Il suo libro è venato di amara ironia e di un pessimismo “sistemico” e ciò trova conferma nei fatti più di quanto lo trovino il mio ottimismo e la mia propensione a vedere il lato buono delle cose. Nel libro di Scoppetta c’è qualche eccesso nelle generalizzazioni, ma il libro dalla prima all’ultima pagina sta “sul pezzo” e trasmette la grande competenza e la grande passione di chi ha sempre lavorato per la scuola e non solo nella scuola.

——-

 

 

Risultati immagini per fabbrica voti fintiRisultati immagini per fabbrica voti finti

 

La fabbrica di voti finti

Libro di Francesco Scoppetta – Prima pubblicazione: 2014

https://books.google.it/books/about/La_fabbrica_di_voti_finti.html?id=wSpUDgAAQBAJ&printsec=frontcover&source=kp_read_button&redir_esc=y&hl=it#v=onepage&q&f=false

——-

La scuola italiana come non è mai stata raccontata in ossequio al politicamente corretto, con un aggiornamento dopo la L.107/2015. Poche prestigiose ed affidabili scuole fanno dimenticare il tutto, tante altre scuole che sfornano studenti poco istruiti in cerca solo di un inutile pezzo di carta. Studenti ai quali è stato fatto capire che meno vanno a scuola meglio è per tutti.

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/106287/la-fabbrica-di-voti-finti/

——–

La fabbrica dei voti finti – Estratto (29 pagg.)

file:///C:/Users/granaidinerva/Downloads/Leggi%20un%20estratto.pdf

——-

La fabbrica dei voti finti – 2017

La natura della scuola pubblica italiana si coglie nelle domande che si pongono gli operatori: “Mi compete fare questo? Devo fare quello? Cosa dice la norma?”, facendo prevalere la procedura sulla sostanza. Gli studenti ci guardano e ci imitano, venendo esposti ai peggiori esempi educativi. Questo libro si propone di dimostrare come quelli che si battono contro la “deriva aziendalista” della scuola italiana sono gli stessi che protestano contro i supermercati perché ci fanno utilizzare un carrello tirando fuori un euro: l’euro lo recuperi, ma il fastidio di non poter lasciare il carrello dove vuoi è pari a dover compilare il registro di classe a scuola!

Nella scuola pubblica italiana è sempre più evidente come la forma e la procedura tendano a prevalere sulla sostanza. Conteso tra centralisti ed autonomisti, tra chi ancora rimpiange un mitico passato che non passa mai e chi si barcamena con norme insensate ed urgenze, il sistema scolastico del nostro Paese consente ancora ai suoi dipendenti di poter fare in pratica quello che vogliono. Una libertà, con annessi benefit aziendali, che è permutata con stipendi ridicoli. Tra improbabili sceriffi, cyberbulli seriali e insegnanti che dopo la laurea hanno giurato di non aprire più un libro, anche la scuola italiana ha ormai delegato ai giudici, europei e italiani, l’ultima parola per regolare il suo funzionamento. Questo volume restituisce un’immagine della scuola italiana mai raccontata, con un aggiornamento riferito alla cosiddetta legge della “Buona Scuola”; molteplici vicende vissute quotidianamente in una scuola superiore sono inquadrate all’interno di una riflessione generale sull’intera pubblica amministrazione italiana, monopolizzata in molti ambiti da giureconsulti “azzeccagarbugli”.

Francesco Scoppetta (Lamezia Terme, 1950), laureato in Giurisprudenza, ha insegnato materie giuridiche negli istituti tecnici ed è stato preside di un istituto tecnico, prima trasferito a Bordighera (SV) e poi a Lamezia Terme (CZ).

http://www.armando.it/spiego-assegno-e-poi-interrogo-dov%C3%A8-il-problema

——-

La scuola italiana tra innovazione e restaurazione

di Stefano Stefanel –  2 aprile 2017

         Francesco Scoppetta è un dirigente scolastico andato in pensione da non molto. Di recente ha pubblicato un libro molto bello sulla scuola (La fabbrica dei voti finti, Armando, Roma 2017) e me lo ha inviato per posta con una dedica molto significativa: “A Stefano Stefanel che può capire bene “cosa” ho scritto e soprattutto “perché” dopo una intera vita lavorativa. Con tanta stima. Francesco Scoppetta”. Non solo capisco perfettamente il “cosa” e il “perché”, ma anche ritengo che Scoppetta, come pochi, sia andato col suo libro al centro dei problemi della scuola italiana. Il suo libro è venato di amara ironia e di un pessimismo “sistemico” e ciò trova conferma nei fatti più di quanto lo trovino il mio ottimismo e la mia propensione a vedere il lato buono delle cose. Nel libro di Scoppetta c’è qualche eccesso nelle generalizzazioni, ma il libro dalla prima all’ultima pagina sta “sul pezzo” e trasmette la grande competenza e la grande passione di chi ha sempre lavorato per la scuola e non solo nella scuola.

