danzando nervosamente. L’ultima scena è stata la più bella con l’eroe incompreso che, rimasto riverso sul libro di cavalleria, riceve una carezza delicata dalla donna amata.

Niente ventagli, dunque, niente nacchere. Flamenco come puro ritmo a Taoarte con un Josè Moro alto, slanciato, bello e sensualmente donchisciottesco per affettuosi e ammirati applausi del folto pubblico.

 Silvana La Porta