Credo che sia io sia Scoppetta abbiamo un grande e reale difetto: riteniamo che l’istruzione e gli apprendimenti dei giovani non siano beni negoziabili. Il libro di Scoppetta invece dimostra – al di là di ogni ragionevole dubbio – come la negoziazione del diritto all’apprendimento sia l’elemento caratterizzante del sistema scolastico italiano, chiuso tra interessi corporativi, difese ideologiche, mansionari irrealistici, diritti dei lavoratori che non coincidono se non in minima parte con quello del soggetto che viene a scuola per apprendere. Si sa che quando uno scrive di avere un difetto vuol far capire al lettore che uno invece ha un grosso pregio. In questo caso invece penso seriamente che sia io sia Scoppetta siamo “difettosi” perché incapaci di adeguarci all’esistente e sempre critici verso una realtà scolastica che bara sui dati e non vuole assumersi delle responsabilità reali per gli esisti degli apprendimenti di questi studenti e sulla loro spendibilità nel mondo del lavoro e dell’università.

Non recensirò comunque qui il libro di Scoppetta, che invito caldamente a leggere, ma trarrò alcuni spunti dal suo libro per commentare la complessa attualità che ci sta davanti e che mette a dura prova anche un “ottimista catastrofista” come sono io. Catastrofista perché immagino che ogni stupidaggine produca una catastrofe definitiva, ottimista perché constatando che queste mie temute catastrofi non avvengono mai e così ogni giorno mi dico che le cose non potrebbero andare meglio. Questo contro tutti coloro che vengono smentiti dalla realtà e non se ne capacitano prendendosela con direttamente quella realtà: “Non abbiamo raccolto le firme per il referendum? Colpa del sistema e della Cgil”; “Tutti fanno l’alternanza scuola lavoro? Esperienza fallimentare in mano a poteri forti”; “La Riforma Gelmini delle superiori non ha distrutto la scuola secondaria? Solo perché gli insegnanti sono bravi e qualunque riforma gli passa a lato”; “La Buona scuola sta portando più soldi e più personale alle scuole? Il problema è un altro”; “La valutazione dei dirigenti? Necessaria, ma non questa”; “La valutazione dei docenti? Solo se seria”. Si potrebbe continuare ad enumerare aporie e scantonamenti vari, ma in questo il libro di Scoppetta è imbattibile. Le frasi sono mie, non di Scoppetta, ma mi sono venute in mente leggendolo. Speriamo mi perdoni.

PIERO ROMEI

Scoppetta ha il grande merito di tratteggiare il reale “passaggio a nord ovest” della scuola italiana: Piero Romei. Da ottimista dico che senza la lettura di Romei del sistema scolastico e del concetto di organizzazione che vi è sotteso non ci sarebbe stata l’autonomia scolastica con tutto quello che ha portato (e che io nel complesso giudico estremamente positivo). Personalmente penso che l’autonomia della scuola italiana sia incompiuta in un solo punto: la responsabilità. Tutte le componenti della scuola, a partire dai sindacati e dai dirigenti scolastici, vogliono una responsabilità “à la carte”, dove ogni soggetto decide che responsabilità vuole assumersi e quale invece non vuole assumersi. In questi giorni è partita la valutazione dei dirigenti scolastici, prevista dalle norme codificate nel 2001 e istitutive della dirigenza scolastica e precisata dalla legge 107/2015. La valutazione è rimasta tema latente fino a che il Miur non ha costituito i Nuclei di valutazione e non li ha associati ai dirigenti scolastici, creando la piattaforma, la formazione per i nuclei, il portfolio, un calendario di massima delle visite.

I sindacati dei docenti, ma che associano anche un certo numero di dirigenti scolastici (CGIL, CISL, UIL, SNALS, GILDA) e ANP in breve tempo hanno preso la strada maestra propria di ogni cancellazione che si rispetti, attraverso l’argomento che ti stende: “la valutazione è necessaria e dovuta, ma questa che è partita è sbagliata, quindi fa fermata e rivista”. Il risultato temo e credo sarà l’archiviazione anche di questo tentativo che sembrava stesse riuscendo. Le motivazioni stanno tutte nelle teorie di Romei, ma lette all’incontrario, laddove la responsabilità non va assunta insieme all’autonomia, ma vanno analizzati preliminarmente i termini e laddove l’autonomia concessa dallo stato alle sue autonomie funzionali non sia quella ritenuta corretta ne consegue anche la decadenza del concetto di responsabilità e di conseguenza anche quello connesso di valutazione, che della responsabilità è il primo corollario.

Le organizzazioni a legami deboli apprendono: la lezione di Piero Romei è chiara se non nella testa di chi lavora a scuola nella prassi quotidiana, dove ogni scuola elabora pratiche e documenti in forma totalmente autonoma di cui intende rispondere solo in senso positivo. In tutto questo le autonomie funzionali sono ben spalleggiate dal Ministero, che, ad esempio, lascia in mano ai privati come Eduscopio le classifiche delle scuole secondarie, lavandosi le mani anche delle conseguenze.

VALUTAZIONE ANNO ZERO

Lo sviluppo di interessanti documenti come il Piano Triennale dell’Offerta Formativa, il Rapporto di Autovalutazione e il Piando di Miglioramento (si possono anche scrivere distesamente, non occorre chiamarli sempre come astronavi sovietiche) mostra i gravi danni prodotti nella scuola italiana da soggetti preposti alla valutazione degli apprendimenti che non hanno mai studiato come si valuta. Scoppetta nel libro parla degli insegnanti come di “grandi misuratori” e infatti il grande problema della scuola è che gli insegnanti misurano i propri studenti attraverso prodotti obsoleti (compiti e intererogazioni), dentro scale autodefinite e autoreferenziali, che seguono criteri vaghi e applicabili in qualsiasi modo, con tempistiche che negano l’importanza dell’apprendimento sempre sottomesso ai tempi della misurazione.

Tutto il richiamo al non-formale e all’informale si frange su un formale autoreferenziale, che definisce solo il rapporto stretto tra ciò che è stato direttamente insegnato e ciò che viene riprodotto in modo simile. La valutazione – come da sempre ci ammonisce Cinzia Mion – è un’altra cosa, ma vaglielo a spiegare ai docenti che ancora ritengono che il libro di testo sia l’elemento più importante di supporto allo studio. Così avviene che le scuole elaborino curricoli (che sono per lo più programmi bulimici), ma poi utilizzino libri di testo generici per attuarli. Come faceva l’autore del libro a conoscere il curricolo della scuola quando scriveva il libro di testo? Ovviamente non lo conosceva, così ha elaborato il programma che va avanti per suo conto qualunque sia il curricolo scritto nel PTOF. Se il Piano di Miglioramento prevede, ad esempio, la redazione di curricoli verticali, quello stesso Piano dovrebbe anche definire in che modo vengono sostituiti i libri di testo generalisti, non certo scritti per la realizzazione di quel miglioramento.

Se si cambia il metodo di valutazione anche gli esisti cambiano: il libro di Scoppetta porta un numero incredibile di esempi e di casi (anche tratti da altri contesti) in cui la procedura influenza pesantemente l’esito, senza che agli attori protagonisti (gli insegnanti) venga mai in mente che laddove due metodi di valutazione danno esisti diversi sullo stesso soggetto o sullo stesso argomento nessuno dei due ha diritto di prevalere, ma davanti al dubbio si deve agire sempre a favore dell’incolpevole “oggetto” di tanta confusione metodologica. Anche perché gli “attori non protagonisti” (gli studenti) si difendono con forza: se il compito o l’interrogazione devono avvenire su nozioni, studio mnemonico, ripetizione di quanto ascoltato allora il docente deve dire da che pagina a che pagina interrogherà. Un manuale, una versione dei fatti, uno spazio di pagine, un contenuto: le competenze, gli apprendimenti, il problem solving e tutto il resto lo lasciamo agli studi eruditi dei seguaci di Romei (che non sappiamo chi è ma di certo sarà uno bravo). In realtà la scuola attraverso la valutazione dovrebbe correggere gli errori non punirli.

 

TRE AFORISMI

Termino con tre citazioni da Scoppetta che sono anche tre aforismi da tenere a mente:

  • Si producono competenze insegnando sempre sulla base di un contenitore unico delle conoscenze che è il libro?”
  • Una scuola di qualità non è la scuola che promuove tutti o che boccia molto: è quella che insegna bene e fa apprendere molti
  • Nella scuola invece ogni prof. misura a modo suo il sapere (…). La differenza tra misurazione e valutazione non si intende cogliere. Neppure il saper fare è contemplato”.

 

edscuola.eu/wordpress/?p=89022

andisblog.it/?p=719

——-

“La scuola è irriformabile”: ampia disamina nell’intervista al Preside Francesco Scoppetta

Il Preside, prossimo al pensionamento, risponde alle domande di Antonella Mongiardo
25 marzo 2015
“La scuola è irriformabile”: ampia disamina nell’intervista al Preside Francesco Scoppetta

In questo momento di riforme nel mondo della scuola, abbiamo intervistato Francesco Scoppetta, in pensione dal prossimo settembre. Laureato in giurisprudenza e dirigente dell’ istituto tecnico De Fazio dal 1994, Scoppetta cura un blog culturale, intervenendo su argomenti di attualità, politica, società e cultura. Nel suo libro “La fabbrica di voti finti”, fa una disamina sulle principali criticità della scuola italiana.

Perché definisce la scuola una fabbrica di “voti finti”?

A scuola i voti non parlano. La scuola non produce apprendimenti veri, ma si accontenta di produrre carte, diplomi che poi diventeranno lauree. Poche scuole affidabili e prestigiose fanno dimenticare tutto ciò, ma molte altre sfornano studenti poco istruiti, in cerca solo di un inutile pezzo di carta. Un limite del sistema scolastico italiano è quello di non riuscire a misurare la sua qualità. Le prove Ocse-Pisa ci offrono il termometro, ma noi preferiamo romperlo, perché siamo autoreferenziali. Invece, il confronto con gli altri paesi dovrebbe essere stimolante.

Perché nella scuola italiana non viene premiato il merito?

La logica è “io ti pago poco e ti chiedo poco” , il che determina, come conseguenza, un appiattimento generale, per cui tutti siamo posti sullo stesso piano. I dirigenti sono tutti uguali, i docenti sono tutti uguali. Personalmente, nella mia carriera ho incontrato molti validissimi professori, ma andrò via dalla scuola con il grande rammarico di non aver potuto dare a questi professionisti meritevoli un euro, come riconoscimento. Gli insegnanti bravi sono quelli che noi ricordiamo sempre, ma per gratificarli possiamo solo dir loro “grazie”.

Ha conosciuto anche docenti poco motivati?

Ho incontrato pessimi docenti, ma li ho dimenticati.

Cosa ne pensa della scuola dei progetti?

In teoria, il progetto è nato con l’ obiettivo di migliorare gli apprendimenti. Si pensi, ad esempio, all’ importanza del Pof . In pratica, però, i progetti sono serviti solo per avere salario aggiuntivo.

Le scuole, anziché dotarsi di un progetto educativo credibile, hanno cominciato a redigere progetti di carta, finanziati con soldi veri dell’ U.E., monitorati sulla carta, ma non sugli alunni, che ne sono i destinatari. Il valore aggiunto dei progetti sugli studenti nessuno lo verifica. Nelle scuole di carta i soldi circolano, ma ai ragazzi non resta nulla.

L’ autonomia ha migliorato o peggiorato la scuola?

L’ autonomia ha migliorato la scuola, nel senso che un istituto tecnico di Lamezia non può funzionare come uno di Bolzano, perché opera in un contesto culturale, sociale ed economico molto diverso, quindi deve rispondere ad esigenze formative diverse. E’ giuso, dunque, che abbia una sua autonomia organizzativa. L’ autonomia andrebbe, anzi, maggiormente valorizzata. Purtroppo essa ha dei nemici, che la limitano. Per esempio, i provveditorati sarebbero dovuti scomparire, invece hanno soltanto cambiato nome. Oggi si chiamano Usp, uffici che determinano gli organici delle scuole, ad ogni scuola assegnano il dirigente e i docenti e decidono il numero delle classi. Perciò, di fatto, limitano l’ autonomia.

Come vede la “buona scuola” di Renzi ?

La scuola è irriformabile. Renzi, volendoci mettere mano, dovrà sostenere una battaglia molto difficile, perché in Italia si vuole che la scuola resti così com’ è, con un appiattimento del personale.

Occorrerebbe, invece, introdurre una carriera per i docenti. Ma questo è un punto di scontro sul quale i sindacati opporranno una strenua resistenza. Il punto è che per i nostri figli pretendiamo i docenti migliori, ma poi non ci interessa se i figli degli altri li affidiamo a persone senza qualità.

L’ ultimo concorso a preside è stato un disastro. Come mai, secondo Lei?

Questo è il problema dei problemi. Ciò che è accaduto in Italia è sintomo che il sistema non funziona, tant’ è che non riesce a gestire in maniera corretta neppure un concorso pubblico. E non solo in Calabria. Nei posti apicali dovrebbero sedere persone competenti, non personaggi imposti dalla politica. Invece, la logica del favoritismo fa sì che i posti di potere siano affidati a gente sprovveduta. La politica condiziona tutto e poi deve inevitabilmente intervenire la magistratura per riparare i danni.


Sono felice di aver fatto quest’ esperienza, perché lungo il mio percorso ho incontrato persone meravigliose, tra docenti, studenti, bidelli e impiegati. Il loro ricordo lo porterò sempre nel cuore.
A fine carriera il suo bilancio è positivo o negativo?

Antonella Mongiardo

https://www.lamezialive.it/la-scuola-e-irriformabile-ampia-disamina-sulla-scuola-italiana-nellintervista-al-preside-francesco-scoppetta-2/

+++++++